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Abbronzatura
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Articolo di Redazione
12 luglio 2018 13:23
 
 L’invenzione dell’abbronzatura? Si’, l’abbronzatura è stata inventata, è una creazione sociale, un testimone delle epoche, un simbolo del rapporto bianco - bruno, quindi oppressore - oppresso, aristocratico - proletario, sportivo – depresso in modo netto, un fatto culturale. ……
Non ci si abbronza così, in un modo pericoloso, ci sono ragioni storiche, sociali, ideologiche molto forti. Il colore bianco, considerato fin dall'antichità come nobile, puro, verginale, precede il limite romantico bianco malaticcio, colore della neve o del giglio (la carnagione del giglio dell'aristocratico femminile fino all'inizio del XX secolo,essendo il candore esclusivamente un caso riguardante il corpo delle donne), che durerà fino agli anni '20, quando Coco Chanel rompe nuovamente i codici scoprendo accidentalmente l'abbronzatura nel 1925 a Cannes sullo yacht del Duca di Westminster, e Jean Patou inventa il primo prodotto solare, l'olio di Chaldea, che contiene più profumo che protezione. Josephine Baker che cantava “Ho due amori” diventa il volto di molti, che trasformano il loro viso come guscio di noce.
Così l’abbronzatura diviene il segno distintivo dell’élite, prima di essere legato alle prime ferie pagate nel 1936. Tutta una frangia popolare, che fino ad allora era privata di spiaggia, sole, campeggio a quattro ruote sulle strade prima della guerra, si crogiola al sole e via via l’abbronzatura diventa simbolo di buona salute, sport, corpo nella natura. Del resto, la fine del XIX secolo aveva già visto delle esposizioni al sole che sono poi seguite fino agli anni 60, dove era un fatto comune esporre ai raggi UV del sole i neonati e i bambini per curare le infezioni cutanee o il rachitismo. Si comincia quindi a creare un legame tra il sole e la salute….
Era prima della scoperta del parassita del melanoma, cancro alla pelle più frequente presso i bambini e gli adolescenti. Nel 2015, l’Institut de veille sanitaire (IVS) stimava in 385.000 il numero di nuovi casi di cancro sopraggiunti l’anno prima in Francia. Due volte in più che negli ultimi trenta anni. Oggi, ci si protegge, si fa più attenzione ai bambini sulla spiaggia (quelli degli anni '80 si rosolavano al sole tutto il giorno e vedevano il loro capitale solare ridursi come un relitto), i messaggi ufficiali si moltiplicano per non esporsi tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio, ma non scalfigge il fatto che essere abbronzato, per un “bianco”, rimane una norma sociale di integrazione, persiste come segno di riuscita.
Senza confondersi col diventare "nero", solo per avere la pelle come quella degli immigrati, spiega il filosofo Bernard Andrieu, specialista del corpo, autore di “Bronzage, una petite histoire du solei et de la peau”. Questa “abbronzatura postcoloniale”, come spiega in modo gioioso il filosofo, accentua le differenze delle classi sociali, con brevi fughe di esposizione al sole, sempre di più “nei Paesi che hanno scommesso sul colonialismo solare, malgrado la paura delle rivoluzioni arabe”. E si ottiene in luoghi "dove la pelle pigmentata dei nativi deve contrastare con quella dei bianchi che vengono a prendere il sole". E dove spesso, più la pelle è abbronzata, più essa tradisce la povertà. Una rapida panoramica dell'abbronzatura come percepita da alcune persone oggi.
“In Argentina, dove sono nato, si cresce con l’idea in generale che una donna è bella quanto è molto esile e molto abbronzata. Ma solo se questo deriva da un’esposizione al sole: la pelle abbronzata di nascita è considerata molto male laggiù. Le persone non amano i “bruni”, c’è un razzismo molto forte verso i bruni, gli indiani, e non c’è neanche un nero. La pelle bianca non è sexy, ed è anche piuttosto moscia. E’ buffo come le persone con una carnagione opaca sono trattati come “neri” o dei “clochard”. Mia madre, che è molto indiana ed ha la pelle abbronzata, ha dovuto combattere per farsi accettare. E’ stata aiutata dalla moda degli anni 70 che sosteneva “black is beautiful” e le donne esotiche. Ma questa etichetta di “pelle oscura” ti perseguita laggiù, è orribile.
Ciò che è strano, è che la pelle oscura naturalmente, non va bene, ma la pelle abbronzata dal sole, è l’ideale assoluto. In estate, gli argentini amano essere pieni di crema, e si utilizza il termine “quemado” (bruciato). L’Argentina è un Paese molto vicino al buco dell’ozono, poiché è il Paese più a sud del mondo con il Cile, e il sole è devastante per la pelle. Ma le persone se fregano un po’. Un amica mi raccontava che quando era tornata a casa sua a Buenos Aires, tutte le sue compagne di scuola avevano la pelle super invecchiata, sembravano tutte di avere dieci anni più di lei. E’ in Europa che ho appreso ad amare la delicatezza della bellezza delle pelli pallide. Malgrado questo, trovo sempre irresistibili le pelli abbronzate dal sole. Prima, io ero abbronzato per tutta l’estate. Da qualche anno, non mi interessa”.
Louise, 22 anni, studentessa a Parigi
“Prima non mettevo della crema”.

