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Spinelli a scuola. Che fare?
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Articolo di Vincenzo Donvito
27 novembre 2019 13:49
 
  Se viene beccato qualcuno, anche se studente, a spacciare spinelli o altro di illegale a scuola, va da sé che i rigori della legge devono seguire il loro corso. Diverso quando si tratta di consumatori. Sono cronache quotidiane che negli istituti superiori qualcuno venga beccato a farsi una canna. Talvolta accade che qualche dirigente scolastico si metta d’accordo con le autorità di polizia, e queste intervengono all’interno, magari anche con cani addestrati, per cercare qualcosa. Quando trovano, si tratta in genere di “fagottini” abbandonati ché i colpevoli si sono dileguati. Raro che qualcuno venga colto sul fatto: tra i fumi del tabacco che in genere appestano i bagni, l’odore di una canna è facile da individuare… ma … ci sono anche le finestre che si aprono.

La vicenda che ci interessa è quando il “cannarolo” ha un nome e cognome (è successo anche in questi giorni a Firenze) e la scuola, di conseguenza, a parte le eventuali segnalazioni all’autorità di polizia, deve decidere cosa fare per il prosieguo della attività didattica del fumatore. I regolamenti prevedono ovviamente un qualche provvedimento, che può anche essere di espulsione, e in quanto tale particolarmente pesante per chi ne viene coinvolto. La risposta “a caldo”, talvolta anche da parte dei più tolleranti, sarebbe: applichiamo le regole. Giusto? Ovviamente sì. Ma chi è il giudice? L’autorità scolastica, composta da esseri umani ognuno con la propria storia che, quasi sempre, comprende l’essersi fatto una canna in “passato”, e spesso in condizioni simili a colui che devono ora giudicare.
Al di fuori della scuola, chi si fa una canna viene mediamente redarguito dall’autorità di polizia, se poi è recidivo possono anche mandarlo ad un qualche corso la cui utilità è tutta da dimostrare. Comunque è così.
Nella scuola, invece, vige il regolamento specifico, che se porta a sospensione o espulsione ci sembra decisamente esagerato, inutile e foriero di quello che nei concetti base del nostro ordinamento giuridico e umano prevederebbe l’espiazione della pena: rieducazione. Qualcuno crede che un ragazzo che si fa una canna e viene cuccato a scuola, poi espulso, non si farà più le canne? Illusione. Il nostro ragazzo starà solo più attento a non farsi cuccare nei luoghi in cui fumerà lo spinello.
Non solo, ma, per esempio, se uno studente accoltella un altro suo compagno, cosa fa la scuola? Giustamente lo espelle. Proprio come quando ha fumato uno spinello. Per la scuola è la stessa cosa… che ovviamente non è tale per il “reo”. E aggiungiamo: le coltellate ai compagni di scuola non si danno e, tranne casi estremi di patologie, questo lo capisce anche l’accoltellatore, che cercherà di non farlo più. Mentre lo studente spinellatore espulso, la prima cosa che farà fuori della scuola sarà di farsi una canna, anche perché vive in una società (la nostra al pari di altre) in cui fumare uno spinello non è considerato ripugnante come accoltellare e l’accettazione sociale (con tendenza sempre maggiore verso il legale) di chi si fa le canne è nel quotidiano.
Qui si pone il problema se l’autorità scolastica deve essere educatrice o un semplice notaio. In questo ultimo caso (con grande gioia dei proibizionisti su tutto tranne che per quello che gli piace perché li fa ruttare come segno della loro civiltà) la scelta è facile. Nel primo (educatrice) è apparentemente difficile, ma semplice visto che si tratterebbe, come già fa la legge del nostro Paese, di dire allo studente di non farsi le canne a scuola. Il potere di discrezione dell’educatore crediamo che possa implicare questo e altro.
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