La Commissione Ue ha un problema con i bambini

Undici minuti: tanto è bastato a Dubravka Šuica, la commissaria per il Mediterraneo, per presentare ieri l’ultimo Rapporto sulla demografia. Un disguido nell’organizzazione degli spazi, una sala stampa nel Berlaymont, sede della Commissione, era libera. Ma scusate, non c’è tempo per più di una domanda.
Ci si potrebbe chiedere: perché la commissaria per il Mediterraneo si occupa anche del delicato equilibrio tra nascite e morti, con tutte le sue implicazioni politiche? Perché, più spesso di quanto si potrebbe pensare, la priorità politica di oggi è essere alla moda nelle pubbliche relazioni. Durante il primo mandato di Ursula von der Leyen, Šuica — 69 anni, ex sindaca della città dalmata di Dubrovnik e peso massimo del partito HDZ da tempo al potere in Croazia (e membro del Partito Popolare Europeo) — era stata incaricata del portafoglio dal nome altisonante “Democrazia e demografia”. Anche la fallimentare Conferenza sul futuro dell’Europa ricadeva sotto la sua responsabilità.
Erano anni eccitanti, prima della pandemia e prima della guerra russa. Accanto a Šuica, Margaritis Schinas serviva come vicepresidente per “Promuovere il nostro stile di vita europeo.” Nel secondo mandato di von der Leyen, tuttavia, c’è meno tempo e pazienza per titoli fantasiosi e portafogli privi di potere reale. Non esiste più un commissario responsabile di “Democrazia e demografia.” Ma poiché la crisi demografica dell’Europa non si è attenuata negli ultimi cinque anni, e poiché sarebbe imbarazzante eliminarla silenziosamente dall’elenco dei compiti della Commissione, è rimasta in capo a Šuica.
Cosa c’è dunque nel suo nuovo rapporto? Nulla che non fosse già noto a chiunque avesse letto le proiezioni demografiche di Eurostat tre mesi fa. La popolazione dell’Ue raggiungerà il picco nel 2029 (guarda caso, in tempo per le elezioni europee) e poi diminuirà dell’11,7 per cento fino al 2100. Il che significa che ci saranno 53 milioni di europei in meno rispetto a oggi.
In termini assoluti, la Germania rimarrà lo Stato membro più grande. Tuttavia, si prevede che la sua popolazione scenda da 83,6 a 74,7 milioni. La Francia segue, con una diminuzione della popolazione significativamente inferiore, da 68,8 a 67,2 milioni di cittadini. La Spagna sarà il terzo Stato membro per dimensioni, con un lieve aumento della popolazione da 49,1 a 49,8 milioni.
L’Italia e la Polonia, invece, subiranno cali demografici pesanti. Si prevede che la popolazione italiana si riduca da 58,9 a 44,8 milioni. Questo rappresenta un calo del 24 per cento. In termini assoluti è il declino più marcato in Europa, con 14,1 milioni di italiani in meno. In Polonia, è previsto un calo di 11,8 milioni di persone, che ridurrà la popolazione attuale da 37,5 a 25,7 milioni. Si tratterebbe di una diminuzione di quasi il 32 per cento.
18 dei 27 attuali Stati membri vedranno ridursi la propria popolazione. Belgio, Danimarca, Irlanda, Spagna, Cipro, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Svezia, invece, saranno più popolosi nel 2100 rispetto a oggi. Perché? A causa della migrazione netta positiva. Il che porta al punto in cui la Commissione si prende delle libertà rispetto alle proiezioni demografiche di Eurostat.
Si consideri, per esempio, questa affermazione nella proiezione di Eurostat: “L’elevata e persistente migrazione netta positiva è l’unico fattore che contribuisce alla crescita della popolazione per i paesi che si prevede cresceranno nel periodo 2025-2100.” In altre parole: se si è preoccupati per la diminuzione del numero di cittadini nel proprio paese, si dovrebbe riflettere seriamente sul diventare più aperti agli stranieri che vogliono immigrare, lavorare, contribuire.
Nel nuovo rapporto della Commissione, tuttavia, questa conclusione basata su dati viene considerevolmente annacquata. “La migrazione può attenuare il ritmo dell’invecchiamento della popolazione ma non modificarne la traiettoria”, si legge a pagina 24. La migrazione “è diventata un importante motore del cambiamento demografico, controbilanciando gli effetti negativi dell’invecchiamento della popolazione e della contrazione della forza lavoro.” Un dettaglio, certamente. Ma rivelatore.
Questa Commissione fatica a trovare qualcosa di positivo da dire sugli stranieri che arrivano nell’Ue.
“La migrazione è una sfida, ma al tempo stesso una necessità”, ha detto ieri Šuica. “La migrazione legale”, si è affrettata ad aggiungere. Ha elogiato i Partenariati per i talenti che l’Ue ha concluso con Tunisia, Marocco, Egitto, Bangladesh e Pakistan, che non hanno ancora dimostrato la loro utilità. “Ma non vogliamo creare una fuga di cervelli”, ha assicurato Šuica.
E così, secondo Eurostat, ci saranno 253 milioni di nascite e 409,8 milioni di morti nell’Ue entro la fine del secolo. Un’inevitabilità demografica che deformerà drasticamente la piramide delle età. Oggi i giovani (fino a 19 anni) rappresentano il 23,3 per cento della popolazione europea. Entro il 2100, rappresenteranno solo il 16,7 per cento. La quota di europei in età lavorativa (da 20 a 64 anni) scenderà dal 61 al 49,7 per cento. Per contro, la quota degli anziani salirà dal 12,4 al 33,6 per cento.
Qual è dunque la risposta della Commissione alla combinazione tra la mancanza di bambini e il rifiuto di una maggiore immigrazione? “Il rapporto sottolinea la necessità di aumentare la produttività e attivare i talenti non sfruttati per attenuare gli impatti di una forza lavoro in diminuzione”, si legge nelle conclusioni. In bocca al lupo, verrebbe da dire.
A metà circa dei suoi undici minuti di conferenza stampa, Šuica ha tirato fuori un’idea che aveva già anticipato durante un dibattito al Parlamento europeo il 22 gennaio 2025. “È giunto il momento di istituire un’Agenzia europea per la demografia”, ha detto. Un’altra agenzia? In tempi di riduzione del bilancio? Per fare cosa?
“Ricordiamo che nell’attuale mandato l’attenzione è concentrata sull’attuazione della scatola degli attrezzi demografica, sul garantire che l’Ue faciliti gli sforzi degli Stati membri per affrontare le loro sfide demografiche e sull’incremento della partecipazione delle categorie sottorappresentate al mercato del lavoro”, ha fatto sapere al Mattinale Europeo un portavoce della Commissione.
Il problema europeo delle troppo poche nascite è destinato a restare. Almeno c’è da sperare che la Commissione ci risparmi l’istituzione di un’altra agenzia Ue creata solo per far finta che esista una soluzione semplice, e che in realtà servirebbe solo alle pubbliche relazioni.
(Oliver Grimm su Il Mattinale Europeo del 15/07/206)