XVIII Conferenza Idec di Cancun. Interventi e conclusioni
Il direttore della Policia Nacional de Colombia, Adolfo Naranjo Trujillo, ritiene che la cooperazione tra Messico, Usa e Colombia stia bloccando l'attivita' dei cartelli, obbligandoli a trovare nuove rotte per i propri traffici. Una pressione cosi' forte che si e' spinta fino in Africa dove, in Sierra Leone, sono stati arrestati dei criminali messicani.Nell'ambito della XVIII Conferenza Internazionale sul controllo delle Droghe (IDEC) che si e' tenuta a Cancun, il funzionario colombiano ha messo in evidenza l'efficacia di questa lotta contro il narcotraffico, che ha necessita' di rompere una struttura mafiosa basata sulla lealta' criminale.
Per Trujillo i grandi capi non sono invulnerabili, e quando si colpisce il capo di un cartello, quest'ultimo si frammenta e diventa piu' debole. In Colombia sono stati arrestati piu' di mille grandi narcotrafficanti, e i cartelli di questo Paese stanno passando il peggior momento della loro storia. Grazie all'aiuto del Messico sono stati neutralizzati 20 grandi capi della droga; la lotta del governo messicano contro il narcotraffico e' un'impresa senza precedenti nel Continente Americano. La collaborazione Messico-Usa-Colombia ha consentito di assestare duri colpi ai cartelli messicani. Nell'ambito della Operacion Frontera e' stata disarticolata una rete di piloti privati e finanzieri che muovevano partite di cocaina fra i tre Paesi; un'operazione che ha consentito la confisca di 100 milioni di dollari ai fratelli Cifuentes, collegati direttamente con Joaquín El Chapo Guzmán Loera e Los Zetas.
Ci sono i sintomi che la lotta contro il narcotraffico stia dando i suoi frutti e che ci sia meno disponibilita' di droghe, tant'e' che un'indagine in 38 citta' Usa fa sapere che il prezzo della cocaina e' aumentato del 100% e la purezza della sostanza e' calata tra il 39 e il 43%.
Ma nonostante questo, i Paesi caraibici sono molto spesso utilizzati come deposito di droghe.
Il lavoro dei giornalisti messicani e' stato eccellente, denunciando i narcotrafficanti e contribuendo alla cattura di alcuni di essi.
Un appello ai giovani, intanto, perche' non si facciano sedurre dalla vita agiata dei narcotrafficanti. I giovani e' bene che considerino i narcotrafficanti come delinquenti, promotori di anti-valori. Inoltre non si devono criminalizzare quelle persone che vivono in luoghi che sono roccaforti dei narcotrafficanti.
Nel suo intervento, il segretario della Pubblica Sicurezza del Messico, Genaro Garcia Luna, ha rilevato come i cartelli abbiano distribuito le loro operazioni nel Centroamerica, particolarmente nel Triangolo del Nord: Honduras, Guatemala e El Salvador.
Autorita' guatemalteche hanno confermato che il cartello dei Los Zetas recluta, per 5 mila dollari, ex-militari di un certo rango. Il viceministro della Seguridad del Guatemala, Mario Castaneda, ha fatto sapere che le autorita' del suo Paese hanno arrestato almeno sei ex-capi militari collegati coi Los Zetas. Cartello che addestra questi ultimi proprio in territorio guatemalteco.
E' dal 2005, fanno sapere le autorita' messicane, che Los Zetas reclutano in questo modo anche soldati impegnati in operazioni contro le sommosse.
Castaneda fa anche sapere che le autorita' del suo Paese talvolta indagano su militari guatemaltechi per i loro possibili legami con furti di armi che poi finiscono nelle mani dei narcotrafficanti. “Abbiamo dimostrato almeno tre furti con queste caratteristiche”. Armi che poi sono state ritrovate negli equipaggiamenti dei narcotrafficanti, per cui si indaga negli ambienti militari, anche perche' non e' tanto facile rubare 100 o 200 fucili.
Nel 2009 il governo del Guatemala ha scoperto un arsenale composto da 563 granate e quasi 4 mila proiettili, proprieta' dei Los Zetas. Arsenale che non poteva che essere stato rubato in ambito militare.
Oltre ai Los Zetas, in Guatemala e' stata rilevata anche la presenza del cartello di Sinaloa, uno dei piu' potenti del Messico, insediati in aziende agricole della zona di frontiera con Messico e Honduras.
La presenza di questi cartelli in Guatemala e' conseguenza della lotta al narcotraffico in Messico che li fa spostare e marcano la loro presenza con sequestri e assassinii che mai si erano visti prima. Ci sono stati casi di corpi mutilati con messaggi lasciati presumibilmente dai Los Zetas; cadaveri legati ai ponti e incursioni con anche 25 mezzi blindati. Una violenza che prima non c'era.
Vari narcotrafficanti dei Los Zetas sono stati arrestati in Guatemala, incluso il messicano Daniel Perez Rojas, El Cachetes, arrestato nel 2008 e recentemente condannato alla galera dalla giustizia guatemalteca. In Guatemala la violenza e' aumentata proprio dopo la segnalazione della presenza di El Cachetes, venuto li' nel 2008 per assassinare Juan Josè Leon Ardon, considerato come uno dei baroni locali della droga.
Il viceministro della Sicurezza dell'Honduras, Armando Calidoneo, ha fatto sapere che i rappresentanti dei Paesi centroamericani stanno valutando la proposta di istituire un centro regionale di intelligence per lo scambio di informazioni sule operazioni dei cartelli del narcotraffico.
Il presidente del Messico, Felipe Calderon, esige dal Governo Usa una seria lotta al consumo di droghe e alla vendita di armi. Cosi' nel suo intervento di chiusura della Conferenza: “politiche coerenti e consistenti, poiche' non si puo' avere libera la vendita di armi, il consumo e certe nicchie della produzione di droghe”. La lotta contro il crimine organizzato “non e' solo contro le droghe ma anche contro la violenza e il crimine organizzato”. “Ogni volta e' piu' difficile appoggiare queste politiche e, o si combatte seriamente la produzione e il consumo di droghe o ci si assume una responsabilita' di leadership mondiale”. “C'e' bisogno di una politica aggressiva che riduca i consumi di droghe e non promuova le stesse per un uso medico, una politica che affronti le dipendenze come un cambio culturale che promuova il loro rifiuto”.
Oggi sono consumatori “le persone piu' in vista, stelle del rock, attori di cinema e campioni olimpionici, e la parodia e' che tra i giovani delle universita', inclusi i piu' studiosi, fumare marijuana e' un divertimento mentre fumare tabacco e' considerato un fatto negativo”.
I leader della lotta contro la droga nel mondo devono impegnarsi perche' accada “quello che e' successo col tabacco, il cui uso era ben considerato dai media, ma societa' intere hanno poi deciso di cambiare per mostrare cio' che realmente il fumo e', un vizio e una pratica socialmente rifiutata”.
“E' un mito credere che i narcos siano un problema globale, non locale o regionale, se tutti non si assumono le proprie responsabilita'”.
Per sua parte, il capo della Dea, Michelle M.Leonhartev, ha reiterato l'appoggio del suo Paese alla lotta contro la delinquenza ed ha rilevato come il Messico “ha fatto immensi progressi contro i cartelli, e che per questo sta pagando un prezzo molto alto, ma ora siamo tutti uniti per fare pressioni sulle organizzazioni”.
Il capo dell'agenzia antinarcotici dell'Indonesia, Gories Mere, ha fatto sapere che la prossima edizione della Conferenza si terra' nel suo Paese.
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