Mercoledì 29 luglio 2026
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Natalità in crisi. Problema che non potrebbe essere altrimenti

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·
Sandy Millar - Unsplash
Foto: Sandy Millar — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Istat fa sapere che il 62% rinuncia ad avere figli per problemi economici e sociali. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. L’anno scorso sono nati 355mila bimbi, record storico in negativo, mentre  sono morte 652mila persone. 

 

La popolazione generale in Italia è di circa 59 milioni, in leggero e costante calo, con circa 5 milioni e mezzo di immigrati che compensano il calo degli autoctoni. 

 

Non è una tipicità italiana perché, a parte Paesi scandinavi e Israele, nel resto del mondo cosiddetto ricco si registrano simili flessioni, con Italia e Giappone al top di questa classifica. Ma nonostante questo, nel mondo (tutto) la popolazione è in crescita.

 

Situazione che  forse ci dovrebbe portare ad un ragionamento ed iniziative globali e non territorialmente circoscritte, ma se neanche l’Onu ci riesce, figurati gli Stati nazionali che ancora sono convinti di essere ognuno al centro del mondo. 

 

In Italia, infatti, ci sono gli incentivi per chi fa più figli, ma i soggetti interessati non li prendono in considerazione: il problema non è ideologico (una volta si diceva “baionette per la  patria”), ma solo economico. Certamente “non ci sono più le donne di una volta” (e meno male) che erano gli “angeli del focolare”, ché le donne hanno conquistato il loro diritto umano ed individuale alla parità, anche se ci sono ancora molti problemi, economici (remunerazioni) e culturali (di cui il femminicidio è solo punta di un iceberg). Ma queste donne  hanno anche la capacità, da sole e coi propri partner, di capire che avere figli comporta costi alti e insopportabili. Non è un caso, per esempio, che le donne scandinave (che hanno da insegnare a tutti rispetto ad emancipazione) fanno sempre molti figli, ché i loro Stati non le abbandonano alla casualità.

 

Noi crediamo che la diminuzione della popolazione non sia un problema negativo visto che  la popolazione nel mondo è sempre in crescita e, con l’estensione delle democrazie, allo stato dei fatti abbiamo grossi problemi alla gestione delle risorse in tutti i Paesi, liberi e non: mentre in alcuni si muore ancora di fame, in altri si è costretti a lavorare per i narcotrafficanti, noi siamo alla prese anche con fenomeni come l’overtourism. 

Dobbiamo (noi “fortunati”) invece modificare società ed economie perché accolgano e gestiscano chiunque. Dall’accoglienza dei migranti (politici, culturali ed economici), al welfare nazionale, dal mercato del lavoro a quello immobiliare. Situazione in cui non basta una leggina fatta per illudersi di tappare qualche deficit, ma una visione generale che metta al centro gli individui e le loro esigenze. Facendo tesoro che le economie non di mercato che  ci hanno provato, hanno solo fallito e peggiorato la situazione. Certo, c’è la Cina che ci potrebbe indicare il contrario, ma non è un caso che le migrazioni cinesi sono le più copiose nel mondo, Pechino oggi ha un grande problema di denatalità, mentre è stata superata dalla gigante India, dove l’economia, non è certo statale.

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

 

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