Venerdì 5 giugno 2026
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Diritti dei passeggeri aerei in Ue: status quo o nuovo equilibrio?

Articolo · Redazione ·
Suhyeon Choi - Unsplash
Foto: Suhyeon Choi — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Le notizie sulla morte delle indennità per i passeggeri aerei che subiscono un ritardo significativo del loro volo sono fortemente esagerate. Almeno così la pensano i governi dell’Unione europea accusati dal Parlamento europeo di tradire uno dei successi in termini di benefici diretti per la vita quotidiana dei cittadini. Ventisette ambasciatori e ventisette deputati europei oggi si ritroveranno per cercare di trovare un accordo sulla revisione delle regole che impongono alle compagnie aeree di versare delle compensazioni in caso di cancellazioni, overbooking o ritardi prolungati. Apparentemente tecnica, la proposta di modifica del regolamento numero 261/2004 dell’Ue è diventata eminentemente politica. La Francia guida un gruppo di paesi che vuole trovare un nuovo equilibrio tra diritti dei passeggeri e interessi delle compagnie aeree. Il Parlamento minaccia di rifiutare un compromesso per preservare lo status quo su un tema tanto popolare quanto quello delle indennità finanziarie.

 

I negoziati sulla revisione dei diritti dei passeggeri aerei sono nella loro fase decisiva. Per la prima volta da 13 anni, il Consiglio dell’Ue (dove siedono i governi) e i rappresentanti del Parlamento europeo sono chiamati a chiudere un dossier legislativo attraverso la procedura della conciliazione. Questa procedura legislativa ordinaria prevista dai trattati - una mediazione tra i due colegislatori su una proposta di legge dopo la seconda lettura - era stata abbandonata a favore del cosiddetto “trilogo” - un negoziato informale tra la presidenza del Consiglio dell’Ue e i relatori del Parlamento europeo per approvare più rapidamente i testi legislativi in seconda lettura.

 

Nel comitato di conciliazione siedono i 27 rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue (gli ambasciatori) e 27 rappresentanti del Parlamento europeo (guidati dal presidente). La Commissione è chiamata a svolgere il ruolo di mediatore neutrale tra le due istituzioni. Il comitato di conciliazione deve adottare un testo comune entro 6 settimane dalla sua convocazione. Se c’è un accordo nel comitato, si passa al voto formale del Consiglio (a maggioranza qualificata) e del Parlamento (a maggioranza assoluta) in terza lettura. In caso contrario, la proposta decade.

 

La procedura di conciliazione sulla revisione dei diritti dei passeggeri aerei si è resa necessaria per le profonde divergenze tra le due istituzioni. La proposta della Commissione risale al 2013. Il Parlamento europeo aveva adottato la sua posizione l’anno successivo, nel 2014. Ai ventisette governi sono serviti 12 anni per arrivare a un accordo tra di loro nel giugno del 2025. Ma i negoziati dentro il trilogo sono rapidamente falliti lo scorso ottobre, innescando così la seconda lettura. Il Parlamento ha confermato la sua posizione in gennaio alla quasi unanimità. Il 20 aprile è stata così convocata la prima riunione del comitato di conciliazione. Oggi si terrà la seconda riunione del comitato di conciliazione, che è considerata da tutti decisiva, data la scadenza di sei settimane imposta dal Trattato per trovare un accordo. Anche se in teoria c’è tempo fino al 15 di giugno, le nostre fonti ritengono improbabile una nuova riunione entro quella data.

 

Dentro il palazzo del Consiglio in una sala siederanno gli ambasciatori. In un’altra i deputati. La presidenza cipriota del Consiglio, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la Commissione faranno la navetta per mediare. Le sale e gli interpreti sono stati riservati fino alle tre del mattino. Ai giornalisti è stato consigliato di prepararsi per una lunga notte. La presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue spera in un accordo. “50 per cento a 50 per cento”, ci ha detto una fonte del Parlamento, secondo cui “lo sforzo maggiore dovrà farlo il Consiglio”.

