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L’irriverente. Cito ergo sum. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino?
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Articolo di Vincenzo Donvito
18 marzo 2017 10:47
 
 Siamo stati attirati da una pubblicita’ che oggi compare su quasi tutti i media, quella di Conad per ricordare la sua petizione per la liberalizzazione della vendita dei farmaci. Iniziativa su cui siamo d’accordo e che, avendo anche letto il testo della pubblicita’, ci ha lasciato di stucco per una citazione: “People before profits” (le persone prima dei profitti), pronunciata da Angela Davis mezzo secolo fa. La professoressa universitaria membra del partito comunista americano (un mini-cult -di tutto rispetto, per quanto ci riguarda- dell’intellettualita’ oltreoceano del secolo scorso), sicuramente ignota al grande pubblico A.D.2017, probabilmente importante per il navigato pubblicitario della Conad che ha redatto il testo.
Quindi, secondo i canoni delle pubblicita’ -e delle citazioni di personaggi ritenuti importanti e per questo avvaloranti le specifiche informazioni- il consumatore medio dovrebbe essere piu’ facilmente convinto da questo messaggio che perora la “democratizzazione della salute”. Bah! Che ognuno giudichi per se’.
A noi interessa rilevare una “malattia” che e’ molto diffusa e che chiameremo “citazionite”. Importante in molti casi, ma strabordante in altrettanti tanti. In genere usata per avvalorare, col supporto della rilevanza del citato, le proprie tesi. In politica ne abbiamo quintali di questi “malati”. Proprio ieri, ascoltando un intervento della sottosegretaria Maria Elena Boschi in Parlamento, ne abbiamo fatto il pieno (da Bob Kennedy a sconosciuti vari).
Oltre che irriverenti -ce ne rendiamo conto- siamo anche rompiscatole. E per questo che viviamo col dubbio che quanto ci circonda sia una finzione e non vada alla radice dei problemi, si’ da farci stare un po’ meno male. L’apparire piu’ importante dell’essere. E il dubbio che dietro le citazioni ci sia il vuoto, e’ fortissimo. Non ce l’abbiamo con nessuno nello specifico. Conad e Boschi sono casualmente entrate in questa nostra dissertazione perche’ le piu’ recenti su cui e’ caduto il nostro occhio e orecchio. E siamo consapevoli che nella societa’ della comunicazione “twitter and co” l’esercizio della citazione presunta dotta e’ anche tra le meno deprimenti. Ma ci poniamo una domanda: cosa resta al cintante di un certo peso sociale e al citato, perche’ possa sviluppare il proprio intento nel senso del bene pubblico? Quali sono le azioni conseguenziali, sempre per il bene pubblico? Quindi: a cosa e’ servita la citazione, oltre il presunto senso estetico del momento?
Ovviamente -altrimenti che razza di irriverenti saremmo- rispondiamo con una citazione, anche se non dotta ma popolare (che non e’ detto che sia da meno): non e’ che “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”? Cioe’, perche’ non ci impegniamo -tutti non solo gli oratori di rilevanza e nei messaggi di altrettanta rilevanza- a far si’ che sia il nostro pensiero, il nostro agire una citazione in se’? Una frase e un concetto sintetico che possa guidarci nelle nostre azioni, senza che questa sorta di “paletto” debba necessariamente rifarsi a quanto l’umanita’ ha gia’ prodotto? Perche’ non partiamo dal presupposto che il futuribile non deve necessariamente essere conseguenza del passato, ma essenzialmente rottura con questo passato? Quindi: perche’ non dobbiamo sforzarci di essere originali e, di conseguenza, esprimere non esercizi mnemonici e di opportunita’, ma nostra interiorita’ sentita, e magari sperimentata e/o sperimentanda?
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