WELBY. TRIBUNALE: RICHIESTA INAMISSIBILE, DECIDA IL PARLAMENTO
"In assenza della previsione normativa degli elementi concreti di natura fattuale e scientifica, di una delimitazione giuridica di ciò che va considerato 'accanimento terapeutico', va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere nel giudizio di merito e, di conseguenza, ciò comporta la inammissibilità dell'azione cautelare, la sua finalità strumentale e anticipatoria degli effetti del futuro giudizio di merito". Scrive così il giudice della prima sezione del Tribunale civile di Roma, Angela Salvio, a conclusione del provvedimento che non ha accolto il ricorso presentato da Piergiorgio Welby per l'interruzione delle terapie a cui è sottoposto.
Il magistrato subito dopo aggiunge: "Solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare la accresciuta sensibilità sociale e culturale verso le problematiche relative alla cura dei malati terminali, di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alle richieste disattese, ai disagi degli operatori sanitari e alle istanze di fare chiarezza nel definire concetti e comportamenti, può colmare il vuoto di disciplina, anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni". Il riferimento fatto dal giudice è alla legge sulla cosiddetta morte cerebrale varata nel 1993.
In precedenza, nel provvedimento ci si era soffermati sul "diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita ed il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale".
Questo "deve ritenersi" un "diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento; infatti - continua il giudice - non può parlarsi di tutela se poi quanto richiesto dal ricorrente deve essere sempre rimesso alla totale discrezionalità di qualsiasi medico al quale la richiesta venga fatta, alla sua coscienza individuale, alle sue interpretazioni soggettive dei fatti e delle situazioni, alle proprie concessioni etiche, religiose e professionali". Questa "discrezionalità" secondo il giudice Salvio, è dimostrata da quanto ha detto il medico che ha in cura Welby, Giuseppe Casale, che nell'udienza del 12 dicembre scorso ha affermato: "Non c'è accanimento terapeutico perché il respiratore non è 'futile'. Se io stacco il respiratore, il paziente muore".
"Il nodo centrale è che, siccome l'ordinamento giuridico va considerato nell'intero complesso, appare non discutibile che esso non preveda nessuna disciplina specifica sull'orientamento del rapporto medico-paziente e sulla condotta del medico ai fini dell'attuazione pratica del principio dell'autodeterminazione per la fase finale della vita umana, allorché la richiesta riguardi il rifiuto o l'interruzione di trattamenti medici di mantenimento in vita del paziente". Così in un altro passaggio il giudice Salvio torna in merito ai fondamenti che sono alla base del provvedimento da lei assunto.
Il magistrato dopo aver richiamato diversi articoli del codice di deontologia medica chiede, in qualche modo, uno sforzo anche a chi assiste malati terminali. In tal senso, si legge nel documento di dieci pagine, che è anticipato da un breve excursus sulla vicenda Welby: "Lo sforzo di attuazione del principio della libertà individuale e di elaborazione del 'contenuto' del consenso per le scelte di trattamento medico di fine vita nei malati terminali, tema molto presente nella sensibilità culturale, scientifica, etica e religiosa generale, richiede necessariamente il superamento dell'impostazione formale della generale doverosità giuridica del mantenimento in vita del paziente ed il leale ripensamento delle categorie distintive fra comportamenti passivi e comportamenti attivi del medico - continua il giudice Salvio - in particolare valorizzando l'essenza ed il rispetto della dignità umana, la qualità della vita, e facendo ricorso ai concetti di futilità o inutilità del trattamento medico, di incurabilità della malattia, di insostenibilità della sofferenza e di condizioni degradanti per l'essere umano".
Per questo "sul piano dell'attuazione pratica del diritto del paziente ad 'esigere' ed a 'pretendere' che sia cessata una determinata attività medica di mantenimento in vita", il giudice spiega che lo stesso Comitato nazionale di bioetica "lascia il posto alla interpretazione soggettiva ed alla discrezionalità nella definizione di concetti sì di altissimo contenuto morale e di civiltà e di intensa forza evocativa (primo fra tutti la dignità della persona), ma che sono indeterminati e appartengono ad un campo non ancora regolato dal diritto e non suscettibile di essere riempito dall'intervento del Giudice, nemmeno utilizzando i criteri interpretativi che consentono il ricorso all'analogia o ai principi generali dell'ordinamento".
Subito dopo il giudice Salvio continua spiegando che questi "principi" sono "incerti ed evanescenti", manca quindi una "definizione condivisa ed accettata" dei concetti di futilità del trattamento, "di quando l'insistere con trattamenti di sostegno vitale sia ingiustificato o sproporzionato, sugli stessi concetti di insostenibilità della qualità della vita o di degradazione della persona da soggetto ad oggetto e perché non esistono linee-guida di natura tecnica ed empirica di orientamento dei comportamenti dei medici che, in definitiva, riempiono di contenuti il 'divieto di accanimento terapeutico' ed il correlativo diritto a far cessare l'accanimento stesso con la richiesta di interruzione della terapia di sostentamento vitale".
ASS. COSCIONI: ANCORA PIU' DETERMINATI
"Attendiamo di conoscere la motivazione di questa sentenza, naturalmente ci auguravamo che il giudice confermasse il parere importantissimo della procura che certificava il diritto di Piergiorgio Welby ad interrompere la tortura cui e' sottoposto". Cosi' dall'Associazione Luca Coscioni si commenta la decisione presa dal Tribunale Civile di Roma. "Attendiamo di sapere se le motivazioni sono di forma o di merito. Crediamo ci sia una ragione in piu' per essere grati e vicini a Welby, una ragione in piu' per le veglie che si terranno oggi in tutta Italia, una ragione in piu' per noi amici e compagni per aiutare Piergiorgio affinche' sia rispettata la sua volonta' e far terminare il sequestro del suo corpo".
Su un eventuale ricorso in appello contro la decisione del Tribunale Civile o se dare vita a nuove iniziative, l'Associazione Coscioni risponde: "sara' Welby a decidere se impugnare o meno il ricorso".
MOGLIE: DECIDERA' LUI COME PROSEGUIRE BATTAGLIA
La decisione del giudice del Tribunale civile di Roma, Angela Salvio, arriva proprio nel giorno in cui in molte citta' italiane si prepare una veglia per sostenere la battaglia di Piergiorgio Welby.
Una battaglia che lui stesso ha piu' volte definito come la 'fine di un accanimento terapeutico'. Era una notizia attesa, di quelle che possono scuotere coscienze ed emozioni. E come sempre, in casa Welby, anche oggi ha regnato la riservatezza.
Pochi commenti, molto contenuti. Cosi' come sono poche le persone che entrano nella stanza di Piergiorgio a portare sostegno e conforto.
Quel sostegno che la moglie, Mina, continua ad infondere senza tregua e con passione, anche adesso che lui ha deciso di 'staccare la spina'. "Ora sono soltanto dedita ad aiutare mio marito. In questo momento mio marito sta male". Sono le uniche parole della moglie di Piergiorgio Welby subito dopo la sentenza.
E sulla decisione del giudice, la signora Mina ha detto di aver "sentito le notizie al telegiornale. Io non avrei nemmeno titolo di dire nulla - ha aggiunto - perche' non me ne intendo di cose giudiziarie e di leggi".
Francesco Lioce, dopo essere andato a trovare il cugino Piergiorgio, ha raccontato ai cronisti in attesa sotto casa le prime reazioni di Welby dopo la decisione del tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il suo ricorso. E sembra che sara' proprio Piergiorgio a decidere se presentare il ricorso alla decisione del Tribunale Civile di Roma che ha giudicato inammissibile la sua richiesta di ottenere il distacco del respiratore.
"Mina, la moglie, - ha detto il cugino - 24 ore su 24 e' accanto a lui, e' piu' di un ombra per Piergiorgio, e lo continua a sostenere. Mi piacerebbe - ha ribadito ancora una volta Francesco Lioce - che si parlasse di Piergiorgio anche in altri termini, fare uscire l'uomo, far conoscere la sua intelligenza, la sua cultura perche' era anche fotografo, pittore e scrittore".
LEGALI WELBY, ORDINANZA GIUDICE E' CONTRADDITTORIA
Un'ordinanza contraddittoria dal punto di vista logico nella parte in cui viene dichiarato inammissibile il ricorso. E' quanto sostenuto dai legali di Piergiorgio Welby, presidente dell'Associazione Luca Coscioni che ha chiesto che gli venga interrotta la respirazione assistita. A poche ore dall'ordinanza del giudice della prima sezione del Tribunale civile Angela Salvio, i legali di Welby fanno la prima replica.
'La decisione del Tribunale di Roma -dichiarano gli avvocati Vittorio Angiolini, Riccardo Maia, Francesco Di Giovanni e Marco Mancini, in una conferenza stampa tenuta nella sede del Partito radicale- pur nel dichiarare l'inammissibilita' del ricorso di Welby riconosce anzitutto come direttamente previsto e tutelato dagli articoli 13 e 32 della Costituzione il diritto all'autodeterminazione del paziente in ordine alle cure e all'eventuale rifiuto informato delle cure medesime anche rispetto a terapie ritenute dal medico in grado di salvare la vita. In questa prima parte la pronuncia del Tribunale e' condivisibile'.
I legali sottolineano pero' che il Tribunale ha tuttavia 'ritenuto che l'attuazione di tale diritto di cui pure si e' data per acquisita la tutela a livello costituzionale, presenti aspetti problematici in fase attuativa, nell'imporre al medico atti e comportamenti da cui egli intenda astenersi come professionista. Il diritto di rifiutare le cure ci sarebbe sempre, e sarebbe anzi costituzionalmente tutelato, ma secondo il Tribunale mancherebbero le regole legislative per renderlo coercibile verso il medico, ossia per imporlo forzosamente al medico stesso'.
I legali di Welby aggiungono che nella parte in cui dichiara inammissibile il ricorso, la decisione del Tribunale 'e' errata: quando il diritto e' costituzionalmente protetto come lo e' il diritto di rifiutare le cure per lo stesso riconoscimento del Tribunale di Roma esso deve essere sempre tutelato, ovviamente con i mezzi messi a disposizione dall'ordinamento'.
'Il Tribunale -insistono gli avvocati- avrebbe dovuto quindi senz'altro stabilire la sospensione della respirazione artificiale sotto sedazione terminale, in ottemperanza alla volonta' di rifiutare la cura del signor Welby, mediante il rimedio dell'articolo 700 del Codice di procedura civile'.
Una volta stabilito tale diritto, in capo al signor Welby secondo gli avvocati lo stesso Welby avrebbe poi potuto affidarne la realizzazione a qualunque medico di sua fiducia. Sotto questo profilo, stando alla decisione del Tribunale di Roma, concludono i legali 'si otterrebbe un risultato doppiamente paradossale: per un verso il diritto all'autodeterminazione del paziente di accettare o rifiutare le cure, nonostante sia un diritto costituzionalmente tutelato, varrebbe come effettivo solo se uno specifico medico a sua volta consenta'.
CAPPATO: TEMPI PARLAMENTO TROPPO LUNGHI PER PIERGIORGIO
'L'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina, la discussione sul testamento biologico, sull'accanimento terapeutico... va tutto bene, ma i tempi del Parlamento sono cosi' lunghi che non potranno mai essere quelli di Piergiorgio'. Cosi' Marco Cappato, presidente dell'Associazione Coscioni, a proposito dell'iniziativa politica e legislativa per colmare il vuoto normativo in materia che il giudice Angela Salvio ha sollecitato nelle 15 pagine del provvedimento con cui ha dichiarato inammissibile la richiesta dei legali di Piergiorgio Welby.
'Aspettiamo ora di leggere per bene le motivazioni della sentenza per capire se ci sono state ragioni di metodo o di sostanza. E comunque questa sentenza non e' che una ragione in piu' per partecipare alle veglie di questa sera'.
'Qui non si tratta di 'staccare la spina' a Welby o di fare qualsiasi altro atto truce. Il nostro impegno e' quello di aiutarlo a realizzare il suo diritto a interrompere il trattamento medico. Un diritto - conclude Cappato - per cui esistono gia' leggi in grado di riconoscerlo'.
PANNELLA: UNA SENTENZA CHE UCCIDE E TORTURA CORPO GIA' MORTO
'Seppur corretta, con questa sentenza si continua a uccidere un corpo torturato e morto'. Lo ha detto Marco Pannella, ai microfoni del Tg1, commentando la sentenza del Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso di Piergiorgio Welby.
'Questa sera invito a partecipare alle veglie 'Per e con Piergiorgio Welby' per festeggiare la vita e lo spirito, contro il materialismo assassino'.
WELBY: IN 10 TAPPE LA LOTTA DI PIERGIORGIO
(Fonte Ansa) L'inammissibilita' del ricorso di Pier Giorgio Welby, decisa dal tribunale civile di Roma, chiude questa prima fase della vicenda giudiziaria che potra' eventualmente continuare se Welby vorra' impugnare la decisione con un ulteriore ricorso. Queste le 10 tappe piu' significative della lotta di Welby a partire dal video appello televisivo al presidente della Repubblica.
- 22 SETTEMBRE: all'interno di 'Primo Piano', l'approfondimento quotidiano del Tg3, Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, da quaranta anni ammalato di distrofia muscolare progressiva, rivolge un video appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in favore dell'eutanasia. 'Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarieta' - risponde il Capo dello Stato -. Esso puo' rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi di particolare complessita' sul piano etico che richiedono un confronto sensibile e approfondito'.