 

Le ultime settimane sono state cariche di tensione. Il Parlamento europeo ha accusato i governi di voler declassare i diritti dei passeggeri aerei, modificando il regime delle indennità a favore delle compagnie aeree, in particolare quelle tradizionali. L’indennità prevista attualmente in caso di ritardo superiore alle tre ore, cancellazione o overbooking va dai 250 euro ai 600 euro a seconda della distanza percorsa dal volo. Il Parlamento europeo vorrebbe portare l’indennità minima a 300 euro per 3 ore di ritardo. I governi hanno proposto compensazioni da far scattare con ritardi superiori, riducendo dunque le possibilità per i passeggeri di ricevere le indennità finanziarie.

 

Il relatore per il Parlamento, Andrey Novakov, il 18 maggio ha esplicitamente puntato il dito contro la Francia. “Il gruppo di paesi che si oppone alla posizione del Parlamento è guidato dalla Francia. Ci sono altri dietro, ma la principale forza è la Francia”, ci ha detto Novakov in un incontro con altri giornalisti. Era alla vigilia di una riunione preparatoria del comitato di conciliazione. I rappresentanti del Parlamento minacciavano un “no deal”. I negoziati informali che ne sono seguiti hanno permesso di fare alcuni progressi sul testo, alimentando le speranze di un successo nel comitato di conciliazione. Ma le posizioni sulle indennità finanziarie e su altri elementi della revisione rimangono ancora lontane.

 

L’intransigenza del Parlamento europeo viene considerata come mistificazione da parte di alcuni governi. La Francia è riuscita effettivamente a coalizzare una maggioranza qualificata attorno a una serie di argomentazioni economiche e tecniche. La revisione introduce nuovi diritti per i passeggeri aerei: formulari pre-compilati per chiedere le indennità, la possibilità di usare il biglietto di ritorno anche se non ci si è presentati al volo di andata, più trasparenza sui costi per i bagagli. La Francia sostiene che sui vecchi diritti serva realismo. Se formalmente i passeggeri hanno diritto alle compensazioni finanziarie, in molti casi le richieste vengono gestite da apposite agenzie, che trattengono tra il 40 e il 50 per cento delle indennità. Il denaro, invece di finire nelle tasche del viaggiatore, alimenta un business che vale tra i 600 e i 700 milioni di euro l’anno per le agenzie di reclamo.

 

La maggioranza dei governi, inoltre, sostiene la necessità di tenere conto della situazione delle compagnie aeree. Solo lo 0,3 per cento dei voli supera le soglie di ritardo che fanno scattare le indennità, ma le compensazioni finanziarie per i passeggeri pesano tra il 3 e il 4 per cento del giro d’affari delle compagnie. Il loro margine operativo è stimato tra il 2 e il 3 per cento. La crisi provocata dalla guerra in Iran e dall’aumento del prezzo del cherosene ha peggiorato la loro situazione finanziaria. I governi denunciano anche il vantaggio per le compagnie extra-Ue – da quelle americane a quelle del Golfo, passando per Turkish Airlines – a cui si applicano le regole sulle indennità solo quando decollano dagli aeroporti europei.

 

Come conciliare i ventisette ambasciatori e i ventisette deputati nel comitato di oggi? Alcune fonti parlano di un cubo di Rubik a cinque facce. Il segreto sta in una formula matematica sulle compensazioni finanziarie che tenga conto della soglia di ore di ritardo per farle scattare, della distanza del volo, dell’ammontare delle indennità, dell’obbligo (o meno) per le compagnie di fornire formulari pre-compilati e della possibilità di invocare circostanze eccezionali. E’ un vero rompicapo, reso ancora più complicato dalla possibilità di introdurre una progressività nell’ammontare delle indennità. Se un parametro aumenta, un altro dovrebbe diminuire.

 

La Francia e la maggioranza dei governi ritengono che l’impatto della revisione delle regole sui diritti dei passeggeri debba essere neutro sui bilanci delle compagnie. Altrimenti, il pericolo è che le compagnie decidano di ridurre il numero di rotte, tagliando quello che dovrebbe essere un altro diritto fondamentale: la connettività in Europa. E’ la Commissione ad avere gli strumenti tecnici per risolvere il cubo di Rubik a cinque facce e trovare l’equilibrio tra i diritti dei passeggeri e gli interessi delle compagnie. Ma sono i governi e i deputati ad avere l’ultima parola. E la responsabilità del risultato. “I deputati possono permettersi di presentarsi in conferenza stampa per annunciare che le indennità finanziarie saranno meno generose in cambio di nuovi diritti per i passeggeri?”, si interroga una nostra fonte.

 

(David Carretta su Il Mattinale Europeo)

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