Turismo. Il viaggiatore dentro di noi, sempre

Per chi ha la pretesa di essere un viaggiatore piuttosto che un turista, capita di sentirmi chiedere qual è il posto più bello che ho visitato. In genere non rispondo subito, faccio un veloce excursus nella biblioteca mentale e, dipende da quel che mi gira in quel momento, racconto, facendo quasi sempre confusione tra la bellezza dei luoghi e quella della compagnia con cui li ho visitati.
L’emozione di portare la figliola non ancora decenne a bagnarsi tra gli spruzzi delle cascate del Niagara; il sole che sorge dietro Ayers Rock (Uluru), il “monolite” al centro dell’Australia; perdersi in bicicletta tra spiagge e stradine deserte della Ile des Pins (Nuova Caledonia); il tempo passato a rimirare il cielo stellato e immenso quanto silenzioso sulle spiagge equatoriali di Anse Vata (Noumea); godere la figliola che tiene in braccio un koala e accarezza un canguro nello zoo di Brisbane; la “full immersion” in boschi e laghi del Quebec; visitare il memorial dell'11 Settembre a New York e raccontare alla tua compagna di viaggio di quando anni prima ammiravi la città dal terrazzo delle Torri Gemelle; perdersi nelle strade di Tokyo o Istanbul o San Francisco; godere dei volti e delle urla felici di bimbi e adulti nei parchi giochi più grandi e famosi del mondo; scoprirsi “storico” delle tragedie nel raccontare alla figliola strade e monumenti di Berlino; dormire in un'amaca odiando i grattacieli di Acapulco che si stagliano lì vicini; andare per la quarta volta allo stesso ristorante di Città del Messico e rendersi conto che non è per il cibo ma per la bellezza e gentilezza tutta messicana della proprietaria; etc etc.
Ma c’è una destinazione, praticamente a “pochi passi” da dove vivo (Firenze), che invece mi torna sempre in mente come luogo molto bello, dove faccio sempre le stesse cose ogni volta che ci vado. Nuoto nello stesso mare; prendo gli stessi pattini; mi stupisco della finezza e bianchezza dei granelli della spiaggia; cammino sulla stessa spiaggia correndo col cane e giocando con altri cani di padroni con cui cerchiamo di capire se ci conosciamo; mi rinfresco e faccio spuntini negli stessi chioschi dove incontro gestori con cui scambio opinioni sui mutamenti di luoghi e clima; passo in rassegna mentale i ricordi di quando bimbetto ero lì. E’ la spiaggia del Poetto di Cagliari.
Forse è strano per chi ha piacere di viaggi in luoghi e con persone diverse e fuori dalla routine anche visiva delle scritte e dei suoni, sempre alla ricerca della novità. Ma questa spiaggia fa parte di me (pur essendo solo un mezzo sardo) e non è in paragone o contrasto coi luoghi dove per arrivare ci ho messo giorni di viaggio. E’ un luogo che completa gli altri e aiuta a desiderare quelli in cui non sono ancora stato. Forse è bellezza che chiama bellezza, quella che ognuno ha dentro di sé e che, ogni nuova o vecchia esperienza, serve a renderla migliore.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc