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Diamanti Idb e Dpi: Unicredit e Banco Bpm (ma non solo) alla resa dei conti con la clientela
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Articolo di Anna D'Antuono
28 gennaio 2019 17:21
 
 Il fallimento della Idb, Intermarket Diamond Business, è arrivato a complicare ancora di più la vita ai clienti incappati nella vicenda ma ha immediatamente peggiorato anche la condizione delle banche presentatrici, già colpite dai provvedimenti del Tar del Lazio che ne ha respinto i ricorsi contro le sanzioni Agcm.
 

In questo caso l'istanza di insinuazione al passivo fallimentare non è una formalità da sbrigare in maniera semplice come ad esempio nei casi di bond finiti in default, casi in cui Aduc ha messo a disposizione gratuitamente sul proprio sito internet il modulo con le istruzioni.
 

Nel caso di Idb ciò non è possibile. I clienti che hanno ancora in deposito le pietre devono presentare un apposito e ben dettagliato ricorso-istanza di rivendica. Quanto alla perdita lamentata, poi, la domanda deve essere ben studiata perché in caso contrario si rischia seriamente di pregiudicare le richieste nei confronti delle banche. Occorre conferire incarico ad un avvocato sia per la delicatezza della materia, sia perché potrebbe essere necessaria la partecipazione in sede di udienza di verifica del passivo nel caso in cui le ragioni del creditore-acquirente siano in tutto o in parte non ammesse. Logicamente tutto ciò ha un costo e la cosa sta provocando ancora più proteste nelle agenzie degli istituti coinvolti: i clienti sondano gli avvocati per capire il costo dell'assistenza riguardo l'ammissione al passivo e, ancor più rendendosi conto che questo non è esiguo, si recano in banca a protestare peggio di prima.
 

Non è al momento escluso che le banche si organizzino per prestare assistenza ai clienti riguardo le domande al passivo, ma si corre il rischio che possano compilare la domanda in maniera tale da impedire o rallentare di molto le rivalse dei clienti nei loro confronti. Non occorre infatti dimenticare che le banche sono esse stesse coinvolte appieno nella storia. Insomma, davvero un gran bel pasticcio, una situazione che si è ingarbugliata peggio di prima e che peggio di prima si sta rivelando un enorme boomerang per le banche.
 

Ci rivolgiamo quindi alle banche interessate, a partire da Unicredit e Banco Bpm ma anche agli istituti minori che hanno presentato clienti alla Idb ma pure alla Dpi: una volta per tutte, chiudete la brutta storia dei diamanti rimborsando integralmente la clientela e surrogandovi (sostituendovi) nelle ragioni dei compratori nei confronti del fallimento. Il danno di immagine e di credibilità che la vicenda vi sta creando è superiore ad ogni esborso economico, e rischia di pregiudicare in maniera irrimediabile i rapporti con i clienti.

Una speranza che stiano procedendo nella giusta direzione giunge da Unicredit, che dopo il pronunciamento del Tar del Lazio ha nelle ultime settimane rimborsato integralmente alcuni clienti seguiti da Aduc. Ma per adesso è troppo poco.

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