- 23 OTTOBRE: Welby dice di voler rinunciare alla ventilazione polmonare assistita e chiede se sia possibile che gli venga somministrata una sedazione terminale che gli permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire.
- 14 NOVEMBRE: in una lettera inviata ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanita' e Giustizia di Senato e Camera, e per conoscenza, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Welby scrive che nessuno vuole prendersi la responsabilita' di staccare il respiratore, e aggiunge che quindi 'l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile', da mettere in pratica insieme con Marco Pannella e altri esponenti radicali in un giorno da decidere.
- 22 NOVEMBRE: alla mezzanotte comincia lo sciopero della fame, aperto anche ai cittadini, proclamato ad oltranza dall'Associazione Luca Coscioni, insieme con i Radicali Italiani. Il 4 dicembre aderisce anche Emma Bonino.
- 27 NOVEMBRE: Welby rivolge ad uno dei due medici che lo segue la richiesta scritta di staccare la spina e la sedazione terminale per non soffrire a causa della mancanza di aiuto nella respirazione.
- 28 NOVEMBRE: il medico che ha ricevuto la richiesta di Welby di staccare la spina del respiratore risponde di non poter esser lui a decidere e di rimettersi quindi alla decisione delle autorita' competenti. Aggiunge che 'il paziente sta pero' soffrendo in una maniera incommensurabile'.
- 30 NOVEMBRE: il presidente della Camera Fausto Bertinotti parla di 'un vuoto che deve essere colmato' a livello legislativo. Il ministro per le Politiche della famiglia, Rosy Bindi, afferma di essere contraria a titolo personale all'eutanasia e che 'la legislazione vigente non permette di invocare la sospensione delle cure'.
- 1 DICEMBRE: i legali di Welby depositano presso il Tribunale civile di Roma un ricorso d'urgenza volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.
- 6 DICEMBRE: il Ministro della Salute Livia Turco, pur sottolineando di essere personalmente contraria a staccare la spina e che una decisione spetta comunque al Parlamento, chiede un parere al Consiglio Superiore di Sanita' 'per verificare se nel caso del signor Piero Welby i trattamenti sanitari ai quali e' attualmente sottoposto siano inquadrabili nell'ambito di forme di accanimento terapeutico'.
- 11 DICEMBRE: in un parere preliminare l'ufficio affari civili della procura di Roma afferma che il ricorso di Welby e' ammissibile 'e va accolto' ma allo stesso tempo non si puo' 'ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perche' trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico'.
VEGLIA PER E CON WELBY IN 50 CITTA'
Questa sera a partire dalle ore 21 veglie "Per e con Piergiorgio Welby" si terranno in contemporanea in oltre 50 citta' italiane. Lo fanno sapere i radicali in un comunicato.
I raduni si terranno nei principali capoluoghi, come anche a Londra e Bruxelles. A Roma l'appuntamento e' dalle ore 20.30 con la Loffredo Jazz Band in piazza del Campidoglio.
Parteciperanno MariaAntonietta Coscioni, Rita Bernardini, Marco Pannella, Marco Cappato,con i parlamentari membri dell'Associazione Coscioni e di diversi gruppipolitici. Hanno finora assicurato la loro presenza tra gli altri Carla Welby (sorella di Piergiorgio), Giorgio Albertazzi, Lucia Annunziata, Giampiero Mughini, Dario Fo, Marco Bellocchio, Maurizio Costanzo,Stefano Disegni. Il ministro Emma Bonino sara' invece alla veglia di Milano in piazza del Duomo.
COMMENTI.
'Per ora non facciamo commenti. In casa sono al corrente della situazione, ma devono ancora leggere le motivazioni del giudice'.
Francesco Lioce, cugino di Piergiorgio Welby, dopo essere andato a trovare il cugino, ha riferito ai cronisti in attesa sotto casa le prime reazioni di Piergiorgio alla decisione del tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il suo ricorso.
'Mina, la moglie, -ha detto il cugino - 24 ore su 24 e' accanto a lui, e' piu' di un ombra per Piergiorgio,e lo continua a sostenere'.
'Mi piacerebbe - ha ribadito ancora una volta Francesco Lioce - che si parlasse di Piergiorgio anche in altri termini, fare uscire l'uomo, far conoscere la sua intelligenza, la sua cultura poiche' era anche fotografo, pittore e scrittore'.
'E' impossibile, per prima cosa, non essere in questo momento davvero 'Con e Per Piergiorgio Welby'.
E' quanto si legge nel messaggio che il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inviato ai partecipanti alla veglia di questa sera per Piergiorgio Welby.
'Care amiche e cari amici -scrive Veltroni- vi prego di considerarmi insieme a voi, questa sera, sulla Piazza del Campidoglio.
E' vero, il nostro tempo e' attraversato da tanti e tali cambiamenti che le domande sono piu' facili da trovare delle risposte. Ed e' vero che ci sono temi particolari e grandi di fronte ai quali e' impossibile avere certezze, e tra questi c'e' sicuramente tutto cio' che intreccia morale e scienza, tutto cio' che ha a che fare con la vita umana, con il suo inizio e la sua fine. Ma e' altrettanto vero che e' impossibile, per prima cosa, non essere in questo momento davvero 'Con e Per Piergiorgio Welby''.
'E' impossibile -prosegue il sindaco di Roma- non condividere il suo dramma, la sua sofferenza, e la profondita' con cui chiede alle nostre coscienze e alla legge, alla politica, alle istituzioni, di misurarsi con la sua volonta', di affrontare il cuore della sua richiesta. La volonta', libera e consapevole, di lasciare una vita che non considera piu' vita, di concludere un cammino che ormai gli e' insostenibile. La richiesta di trovare una risposta saggia e civile di fronte all'esigenza di stabilire un confine tra dovere di cura e accanimento terapeutico. Un confine sottile, spesso incerto, ma che le scoperte mediche e scientifiche sempre piu' imporranno di individuare'.
'Sono questioni enormi, di grande rilevanza etica e certamente difficili da affrontare -scrive Veltroni- Ma e' fondamentale cominciare a farlo. Ed e' questo un motivo in piu' per essere vicini a Piergiorgio Welby e per esprimergli la nostra gratitudine, insieme alla nostra condivisione, alla nostra solidarieta'.
'Le atroci sofferenze di Welby meritano innanzitutto rispetto e poi, come ha sostenuto qualche tempo fa il presidente della Repubblica Napolitano, e' ora che la politica, attraverso il Parlamento, si esprima con chiarezza'. Lo afferma, in una nota, il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio, commentando la decisione del tribunale civile di Roma di respingere il ricorso presentato da Piergiorgio Welby, che aveva chiesto l'interruzione delle terapie mediche alle quali e' sottoposto.
'Credo che il Tribunale di Roma abbia giudicato secondo la legge e secondo la coscienza: nessuno puo' ordinare a qualcuno di uccidere'. Lo dice il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, a proposito della decisione del giudice Angela Salvio di dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby.
'In questi giorni in molte chiese si preghera' per Welby - aggiunge il senatore - e umanamente condivido le veglie di questa sera. Ma se sono un modo per strumentalizzare la vicenda e parlare di diritto all'eutanasia, non ci sto'.
Commentando le parole di alcuni esponenti dei radicali, che si sono detti pronti ad aiutare Welby a morire, Buttiglione dice: 'Se lo faranno veramente, saranno i giudici a giudicare.
Se toccasse a me, non avrei problemi a condannarli immediatamente'.
La Federazione nazionale degli ordini medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) ha detto "no all'eutanasia". "Non vogliamo esprimerci sul caso Welby, in particolare. Su tutti i casi simili diciamo no all'eutanasia ma siamo interessati alla 'dolce morte'". Lo ha sottolineato Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo, presentando a Roma il nuovo codice deontologico. "Anche il fatto che i giudici abbiano ritenuto inammissibile il ricorso presentato da Welby significa che c'e' una grande complessita' nella materia" ha aggiunto Bianco che invece si dice favorevole a "offrire al paziente terminale le terapie per il controllo del dolore aiutandolo nelle relazioni affettive e familiari e supportando questi ultimi fino ad accompagnare il paziente alla morte".
La Fnomceo aspetta comunque il parere del Consiglio suoperiore di sanita' previsto per gennaio sul caso Welby.
'Solo una legge sul testamento biologico colmera' il vuoto legislativo italiano, e potra' risolvere i casi controversi come quello di Piergiorgio Welby'. Cosi' Cinzia Caporale, presidente del Comitato intergovernativo di bioetica dell'Unesco, commenta il caso del copresidente dell'Associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare progressiva, dopo la sentenza del tribunale civile di Roma che ne ha respinto il ricorso per ottenere l'interruzione del trattamento che lo tiene in vita.
'Solo una norma come quella sul testamento biologico infatti - spiega all'ADNKRONOS SALUTE l'esperta di bioetica, confermata anche nel nuovo Comitato nazionale nominato dal presidente del Consiglio Romano Prodi - consente al medico curante di un malato terminale di non incorrere nel reato di omissione di soccorso, di fronte al caso di un paziente in fin di vita'. Caporale spiega infatti che un camice bianco 'in queste situazioni delicate e controverse compiera' soltanto quegli atti che lo possono garantire dal punto di vista delle responsabilita' professionali'.
'La commissione Giustizia fara' il suo lavoro al meglio, raccogliendo informazioni e decidendo quali siano gli strumenti piu' veloci per intervenire in materia. Ma i tempi non potranno mai essere cosi' brevi come chiedono i radicali e come chiede Welby'. Cosi' Pino Pisicchio (Idv), presidente della commissione Giustizia a Montecitorio, assicurando che 'all'inizio della prossima settimana' la commissione avviera' l'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina sollecitata dal Fausto Bertinotti.
'Non conosco le motivazioni del Tribunale di Roma, ma - dice a proposito dell'iniziativa politica e legislativa in materia che il giudice Angela Salvio ha sollecitato rigettando il ricorso di Piergiorgio Welby - non credo che esista un vero e proprio vuoto legislativo. Alcuni importanti strumenti esistono gia', sono nella Costituzione'.
'Le veglie di questa sera? Non partecipero', anche perche' - conclude Pisicchio - credo che il mio ruolo istituzionale di presidente della commissione mi imponga di non prender parte a questo tipo di iniziative'.
'Un atto dovuto, perfino per il giudice Salvio, perche' nel nostro ordinamento la vita e' un bene indisponibile e intangibile e perche' non esiste in alcun luogo normativo un diritto alla morte, che e' giuridicamente insussistente. Contrariamente a quanto dice il giudice Salvio infarcendo la sua sentenza (come gia' fece nel 2004 in materia di fecondazione artificiale) di esortazioni al legislatore e di opinioni personali del tutto non pertinenti e gratuite, dettate unicamente dai suoi orientamenti culturali e ideologici'. Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile per le politiche della famiglia di Alleanza Nazionale, a proposito del rigetto del ricorso presentato da Piergiorgio Welby da parte del giudice Angela Salvio.
'La Costituzione italiana - aggiunge - afferma esclusivamente il diritto alla vita e non interviene sulla disponibilita' o meno di tale diritto. Quelli a cui e' sottoposto Welby non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di supporto alla vita. Quindi, contrariamente a quanto sostiene il militante giudice Salvio, non c'e' nessun accanimento terapeutico'.
La decisione del Tribunale civile di Roma sul caso Welby non piace per niente al cardinale Ersilio Tonini che la definisce 'pericolosa' e 'di una genericita' assoluta'. Il porporato, interpellato dall'ADNKRONOS, riflette sulle motivazioni nelle quali il giudice Angela Salvio invita il legislatore a 'colmare il vuoto normativo in materia', sostenendo che 'solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare l'accresciuta sensibilita' sociale e culturale verso le problematiche relative alla cura dei malati terminali di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alle richieste disattese, puo' colmare il vuoto di disciplina anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni'.
Secondo il cardinale, 'cosi' formulata, questa decisione puo' sembrare una condanna dell'assenza di legge sulla eutanasia'.'Un invito puo' anche stare bene, ma c'e' da fare attenzione - avverte Tonini - perche' se domani si volesse giustificare l'eutanasia per ogni male che diventa pesante o insopportabile, l'eutanasia diventerebbe la strada piu' facile'.
Il cardinale non nasconde la sua preoccupazione per la decisione di oggi: 'se si dovesse dire che non e' piu' vero che la vita e' intangibile, sarebbe una crisi di civilta'. L'Olanda insegna. Mi sembra che molti abbiano dimenticato il Trattato di Roma del 1954 in cui tutti gli stati europei si erano impegnati a non legittimare l'eutanasia'.
Il cardinale pone l'attenzione su un punto particolare della sentenza dove il giudice parla di 'accresciuta sensibilita' culturale e sociale' rispetto alle 'problematiche relative alla cura dei malati terminali' e avverte: 'se da una parte la decisione e' rispettosa dell'aspetto formale della legge, dall'altra e' pericolosa perche', ammettiamo che domani dovesse cambiare la sensibilita' rispetto ai bambini nati deformi, che facciamo, una legge per eliminarli? Si rischia la barbarie', conclude preoccupato il cardinale.
