Domenica 7 giugno 2026
Menu

Francia. Charlotte Moge, storica: 'I narcotrafficanti sfruttano il mito della mafia per costruirsi una prestigiosa reputazione criminale'

Articolo · Redazione ·
 In un articolo d'opinione su Le Monde, la specialista in antimafia e mafie italiane sottolinea la necessità di rendere la lotta al narcotraffico una lotta collettiva e incoraggia la società francese a trarre ispirazione dall'impegno dei cittadini italiani nei movimenti antimafia. 

L'omicidio del giovane Mehdi Kessaci è spaventoso e la determinazione di suo fratello Amine a non rimanere in silenzio è davvero ammirevole. La società nel suo insieme deve riconoscere la gravità del problema e schierarsi al suo fianco. Poiché la violenza del narcotraffico è solo la punta dell'iceberg, ne siamo tutti colpiti. I narcotrafficanti sfruttano la miseria sociale dei quartieri abbandonati e la disperazione dei giovani emarginati, ai quali promettono un'inaspettata ascesa al successo. Si nutrono della dipendenza dei consumatori, che non si limitano alla "borghesia dei centri urbani", come ha suggerito il Presidente Emmanuel Macron, e dell'incomprensione di gran parte della classe politica. La costante escalation di misure puramente repressive è sintomatica dell'incapacità di affrontare le molteplici cause, in particolare sociali, di questo problema sistemico e delle sue conseguenze sanitarie ed economiche.

Negli ultimi giorni, sui media, le organizzazioni francesi del narcotraffico vengono sempre più spesso paragonate alle mafie, utilizzando caratteristiche generalmente stereotipate ed errate, come una struttura di comando piramidale. I parallelismi tra Marsiglia e Palermo negli anni '80 abbondano. La gravità dei recenti eventi richiede certamente di cercare di definire il fenomeno che stiamo affrontando, ma soprattutto di proporre una risposta collettiva commisurata alla sfida. È proprio in questo ambito, così come nell'evoluzione del nostro sistema legislativo e giudiziario, che l'esempio italiano dovrebbe ispirarci.

L'importante non è tanto stabilire la natura mafiosa – o la sua assenza – di queste organizzazioni criminali, quanto analizzare la circolazione di metodi mafiosi. L'assenza in Francia di una legislazione che definisca giuridicamente le associazioni mafiose, come avviene in Italia, rende inefficace l'uso del termine "mafia". Tuttavia, l'uso della violenza, la diversificazione delle attività criminali che vanno oltre il solo traffico di droga, gli investimenti nell'economia legale, l'influenza corruttiva di queste organizzazioni e la capacità dei loro leader di gestire le operazioni e ordinare omicidi dall'estero – cosa impensabile per una mafia tradizionale, dato che l'autorità del leader si misura in base al controllo del territorio – sono segnali chiaramente preoccupanti di un potere crescente che deve essere preso sul serio.

Demistificare la propaganda mafiosa
Ma è altrettanto urgente non sottovalutare l'offensiva culturale di queste organizzazioni, che capitalizzano sul mito mafioso per costruirsi una prestigiosa reputazione criminale. I loro tentativi di infiltrarsi nell'industria musicale e l'uso dei social media – sia per promuovere valori di lusso e ricchezza, sia per reclutare soldati semplici o sicari e promuovere i loro prodotti illeciti – riecheggiano le pratiche dei cartelli della droga e dei clan camorristici. Recenti studi condotti in Italia dimostrano che le organizzazioni mafiose e i cartelli della droga considerano i social media come un territorio a sé stante, un territorio su cui estendere il proprio controllo. Questa propaganda, fortemente basata su video virali, utilizza la musica per veicolare i valori mafiosi e diffonderli ampiamente.

Per contrastare l'influenza di queste organizzazioni, è essenziale estendere l'offensiva al mondo fisico.

L'impatto culturale e sociale si ottiene denunciando la violenza, decostruendo gli stereotipi e demistificando la propaganda mafiosa tra le sue principali vittime: i giovani. In Italia, la lotta alla mafia si basa sull'instancabile lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, ma anche sull'impegno eccezionale di numerose associazioni. Il movimento cittadino antimafia emerso in Sicilia negli anni '80 ha riunito non solo i familiari delle vittime di funzionari statali assassinati dalla mafia siciliana, Cosa Nostra, ma anche cittadini comuni che hanno deciso di agire per promuovere un diverso modello di società. Le azioni svolte nelle scuole nell'ambito dei programmi educativi antimafia sono fondamentali per privare le organizzazioni della loro base culturale e diffondere un modello alternativo positivo fondato su etica e legalità.

Dopo gli attacchi contro i giudici Falcone e Borsellino del 1992, l'inquadramento della lotta alla mafia come lotta per la difesa della democrazia ha dato nuovo impulso al movimento, che è cresciuto e ha assunto una dimensione nazionale. Il sostegno istituzionale all'attuazione delle politiche educative ha contribuito a sviluppare un autentico senso di responsabilità civica. La mobilitazione dei gruppi antimafia osservata in Corsica per contrastare gli abusi legati alla mafia è in gran parte ispirata all'Italia e l'assemblea regionale ha promosso programmi di educazione giuridica nelle scuole fin dall'inizio dell'anno scolastico. Data la diffusa presenza di organizzazioni criminali in tutta la Francia metropolitana, è fondamentale ampliare questo tipo di iniziative, ma anche sostenere con forza le associazioni che operano sul territorio, poiché possono continuare il loro lavoro solo se si sentono difese e sostenute dalle istituzioni e dall'opinione pubblica.

La tragedia che ha colpito Amine Kessaci e la sua famiglia deve risuonare in ognuno di noi. La società francese ha dimostrato nel corso della sua storia recente non solo la sua resilienza, ma anche la sua forza di unirsi quando viene colpita al cuore. Poiché dobbiamo essere in grado di combattere la criminalità organizzata in nome dei valori della Repubblica senza mettere a rischio la nostra vita e quella dei nostri cari, lo Stato e la società nel suo insieme devono mobilitarsi e restare uniti.

(Le Monde del 22/11/2025)

 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →