Zapatero sulle espulsioni: sono necessarie
"L'immigrazione deve essere legata al lavoro". Cosí il premier spagnolo Jose' Luis Zapatero ha confermato oggi la nuova linea in materia di migrazioni del suo governo, che a Bruxelles ha appoggiato la polemica direttiva Ue sul rimpatrio degli irregolari. In un'intervista alla radio nazionale spagnola, Zapatero - alle prese con una brusca frenata dell'economia iberica - ha difeso il 'programma di ritorno' degli immigrati disoccupati, anticipato nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro e dell'Immigrazione Celestino Corbacho. Cosí, il leader socialista ha giustificato la regolarizzazione di quasi 600.000 immigrati fatta nel 2005, "perche' c'era necessità di lavoro e molti immigrati stavano lavorando in nero". Ma ora, "con meno creazione di lavoro, è logico che ci sia meno pressione" e quindi il governo intende "accumulare i diritti" degli immigrati disoccupati e "dar loro un'opportunità di sostegno affinche' possano tornare nel loro paese". Corbacho nei giorni scorsi aveva indicato che l'esecutivo spera che questo progetto - che prevede la capitalizzazione dei sussidi di disoccupazione - porti al ritorno volontario nei paesi di origine di 15-20.000 persone. Sulla direttiva Ue, Zapatero ha ammesso che 18 mesi di termine massimo per la detenzione dei clandestini nei Cpt è "moltissimo" tempo, soprattutto se comparato con i 40 giorni della legislazione spagnola, che ora il governo vorrebbe aumentare almeno a 60. Il premier iberico ha peró insistito che il rimpatrio dei clandestini "non è nelle mani ne' della direttiva, ne' delle nostre leggi", bensí " della capacità di cooperazione politica e diplomatica che abbiamo con i paesi di origine". Il leader spagnolo ha ricordato di aver esposto questa teoria al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante il loro breve incontro bilaterale a margine del vertice Fao a Roma, all'inizio di giugno: "L'ho spiegato a Berlusconi, e ha sfumato un po' (l'approccio italiano al problema, ndr) - ha detto Zapatero - perche' nonostante le leggi piú dure, non rimpatrierà piú immigrati ai loro paesi di origine".
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