"Su una materia cosi' drammatica come si fa a non fare un passo indietro rispetto alle singole convinzioni ideologiche, come fa la politica disumana e cinica, e a non guardare al dolore della gente? Io guardo alle sofferenze di Welby. Facciamo un passo indietro ed esaudiamo quelle richieste". Cosi' Franco Giordano, segretario del Prc, a margine del comitato politico del partito, commenta la notizia che il tribunale di Roma ha respinto il ricorso di Piergiorgio Welby.
'Piergiorgio Welby non puo' diventare ostaggio della debolezza della politica. Non poteva essere un tribunale a sostituirsi alla politica, serve una legge che definisca l'accanimento terapeutico e che lo vieti'. Lo afferma Chiara Moroni, deputata di Forza Italia e componente della commissione Affari Sociali della Camera, a proposito della decisione del Tribunale di Roma.
'Ci sono le condizioni - conclude Moroni - per affrontare in tempi rapidi una discussione sul testamento biologico che tuteli la libera scelta dell'individuo. La politica decida, assumendosi le sue responsabilita''.
'Condivido l'impostazione giuridica del tribunale di Roma sulla vicenda Welby'. Lo afferma il senatore diessino Felice Casson, ex magistrato e relatore in commissione Giustizia sul testamento biologico.
La lettura di Casson tiene conto dei vari aspetti del tema. A suo avviso, 'e' vero che esiste gia' nel nostro ordinamento un diritto dell'individuo all'auodeterminazione; questo diritto si basa sugli articoli 32 e 13 della nostra Costituzione oltre che sul contenuto di diverse convenzioni internazionali tra cui quella di Nizza e di Oviedo'. 'E' un principio fondamentale - avverte - riconosciuto anche dalla dichiarazione dei Diritti dell'uomo'. 'E' anche vero - rileva pero' Casson - che nel nostro ordinamento non sono previsti mezzi specifici a tutela di questo diritto, ed e' soprattutto per questo che sono pendenti davanti alla commissione Giustizia del Senato ben otto disegni di legge che verranno esaminati a partire da martedi' prossimo'.
'La commissione Giustizia e Sanita' del Senato - ha aggiunto Casson - hanno gia' un programma di audizioni di giuristi, medici ed esperti bioetica sul tema'.
"Cio' che colpisce di piu' del provvedimento del giudice romano sul caso Welby e' l'auspicio, non necessario ai fini della decisione, di una iniziativa politica e legislativa che colmi un presunto vuoto normativo.
Se vuoto c'e', in tragedie come queste (non mi riferisco specificamente a quella di Welby, della quale non conosco tutti i dettagli), esso e' vuoto di concreta assistenza da parte delle istituzioni, per i costi notevoli che spesso le stesse non vogliono sostenere, e di ancora piu' concreta vicinanza umana. Continuare a sottolineare la prima lacuna, tutta da dimostrare, rischia di non far lavorare per colmare le altre".
Lo afferma Alfredo Mantovano dell'esecutivo di An.
'La parola al Parlamento: decida se dare una risposta alle richieste di Welby o lavarsene le mani'.
E' il commento di Silvana Mura, deputata dell'Italia dei Valori, che sottolinea come ora serva una iniziativa legislativa che colmi il vuoto normativo.
'Le proposte di legge sono state gia' presentate, quindi spetta ora alla politica e al Parlamento decidere se dare una risposta in tempi rapidi alle richieste di Welby o se lavarsene le mani scegliendo di non decidere', ha aggiunto l'esponente di Italia dei Valori da cui arriva l'invito, subito dopo le feste natalizie alla ripresa dei lavori parlamentari, ad aprire un dibattito sull'eutanasia ed iniziare l'iter legislativo.
"Sconcerto". Questa la prima reazione di Demetrio Neri, ordinario di bioetica all'universita' di Messina e membro del nuovo Comitato di bioetica, di fronte alla sentenza del tribunale civile di Roma che ha ritenuto inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. Neri, pur premettendo di dover leggere piu' approfonditamente le 15 pagine del provvedimento, giudica "inaccettabili le motivazioni", in particolare nel passaggio in cui il giudice Salvio ammette "il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale", ma precisa che si tratta "di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento".
Il diritto "esiste ed e' tutelato dalla Costituzione", spiega Neri, che cita in seconda battuta anche il codice deontologico dei medici e la convenzione di Oviedo, gia' ratificata dal Parlamento italiano. "Che poi il Parlamento possa intervenire con una legge sul testamento biologico e' un altro discorso- conclude Neri- ma Welby non e' inconsapevole, e' perfettamente lucido e conduce la sua battaglia".
'Non commento la decisione assunta dal Tribunale di Roma e vorrei osservare un cristiano silenzio su questa vicenda: Welby va rispettato come persona e va rispettato il suo dolore e la sua drammatica situazione. Pero', ritengo che la vita vada sempre salvaguardata, tutelata e difesa'. Lo afferma il segretario della Democrazia Cristiana, il senatore Gianfranco Rotondi.
'Nessuno puo' decidere di porre fine a una vita data da Dio per chi crede in Dio, e dalla natura per i non credenti. Rimane alto e di esempio l'insegnamento lasciatoci da Papa Giovanni Paolo II con il suo calvario e il suo dolore vissuto fino alla fine. Piuttosto - conclude Rotondi - la politica pensi ad organizzare al meglio l'assistenza sanitaria e a non farla pesare solo sulle famiglie'.
"Non mi stupisce la sentenza del tribunale di Roma". Bruno Dallapiccola, presidente della Societa' italiana di genetica e membro del nuovo Comitato nazionale di bioetica, accoglie con favore la decisione del giudice Salvio di dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. Decisione che trova quasi scontata. "Non si puo' chiedere che un medico- spiega il genetista- rinunci ad assistere un paziente. In una societa' che volesse questo bisognerebbe definire la figura di un 'nuovo boia'".
La sentenza di oggi del Tribunale civile di Roma 'e' ineccepibile e conferma il grave ritardo del nostro Paese rispetto ai temi della fine della vita e dei trattamenti sanitari connessi'. Lo afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato.
'Resta il fatto molto grave - continua Marino - che nessuno sia in grado di dare una risposta alle pressanti richieste di Piergiorgio Welby. I medici, la politica, ora anche la giustizia hanno speso moltissime parole ma senza fornire alcuna soluzione o indicazione concreta. La frustrazione che provo personalmente rispetto a questa situazione non fa che rafforzare la mia volonta' e il mio desiderio di arrivare a soluzioni politiche e legislative che ci facciano uscire dal vuoto attuale. Il mio impegno e' stato chiaro fin dall'inizio della legislatura con il lavoro sul testamento biologico nella Commissione sanita''.
'Il ritardo - puntualizza Marino- non riguarda solo l'accanimento terapeutico e l'interruzione delle terapie: siamo in ritardo sulle direttive anticipate di vita, sull'assistenza ai malati terminali, sull'utilizzo di farmaci per accompagnare i pazienti nelle ultime fasi della vita. Sono tutte tematiche che vanno affrontate e risolte al piu' presto dalla politica, ancora una volta arretrata rispetto alle coscienze dei cittadini'.
In Italia "non vi e' un vuoto legislativo in materia di eutanasia, piuttosto esiste la necessita' di porre rimedio, con una migliore normativa, alle lacune che esistono per quanto riguarda l'assistenza di questi pazienti e delle loro famiglie". E' quanto dichiarano le forziste Laura Bianconi, Isabella Bertolini e Patrizia Paoletti Tangheroni, augurandosi che Piergiorgio Welby ora faccia ricorso contro la decisione del tribunale di Roma: "In una societa' che si professa 'civile'- sostengono, in una nota, le tre parlamentari di Fi- non e' ammissibile preoccuparsi di porre fine alla vita delle persone piuttosto che aiutarle a superare le loro difficolta'".
Le azzurre si rivolgono direttamente a Welby: "Ci permetta di aiutarla a continuare a vivere", dicono. E aggiungono: "In una societa' abituata ad arrendersi davanti alle difficolta' e troppo spesso poco sensibile di fronte ai problemi altrui, lei e' un grande esempio di coraggio per tutti noi".
"Il ragionamento del giudice Salvio non e' convincente, perche' fa prevalere le norme del codice civile e del codice penale sulla Costituzione". Amedeo Santosuosso, magistrato milanese tra i fondatori della Consulta di bioetica, esprime perplessita' sulle motivazione che hanno portato il tribunale civile di Roma a dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. "Nel provvedimento- spiega Santosuosso- c'e' una ricostruzione condivisibile del diritto costituzionale, poi pero' si dice che le norme della Costituzione trovano un limite nel codice civile e penale, rovesciando in questo modo i termini della questione, perche' sono i codici che devono essere interpretati alla luce della Costituzione e non viceversa".
Un secondo appunto mosso dal magistrato milanese alla collega romana, riguarda "il vuoto legislativo" denunciato da Salvio.
"Non si puo' pretendere- dice Santosuosso- una norma di dettaglio che dica ai medici cosa fare in ogni situazione: e' compito del giudice indicare come si applicano le norme della Costituzione nei casi concreti". Non si puo' dire, dunque, che il diritto di Welby a chiedere l'interruzione della terapia e la sedazione terminale non sia tutelato. "Il diritto- conclude Santosuosso- e' tutelato e come dall'ordinamento".
"La sentenza sul caso di Piero Welby, che conferma l'esistenza di un vuoto legislativo - e' il commento del segretario dello Sdi, Enrico Boselli - rafforza l'adesione alla veglia di questa sera in difesa del rispetto della dignita' umana e della liberta' di ogni individuo a sottrarsi a un'atroce e disperata sofferenza. A maggior ragione resto convinto anche che la richiesta di porre fine all'accanimento terapeutico come ha richiesto Piero Welby, senza che cio' diventi un ulteriore supplizio, se fosse accolta e messa in pratica da un medico, non necessariamente potrebbe essere sanzionata dalla magistratura. Rimane il fatto che la via maestra e' quella di un immediato intervento legislativo.
Speriamo - conclude il leader socialista - che in questo circostanza il sacrificio e il coraggio di Piero Welby spinga il Parlamento a legiferare con tempestivita'".
'Ora sono soltanto dedita ad aiutare mio marito. In questo momento mio marito sta male'. Sono le parole della moglie di Piergiorgio Welby, la signora Mina, che si trova accanto al marito nella loro abitazione romana.
In merito alla decisione del giudice, la signora Mina ha detto di aver 'sentito le notizie al telegiornale. Io non avrei nemmeno titolo di dire nulla - ha aggiunto - perche' non me ne intendo di cose giudiziarie e di leggi'.
'Il lavoro che stiamo conducendo al Senato - continua Marino - va proprio nella direzione di colmare uno di questi vuoti, quello sul rispetto delle volonta' di un cittadino se un giorno si trovasse nella condizione di non poter piu' decidere per se stesso'.
'Su questa tematica ho ricevuto proprio ieri anche i consigli e la sollecitazione del capo dello Stato Giorgio Napolitano affinche' si proceda in tempi rapidi nell'approvazione della legge. Il caso di Welby e' tuttavia diverso e la legge attualmente in discussione al Senato, non lo aiuterebbe. Tratta infatti di un paziente in grado di intendere e di volere e che puo' esprimere coscientemente le proprie volonta' rispetto all'interruzione delle terapie, come puo' avvenire per una persona che si sottopone alla chemioterapia per un tumore e a un certo punto decide di interromperla perche' non la considera piu' sopportabile per se stessa. E' evidente che anche su questo versante, come ha sottolineato il Tribunale - conclude il senatore - siamo carenti e quindi impossibilitati a esprimere un giudizio. La politica deve farsi carico di questo e provvedere al piu' presto'.
'Non c'e' ancora un pronunciamento legislativo adeguato all'azione richiesta da Welby. Lo prevedevo e la decisione del Tribunale ivile di Roma non mi sorprende'.
Questo il commento di Franco Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di sanita', l'organismo che mercoledi' 20 dovra' dare il parere al ministro della salute Livia Turco sulla vicenda di Piergiorgio Welby.
'Mi aveva maggiormente sorpreso il possibilismo che sembrava emergere dalla Procura - ha aggiunto Cuccurullo - e con me aveva sorpreso anche altri componenti del comitato di presidenza'.
'Comunque una volta formalizzato il parere del Css, qualunque esso sia - ha concluso - le decisioni a valle non potranno non tener conto di questo pronunciamento del tribunale'.
"Provo un dolore profondo per la drammatica situazione che il povero Welby sta vivendo, ma nonostante tutto questo non riesco a pensare che l`uomo possa togliere una vita che non è nella sua disponibilità". E' la posizione del leghista Roberto Calderoli, il quale fa sapere che non parteciperà alla veglia che "usualmente è destinata ai morti perché Welby in questo momento è vivo e cercherò di stargli vicino con la preghiera, chiedendo a Dio di volerlo richiamare a sé ripagandolo finalmente per tutte quelle sofferenze che ha trovato".
A Bari per il meeting del volontariato il ministro per la Famiglia Rosy Bindi e' tornata sulla vicenda Welby ribadendo il suo no deciso all'eutanasia e all'accanimento terapeutico ammettendo che in ogni caso un eventuale provvedimento legislativo in matera non potra' che avere tempi lunghi. "Per quanto mi riguarda un intervento legislativo non potra' che confermare la scelta del nostro ordinamento che non prevede l'eutanasia - ha affermato il ministro - si trattera' di intervenire per quanto riguarda il testamento biologico e dare maggiori strumenti ed elementi per definire cosa sia accanimento terapeutico, perche' come siamo e come io sono contraria all'eutanasia sono anche contraria all'accanimento terapeutico".
