Il turismo in Italia. Archeologia del patrimonio

In estate vari politici ed economisti si entusiasmano perché l’Italia registra sempre pienoni di turisti, financo la piaga dell’overtourism. Tra noi italiani che siamo girelloni avendo a disposizione un territorio in cui c’è tutto quello che un turista possa desiderare/scegliere, e gli stranieri che hanno a disposizione lo stesso territorio che, tranne alcune eccezioni notevoli quanto monotematiche, se lo scordano dalle loro parti.
L’entusiasmo è dovuto al fatto che, indotti da una sorta di orgoglio nazionale, si crea l’illusione che il turismo possa essere motore trainante dell’economia. Illusione, per l’appunto: il turismo è volatile, soggetto a fattori esterni incontrollabili, essenzialmente geopolitici: tipici, in questo anno, sono la scarsa presenza di turisti Usa per vicende legate alla politica di Trump, e , nel settore del turismo di alta gamma, il calo delle presenze dai Paesi arabi, grazie alle vicende in corso nel conflitto Usa-Israele/Iran. Infine, a parte le città d’arte più eccellenti, il turismo è molto stagionale: monti, spiagge e laghi.
Le amministrazioni e i governanti sono specializzati nella gestione dell’esistente, con tendenza all’emergenza, raramente in grado di evitare che quest’ultima sia tale. Vivono in un Paese con un grande patrimonio e si impegnano per sfruttarlo, mantenendolo in vita con difficoltà, con carenze di prevenzione ambientali e strutturali. L’esempio più evidente di questo andazzo è la gestione delle città che sono fiore all’occhiello del nostro patrimonio culturale: overtourism, pandemia di affitti brevi che trasformano queste città senza residenti in parchi gioco, ristorazione e alberghi affidati ai grandi marchi multinazionali, innovazioni affidate al grande capitale che soddisfa solo il turismo ricco.
Certo, il patrimonio è gigantesco e diffuso, ma oltre a doverlo mantenere, andrebbe affiancato con la qualità (che non è sinonimo di costosità) dei servizi per fruirne e l’innovazione.
Un esempio fiorentino. La Galleria dell’Accademia - oltre 2 milioni di visitatori all’anno, secondo museo più visitato in Italia dopo il Colosseo - che a differenza del contenuto (il David di Michelangelo vale anche da solo) il suo sito non è niente di particolare quanto logisticamente angusto. Giganteschi spazi urbani vicini a questo museo, recentemente dismessi dall’uso militare, si è preferito trasformarli in centri commerciali e alloggi di lusso, quando - magari - avrebbero potuto essere migliore sistemazione della Galleria oggi in via Ricasoli.
Questo accade e non-accade perché amministratori e politici “campano di rendita”. Gestiscono l’esistente (talvolta anche male) e aspettano che turisti e studiosi si accontentino. Senza valutare che questo loro deficit si riversa su tutto, non ultime le università, che per trovare la prima italiana nel mondo bisogna andare all’87mo posto del Politecnico di Milano (che c’entra poco con l’arte delle nostre città) o, per restare in ambito cultural-artistico, il 409mo posto di Firenze nel World University Rankings 2027.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc