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Come mangiano male i tedeschi!
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Articolo di redazione
13 marzo 2012 19:09
 
I tedeschi spendono troppo poco per mangiare e riflettono troppo poco sull'importanza del cibo: è questo il vero, persistente scandalo alimentare.

Chi ama viaggiare e mangia con gusto si può sbizzarrire a raccontare le esaltanti esperienze culinarie vissute, le prelibatezze servite nelle bettole di Hanoi o Bangkok per l'equivalente di cinque o sei euro. Ma se una volta tornato in Germania dà un'occhiata a ciò che costa davvero poco -una salsiccia al curry 2.20 euro o un cartoccio di McDonald's 1.99- si chiede che senso abbia mangiare così a buon prezzo e così male.
In fatto di cibo i tedeschi si comportano come le tre famose scimmie buddiste, che il male non lo volevano vedere, né sentirlo né discuterlo. In questo caso è davvero poco saggio astenersi dalla critica e dall'autocritica per poi cadere nella trappola delle false promesse dell'industria alimentare.
La Germania sotto questo aspetto corre su un doppio binario: da un lato vive un boom di raffinatezze da buongustai; dall'altro, troppi ceti sociali, addirittura intere generazioni, sono divenuti ormai degli analfabeti culinari che ignorano come il buon cibo esiga d'essere pagato, e che se costa poco non sarà mai buono -tutt'al più innocuo.
Sono molti a spendere cifre folli per un mediocre concerto pop, ma guai a pagare per una degustazione di prelibatezze o per comprare prodotti bio! Tanto uno yogurt lo si può avere per 19 centesimi, un litro di latte per 49 cent e una bottiglia di vino per 1.39 euro; il tutto grazie a un'industria alimentare che per renderci appetibile la sua roba spende quasi 3 miliardi di euro all'anno in pubblicità. I distributori Edeka, Lidl, Aldi e Rewe controllano già l'85% del mercato alimentare.

I tedeschi dedicano al cibo il 10% della spesa per consumi, mentre in Italia e Spagna è il 15% e in Francia il 13,4%. Peggio ancora in Usa dove, secondo l'Onu, incide solo per il 6,9%. Comunque i tedeschi sono sulla buona strada per ridurre ancora questa voce di spesa: un sondaggio della Società di ricerca sui consumi rivela che, per la metà degli intervistati, il prezzo basso è l'unico criterio usato nell'acquisto di generi alimentari. Anche se il dominio dei discount ha già ridotto i prezzi del 15%-20% rispetto ai vicini Paesi europei.
In questo campo esistono paradossi che rasentano la schizofrenia. Per esempio, la gente ha una grande nostalgia di natura e di alimenti genuini, eppure cresce la quota di cibo a buon mercato; è terribilmente attratta dai cuochi in tv, e mentre li guarda ingurgita chili di pizza surgelata; due terzi degli alimenti per l'infanzia sono prodotti bio (i bambini devono avere il meglio) ma il totale dei prodotti di provenienza ecologica copre solo il 3% del fatturato alimentare.

Gli scandali alimentari sono solo la punta di quell'iceberg che in realtà consiste nel consumo quotidiano di cibi precotti, di beveroni gasati, di montagne di patatine fritte.
Lo scandalo non è il singolo valore oltre il limite regolamentare, ma il fatto che nella Bassa Sassonia i tre quarti dei polli da ingrasso siano trattati con le medicine; che nelle stalle tedesche vengano distribuite 800 tonnellate di antibiotici all'anno -quasi il triplo di quelle assunte dalle persone; che in trenta giorni un pollo debba passare dai 40 ai 1600 grammi di peso, mentre prima ci volevano due mesi perché aumentasse di un chilo; che solo lo 0,8% dei pulcini provenga da fattorie bio; che la carne macinata costi meno del cibo per gatti; che la pratica delle tre scimmiette sia perfezionata in modo tale da continuare a non voler vedere e a non voler sentire ma nel contempo si possa ripetere il solito ritornello: la politica deve tutelarci meglio e l'industria alimentare dev'essere più controllata.
Forse il vero scandalo è che deleghiamo le nostre responsabilità alla politica e all'industria, sebbene solo il 10% della popolazione creda che quei soggetti si comportino in maniera responsabile verso la nostra salute. Siamo noi che dovremmo interrogarci sul perché mezzo chilo di carne macinata costi solo 99 centesimi, noi a riflettere che "consumatore" può essere un termine castrante.
Abbiamo dimenticato il consiglio di due antichi medici come Ippocrate e Galeno di Pergamo: "Il cibo sia la tua medicina, e la medicina sia il tuo cibo". Che senso ha abbuffarsi per poi dover ricorrere a un digestivo? Eppure la soluzione sarebbe tanto semplice. Si chiama gusto. Il buon cibo è buono, il cibo cattivo è schifoso -come certe carote confezionate che sanno di sapone o certi pomodori che se chiudi gli occhi non li riconosci.
Perché non insegniamo il gusto ai nostri figli? Perché non cuciniamo per loro? Perché li portiamo in ristoranti dove gli danno da mangiare una salsiccia al curry e patatine anziché lo stesso menù degli adulti, ridotto nella quantità, come avviene in Francia e in Italia?
Non importa estremizzare per tornare sulla retta via. Bastano cibo buono e un po' di gusto. E insieme a loro torneranno la gioia e la salute -servite su un piatto. Impossibile averle in modo più semplice.

(tratto da un articolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung del 12/03/2012, scritto dal suo giornalista Jakob Strobel y Serra, amante di viaggi e della buona cucina. Traduzione di Rosa a Marca)
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