"Il fatto che in questo momento il Tribunale abbia deciso di respingere il ricorso di Welby, salvo leggere la sentenza - ha aggiunto Rosy Bindi - e' evidente che in questo si e' ravvisato che ci si trovava di fronte ad un evenutale caso di eutanasia che nel nostro ordinamento non e' previsto. Fermo restando , quindi, la comprensione per un dolore cosi' forte,di una vicenda cosi' drammatica- ha detto ancora il ministro - credo che non si possa chiedere ne' al legislatore, ne' al medico , ne' al magistrato di interrompere la vita ma a tutti si debba chiedere interventi perche' la vita sia sostenuta, perche' il dolore sia lenito e perche' qualsiasi momento della nostra esistenza sia degno di essere vissuto. Non mi convincero' mai - ha concluso - che questo significhi sopprimere la vita".
Piero Fassino si esprime sul caso di Piergiorgio Welby sostenendo che occorre "affrontare i problemi con saggezza, equilibrio e umiltà, senza piantare bandiere ideologiche". Il segretario Ds, che ha parlato a margine della convention del partito democratico, ha spiegato che "temi delicati come quello dell'accanimento terapeutico che ci vengono proposti dalla tragedia di Piergiorgio Welby, sono temi che vanno affrontati con equilibrio e saggezza. Si tratta - ha detto - di un problema drammatico e occorre vedere se possiamo arrivare a delle norme equilibrate che consentano di evitare che l'accanimento terapeutico sia fonte di sofferenza, anziché di cura, per chi ha delle malattie nello stadio terminale".
'Credo che non ci potesse essere un'alternativa a questa decisione. Questo e' un Paese che, per fortuna non consegna all'uomo le chiavi della vita'. Cosi' il senatore di An Francesco Storace commenta gli ultimi sviluppi sul caso Welby, parlando con i giornalisti a margine del convegno organizzato dal suo movimento politico D-Destra in occasione del 60° anniversario della nascita dell'Msi.
"Nel commentare la sentenza il mio pensiero va prima di tutto a Piergiorgio Welby, alla sua sofferenza, alla dignita' e all'impegno con cui sta vivendo questa delicata fase della sua vita.L'ordinanza emessa oggi dal giudice Angela Salvio sul caso Welby e' importante laddove sottolinea il valore dei diritti della persona, la liberta' di scelta e il rapporto tra medico e paziente.Dimostra altresi' quanto siano essenziali il confronto e il dialogo nel mondo della politica ma anche in quello scientifico e professionale sui diritti e i doveri nel campo del diritto alla salute e alla dignita' della vita in tutte le sue fasi". E' il commento del ministro della salute Livia Turco in riferimento all'ordinanza del giudice civile di Roma sul caso Welby. "Mi sembra inoltre che confermi quanto da me sostenuto nei giorni scorsi sulla necessita' di varare con urgenza norme in grado di chiarire 'la delimitazione giuridica di cio' - uso le parole del giudice - che va considerato accanimento terapeutico'. E' proprio in considerazione di tale aleatorieta' che ho ritenuto di chiedere un parere al Consiglio superiore di sanita' sulla sussistenza o meno di accanimento terapeutico nel caso di Piergiorgio Welby.
L'ordinanza del giudice Salvio - dice la Turco - riafferma il diritto di ogni cittadino a rifiutare cure o trattamenti sanitari in qualsiasi momento della sua vita ma sottolinea come sia labile il confine decisionale e di responsabilita' nel quale verrebbe a trovarsi il medico e l'operatore sanitario che acconsentisse a interrompere una prestazione sanitaria la cui sospensione possa provocare la morte del paziente.Condivido tale valutazione e dichiaro fin d'ora la mia disponibilita' politica ad affrontare nella sede opportuna la definizione di norme che colmino tale vuoto legislativo a tutela del cittadino e degli operatori sanitari. Nello stesso tempo l'ordinanza ci richiama all'urgenza che l'Italia recepisca compiutamente la Convenzione di Oviedo per la quale nella scorsa legislatura fu fatta decadere la delega attuativa. Sara' mio preciso impegno portare la questione all'attenzione del Parlamento".
'E' necessario che il Parlamento, in maniera trasversale, dia una risposta positiva alla mobilitazione che oggi culminera' con veglie in molte citta' italiane e soprattutto alla sollecitazione del tribunale civile che ha evidenziato la necessita' di un'iniziativa politica e legislativa per colmare il vuoto normativo rispetto alla richiesta avanzata da Welby sull'interruzione del trattamento terapeutico'. Lo afferma il deputato Verde Paolo Cento.
'E' possibile verificare - prosegue Cento - se il Parlamento puo' riunirsi in seduta straordinaria subito dopo l'approvazione della legge finanziaria, come accadde l'anno scorso sull'indulto. Lunedi' mattina sollecitero' i miei colleghi deputati e senatori a verificare se esistono le condizioni politiche per un'autoconvocazione del Parlamento con l'obiettivo di affrontare e risolvere questa drammatica vicenda e deliberare la possibilita' di una sospensione volontaria del trattamento terapeutico a cui un malato terminale viene sottoposto nonostante la sua volonta''.
"Un cattolico difende la vita e accetta la morte. Per questo puo' aiutare a vivere senza sofferenza ma non potra' mai aiutare a morire. E un limite invalicabile che ci trovera' sempre fermamente contrari all'eutanasia, sia palese, sia mascherata. Giusta la decisione del tribunale di Roma. Anche noi pregheremo per Welby".
Cosi' Lorenzo Cesa, segretario Udc in una nota.
"Sono d'accordo con Piero Fassino al cento per cento. E' ora di piantarla con questo chiasso ideologico sul caso Welby. L'Italia e' un paese strano: politicizza tutto anche la sofferenza e il tema della morte. La politica e' importante e quando tu non ti occupi di politica e' lei ad occuprasi di te, ma c'e' un limite alla politica politicante che strumentalizza anche il dolore umano. Invece di dividersi fra pro e contro, bisognerebbe interrogarsi se in Italia si e' investito abbastanza nelle cure palliative, nell'assistenza domiciliare ai malati terminali, nel sostegno del volontariato che opera negli ospedali, nell'edilizia sanitaria che sia in grado di coniugare bisogni dei pazienti e dei loro familiari. Su questo occorre lavorare anziche' strillare e buttarla sempre in politica. Per questo oggi sono d'accordo con Piero Fassino al cento per cento". Lo afferma Francesco Giro di Forza Italia.
'Non e' certo un consiglio, ma solo un'ipotesi tecnica: puo' accadere che alcuni medici volontari stacchino la spina e la Procura della Repubblica di Roma, sulla linea gia' adottata, ritenga di non dover promuovere l'azione penale'. E' quanto pensa l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Consentire una sorta di obiezione di coscienza attiva per interrompere la respirazione assistita a Welby senza attendere che i lunghi tempi della politica colmino il vuoto legislativo; oppure avviare una approfondita riflessione da parte del Comitato di bioetica che, non sull'onda dell'emotivita', fissi linee guida sull'accanimento terapeutico: e' a queste opposte conclusioni che giungono i costituzionalisti Michele Ainis e Cesare Mirabelli dopo aver letto le motivazioni del giudice di Roma Angela Salvio che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Welby.
Laico, piu' volte a fianco dei radicali in numerose battaglie legali, Ainis e' docente di Diritto pubblico all' Universita' di Teramo, mentre Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, ricopre attualmente l'incarico di consigliere generale del Vaticano. Due impronte culturali diverse, dunque, che portano a una diversa lettura della decisione su Welby.
Ainis concorda: su temi delicati come il consenso informato e l'accanimento terapeutico c'e' un vuoto normativo: 'Non c'e' stata una supplenza di potere anche a causa dell'effetto paralizzante dei veti operati dalla Chiesa. E' invece prevalsa la logica dello scaricabarile: la politica ha rimbalzato sui giudici che a loro volta hanno lasciato i medici con il cerino in mano. Senza poi contare le innumerevoli contraddizioni: chi tenta il suicidio non e' punito, mentre chi aiuta un malato terminale a staccare la spina puo' essere accusato del reato di omicidio del consenziente'. Il professore dell'Universita' di Teramo dice di concordare con il Guardasigilli Mastella quando afferma che sui temi della vita e della morte non puo' decidere un tribunale ma la politica. 'Tuttavia - aggiunge - la situazione tragica in cui si trovano Welby e altri malati che hanno scritto al Capo dello Stato non puo' aspettare i tempi della politica'. Che fare, allora? Ainis suggerisce la strada dell' 'obiezione di coscienza: staccare la spina sarebbe giustificabile di fronte a un tale vuoto'.
Per Mirabelli l'obiezione di coscienza in questo contesto e' impossibile: 'obiettare significa sottrarsi a un comportamento doveroso, ma in questo caso un obbligo nell'ordinamento non esiste'. Anzi, c'e' un vuoto che, secondo l'ex presidente della Consulta, va colmato 'con ponderazione e non sull'onda dell'emotivita': 'A volte il diritto non puo' tutto e la stessa politica non puo' tutto'. Innanzitutto - osserva - 'serve onesta' intellettuale per non confondere l'eutanasia con l'accanimento terapeutico'. Quest'ultimo - afferma Mirabelli - coinvolge 'aspetti tecnici e deontologici talmente forti che una definizione netta sul piano legislativo e' impossibile'.
Meglio e' invece 'l'elaborazione di linee guida da parte del Comitato di bioetica: ci sono condizioni e contesti che - conclude - possono far mutare il senso di accanimento terapeutico'.
"E' indubbio che va rispettata la volonta' della persona. E' giusto fare al piu' presto una legge attuativa su questo tema cosi' come previsto dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Europa". Lo afferma Marco Rizzo del Pdci.
'Io sono contro l'eutanasia, ma questo doloroso caso Welby ci impone di migliorare gli strumenti giuridici per queste situazioni'. Cosi' si e' espresso il presidente del Senato Franco Marini nel corso di un'intervista trasmessa questa sera dal Tg1.
'Al Senato - ha quindi ricordato Marini - c'e' un disegno di legge sul testamento biologico, io credo che dovremmo discuterlo presto e portarlo in aula'. 'Sono da bandire - ha poi esortato il presidente del Senato - gli scontri ideologici su queste materie, c'e' bisogno di decidere, ma nel rispetto delle posizioni diverse dalle nostre'.
'Come era previdibile il Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso presentato sul caso Welby e questo non ci meraviglia alla luce delle leggi vigenti e di quanto e' previsto nel codice deontologico dei medici. Sorprendono invece le dichiarazioni di Marco Pannella che non si smentisce mai: come al solito infatti i Radicali cercano vie traverse e mistificano la realta' parlando di Welby addirittura come di un uomo gia' morto.
Ma ad essi per fortuna replicano migliaia di pazienti che si trovano negli ospedali in condizioni assai peggiori, come le oltre 3 mila persone in coma vegetativo persistente e molte come Crisafulli e Marongiu che vivono con l'ausilio delle macchine'. Lo ha dichiarato il deputato di Forza Italia, Domenico Di Virgilio, capogruppo azzurro in commissione Affari sociali della Camera e responsabile dipartimento Sanita' del partito.
'Perche', ed insisto su questo, non usare i mezzi a disposizione per lenire il dolore e togliere la sofferenza anche se l'uso di questi farmaci, come disse Pio XII nel 1957 in risposta agli anestesisti che gli chiedevano se era lecito usarli, potrebbe avere l'effetto secondario dell'abbreviazione della vita? Allora sedate opportunamente il signor Welby-conclude Di Virgilio- non fatelo soffrire e non toglietegli il respiratore'.
La capogruppo dei Verdi in Commissione Giustizia della Camera, Paola Balducci, ha annunciato la sua partecipazione alla veglia indetta in Campidoglio a Roma per e con Piergiorgio Welby. La responsabile Giustizia dei Verdi ha altresi' definito 'pilatesca' la decisione del Tribunale che ha respinto il ricorso di Welby.
'Un provvedimento - ha detto - che ha evidentemente sconfessato il precedente parere del pm. Siamo di fronte ad una questione di tutela della dignita' della persona - ha spiegato l'esponente dei Verdi - che va oltre il reticolo di norme che si dicono inesistenti: si tratta di salvaguardare il diritto di un cittadino di difendere le proprie scelte e di non essere costretto a subire un gravissimo accanimento terapeutico'.
BOSSI: SONO MOLTO COLPITO, VORREI ANDARLO A TROVARE
'Sono molto colpito dalla vicenda di Piergiorgio Welby. So cosa vuol dire il dolore e sentire l'odore della morte. Vorrei andarlo a trovare subito, se possibile e se lui vuole: credo che si senta solo nel suo dolore'. Cosi' il leader della Lega Umberto Bossi, dalle pagine di 'Libero'.
'Un articolo commovente che ha rivelato un'umanita' rara, Bossi ci dice che ci sono valori che per la Lega non sono trattabili: le nostre radici culturali, la famiglia e la sacralita' della vita'. E' quanto sostiene il senatore della Lega Nord, Massimo Polledri, commentando l'articolo di Umberto Bossi pubblicato oggi su 'Libero' dove il leader della Lega si dichiara al fianco di Papa Ratzinger ed esprime il desiderio di andare a trovare Piergiorgio Welby.
