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Relazione Antitrust. Una chimera, e i gestori se ne fregano grazie anche alle regole
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Comunicato di Vincenzo Donvito
21 giugno 2011 12:36
 
  I “cahiers de doléances“ di Antonio Catricala' sono stati presentati alla Camera con la relazione che ogni anno il presidente dell'Antitrust reitera col suo sistematico e stanco ritmo. Non ce ne voglia il presidente Catricala', ma nel Paese in cui gli elettori per manifestare il proprio dissenso al Governo danno sull'acqua potere assoluto alle amministrazioni locali e rendono superflue e superate le funzioni di una istituzione come la sua, sentire echeggiare nell'Aula di Montecitorio parole come concorrenza, mercato, liberalizzazione, e' facilmente assimilabile alla classica voce nel deserto. E proprio perche' in quell'Aula si alimenta e consolida quel regime economico che, incapace di rispondere alla domanda di benessere e ricchezza dell'Italia moderna, si sfalda ad ogni occasione.
Regime economico a cui l'Antitrust e le sue regole sono funzionali. A che serve -come fa Catricala'- ricordare che Telecom Italia, Poste e Ferrovie dello Stato sono riottose alle liberalizzazioni e “non mollano l'osso” che e' stato loro regalato dal precedente monopolio? A che serve, se il potere sanzionatorio dell'Antitrust e' praticamente inesistente e inascoltato? Non solo, ma e' un potere che razionalizza, a costi contenuti per queste aziende, la sistematica violazione delle regole del mercato. Stiamo parlando di sanzioni che, quando vengono comminate, sono ridicole per gli importi: un incentivo a continuare nelle violazioni delle norme, perche' costano molto meno di una pur minima campagna pubblicitaria per vendere un servizio o un prodotto. E quindi, perche' smettere di violare le norme? Non solo. Ma il meccanismo per cui la sanzione Antitrust non scatta quando il gestore prende l'impegno a non violare le norme dopo che queste sono state gia' violate, e' un meccanismo che violenta qualunque principio fondante della nostra societa' giuridica.
Cambiare queste norme, e' per noi fondamentale perche' la funzione di autorita' di controllo sulle regole del mercato non continui ad essere vanificata da gestori che se ne fregano di leggi e norme. Spetta al Parlamento apportare questi cambiamenti, ma Catricala' non sembra preoccuparsi piu' di tanto in merito. E intanto incassa e incassiamo lo stop alla privatizzazione e liberalizzazione di tutti i servizi pubblici locali.
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