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Francia. Condannata ma niente carcere per Léonie Crevel
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Articolo di Rosa a Marca
25 ottobre 2006 0:00
 
L'avvocato generale e' una donna giovane e ferma nei suoi propositi. E' li', nell'aula del tribunale di Rouen, per affermare che "nessuno ha la disponibilita' di porre fine alla vita altrui". E' piu' che un principio. E' la legge. Con magistrati cosi' il mondo va per il verso giusto: da un lato, cio' che si ha il diritto di fare; dall'altro, cio' che e' proibito. Per lei, proibito e' cio' che ha fatto Léonie Crevel, 80 anni. Due anni fa, Léonie ha strozzato sua figlia Florence, 44 anni, perche' non sopportava piu' la sua "vita di sofferenze". Sua figlia, di cui si occupava lei da sola, era handicappata grave, cieca, debilitata, epilettica, incontinente, immobile a letto.Un elenco che non finirebbe piu', ricapitolato dai medici specialisti. Un giorno in cui Florence era in preda a una crisi particolarmente violenta, Léonie le mise una corda intorno al collo, rovescio' il letto e quando arrivarono i gendarmi disse "c'est moi". Aggiunse di essere "sollevata" e di non rimpiangere nulla. Per l'accusa il compito e' piuttosto facile. "Si puo' provare una certa compassione per Léonie Crevel, ma i fatti sono quelli. Non hanno nulla a che fare con l'eutanasia; impiccare qualcuno non e' un atto d'eutanasia, esiste un formalismo protocollare, la legge e' estremamente esigente. Non c'e' spazio qui per un dibattito sociale". La vecchia Léonie, abbandonata dai suoi genitori alla nascita, cameriera tutto fare a 16 anni, sposata a 20 anni, madre di otto figli (Florence era l'ultima), operaia per piu' di quindici anni, ha agito "con perfetta cognizione di causa". Essa "ha dato prova di un sangue freddo innegabile". "In mancanza di premeditazione, ha avuto una grande determinazione". Determinazione, che per l'avvocato generale si chiama delitto. Che descrive "la corda a tre fili, con i moschettoni" oggetto del "crimine", e argomenta: "Florence non ha mai chiesto che la sua vita venisse accorciata. Léonie Crevel non aveva alcuna legittimazione per toglierle il diritto alla vita". I giurati ascoltano attenti e silenziosi le parole dell'avvocato generale: "Voi siete i garanti della legge". E li ha avvertiti che se non l'avessero seguita nella sua requisitoria "si aprirebbe la porta a qualsiasi deriva. Se no, tutte le persone nello stato di Florence Crevel sarebbero in pericolo. Tutte le persone anziane e costrette a letto sarebbero in pericolo". L'avvocato dello Stato non vuole le sbarre, naturalmente, ma chiede cinque anni di carcere con la condizionale. Riconosce lo stato di prostrazione fisica e psicologica di questa madre tanto "valorosa". Ma e' formale: "Il dramma poteva essere evitato" se Léonie avesse accettato uno "specialista" per sua figlia. Léonie ha sempre rifiutato gli aiuti. Come quello delle infermiere impossibilitate a venire prima di mezzogiorno a pulire sua figlia. Era troppo tardi, secondo lei, tanto scrupolosa, non si poteva lasciare Florence nello sporco tutta la mattina. Aveva anche rifiutato il ricovero nei centri di lunga permanenza. "Non voglio che se ne servano come cavia", diceva. L'avvocato di Léonie, Jean-François Titus, chiede l'assoluzione per la sua cliente, e si arrabbia: "Non potete essere certi che un qualunque aiuto avesse potuto impedire la morte di Florence. Come si chiamano i centri per gli handicappati gravi dai 20 ai 60 anni? Centri palliativi. Centri mortuari".
La corte di assise di Seine-Maritime l'ha condannata a due anni di reclusione, con la sospensiva. La sentenza, giunta dopo una camera di consiglio durata oltre due ore e mezza, e' stata accolta con una sola frase dall'ottuagenaria: "Sono sollevata". Parole mormorate tra le lacrime, prima di svenire tra le braccia del suo avvocato.
Omicidio volontario, il verdetto. "Un atto d'amore", secondo lo psicologo chiamato a dire la sua in udienza. L'accusa aveva chiesto una condanna di cinque anni.
"Sono convinto che la decisione sia giusta. Una decisione di principio, che maschera sempre l'ipocrisia della nostra società", ha commentato alla fine l'avvocato difensore.
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