'Mentre tutti vogliono far arrivare a far morire Welby - ha detto Polledri - credo che Bossi abbia colto quella solitudine del dolore che spesso non si puo' guarire, ma che si puo' condividere. Oggi Bossi ci ha dato una marcia in piu' e siamo tutti ammirati per questo trionfo dell'umanita''.
Il magistrato subito dopo aggiunge: "Solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare la accresciuta sensibilità sociale e culturale verso le problematiche relative alla cura dei malati terminali, di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alle richieste disattese, ai disagi degli operatori sanitari e alle istanze di fare chiarezza nel definire concetti e comportamenti, può colmare il vuoto di disciplina, anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni". Il riferimento fatto dal giudice è alla legge sulla cosiddetta morte cerebrale varata nel 1993.
In precedenza, nel provvedimento ci si era soffermati sul "diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita ed il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale".
Questo "deve ritenersi" un "diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento; infatti - continua il giudice - non può parlarsi di tutela se poi quanto richiesto dal ricorrente deve essere sempre rimesso alla totale discrezionalità di qualsiasi medico al quale la richiesta venga fatta, alla sua coscienza individuale, alle sue interpretazioni soggettive dei fatti e delle situazioni, alle proprie concessioni etiche, religiose e professionali". Questa "discrezionalità" secondo il giudice Salvio, è dimostrata da quanto ha detto il medico che ha in cura Welby, Giuseppe Casale, che nell'udienza del 12 dicembre scorso ha affermato: "Non c'è accanimento terapeutico perché il respiratore non è 'futile'. Se io stacco il respiratore, il paziente muore".
"Il nodo centrale è che, siccome l'ordinamento giuridico va considerato nell'intero complesso, appare non discutibile che esso non preveda nessuna disciplina specifica sull'orientamento del rapporto medico-paziente e sulla condotta del medico ai fini dell'attuazione pratica del principio dell'autodeterminazione per la fase finale della vita umana, allorché la richiesta riguardi il rifiuto o l'interruzione di trattamenti medici di mantenimento in vita del paziente". Così in un altro passaggio il giudice Salvio torna in merito ai fondamenti che sono alla base del provvedimento da lei assunto.
Il magistrato dopo aver richiamato diversi articoli del codice di deontologia medica chiede, in qualche modo, uno sforzo anche a chi assiste malati terminali. In tal senso, si legge nel documento di dieci pagine, che è anticipato da un breve excursus sulla vicenda Welby: "Lo sforzo di attuazione del principio della libertà individuale e di elaborazione del 'contenuto' del consenso per le scelte di trattamento medico di fine vita nei malati terminali, tema molto presente nella sensibilità culturale, scientifica, etica e religiosa generale, richiede necessariamente il superamento dell'impostazione formale della generale doverosità giuridica del mantenimento in vita del paziente ed il leale ripensamento delle categorie distintive fra comportamenti passivi e comportamenti attivi del medico - continua il giudice Salvio - in particolare valorizzando l'essenza ed il rispetto della dignità umana, la qualità della vita, e facendo ricorso ai concetti di futilità o inutilità del trattamento medico, di incurabilità della malattia, di insostenibilità della sofferenza e di condizioni degradanti per l'essere umano".
Per questo "sul piano dell'attuazione pratica del diritto del paziente ad 'esigere' ed a 'pretendere' che sia cessata una determinata attività medica di mantenimento in vita", il giudice spiega che lo stesso Comitato nazionale di bioetica "lascia il posto alla interpretazione soggettiva ed alla discrezionalità nella definizione di concetti sì di altissimo contenuto morale e di civiltà e di intensa forza evocativa (primo fra tutti la dignità della persona), ma che sono indeterminati e appartengono ad un campo non ancora regolato dal diritto e non suscettibile di essere riempito dall'intervento del Giudice, nemmeno utilizzando i criteri interpretativi che consentono il ricorso all'analogia o ai principi generali dell'ordinamento".
Subito dopo il giudice Salvio continua spiegando che questi "principi" sono "incerti ed evanescenti", manca quindi una "definizione condivisa ed accettata" dei concetti di futilità del trattamento, "di quando l'insistere con trattamenti di sostegno vitale sia ingiustificato o sproporzionato, sugli stessi concetti di insostenibilità della qualità della vita o di degradazione della persona da soggetto ad oggetto e perché non esistono linee-guida di natura tecnica ed empirica di orientamento dei comportamenti dei medici che, in definitiva, riempiono di contenuti il 'divieto di accanimento terapeutico' ed il correlativo diritto a far cessare l'accanimento stesso con la richiesta di interruzione della terapia di sostentamento vitale".
ASS. COSCIONI: ANCORA PIU' DETERMINATI
"Attendiamo di conoscere la motivazione di questa sentenza, naturalmente ci auguravamo che il giudice confermasse il parere importantissimo della procura che certificava il diritto di Piergiorgio Welby ad interrompere la tortura cui e' sottoposto". Cosi' dall'Associazione Luca Coscioni si commenta la decisione presa dal Tribunale Civile di Roma. "Attendiamo di sapere se le motivazioni sono di forma o di merito. Crediamo ci sia una ragione in piu' per essere grati e vicini a Welby, una ragione in piu' per le veglie che si terranno oggi in tutta Italia, una ragione in piu' per noi amici e compagni per aiutare Piergiorgio affinche' sia rispettata la sua volonta' e far terminare il sequestro del suo corpo".
Su un eventuale ricorso in appello contro la decisione del Tribunale Civile o se dare vita a nuove iniziative, l'Associazione Coscioni risponde: "sara' Welby a decidere se impugnare o meno il ricorso".
MOGLIE: DECIDERA' LUI COME PROSEGUIRE BATTAGLIA
La decisione del giudice del Tribunale civile di Roma, Angela Salvio, arriva proprio nel giorno in cui in molte citta' italiane si prepare una veglia per sostenere la battaglia di Piergiorgio Welby.
Una battaglia che lui stesso ha piu' volte definito come la 'fine di un accanimento terapeutico'. Era una notizia attesa, di quelle che possono scuotere coscienze ed emozioni. E come sempre, in casa Welby, anche oggi ha regnato la riservatezza.
Pochi commenti, molto contenuti. Cosi' come sono poche le persone che entrano nella stanza di Piergiorgio a portare sostegno e conforto.
Quel sostegno che la moglie, Mina, continua ad infondere senza tregua e con passione, anche adesso che lui ha deciso di 'staccare la spina'. "Ora sono soltanto dedita ad aiutare mio marito. In questo momento mio marito sta male". Sono le uniche parole della moglie di Piergiorgio Welby subito dopo la sentenza.
E sulla decisione del giudice, la signora Mina ha detto di aver "sentito le notizie al telegiornale. Io non avrei nemmeno titolo di dire nulla - ha aggiunto - perche' non me ne intendo di cose giudiziarie e di leggi".
Francesco Lioce, dopo essere andato a trovare il cugino Piergiorgio, ha raccontato ai cronisti in attesa sotto casa le prime reazioni di Welby dopo la decisione del tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il suo ricorso. E sembra che sara' proprio Piergiorgio a decidere se presentare il ricorso alla decisione del Tribunale Civile di Roma che ha giudicato inammissibile la sua richiesta di ottenere il distacco del respiratore.
"Mina, la moglie, - ha detto il cugino - 24 ore su 24 e' accanto a lui, e' piu' di un ombra per Piergiorgio, e lo continua a sostenere. Mi piacerebbe - ha ribadito ancora una volta Francesco Lioce - che si parlasse di Piergiorgio anche in altri termini, fare uscire l'uomo, far conoscere la sua intelligenza, la sua cultura perche' era anche fotografo, pittore e scrittore".
LEGALI WELBY, ORDINANZA GIUDICE E' CONTRADDITTORIA
Un'ordinanza contraddittoria dal punto di vista logico nella parte in cui viene dichiarato inammissibile il ricorso. E' quanto sostenuto dai legali di Piergiorgio Welby, presidente dell'Associazione Luca Coscioni che ha chiesto che gli venga interrotta la respirazione assistita. A poche ore dall'ordinanza del giudice della prima sezione del Tribunale civile Angela Salvio, i legali di Welby fanno la prima replica.
'La decisione del Tribunale di Roma -dichiarano gli avvocati Vittorio Angiolini, Riccardo Maia, Francesco Di Giovanni e Marco Mancini, in una conferenza stampa tenuta nella sede del Partito radicale- pur nel dichiarare l'inammissibilita' del ricorso di Welby riconosce anzitutto come direttamente previsto e tutelato dagli articoli 13 e 32 della Costituzione il diritto all'autodeterminazione del paziente in ordine alle cure e all'eventuale rifiuto informato delle cure medesime anche rispetto a terapie ritenute dal medico in grado di salvare la vita. In questa prima parte la pronuncia del Tribunale e' condivisibile'.
I legali sottolineano pero' che il Tribunale ha tuttavia 'ritenuto che l'attuazione di tale diritto di cui pure si e' data per acquisita la tutela a livello costituzionale, presenti aspetti problematici in fase attuativa, nell'imporre al medico atti e comportamenti da cui egli intenda astenersi come professionista. Il diritto di rifiutare le cure ci sarebbe sempre, e sarebbe anzi costituzionalmente tutelato, ma secondo il Tribunale mancherebbero le regole legislative per renderlo coercibile verso il medico, ossia per imporlo forzosamente al medico stesso'.
I legali di Welby aggiungono che nella parte in cui dichiara inammissibile il ricorso, la decisione del Tribunale 'e' errata: quando il diritto e' costituzionalmente protetto come lo e' il diritto di rifiutare le cure per lo stesso riconoscimento del Tribunale di Roma esso deve essere sempre tutelato, ovviamente con i mezzi messi a disposizione dall'ordinamento'.
'Il Tribunale -insistono gli avvocati- avrebbe dovuto quindi senz'altro stabilire la sospensione della respirazione artificiale sotto sedazione terminale, in ottemperanza alla volonta' di rifiutare la cura del signor Welby, mediante il rimedio dell'articolo 700 del Codice di procedura civile'.
Una volta stabilito tale diritto, in capo al signor Welby secondo gli avvocati lo stesso Welby avrebbe poi potuto affidarne la realizzazione a qualunque medico di sua fiducia. Sotto questo profilo, stando alla decisione del Tribunale di Roma, concludono i legali 'si otterrebbe un risultato doppiamente paradossale: per un verso il diritto all'autodeterminazione del paziente di accettare o rifiutare le cure, nonostante sia un diritto costituzionalmente tutelato, varrebbe come effettivo solo se uno specifico medico a sua volta consenta'.
CAPPATO: TEMPI PARLAMENTO TROPPO LUNGHI PER PIERGIORGIO
'L'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina, la discussione sul testamento biologico, sull'accanimento terapeutico... va tutto bene, ma i tempi del Parlamento sono cosi' lunghi che non potranno mai essere quelli di Piergiorgio'. Cosi' Marco Cappato, presidente dell'Associazione Coscioni, a proposito dell'iniziativa politica e legislativa per colmare il vuoto normativo in materia che il giudice Angela Salvio ha sollecitato nelle 15 pagine del provvedimento con cui ha dichiarato inammissibile la richiesta dei legali di Piergiorgio Welby.
'Aspettiamo ora di leggere per bene le motivazioni della sentenza per capire se ci sono state ragioni di metodo o di sostanza. E comunque questa sentenza non e' che una ragione in piu' per partecipare alle veglie di questa sera'.
'Qui non si tratta di 'staccare la spina' a Welby o di fare qualsiasi altro atto truce. Il nostro impegno e' quello di aiutarlo a realizzare il suo diritto a interrompere il trattamento medico. Un diritto - conclude Cappato - per cui esistono gia' leggi in grado di riconoscerlo'.
PANNELLA: UNA SENTENZA CHE UCCIDE E TORTURA CORPO GIA' MORTO
'Seppur corretta, con questa sentenza si continua a uccidere un corpo torturato e morto'. Lo ha detto Marco Pannella, ai microfoni del Tg1, commentando la sentenza del Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso di Piergiorgio Welby.
'Questa sera invito a partecipare alle veglie 'Per e con Piergiorgio Welby' per festeggiare la vita e lo spirito, contro il materialismo assassino'.
WELBY: IN 10 TAPPE LA LOTTA DI PIERGIORGIO
(Fonte Ansa) L'inammissibilita' del ricorso di Pier Giorgio Welby, decisa dal tribunale civile di Roma, chiude questa prima fase della vicenda giudiziaria che potra' eventualmente continuare se Welby vorra' impugnare la decisione con un ulteriore ricorso. Queste le 10 tappe piu' significative della lotta di Welby a partire dal video appello televisivo al presidente della Repubblica.
- 22 SETTEMBRE: all'interno di 'Primo Piano', l'approfondimento quotidiano del Tg3, Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, da quaranta anni ammalato di distrofia muscolare progressiva, rivolge un video appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in favore dell'eutanasia. 'Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarieta' - risponde il Capo dello Stato -. Esso puo' rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi di particolare complessita' sul piano etico che richiedono un confronto sensibile e approfondito'.
- 23 OTTOBRE: Welby dice di voler rinunciare alla ventilazione polmonare assistita e chiede se sia possibile che gli venga somministrata una sedazione terminale che gli permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire.
