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RU486. ANCORA UNA VOLTA L'EUROPA IMPONE ALL'ITALIA LA TUTELA DELLA SALUTE
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Comunicato 
10 ottobre 2007 0:00
 

Firenze, 10 ottobre 2007. Come gia' abbiamo annunciato da mesi (1), il produttore della pillola abortiva Ru486, Exelgyn Laboratoires, presentera' entro Novembre richiesta di mutuo riconoscimento dell'autorizzazione alla commercializzazione al ministero della Salute italiano.
La richiesta si basa sull'autorizzazione francese, informata dal parere positivo dell'agenzia europea del farmaco, Emea, e della Commissione europea. Per questo, qualora il ministero della Salute, ed in particolare l'agenzia italiana del farmaco Aifa, non facessero propria l'autorizzazione, il procedimento tornerebbe nuovamente all'Europa per la procedura centralizzata, il cui esito sarebbe vincolante per tutti i Paesi Ue dove e' legale l'aborto. E visto il parere gia' espresso dalle autorita' europee, nonche' dai ministeri della Salute di 21 Paesi dove la pillola e' gia' in commercio da anni, non vi sono dubbi che alla fine la Ru486 verrebbe comunque imposta in Italia.
E' triste che ancora una volta sia l'Europa a doverci imporre il rispetto e la tutela della salute delle donne, che oggi sono in grandissima parte obbligate alla scelta dell'aborto chirurgico tramite aspirazione e raschiamento. E' ancora piu' triste che ne' i ministri della Salute precedenti, ideologicamente contrari a tutto cio' che riguarda l'interruzione di gravidanza, ne' quello presente, una donna, abbiano voluto evitare la figuraccia facendo il proprio dovere: autorizzare un farmaco la cui sicurezza ed efficacia e' dimostrata da oltre 20 anni di studi.
Il caso della Ru486 dimostra ancora una volta che le autorita' del nostro Paese sono piu' attente al dibattito etico-religioso che a quello medico-scientifico. E' cosi' anche per la ricerca sulle cellule staminali, sulla fecondazione artificiale, sull'eutanasia, sulle narcosale, etc. etc. etc. Mala tempora currunt.

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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