Francia. Intervista a François de Closets sul caso Sebire
François de Closets e' l'autore di un saggio sull'eutanasia, La Derniere liberte' ("L'ultima liberta'"), e vi dedica numerosi capitoli nella sua ultima opera, Le Divorce français (editi da Fayard). E' stato ha intervistato da Cordelia Bonal per Liberation.Spetta alla legge risolvere la questione dell'eutanasia?
Oggi una legge e' necessaria. Basti guardare altrove, in Svizzera o in Olanda, dove il suicidio assistito e' applicato da tempo. L'eutanasia e' una richiesta marginale, non si tratta di fare una legge per morire, ancora meno d'imporre l'eutanasia. Si tratta di fare una legge per non morire in condizioni atroci, di dare alla gente un'assicurazione contro la cattiva morte. E', insomma, una cosa molto pragmatica. Il principio non deve riguardare tanto lo stato del paziente quanto la sua volonta', assicurandosi, ovviamente, che non si tratti di un momento di disperazione, che sia una decisione presa in coscienza. E' la semplice legge democratica. Attualmente, noi abbiamo una legge che impone a tutti di considerare la vita come un obbligo. Ma in una repubblica laica, spetta a ciascuno decidere come vivere e fino a dove.
Ha l'impressione che il modo d'affrontare l'eutanasia sia cambiato in questi ultimi anni, soprattutto dopo l'affaire Vincent Humbert?
Dopo l'affaire Humbert, c'e' stato uno tsunami emozionale. E un contrasto tra, da un lato, i francesi che hanno ritenuto, in maggioranza, che un malato confrontato a una situazione estrema dovrebbe vedersi riconoscere il diritto a morire con dignita' e, dall'altro, il governo che ha detto "no, non si cambiera' niente". I parlamentari, loro, hanno ritenuto che si dovesse agire e cambiare la legge. Il governo s'e' reso conto che avrebbe perso la partita e ha creato una commissione parlamentare, che ha dato luogo alla legge Leonetti del 2005. Quei parlamentari sono rimasti per otto mesi a porte chiuse, senza nemmeno ascoltare Marie Humbert col pretesto, infondato sul piano del diritto, che la fase istruttoria era ancora in corso. Ho riletto rigo per rigo le mille pagine dei lavori: i parlamentari hanno dato una versione revisionista della vidcenda, affermando che Vincent voleva vivere e che sua madre ha agito per pura ideologia. Cosa che altro non e' se non una menzogna. L'indagine ha poi dimostrato che Vincent voleva morire e che Marie Humbert, la quale tutto e' fuor che un'ideologa, e' stata convinta dalla volonta' incrollabile di suo figlio.
E' come dire che la legge Leonetti del 2005 non ha regolato nulla?
Il legislatore ha fatto una legge su una versione falsa della vicenda Humbert, ma e' una buona legge, che bisogna conservare giacche' consente ai medici d'agire con umanita' nella problematica dell'accompagnamento del fine vita. Solo che questa legge elude completamente il tema dell'eutanasia, della richiesta di morire.
Come reagisce alle parole di Rachida Dati (ministro della Giustizia ndr) che stamani ha dichiarato a France Inetr che "la medicina non e' li' per somministrare sostanze letali"?
La reazione del governo e' catastrofica. E' evidente che la medicina utilizza gia' dei prodotti mortali. Dopo, e' solo una questione di dosaggio. Non s'ammette che un'iniezione fissi il momento della morte, pero' si possono iniettare delle sostanze purche' la morte che ne consegue abbia luogo in un lasso di tempo indeterminato. Siccome non si osa piu' invocare la legge di Dio, ci si affida alla sorte. E' una follia. Tutta la disputa sull'eutanasia e' questa. Allora certo, Chantal si lasci morire di fame o si getti dal decimo piano. Puo' anche essere indotta in uno stato precomatoso lungo e doloroso. Solo che non e' cio' che vuole lei.
(Trad. di Rosa a Marca)
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