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Europa e globalizzazione. L'enorme contraddizione del populismo
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Articolo di Pietro Moretti
23 febbraio 2017 14:32
 
Che il progresso tecnologico, la crescente mobilità di cose e persone, e la globalizzazione abbiano messo in crisi le "classi dirigenti" dei Paesi occidentali appare oggi cosa ovvia. Quel che ci si aspetta dai nostri rappresentanti non è solo l'amministrazione dell'ordinario, ma che prevedano, regolamentino e metabolizzino nel modo più indolore possibile le sfide che la Storia ci pone davanti.
Anche questa volta non è accaduto. Perché? La risposta più frequente che si sente nei bar, nelle piazze e sempre più nelle urne elettorali, è schiacciante: la colpa è dei politici, tutti corrotti. Semplice, no? Magari!

Rispetto ad altre “globalizzazioni” passate, anch’esse accompagnate da importanti progressi tecnologici – l’invenzione della stampa e la rivoluzione industriale, per citarne alcuni – oggi abbiamo di fronte cambiamenti istantanei e pervasivi. Vent’anni fa Internet era ancora una curiosità, oggi milioni di cittadini acquistano beni e si informano prevalentemente online, mettendo in crisi dall’oggi al domani intere categorie di intermediari e lavoratori.

Altra peculiarità della globalizzazione odierna è la nascita di soggetti privati multinazionali che sul piano economico e geografico superano per potenza quasi tutti gli Stati occidentali. Impossibile per i singoli Paesi regolamentarli o anche solo imporre loro le variegate leggi nazionali. E’ stato impossibile (per fortuna!) arginare la diffusione di libri di carta messi all’indice, figuriamoci se riusciamo oggi a fermare alla frontiera servizi che viaggiano su onde elettromagnetiche.

Si consideri poi che la globalizzazione sta portando ad una ridistribuzione della ricchezza senza precedenti a favore di miliardi di persone che per la prima volta emergono dalla povertà assoluta. Ma è una redistribuzione che comporta tra l'altro un travaso di ricchezza e di posti di lavoro da una parte all’altra del globo.

Che la disaffezione e l’odio per le cosiddette classi dirigenti travolgano tutti i Paesi occidentali in pari modo, dimostra infine la difficoltà, se non l’impossibilità, di dare risposte rapide, attuabili ed efficaci a fenomeni nuovi e più grandi di ogni singolo Stato.

La risposta razionale, l’unica percorribile, sarebbe quella di dissolvere via via gli Stati nazionali in Stati federali sovranazionali. Non solo perché tali organizzazioni hanno dimostrato di poter garantire pace e benessere tra Stati membri storicamente in guerra tra loro, ma perché solo una regolamentazione a livello transfrontaliero può rispondere a fenomeni transfrontalieri. Se una critica, anche feroce, si meritano i “politici”, e quindi noi cittadini che li abbiamo scelti, è la mancanza di coraggio nel percorrere con determinazione questa strada.

Eppure, la risposta che ci stiamo avviando a dare è l’esatto opposto, nell’illusione di poterci chiudere in una camera anecoica e far finta che tutto sia rimasto uguale a prima. Perché questa è la ricetta che offrono le forze politiche populiste che stanno conquistando il potere nei Paesi occidentali: sovranismo, protezionismo, xenofobia più o meno dissimulata. Ancor più preoccupante è che queste forze politiche mettono in discussione non solo i “politici”, ma anche i valori fondanti delle democrazie liberali, offrendo un terrificante tuffo nel passato. Dalla separazione dei poteri al divieto di mandato imperativo, dal giusto processo alla presunzione di innocenza, dalla libertà di stampa al metodo democratico, dal diritto internazionale sui diritti umani, fino alle aspirazioni transnazionali delle democrazie liberali, tutto viene messo all’indice in nome di una rapida chiusura al mondo esterno e della conservazione di un passato che non c'è più.

Ecco l’enorme contraddizione del populismo odierno, così enorme che evidentemente non riusciamo a metterla a fuoco. Quando ci renderemo conto di questa contraddizione, sperando che nel frattempo non abbia causato danni irreversibili ai processi di pace e all’impianto democratico dei nostri Paesi, non potremo nuovamente autoassolverci dando ogni colpa ai politici che su quella contraddizione avranno vinto le elezioni. Almeno per ora rimaniamo una democrazia, abbiamo strumenti eccezionali di informazione e formazione individuale che nessun essere umano ha mai avuto in passato, il nostro futuro è determinato dalle scelte consapevoli (o volutamente inconsapevoli) di ciascuno di noi.
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