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L’irriverente. Aduc, il primo ufficio al mondo “plastic free”
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Articolo di Vincenzo Donvito
22 novembre 2019 13:32
 
 Siamo lieti di annunciare che la sede nazionale di Aduc, a Firenze, è il primo ufficio al mondo “plastic free”. Che l’associazione avesse una sensibilità bio ed ecologica, non è una novità, storica ed attuale. Ma più di qualcosa ci faceva stare a disagio e dopo un lungo periodo di riflessioni e ricerche e disponibilità di vari scienziati, siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo, almeno dentro i confini dei nostri locali, chè del cortile e del condominio e della città e della regione e del Paese dove siamo, purtroppo, non siamo riusciti (al momento) a realizzare altrettanto obiettivo.

Lo stimolo ci è arrivato, oltre che da noi stessi e dalle nostre osservazioni sullo stato del Pianeta e dai discorsi e azioni di Greta Thunberg (musa della figlia di uno dell’Aduc), da alcune esemplari iniziative del tipo: le forchettine e i coltellini di legno nei voli aerei e in alcune mense delle scuole, il mega progetto della compagnia aerea Easyjet di voli ad emissioni zero e, ultimo, l’annuncio della band musicale britannica Coldplay: per lanciare il nuovo album “Everyday Life”, volendo giustamente spendere meno e far lavorare di più gli addetti alle news facendo tesoro della loro necessità di produrre news sempre al passo coi tempi e le “mode”, hanno comunicato al mondo che non faranno un tour perché i concerti sono inquinanti (“Cerchiamo un modo ecosostenibile” per i concerti. Vedremo).

Immaginiamo che il mondo sarà ansioso di conoscere quanto siamo stati in grado di fare per salvare il Pianeta a partire dal nostro quotidiano.

Ecco una lista (sperando di non aver dimenticato nulla):
- Portone di ingresso: vetro e metalli non inquinanti e riciclabili.
- Portaombrelli (con ‘sta pioggia che non finisce mai…): tubo di canapa industriale.
- Cestini spazzatura generica, quelli per carta, vetro, plastica, “umido”: contenitori di vimini.
- Tavoli, sedie, appendiabiti: legno, viti e bulloni di metallo.
- Impianto elettrico e cablatura: tubi esterni di ferro con fili di rame avvolti da carta impregnata isolante, iuta e canapa.
- Supporti per illuminazione: abat-jour di vimini.
- Telefoni: metallo rivestito di carta isolante per evitare di prendere la scossa e per tamponae l'eco tipica del metallo.
- Computer, stampanti, fotocopiatrici, scanner e router (che ci sono costati un occhio della testa): fatti ad hoc a Cupertino (Usa) da una start-up del digitale opera di nipoti di emigrati italiani di due secoli fa, ma che ancora hanno sede in un garage (dei calessi dei nonni), specializzata in produzioni bio ed eco senza uso di plastiche.
- Cancelleria e contenitori vari da ufficio: vimini, paglia e fieno. Penne d’oca con inchiostro ad intingere (tanto si usano poco… coi computer…).
- Bagno: copri water, scovolini di vimini, dispensatori di sapone, armadietti e altri oggetti alla bisogna (incluse le cornici degli specchi), tutti di legno e vimini.
- Strumenti per la pulizia: vimini, legno e tessuti vari.
- Piccolo bar interno (caffè, tè e spuntini): macchinette di metallo da usare solo per chi ha scarpe isolanti (gomme da masticare, usate, sotto la suola di cuoio, brevetto del Burkina Faso), prodotti di agricoltura biologica da supermercato ad hoc. Bicchieri e tazze di vetro, cucchiaini di metallo.
- Impianto di riscaldamento: stufe a legna da disboscamenti programmati per la conservazione arborea del Mugello.
- E ultimo, ma primo per tecnologia e inventiva: “Plastic detector” all’ingresso, per evitare che chi viene a chiederci consulenza possa inquinare l’ambiente con qualche plastica presente nel proprio corpo e abbigliamento. Le plastiche devono essere lasciate all’esterno in appositi armadietti di metallo con chiave per tutelare la privacy. Siccome siamo politically correct, e anche motivi pratici, abbiamo escluso di vietare l’ingresso ai portatori di pacemaker.

Ci siamo posti la domanda se, specialmente per gli impianti di elettricità e cablatura, eravamo “a norma”… ma questo, al momento, è un altro problema. Vedremo.

Intanto, crediamo di aver contribuito alla salvezza del Pianeta e, soprattutto di poter dare un esempio a tutti coloro che volessero emularci, sperando che questo nostro sforzo trovi il necessario spazio nell’informazione come è accaduto, per esempio, per aerei e band musicali.
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