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L'attualità dei vulcani: da Eyjafjoell al Vesuvio
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Articolo di Rosa a Marca
12 maggio 2010 15:43
 
Ai primi di maggio si è tenuta a Vienna la Conferenza annuale della Società Europea di Scienze Geologiche, con migliaia di ricercatori a riferire di terremoti, permafrost e campi magnetici. Ma il maggior interesse l'hanno riscosso i vulcanologi che si sono cimentati con l'eruzione di Eyjafjoell (questo il nome corretto, a detta del geologo islandese Thorvaldur Thordarson). I dati più recenti li hanno portati le esperte Silke Gross dell'Università di Monaco e Bernadett Weinzierl del Centro di spazio aereo (DLR), confrontati poi con i risultati dei colleghi europei -un lavoro spalmato su undici interventi, decine di cartelloni e grafici, discussione generale e conferenza stampa.
La vulcanologia fa passi da gigante. A Vienna, accanto alla soddisfazione per le ultime nozioni acquisite, i ricercatori hanno espresso disappunto verso le critiche delle società aeree, che hanno tacciato di “pura teoria” i loro calcoli sull'espansione delle ceneri vulcaniche. “Ben 25 istituti di ricerca in tutt'Europa avevano spontaneamente avviato le misurazioni e seguito il diffondersi della nuvola”, ha precisato Ina Matthis dell'Università di Lipsia. Il suo istituto fa parte di Earlinet, un consorzio di gruppi dediti a rilevare sui liar i dati atmosferici tra Tromso e Lecce o tra la Spagna e la Bulgaria.
Altri specialisti, olandesi e svizzeri, hanno seguito la nube attraverso vari satelliti confermando che le ceneri avevano seguito la rotta indicata. “Una gran quantità di gente si è mossa subito, malgrado non avesse alcuna responsabilità nel trasporto aereo”, conferma Augusto Neri dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Pisa.
Nelle tre settimane d'eruzione del vulcano i ricercatori hanno imparato molto. E anche le autorità europee del trasporto aereo hanno colto l'occasione per discutere di limitazioni. Così hanno deciso che entro i 2000 microgrammi di polvere vulcanica per metro cubo è consentito volare sebbene con certi limiti. La stessa industria aerea sta pensando di misurare sistematicamente le ceneri. L'australiano Fred Prata, dell'Istituto norvegese di ricerche atmosferiche, ha esibito un panno utile a rilevare la quantità di cenere nelle turbine. “Sono vent'anni che consiglio questo test alle compagnie aeree e finalmente sembrano disposte a collaborare”.
La sicurezza del trasporto aereo è migliorata e i ricercatori sono più attrezzati. “Se domani capitasse una nuova eruzione, 200-300 esperti di tutt'Europa sarebbero pronti a monitorare la cenere e a fornire una stima ragionevole della sua concentrazione”, chiosa il ricercatore Ulrich Schumann.

Intanto a Napoli...

A Vienna si è parlato anche di Vesuvio . E' stato ricordato che sotto la città partenopea “dorme” uno dei maggiori vulcani del mondo, grave minaccia per un territorio di 150 chilometri quadrati ad alta densità abitativa. Attualmente il colosso mostra un'attività insolita che allarma i ricercatori.
Esiste già un progetto per andare a vedere cosa succede nelle viscere dei Campi Flegrei, per capire dove bolle il magma. “Siamo pronti”, ha detto il direttore del progetto, Giuseppe Di Natale dell'Osservatorio Vesuviano di Napoli, presente alla Conferenza. Il piano consiste nell'istallare strumenti di rilevazione lungo le perforazioni del sottosuolo. Manca una parte di finanziamento, ma le prime trivellazioni sono state autorizzate e si dovrebbe iniziare a settembre in un'area industriale dismessa lungo la costa. In realtà i lavori dovevano partire a dicembre 2009, ma sono stati ritardati da intoppi burocratici.
Al Centro di ricerche geografiche di Potsdam è stato elaborato uno strumento di perforazione refrattario al calore, che potrebbe servire.
Gli esperti calcolano che il magma riscaldi a più di 500 gradi la crosta terrestre nell'area trivellata. Nessun pericolo, tranquillizza De Natale. Cosa può capitare se la trivellazione raggiunge il magma? Alcuni indizi fanno pensare che esso si trovi a sette-otto chilometri di profondità, e il quesito è -secondo Di Natale- se la roccia fusa sia in stato latente anche a una profondità inferiore.
Le perforazioni dovrebbero scendere a quattro chilometri, ciò che rende improbabile l'impatto con il magma. Ma se anche dovesse accadere, nessun rischio, secondo il vulcanologo tedesco Bernd Zimanowski: un buco in una camera magmatica è come una puntura di spillo nella pasta dura di una torta. E' d'accordo Christopher Kilburn dell'University College di Londra, uno dei responsabili del progetto.
Il magma potrebbe esplodere solo se il vulcano “fosse sul punto di eruttare”, ritiene Kilburn. Ma non ci sono indizi di un'imminente esplosione ai Campi Flegrei. E' vero che dal 1968 il vulcano è più irrequieto e che da allora il porto di Pozzuoli si è alzato di tre metri. L'innalzamento del terreno non è però un segnale attendibile d'allerta, sostiene De Natale. E' probabile che non c'entri il magma, ma potrebbe dipendere dalle falde acquifere surriscaldate. Quando all'inzio degli anni '80 il terreno si mise a tremare sempre più spesso e alcuni edifici si lesionarono, le autorità si preoccuparono e migliaia di abitanti dovettero abbandonare la città vecchia di Pozzuoli. Il vulcano però rimase tranquillo. Da allora il terreno si è di nuovo abbassato. Però sei anni fa è tornato a lievitare, dice De Natale, e molti abitanti si stanno chiedendo: che cosa succede sotto terra?
Le trivellazioni dovrebbero servire proprio a svelare il segreto dei Campi Flegrei.

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