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Buco nell'ozono. Il Protocollo di Montreal funziona
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Articolo di Redazione
6 settembre 2010 13:39
 
Sembra che l'umanità sia riuscita a scongiurare almeno una delle minacce alla sua sopravvivenza, ossia d'impedire l'estendersi del buco nell'ozono (nella foto: la differenza fra il 1979 e il 2009). Merito del Protocollo sottoscritto a Montreal nel 1987 da 195 Stati e che stabiliva di bandire i fluoroclorocarburi -composti chimici utilizzati per refrigerare, ma quanto mai deleteri per la fascia protettiva nell'atmosfera.
Malgrado il divieto, il volume di queste sostanze chimiche è continuato a salire nella stratosfera fino a metà degli anni '90; da allora, le misurazioni effettuate, per esempio, all'Hohenpeissenberg nell'Alta Baviera oppure allo Jungfrauenjoch nelle Alpi svizzere, hanno dimostrato che i livelli di cloro sono lentamente diminuiti. Ma per molto tempo è rimasto il dubbio se il miglioramento fosse attribuibile proprio alla riduzione degli fcc e quindi al Protocollo di Montreal. La conferma viene da un gruppo di studio diretto da Joerg Maeder del Politecnico di Zurigo, che ne dà dimostrazione attraverso un procedimento statistico pubblicato da Atmospheric Chemistry and Physics Discussions, online.
La riprova è complicata, giacché anche il mutamento climatico, l'erosione del vulcano Pinatubo nel 1991, la variabilità dell'attività solare e una serie di inverni freddi hanno avuto un'incidenza sul buco dell'ozono. Ma sono fattori che i ricercatori svizzeri hanno tenuto in conto via via che arrivavano i dati da 116 stazioni di rilevazione sparse in tutto il globo. E alla fine hanno potuto calcolare che, in 89 stazioni, il percorso delle rilevazioni dell'ozono si è potuto chiarire al meglio proprio attraverso la quantità effettiva dei composti di cloro nell'atmosfera.
La conclusione dei ricercatori suona: “Il Protocollo di Montreal ha cominciato a mostrare effetti concretamente misurabili”.

(articolo di Christopher Schrader, tradotto dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung del 3 settembre 2010)
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