Welfare. Rapporto diritti globali edito da Ediesse
Dopo la crisi economica, nel welfare e nello Stato sociale europeo, "nulla sara' come prima".Ancor di piu' per l'Italia, che sconta un welfare pre-crisi vecchio e pieno di limiti. Sono le conclusioni a cui arriva il 'Rapporto sui diritti globali 2011, tra vecchi modelli e nuovi scenari. Il rapporto annuale sulla globalizzazione e sui diritti nel mondo', presentato oggi nella sede della Cgil, edito da Ediesse, e promosso dal sindacato con, tra gli altri, Arci, ActionAid, Antigone, Legambiente.
Secondo il rapporto, giunto alla nona edizione, infatti, con la crisi "gli Stati europei stanno semplicemente cercando di liberarsi dagli oneri derivanti dalla protezione degli strati sociali piu' deboli e dal mantenimento di una serie di servizi pubblici a suo tempo considerati essenziali per promuovere lo sviluppo economico-sociale e oggi ritenuti un fardello".
Una vera e propria "shock doctrine", quella imboccata dagli Stati dell'Ue, dopo la quale "nulla sara' come prima". Secondo il rapporto, nonostante le differenze nei sistemi di welfare tra Paese e paese, "e' crisi per tutti": un europeo su sei afferma di non aver avuto i soldi sufficienti per pagare fatture o fare la spesa almeno una volta durante il 2009, uno su cinque ha difficolta' nel pagare il mutuo e tre su dieci hanno maggiori difficolta' nel sostenere i costi dell'assistenza sanitaria. A marzo 2010, il 18% teme di non poter conservare il proprio posto di lavoro, il 73% pensa che la propria condizione di pensionato sara' difficile e il 20% che la pensione sara' del tutto insufficiente.
E tra gli europei gli italiani sono stra quelli che stanno peggio visto che, secondo il Rapporto, una crisi nuova si incardina in un welfare vecchio e pieno di limiti: nella Ue-27, per la casa si investe in media il 2,3% della spesa sociale, l'Italia investe lo 0,1%; su famiglia e maternita', la Ue-27 e' all'8%, in Italia si investe il 4,7%; sostegno alla disoccupazione: nella Ue-27 il 5,1% della spesa sociale, Italia l'1,8%. Meglio la spesa sanitaria, ma non a livello Ue-27.
E la famosa famiglia italiana 'Spa' che a tutto provvede uscira' dalla crisi a pezzi: ha redditi inferiori, non risparmia piu' e si sta indebitando, dice il Rapporto citando dati della Banca d'Italia. Una vera e propria 'scure', quella che si e' abbattuta, secondo il Rapporto, sui dieci principali ambiti di investimento sociale dal 2008 al 2011, che hanno avuto tagli complessivi pari al 78,7%, passando da 2.527 milioni di euro stanziati nel 2008 ai 538 milioni della legge di stabilita' 2011.
La 'fotografia' che emerge e' quella di un Paese spaccato, tanto che, ricorda il Rapporto, tra i paesi Ocse, l'Italia si e' guadagnata il sesto posto della diseguaglianza sociale.
I dati Istat, ricorda il Rapporto, mostrano con grande efficacia le diseguaglianze di reddito: se il salario netto medio mensile e' di 1.260 euro, una lavoratrice guadagna il 12% in meno; un lavoratore di una piccola impresa (1-19 addetti) il 18,2% in meno; un lavoratore del Mezzogiorno il 20% in meno; un lavoratore immigrato (extra-Ue) il 24,7%; un lavoratore a tempo determinato il 26,2%; un giovane lavoratore (15-34 anni) il 27% in meno e un lavoratore in collaborazione il 33,3% in meno.
Ed e' 'anno nero', secondo il Rapporto, per disabili e non autosufficienti. A cominciare dalla 'sparizione' del Fondo per la non autosufficienza nel 2011, "400 milioni gia' del tutto inadeguati il cui mancato rinnovo andra' a pesare sui bilanci sociosanitari delle Regioni nel 2011".
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