“Nella mia generazione, l’abbronzatura è percepita positivamente. Avere la “bocca cremata” fa vedere che tu sei partito per le vacanze, essenzialmente in montagna o al mare. E’ un modo di farsi vedere, di vantarsi. La tinta bianca “livida” e’ meno apprezzata, mi sembra. Per me è una vera attività. Quando non sono ancora in vacanza, vado sempre alla piscina scoperta del mio quartiere per prendere il sole per due/tre ore.
Penso che le ragazze siano più attente alla loro abbronzatura che ai ragazzi. Cioé, sono contente quando sono un poco abbronzate. Ma vedo più spesso dei ragazzi con “l’abbronzatura agricola” che non delle ragazze.
Prima non mettevo della crema. Lo trovavo inutile e mi rallentava l’abbronzatura. Ma i miei genitori mi hanno di continuo rotto i timpani sui rischi del cancro, etc. Lo stesso le mie compagne. Quindi, sono stata attenta a sempre proteggermi quando mi espongo al sole”.
Claudine, 47 anni, vive di rendita a Chantilly
“Aureole che non corrispondono alle macchie di una mucca”

“Il mio rapporto con l’abbronzatura è una catastrofe in diversi colori, segni, tracce di crema messa male, circonvoluzioni diverse… Al punto che un compagno mi soprannominava “Piz Buin”, in virtù delle macchie che lasciava sempre il sole sulla mia pelle metà-bionda, metà-bruna. Ad un tratto, mi pongo sempre la domanda per sapere come fanno queste donne per avere un’abbronzatura totalmente omogenea, sotto e sopra le braccia, sopra e sotto le cosce, lo stesso colore uniformemente dorato sul ventre, il dorso, le spalle, il naso, le guance… Io resto in modo degradato con diversi toni, in base all’angolo del sole per espormi ai suoi raggi. Ho sempre il naso più rosso del resto, come se accanto mi bollisse sempre una tisana.
“Ci si mette la crema solare un po’ pigramente, applicandola ma non troppo, e le parti dove non è stata perfettamente spalmata diventano rosse e gonfie, mentre quelle immerse nella crema di cui sopra sono ancora bianche, tutte con la forma di un'aureola che non corrisponde alle macchie di una mucca. E’ molto elegante..
Per la sfumatura di luce che ora ottengo con creme solari più efficaci, create per le persone pigre, e cellule solari a base di cacca di coniglio, basta indossare dei vestiti e non vagare nudi ogni giorno per avere una sfumatura gradevole, a mo’ di abbronzatura agricola mescolata ad una andatura da ubriacone.
Mary-Ann, 59 anni, professoressa di informatica, e Henri, 57 anni, commerciante a Nizza
“Le pelli rugose, spesse, non ti fanno desiderare”.

“Al nostro arrivo a Nizza, cinque anni fa, provenendo da Parigi, ci siamo riempiti di crema per grossomodo cinque anni, soprattutto in barca quando ne avevamo una, sulla spiaggia, sulle terrazze, ovunque. Ci siamo fermati quando ci siamo resi conto che si è molto brutti con un color tutto cioccolato, a parte quando si è giovani… La pelle comincia a deformarsi e prendere il sole sulle rughe non dà alcun charme, se non quello di invecchiare le espressioni e di aggiungerti dieci anni di più.
Inoltre, è molto nocivo, vista la crescita galoppante dei melanomi quali sia l’età della persona, e questo ci fa molta paura: nel nostro gruppo di amici, due persone sono morte per questo. Solo le statue della Promenade des Anglais (ndr – la principale passeggiata della città) non ne sono coinvolte: sono troppo vecchie, anche il melanoma non è interessato ad esse! Quando vedi quelli che camminano sui ciottoli con pelli rugose e tondeggianti, non sono attraenti. E poi esistono degli abbronzanti super evoluti che basta metterseli regolarmente e danno lo stesso effetto. E poi, possono dare una carnagione leggermente abbronzata durante tutto l'anno, basta mantenere uno strato di crema protettiva, inverno ed estate”.

(articolo di Emmanuèle Peyret, pubblicato sul quotidiano Libération del 12/07/2018)
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