- 14 NOVEMBRE: in una lettera inviata ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanita' e Giustizia di Senato e Camera, e per conoscenza, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Welby scrive che nessuno vuole prendersi la responsabilita' di staccare il respiratore, e aggiunge che quindi 'l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile', da mettere in pratica insieme con Marco Pannella e altri esponenti radicali in un giorno da decidere.
- 22 NOVEMBRE: alla mezzanotte comincia lo sciopero della fame, aperto anche ai cittadini, proclamato ad oltranza dall'Associazione Luca Coscioni, insieme con i Radicali Italiani. Il 4 dicembre aderisce anche Emma Bonino.
- 27 NOVEMBRE: Welby rivolge ad uno dei due medici che lo segue la richiesta scritta di staccare la spina e la sedazione terminale per non soffrire a causa della mancanza di aiuto nella respirazione.
- 28 NOVEMBRE: il medico che ha ricevuto la richiesta di Welby di staccare la spina del respiratore risponde di non poter esser lui a decidere e di rimettersi quindi alla decisione delle autorita' competenti. Aggiunge che 'il paziente sta pero' soffrendo in una maniera incommensurabile'.
- 30 NOVEMBRE: il presidente della Camera Fausto Bertinotti parla di 'un vuoto che deve essere colmato' a livello legislativo. Il ministro per le Politiche della famiglia, Rosy Bindi, afferma di essere contraria a titolo personale all'eutanasia e che 'la legislazione vigente non permette di invocare la sospensione delle cure'.
- 1 DICEMBRE: i legali di Welby depositano presso il Tribunale civile di Roma un ricorso d'urgenza volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.
- 6 DICEMBRE: il Ministro della Salute Livia Turco, pur sottolineando di essere personalmente contraria a staccare la spina e che una decisione spetta comunque al Parlamento, chiede un parere al Consiglio Superiore di Sanita' 'per verificare se nel caso del signor Piero Welby i trattamenti sanitari ai quali e' attualmente sottoposto siano inquadrabili nell'ambito di forme di accanimento terapeutico'.
- 11 DICEMBRE: in un parere preliminare l'ufficio affari civili della procura di Roma afferma che il ricorso di Welby e' ammissibile 'e va accolto' ma allo stesso tempo non si puo' 'ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perche' trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico'.
VEGLIA PER E CON WELBY IN 50 CITTA'
Questa sera a partire dalle ore 21 veglie "Per e con Piergiorgio Welby" si terranno in contemporanea in oltre 50 citta' italiane. Lo fanno sapere i radicali in un comunicato.
I raduni si terranno nei principali capoluoghi, come anche a Londra e Bruxelles. A Roma l'appuntamento e' dalle ore 20.30 con la Loffredo Jazz Band in piazza del Campidoglio.
Parteciperanno MariaAntonietta Coscioni, Rita Bernardini, Marco Pannella, Marco Cappato,con i parlamentari membri dell'Associazione Coscioni e di diversi gruppipolitici. Hanno finora assicurato la loro presenza tra gli altri Carla Welby (sorella di Piergiorgio), Giorgio Albertazzi, Lucia Annunziata, Giampiero Mughini, Dario Fo, Marco Bellocchio, Maurizio Costanzo,Stefano Disegni. Il ministro Emma Bonino sara' invece alla veglia di Milano in piazza del Duomo.
COMMENTI.
'Per ora non facciamo commenti. In casa sono al corrente della situazione, ma devono ancora leggere le motivazioni del giudice'.
Francesco Lioce, cugino di Piergiorgio Welby, dopo essere andato a trovare il cugino, ha riferito ai cronisti in attesa sotto casa le prime reazioni di Piergiorgio alla decisione del tribunale civile di Roma che ha giudicato inammissibile il suo ricorso.
'Mina, la moglie, -ha detto il cugino - 24 ore su 24 e' accanto a lui, e' piu' di un ombra per Piergiorgio,e lo continua a sostenere'.
'Mi piacerebbe - ha ribadito ancora una volta Francesco Lioce - che si parlasse di Piergiorgio anche in altri termini, fare uscire l'uomo, far conoscere la sua intelligenza, la sua cultura poiche' era anche fotografo, pittore e scrittore'.
'E' impossibile, per prima cosa, non essere in questo momento davvero 'Con e Per Piergiorgio Welby'.
E' quanto si legge nel messaggio che il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inviato ai partecipanti alla veglia di questa sera per Piergiorgio Welby.
'Care amiche e cari amici -scrive Veltroni- vi prego di considerarmi insieme a voi, questa sera, sulla Piazza del Campidoglio.
E' vero, il nostro tempo e' attraversato da tanti e tali cambiamenti che le domande sono piu' facili da trovare delle risposte. Ed e' vero che ci sono temi particolari e grandi di fronte ai quali e' impossibile avere certezze, e tra questi c'e' sicuramente tutto cio' che intreccia morale e scienza, tutto cio' che ha a che fare con la vita umana, con il suo inizio e la sua fine. Ma e' altrettanto vero che e' impossibile, per prima cosa, non essere in questo momento davvero 'Con e Per Piergiorgio Welby''.
'E' impossibile -prosegue il sindaco di Roma- non condividere il suo dramma, la sua sofferenza, e la profondita' con cui chiede alle nostre coscienze e alla legge, alla politica, alle istituzioni, di misurarsi con la sua volonta', di affrontare il cuore della sua richiesta. La volonta', libera e consapevole, di lasciare una vita che non considera piu' vita, di concludere un cammino che ormai gli e' insostenibile. La richiesta di trovare una risposta saggia e civile di fronte all'esigenza di stabilire un confine tra dovere di cura e accanimento terapeutico. Un confine sottile, spesso incerto, ma che le scoperte mediche e scientifiche sempre piu' imporranno di individuare'.
'Sono questioni enormi, di grande rilevanza etica e certamente difficili da affrontare -scrive Veltroni- Ma e' fondamentale cominciare a farlo. Ed e' questo un motivo in piu' per essere vicini a Piergiorgio Welby e per esprimergli la nostra gratitudine, insieme alla nostra condivisione, alla nostra solidarieta'.
'Le atroci sofferenze di Welby meritano innanzitutto rispetto e poi, come ha sostenuto qualche tempo fa il presidente della Repubblica Napolitano, e' ora che la politica, attraverso il Parlamento, si esprima con chiarezza'. Lo afferma, in una nota, il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio, commentando la decisione del tribunale civile di Roma di respingere il ricorso presentato da Piergiorgio Welby, che aveva chiesto l'interruzione delle terapie mediche alle quali e' sottoposto.
'Credo che il Tribunale di Roma abbia giudicato secondo la legge e secondo la coscienza: nessuno puo' ordinare a qualcuno di uccidere'. Lo dice il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, a proposito della decisione del giudice Angela Salvio di dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby.
'In questi giorni in molte chiese si preghera' per Welby - aggiunge il senatore - e umanamente condivido le veglie di questa sera. Ma se sono un modo per strumentalizzare la vicenda e parlare di diritto all'eutanasia, non ci sto'.
Commentando le parole di alcuni esponenti dei radicali, che si sono detti pronti ad aiutare Welby a morire, Buttiglione dice: 'Se lo faranno veramente, saranno i giudici a giudicare.
Se toccasse a me, non avrei problemi a condannarli immediatamente'.
La Federazione nazionale degli ordini medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) ha detto "no all'eutanasia". "Non vogliamo esprimerci sul caso Welby, in particolare. Su tutti i casi simili diciamo no all'eutanasia ma siamo interessati alla 'dolce morte'". Lo ha sottolineato Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo, presentando a Roma il nuovo codice deontologico. "Anche il fatto che i giudici abbiano ritenuto inammissibile il ricorso presentato da Welby significa che c'e' una grande complessita' nella materia" ha aggiunto Bianco che invece si dice favorevole a "offrire al paziente terminale le terapie per il controllo del dolore aiutandolo nelle relazioni affettive e familiari e supportando questi ultimi fino ad accompagnare il paziente alla morte".
La Fnomceo aspetta comunque il parere del Consiglio suoperiore di sanita' previsto per gennaio sul caso Welby.
'Solo una legge sul testamento biologico colmera' il vuoto legislativo italiano, e potra' risolvere i casi controversi come quello di Piergiorgio Welby'. Cosi' Cinzia Caporale, presidente del Comitato intergovernativo di bioetica dell'Unesco, commenta il caso del copresidente dell'Associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare progressiva, dopo la sentenza del tribunale civile di Roma che ne ha respinto il ricorso per ottenere l'interruzione del trattamento che lo tiene in vita.
'Solo una norma come quella sul testamento biologico infatti - spiega all'ADNKRONOS SALUTE l'esperta di bioetica, confermata anche nel nuovo Comitato nazionale nominato dal presidente del Consiglio Romano Prodi - consente al medico curante di un malato terminale di non incorrere nel reato di omissione di soccorso, di fronte al caso di un paziente in fin di vita'. Caporale spiega infatti che un camice bianco 'in queste situazioni delicate e controverse compiera' soltanto quegli atti che lo possono garantire dal punto di vista delle responsabilita' professionali'.
'La commissione Giustizia fara' il suo lavoro al meglio, raccogliendo informazioni e decidendo quali siano gli strumenti piu' veloci per intervenire in materia. Ma i tempi non potranno mai essere cosi' brevi come chiedono i radicali e come chiede Welby'. Cosi' Pino Pisicchio (Idv), presidente della commissione Giustizia a Montecitorio, assicurando che 'all'inizio della prossima settimana' la commissione avviera' l'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina sollecitata dal Fausto Bertinotti.
'Non conosco le motivazioni del Tribunale di Roma, ma - dice a proposito dell'iniziativa politica e legislativa in materia che il giudice Angela Salvio ha sollecitato rigettando il ricorso di Piergiorgio Welby - non credo che esista un vero e proprio vuoto legislativo. Alcuni importanti strumenti esistono gia', sono nella Costituzione'.
'Le veglie di questa sera? Non partecipero', anche perche' - conclude Pisicchio - credo che il mio ruolo istituzionale di presidente della commissione mi imponga di non prender parte a questo tipo di iniziative'.
'Un atto dovuto, perfino per il giudice Salvio, perche' nel nostro ordinamento la vita e' un bene indisponibile e intangibile e perche' non esiste in alcun luogo normativo un diritto alla morte, che e' giuridicamente insussistente. Contrariamente a quanto dice il giudice Salvio infarcendo la sua sentenza (come gia' fece nel 2004 in materia di fecondazione artificiale) di esortazioni al legislatore e di opinioni personali del tutto non pertinenti e gratuite, dettate unicamente dai suoi orientamenti culturali e ideologici'. Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile per le politiche della famiglia di Alleanza Nazionale, a proposito del rigetto del ricorso presentato da Piergiorgio Welby da parte del giudice Angela Salvio.
'La Costituzione italiana - aggiunge - afferma esclusivamente il diritto alla vita e non interviene sulla disponibilita' o meno di tale diritto. Quelli a cui e' sottoposto Welby non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di supporto alla vita. Quindi, contrariamente a quanto sostiene il militante giudice Salvio, non c'e' nessun accanimento terapeutico'.
La decisione del Tribunale civile di Roma sul caso Welby non piace per niente al cardinale Ersilio Tonini che la definisce 'pericolosa' e 'di una genericita' assoluta'. Il porporato, interpellato dall'ADNKRONOS, riflette sulle motivazioni nelle quali il giudice Angela Salvio invita il legislatore a 'colmare il vuoto normativo in materia', sostenendo che 'solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare l'accresciuta sensibilita' sociale e culturale verso le problematiche relative alla cura dei malati terminali di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alle richieste disattese, puo' colmare il vuoto di disciplina anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni'.
Secondo il cardinale, 'cosi' formulata, questa decisione puo' sembrare una condanna dell'assenza di legge sulla eutanasia'.'Un invito puo' anche stare bene, ma c'e' da fare attenzione - avverte Tonini - perche' se domani si volesse giustificare l'eutanasia per ogni male che diventa pesante o insopportabile, l'eutanasia diventerebbe la strada piu' facile'.
Il cardinale non nasconde la sua preoccupazione per la decisione di oggi: 'se si dovesse dire che non e' piu' vero che la vita e' intangibile, sarebbe una crisi di civilta'. L'Olanda insegna. Mi sembra che molti abbiano dimenticato il Trattato di Roma del 1954 in cui tutti gli stati europei si erano impegnati a non legittimare l'eutanasia'.
Il cardinale pone l'attenzione su un punto particolare della sentenza dove il giudice parla di 'accresciuta sensibilita' culturale e sociale' rispetto alle 'problematiche relative alla cura dei malati terminali' e avverte: 'se da una parte la decisione e' rispettosa dell'aspetto formale della legge, dall'altra e' pericolosa perche', ammettiamo che domani dovesse cambiare la sensibilita' rispetto ai bambini nati deformi, che facciamo, una legge per eliminarli? Si rischia la barbarie', conclude preoccupato il cardinale.
"Su una materia cosi' drammatica come si fa a non fare un passo indietro rispetto alle singole convinzioni ideologiche, come fa la politica disumana e cinica, e a non guardare al dolore della gente? Io guardo alle sofferenze di Welby. Facciamo un passo indietro ed esaudiamo quelle richieste". Cosi' Franco Giordano, segretario del Prc, a margine del comitato politico del partito, commenta la notizia che il tribunale di Roma ha respinto il ricorso di Piergiorgio Welby.
'Piergiorgio Welby non puo' diventare ostaggio della debolezza della politica. Non poteva essere un tribunale a sostituirsi alla politica, serve una legge che definisca l'accanimento terapeutico e che lo vieti'. Lo afferma Chiara Moroni, deputata di Forza Italia e componente della commissione Affari Sociali della Camera, a proposito della decisione del Tribunale di Roma.
'Ci sono le condizioni - conclude Moroni - per affrontare in tempi rapidi una discussione sul testamento biologico che tuteli la libera scelta dell'individuo. La politica decida, assumendosi le sue responsabilita''.
'Condivido l'impostazione giuridica del tribunale di Roma sulla vicenda Welby'. Lo afferma il senatore diessino Felice Casson, ex magistrato e relatore in commissione Giustizia sul testamento biologico.
La lettura di Casson tiene conto dei vari aspetti del tema. A suo avviso, 'e' vero che esiste gia' nel nostro ordinamento un diritto dell'individuo all'auodeterminazione; questo diritto si basa sugli articoli 32 e 13 della nostra Costituzione oltre che sul contenuto di diverse convenzioni internazionali tra cui quella di Nizza e di Oviedo'. 'E' un principio fondamentale - avverte - riconosciuto anche dalla dichiarazione dei Diritti dell'uomo'. 'E' anche vero - rileva pero' Casson - che nel nostro ordinamento non sono previsti mezzi specifici a tutela di questo diritto, ed e' soprattutto per questo che sono pendenti davanti alla commissione Giustizia del Senato ben otto disegni di legge che verranno esaminati a partire da martedi' prossimo'.
'La commissione Giustizia e Sanita' del Senato - ha aggiunto Casson - hanno gia' un programma di audizioni di giuristi, medici ed esperti bioetica sul tema'.
"Cio' che colpisce di piu' del provvedimento del giudice romano sul caso Welby e' l'auspicio, non necessario ai fini della decisione, di una iniziativa politica e legislativa che colmi un presunto vuoto normativo.
Se vuoto c'e', in tragedie come queste (non mi riferisco specificamente a quella di Welby, della quale non conosco tutti i dettagli), esso e' vuoto di concreta assistenza da parte delle istituzioni, per i costi notevoli che spesso le stesse non vogliono sostenere, e di ancora piu' concreta vicinanza umana. Continuare a sottolineare la prima lacuna, tutta da dimostrare, rischia di non far lavorare per colmare le altre".
Lo afferma Alfredo Mantovano dell'esecutivo di An.
'La parola al Parlamento: decida se dare una risposta alle richieste di Welby o lavarsene le mani'.
E' il commento di Silvana Mura, deputata dell'Italia dei Valori, che sottolinea come ora serva una iniziativa legislativa che colmi il vuoto normativo.
'Le proposte di legge sono state gia' presentate, quindi spetta ora alla politica e al Parlamento decidere se dare una risposta in tempi rapidi alle richieste di Welby o se lavarsene le mani scegliendo di non decidere', ha aggiunto l'esponente di Italia dei Valori da cui arriva l'invito, subito dopo le feste natalizie alla ripresa dei lavori parlamentari, ad aprire un dibattito sull'eutanasia ed iniziare l'iter legislativo.
"Sconcerto". Questa la prima reazione di Demetrio Neri, ordinario di bioetica all'universita' di Messina e membro del nuovo Comitato di bioetica, di fronte alla sentenza del tribunale civile di Roma che ha ritenuto inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. Neri, pur premettendo di dover leggere piu' approfonditamente le 15 pagine del provvedimento, giudica "inaccettabili le motivazioni", in particolare nel passaggio in cui il giudice Salvio ammette "il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale", ma precisa che si tratta "di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento".
Il diritto "esiste ed e' tutelato dalla Costituzione", spiega Neri, che cita in seconda battuta anche il codice deontologico dei medici e la convenzione di Oviedo, gia' ratificata dal Parlamento italiano. "Che poi il Parlamento possa intervenire con una legge sul testamento biologico e' un altro discorso- conclude Neri- ma Welby non e' inconsapevole, e' perfettamente lucido e conduce la sua battaglia".
'Non commento la decisione assunta dal Tribunale di Roma e vorrei osservare un cristiano silenzio su questa vicenda: Welby va rispettato come persona e va rispettato il suo dolore e la sua drammatica situazione. Pero', ritengo che la vita vada sempre salvaguardata, tutelata e difesa'. Lo afferma il segretario della Democrazia Cristiana, il senatore Gianfranco Rotondi.
'Nessuno puo' decidere di porre fine a una vita data da Dio per chi crede in Dio, e dalla natura per i non credenti. Rimane alto e di esempio l'insegnamento lasciatoci da Papa Giovanni Paolo II con il suo calvario e il suo dolore vissuto fino alla fine. Piuttosto - conclude Rotondi - la politica pensi ad organizzare al meglio l'assistenza sanitaria e a non farla pesare solo sulle famiglie'.
"Non mi stupisce la sentenza del tribunale di Roma". Bruno Dallapiccola, presidente della Societa' italiana di genetica e membro del nuovo Comitato nazionale di bioetica, accoglie con favore la decisione del giudice Salvio di dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. Decisione che trova quasi scontata. "Non si puo' chiedere che un medico- spiega il genetista- rinunci ad assistere un paziente. In una societa' che volesse questo bisognerebbe definire la figura di un 'nuovo boia'".
La sentenza di oggi del Tribunale civile di Roma 'e' ineccepibile e conferma il grave ritardo del nostro Paese rispetto ai temi della fine della vita e dei trattamenti sanitari connessi'. Lo afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato.
'Resta il fatto molto grave - continua Marino - che nessuno sia in grado di dare una risposta alle pressanti richieste di Piergiorgio Welby. I medici, la politica, ora anche la giustizia hanno speso moltissime parole ma senza fornire alcuna soluzione o indicazione concreta. La frustrazione che provo personalmente rispetto a questa situazione non fa che rafforzare la mia volonta' e il mio desiderio di arrivare a soluzioni politiche e legislative che ci facciano uscire dal vuoto attuale. Il mio impegno e' stato chiaro fin dall'inizio della legislatura con il lavoro sul testamento biologico nella Commissione sanita''.
'Il ritardo - puntualizza Marino- non riguarda solo l'accanimento terapeutico e l'interruzione delle terapie: siamo in ritardo sulle direttive anticipate di vita, sull'assistenza ai malati terminali, sull'utilizzo di farmaci per accompagnare i pazienti nelle ultime fasi della vita. Sono tutte tematiche che vanno affrontate e risolte al piu' presto dalla politica, ancora una volta arretrata rispetto alle coscienze dei cittadini'.
In Italia "non vi e' un vuoto legislativo in materia di eutanasia, piuttosto esiste la necessita' di porre rimedio, con una migliore normativa, alle lacune che esistono per quanto riguarda l'assistenza di questi pazienti e delle loro famiglie". E' quanto dichiarano le forziste Laura Bianconi, Isabella Bertolini e Patrizia Paoletti Tangheroni, augurandosi che Piergiorgio Welby ora faccia ricorso contro la decisione del tribunale di Roma: "In una societa' che si professa 'civile'- sostengono, in una nota, le tre parlamentari di Fi- non e' ammissibile preoccuparsi di porre fine alla vita delle persone piuttosto che aiutarle a superare le loro difficolta'".
Le azzurre si rivolgono direttamente a Welby: "Ci permetta di aiutarla a continuare a vivere", dicono. E aggiungono: "In una societa' abituata ad arrendersi davanti alle difficolta' e troppo spesso poco sensibile di fronte ai problemi altrui, lei e' un grande esempio di coraggio per tutti noi".
"Il ragionamento del giudice Salvio non e' convincente, perche' fa prevalere le norme del codice civile e del codice penale sulla Costituzione". Amedeo Santosuosso, magistrato milanese tra i fondatori della Consulta di bioetica, esprime perplessita' sulle motivazione che hanno portato il tribunale civile di Roma a dichiarare inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby. "Nel provvedimento- spiega Santosuosso- c'e' una ricostruzione condivisibile del diritto costituzionale, poi pero' si dice che le norme della Costituzione trovano un limite nel codice civile e penale, rovesciando in questo modo i termini della questione, perche' sono i codici che devono essere interpretati alla luce della Costituzione e non viceversa".
Un secondo appunto mosso dal magistrato milanese alla collega romana, riguarda "il vuoto legislativo" denunciato da Salvio.
"Non si puo' pretendere- dice Santosuosso- una norma di dettaglio che dica ai medici cosa fare in ogni situazione: e' compito del giudice indicare come si applicano le norme della Costituzione nei casi concreti". Non si puo' dire, dunque, che il diritto di Welby a chiedere l'interruzione della terapia e la sedazione terminale non sia tutelato. "Il diritto- conclude Santosuosso- e' tutelato e come dall'ordinamento".
"La sentenza sul caso di Piero Welby, che conferma l'esistenza di un vuoto legislativo - e' il commento del segretario dello Sdi, Enrico Boselli - rafforza l'adesione alla veglia di questa sera in difesa del rispetto della dignita' umana e della liberta' di ogni individuo a sottrarsi a un'atroce e disperata sofferenza. A maggior ragione resto convinto anche che la richiesta di porre fine all'accanimento terapeutico come ha richiesto Piero Welby, senza che cio' diventi un ulteriore supplizio, se fosse accolta e messa in pratica da un medico, non necessariamente potrebbe essere sanzionata dalla magistratura. Rimane il fatto che la via maestra e' quella di un immediato intervento legislativo.
Speriamo - conclude il leader socialista - che in questo circostanza il sacrificio e il coraggio di Piero Welby spinga il Parlamento a legiferare con tempestivita'".
'Ora sono soltanto dedita ad aiutare mio marito. In questo momento mio marito sta male'. Sono le parole della moglie di Piergiorgio Welby, la signora Mina, che si trova accanto al marito nella loro abitazione romana.
In merito alla decisione del giudice, la signora Mina ha detto di aver 'sentito le notizie al telegiornale. Io non avrei nemmeno titolo di dire nulla - ha aggiunto - perche' non me ne intendo di cose giudiziarie e di leggi'.
'Il lavoro che stiamo conducendo al Senato - continua Marino - va proprio nella direzione di colmare uno di questi vuoti, quello sul rispetto delle volonta' di un cittadino se un giorno si trovasse nella condizione di non poter piu' decidere per se stesso'.
'Su questa tematica ho ricevuto proprio ieri anche i consigli e la sollecitazione del capo dello Stato Giorgio Napolitano affinche' si proceda in tempi rapidi nell'approvazione della legge. Il caso di Welby e' tuttavia diverso e la legge attualmente in discussione al Senato, non lo aiuterebbe. Tratta infatti di un paziente in grado di intendere e di volere e che puo' esprimere coscientemente le proprie volonta' rispetto all'interruzione delle terapie, come puo' avvenire per una persona che si sottopone alla chemioterapia per un tumore e a un certo punto decide di interromperla perche' non la considera piu' sopportabile per se stessa. E' evidente che anche su questo versante, come ha sottolineato il Tribunale - conclude il senatore - siamo carenti e quindi impossibilitati a esprimere un giudizio. La politica deve farsi carico di questo e provvedere al piu' presto'.
'Non c'e' ancora un pronunciamento legislativo adeguato all'azione richiesta da Welby. Lo prevedevo e la decisione del Tribunale ivile di Roma non mi sorprende'.
Questo il commento di Franco Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di sanita', l'organismo che mercoledi' 20 dovra' dare il parere al ministro della salute Livia Turco sulla vicenda di Piergiorgio Welby.
'Mi aveva maggiormente sorpreso il possibilismo che sembrava emergere dalla Procura - ha aggiunto Cuccurullo - e con me aveva sorpreso anche altri componenti del comitato di presidenza'.
'Comunque una volta formalizzato il parere del Css, qualunque esso sia - ha concluso - le decisioni a valle non potranno non tener conto di questo pronunciamento del tribunale'.
"Provo un dolore profondo per la drammatica situazione che il povero Welby sta vivendo, ma nonostante tutto questo non riesco a pensare che l`uomo possa togliere una vita che non è nella sua disponibilità". E' la posizione del leghista Roberto Calderoli, il quale fa sapere che non parteciperà alla veglia che "usualmente è destinata ai morti perché Welby in questo momento è vivo e cercherò di stargli vicino con la preghiera, chiedendo a Dio di volerlo richiamare a sé ripagandolo finalmente per tutte quelle sofferenze che ha trovato".
A Bari per il meeting del volontariato il ministro per la Famiglia Rosy Bindi e' tornata sulla vicenda Welby ribadendo il suo no deciso all'eutanasia e all'accanimento terapeutico ammettendo che in ogni caso un eventuale provvedimento legislativo in matera non potra' che avere tempi lunghi. "Per quanto mi riguarda un intervento legislativo non potra' che confermare la scelta del nostro ordinamento che non prevede l'eutanasia - ha affermato il ministro - si trattera' di intervenire per quanto riguarda il testamento biologico e dare maggiori strumenti ed elementi per definire cosa sia accanimento terapeutico, perche' come siamo e come io sono contraria all'eutanasia sono anche contraria all'accanimento terapeutico".
