Vita da cani. Insegnare a scuola l’etica animale: un appello in Francia… e in Italia?
“I ragazzi esprimono spesso un’empatia spontanea nei confronti degli animali. Ci riconoscono una volonta’ individuale, una curiosita’ e una inquietudine che e’ loro familiare. Che si tratti di animali vicini o lontani, espressivi, vulnerabili, inventivi, curiosi o affettuosi... i bambini si riconoscono nella loro soggettivita’ e li vedono per quello che sono: i soggetti di una vita.”Eppure in Francia, gli animali in quanto individui sono largamente assenti dai programmi scolastici, questo lo spunto da cui parte un appello pubblicato oggi sul quotidiano Libération e sottoscritto da illustri firme di filosofi, ricercatori, giuristi, etologi, veterinari e psicologi perche’ nella scuola si insegni l’etica animale.
Coltivare l’apertura verso altre forme di vita, sviluppare l’empatia, la considerazione, il rispetto e l’attenzione per l’altro, di colui che e’ differente. Quale occasione migliore puo’ fornire la condizione animale per favorire il senso di responsabilita’, la cooperazione, il rifiuto della violenza e le discriminazioni nel futuro cittadino oggi ragazzo e studente? Il nostro attuale rapporto con gli animali solleva e apre vasti e appassionanti dibattiti etici e filosofici. Gli animali hanno diritti? La nostre responsabilita’ vanno oltre la nostra specie? Dobbiamo tenere conto di tutti gli individui capaci di provare sofferenza?
I sottoscrittori dell’appello chiedono cosi’ che l’etica animale venga introdotta a partire dalla scuola primaria e che in particolare i corsi di educazione morale e civica vengano arricchiti di capitoli dedicati allo statuto morale degli animali all’interno di un pedagogia progressiva globale sulle nozioni dei diritti e delle liberta’.
Bello spunto di riflessione anche per la nostra scuola che ha molto da lavorare sulle basi e le fondamenta. Una scuola dove se va bene si insegnano nozioni, ma difficilmente si impara a diventare cittadini se non impara il concetto di laicita’, nel senso politico e sociale del termine, ossia del rivendicare l’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Difficile quando ancora si prevede l’ora di religione cattolica.
Qui il testo dell’appello
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