"Il fatto che in questo momento il Tribunale abbia deciso di respingere il ricorso di Welby, salvo leggere la sentenza - ha aggiunto Rosy Bindi - e' evidente che in questo si e' ravvisato che ci si trovava di fronte ad un evenutale caso di eutanasia che nel nostro ordinamento non e' previsto. Fermo restando , quindi, la comprensione per un dolore cosi' forte,di una vicenda cosi' drammatica- ha detto ancora il ministro - credo che non si possa chiedere ne' al legislatore, ne' al medico , ne' al magistrato di interrompere la vita ma a tutti si debba chiedere interventi perche' la vita sia sostenuta, perche' il dolore sia lenito e perche' qualsiasi momento della nostra esistenza sia degno di essere vissuto. Non mi convincero' mai - ha concluso - che questo significhi sopprimere la vita".
Piero Fassino si esprime sul caso di Piergiorgio Welby sostenendo che occorre "affrontare i problemi con saggezza, equilibrio e umiltà, senza piantare bandiere ideologiche". Il segretario Ds, che ha parlato a margine della convention del partito democratico, ha spiegato che "temi delicati come quello dell'accanimento terapeutico che ci vengono proposti dalla tragedia di Piergiorgio Welby, sono temi che vanno affrontati con equilibrio e saggezza. Si tratta - ha detto - di un problema drammatico e occorre vedere se possiamo arrivare a delle norme equilibrate che consentano di evitare che l'accanimento terapeutico sia fonte di sofferenza, anziché di cura, per chi ha delle malattie nello stadio terminale".
'Credo che non ci potesse essere un'alternativa a questa decisione. Questo e' un Paese che, per fortuna non consegna all'uomo le chiavi della vita'. Cosi' il senatore di An Francesco Storace commenta gli ultimi sviluppi sul caso Welby, parlando con i giornalisti a margine del convegno organizzato dal suo movimento politico D-Destra in occasione del 60° anniversario della nascita dell'Msi.
"Nel commentare la sentenza il mio pensiero va prima di tutto a Piergiorgio Welby, alla sua sofferenza, alla dignita' e all'impegno con cui sta vivendo questa delicata fase della sua vita.L'ordinanza emessa oggi dal giudice Angela Salvio sul caso Welby e' importante laddove sottolinea il valore dei diritti della persona, la liberta' di scelta e il rapporto tra medico e paziente.Dimostra altresi' quanto siano essenziali il confronto e il dialogo nel mondo della politica ma anche in quello scientifico e professionale sui diritti e i doveri nel campo del diritto alla salute e alla dignita' della vita in tutte le sue fasi". E' il commento del ministro della salute Livia Turco in riferimento all'ordinanza del giudice civile di Roma sul caso Welby. "Mi sembra inoltre che confermi quanto da me sostenuto nei giorni scorsi sulla necessita' di varare con urgenza norme in grado di chiarire 'la delimitazione giuridica di cio' - uso le parole del giudice - che va considerato accanimento terapeutico'. E' proprio in considerazione di tale aleatorieta' che ho ritenuto di chiedere un parere al Consiglio superiore di sanita' sulla sussistenza o meno di accanimento terapeutico nel caso di Piergiorgio Welby.
L'ordinanza del giudice Salvio - dice la Turco - riafferma il diritto di ogni cittadino a rifiutare cure o trattamenti sanitari in qualsiasi momento della sua vita ma sottolinea come sia labile il confine decisionale e di responsabilita' nel quale verrebbe a trovarsi il medico e l'operatore sanitario che acconsentisse a interrompere una prestazione sanitaria la cui sospensione possa provocare la morte del paziente.Condivido tale valutazione e dichiaro fin d'ora la mia disponibilita' politica ad affrontare nella sede opportuna la definizione di norme che colmino tale vuoto legislativo a tutela del cittadino e degli operatori sanitari. Nello stesso tempo l'ordinanza ci richiama all'urgenza che l'Italia recepisca compiutamente la Convenzione di Oviedo per la quale nella scorsa legislatura fu fatta decadere la delega attuativa. Sara' mio preciso impegno portare la questione all'attenzione del Parlamento".
'E' necessario che il Parlamento, in maniera trasversale, dia una risposta positiva alla mobilitazione che oggi culminera' con veglie in molte citta' italiane e soprattutto alla sollecitazione del tribunale civile che ha evidenziato la necessita' di un'iniziativa politica e legislativa per colmare il vuoto normativo rispetto alla richiesta avanzata da Welby sull'interruzione del trattamento terapeutico'. Lo afferma il deputato Verde Paolo Cento.
'E' possibile verificare - prosegue Cento - se il Parlamento puo' riunirsi in seduta straordinaria subito dopo l'approvazione della legge finanziaria, come accadde l'anno scorso sull'indulto. Lunedi' mattina sollecitero' i miei colleghi deputati e senatori a verificare se esistono le condizioni politiche per un'autoconvocazione del Parlamento con l'obiettivo di affrontare e risolvere questa drammatica vicenda e deliberare la possibilita' di una sospensione volontaria del trattamento terapeutico a cui un malato terminale viene sottoposto nonostante la sua volonta''.
"Un cattolico difende la vita e accetta la morte. Per questo puo' aiutare a vivere senza sofferenza ma non potra' mai aiutare a morire. E un limite invalicabile che ci trovera' sempre fermamente contrari all'eutanasia, sia palese, sia mascherata. Giusta la decisione del tribunale di Roma. Anche noi pregheremo per Welby".
Cosi' Lorenzo Cesa, segretario Udc in una nota.
"Sono d'accordo con Piero Fassino al cento per cento. E' ora di piantarla con questo chiasso ideologico sul caso Welby. L'Italia e' un paese strano: politicizza tutto anche la sofferenza e il tema della morte. La politica e' importante e quando tu non ti occupi di politica e' lei ad occuprasi di te, ma c'e' un limite alla politica politicante che strumentalizza anche il dolore umano. Invece di dividersi fra pro e contro, bisognerebbe interrogarsi se in Italia si e' investito abbastanza nelle cure palliative, nell'assistenza domiciliare ai malati terminali, nel sostegno del volontariato che opera negli ospedali, nell'edilizia sanitaria che sia in grado di coniugare bisogni dei pazienti e dei loro familiari. Su questo occorre lavorare anziche' strillare e buttarla sempre in politica. Per questo oggi sono d'accordo con Piero Fassino al cento per cento". Lo afferma Francesco Giro di Forza Italia.
'Non e' certo un consiglio, ma solo un'ipotesi tecnica: puo' accadere che alcuni medici volontari stacchino la spina e la Procura della Repubblica di Roma, sulla linea gia' adottata, ritenga di non dover promuovere l'azione penale'. E' quanto pensa l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Consentire una sorta di obiezione di coscienza attiva per interrompere la respirazione assistita a Welby senza attendere che i lunghi tempi della politica colmino il vuoto legislativo; oppure avviare una approfondita riflessione da parte del Comitato di bioetica che, non sull'onda dell'emotivita', fissi linee guida sull'accanimento terapeutico: e' a queste opposte conclusioni che giungono i costituzionalisti Michele Ainis e Cesare Mirabelli dopo aver letto le motivazioni del giudice di Roma Angela Salvio che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Welby.
Laico, piu' volte a fianco dei radicali in numerose battaglie legali, Ainis e' docente di Diritto pubblico all' Universita' di Teramo, mentre Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, ricopre attualmente l'incarico di consigliere generale del Vaticano. Due impronte culturali diverse, dunque, che portano a una diversa lettura della decisione su Welby.
Ainis concorda: su temi delicati come il consenso informato e l'accanimento terapeutico c'e' un vuoto normativo: 'Non c'e' stata una supplenza di potere anche a causa dell'effetto paralizzante dei veti operati dalla Chiesa. E' invece prevalsa la logica dello scaricabarile: la politica ha rimbalzato sui giudici che a loro volta hanno lasciato i medici con il cerino in mano. Senza poi contare le innumerevoli contraddizioni: chi tenta il suicidio non e' punito, mentre chi aiuta un malato terminale a staccare la spina puo' essere accusato del reato di omicidio del consenziente'. Il professore dell'Universita' di Teramo dice di concordare con il Guardasigilli Mastella quando afferma che sui temi della vita e della morte non puo' decidere un tribunale ma la politica. 'Tuttavia - aggiunge - la situazione tragica in cui si trovano Welby e altri malati che hanno scritto al Capo dello Stato non puo' aspettare i tempi della politica'. Che fare, allora? Ainis suggerisce la strada dell' 'obiezione di coscienza: staccare la spina sarebbe giustificabile di fronte a un tale vuoto'.
Per Mirabelli l'obiezione di coscienza in questo contesto e' impossibile: 'obiettare significa sottrarsi a un comportamento doveroso, ma in questo caso un obbligo nell'ordinamento non esiste'. Anzi, c'e' un vuoto che, secondo l'ex presidente della Consulta, va colmato 'con ponderazione e non sull'onda dell'emotivita': 'A volte il diritto non puo' tutto e la stessa politica non puo' tutto'. Innanzitutto - osserva - 'serve onesta' intellettuale per non confondere l'eutanasia con l'accanimento terapeutico'. Quest'ultimo - afferma Mirabelli - coinvolge 'aspetti tecnici e deontologici talmente forti che una definizione netta sul piano legislativo e' impossibile'.
Meglio e' invece 'l'elaborazione di linee guida da parte del Comitato di bioetica: ci sono condizioni e contesti che - conclude - possono far mutare il senso di accanimento terapeutico'.
"E' indubbio che va rispettata la volonta' della persona. E' giusto fare al piu' presto una legge attuativa su questo tema cosi' come previsto dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Europa". Lo afferma Marco Rizzo del Pdci.
'Io sono contro l'eutanasia, ma questo doloroso caso Welby ci impone di migliorare gli strumenti giuridici per queste situazioni'. Cosi' si e' espresso il presidente del Senato Franco Marini nel corso di un'intervista trasmessa questa sera dal Tg1.
'Al Senato - ha quindi ricordato Marini - c'e' un disegno di legge sul testamento biologico, io credo che dovremmo discuterlo presto e portarlo in aula'. 'Sono da bandire - ha poi esortato il presidente del Senato - gli scontri ideologici su queste materie, c'e' bisogno di decidere, ma nel rispetto delle posizioni diverse dalle nostre'.
'Come era previdibile il Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso presentato sul caso Welby e questo non ci meraviglia alla luce delle leggi vigenti e di quanto e' previsto nel codice deontologico dei medici. Sorprendono invece le dichiarazioni di Marco Pannella che non si smentisce mai: come al solito infatti i Radicali cercano vie traverse e mistificano la realta' parlando di Welby addirittura come di un uomo gia' morto.
Ma ad essi per fortuna replicano migliaia di pazienti che si trovano negli ospedali in condizioni assai peggiori, come le oltre 3 mila persone in coma vegetativo persistente e molte come Crisafulli e Marongiu che vivono con l'ausilio delle macchine'. Lo ha dichiarato il deputato di Forza Italia, Domenico Di Virgilio, capogruppo azzurro in commissione Affari sociali della Camera e responsabile dipartimento Sanita' del partito.
'Perche', ed insisto su questo, non usare i mezzi a disposizione per lenire il dolore e togliere la sofferenza anche se l'uso di questi farmaci, come disse Pio XII nel 1957 in risposta agli anestesisti che gli chiedevano se era lecito usarli, potrebbe avere l'effetto secondario dell'abbreviazione della vita? Allora sedate opportunamente il signor Welby-conclude Di Virgilio- non fatelo soffrire e non toglietegli il respiratore'.
La capogruppo dei Verdi in Commissione Giustizia della Camera, Paola Balducci, ha annunciato la sua partecipazione alla veglia indetta in Campidoglio a Roma per e con Piergiorgio Welby. La responsabile Giustizia dei Verdi ha altresi' definito 'pilatesca' la decisione del Tribunale che ha respinto il ricorso di Welby.
'Un provvedimento - ha detto - che ha evidentemente sconfessato il precedente parere del pm. Siamo di fronte ad una questione di tutela della dignita' della persona - ha spiegato l'esponente dei Verdi - che va oltre il reticolo di norme che si dicono inesistenti: si tratta di salvaguardare il diritto di un cittadino di difendere le proprie scelte e di non essere costretto a subire un gravissimo accanimento terapeutico'.
BOSSI: SONO MOLTO COLPITO, VORREI ANDARLO A TROVARE
'Sono molto colpito dalla vicenda di Piergiorgio Welby. So cosa vuol dire il dolore e sentire l'odore della morte. Vorrei andarlo a trovare subito, se possibile e se lui vuole: credo che si senta solo nel suo dolore'. Cosi' il leader della Lega Umberto Bossi, dalle pagine di 'Libero'.
'Un articolo commovente che ha rivelato un'umanita' rara, Bossi ci dice che ci sono valori che per la Lega non sono trattabili: le nostre radici culturali, la famiglia e la sacralita' della vita'. E' quanto sostiene il senatore della Lega Nord, Massimo Polledri, commentando l'articolo di Umberto Bossi pubblicato oggi su 'Libero' dove il leader della Lega si dichiara al fianco di Papa Ratzinger ed esprime il desiderio di andare a trovare Piergiorgio Welby.
'Mentre tutti vogliono far arrivare a far morire Welby - ha detto Polledri - credo che Bossi abbia colto quella solitudine del dolore che spesso non si puo' guarire, ma che si puo' condividere. Oggi Bossi ci ha dato una marcia in piu' e siamo tutti ammirati per questo trionfo dell'umanita''.
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