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ECOINCENTIVI PER ELETTRODOMESTICI
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Comunicato 
28 settembre 2002 0:00
 


NON SERVONO A NULLA: NE' ALL'AMBIENTE, NE' ALL'INCREMENTO DEI CONSUMI. BISOGNA FAVORIRE LA CIRCOLAZIONE DEI PRODOTTI IN UN LIBERO MERCATO, NON FORZARE IL MERCATO CON INTERVENTI DELLO STATO

Firenze, 28 Settembre 2002. Il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, nell'intento di ridurre l'impatto ambientale degli elettrodomestici e rilanciare i consumi, ha fatto sapere che sta approntando i termini per una rottamazione, da inserire gia' nella finanziaria che sara' presentata la settimana prossima.
Perseverare e' diabolico? Per chi crede nel diavolo, probabilmente si'. Perche' proprio non si capisce, rispetto agli obiettivi che il ministro Matteoli si prefigge, dove pensi di andare a parare con un provvedimento del genere, visti i precedenti sulle automobili (per ricordare solo la piu' celebre rottamazione): l'inquinamento delle citta' e' aumentato (tant'e' che ci hanno afflitto con le inutili domeniche a piedi), l'industria del settore e' gia' di nuovo in crisi e i cittadini hanno tutti piu' problemi perche' si ritrovano con automobili piu' nuove e meno inquinanti ma che come prima non sanno dove metterle, mentre i mezzi pubblici continuano ad essere carenti.
Presuppone il ministro che piu' famiglie butteranno via il vecchio frigorifero per fare spazio al nuovo? Puo' anche darsi, ma dove sta il beneficio ambientale? E la vecchia lavatrice? Anche qui: dove sta il beneficio ambientale? Da alcuna parte. E lo stesso vale per il televisore o il computer (ormai assurto al rango di elettrodomestico). Anzi, per le famiglie che butteranno via i vecchi elettrodomestici, non ci sara' forse una maggiore produzione di rifiuti? E dove finiranno questi rifiuti? In qualche valle dell'India o della Nigeria come e' successo per alcuni rifiuti di Paesi ricchi? Quanto ci costera' tutta questa operazione, e soprattutto quanto costera' in termini ambientali?
Vediamo poi l'aspetto del rilancio dei consumi. E' proprio sicuro il ministro che in una economia di mercato, il rilancio dei consumi si possa fare condizionando lo stesso con l'intervento pesante dello Stato? L'esempio delle automobili l'abbiamo gia' riportato, ed e' sufficiente a scoraggiare qualunque buona intenzione economica. Cosa ne sara' per quei lavoratori che saranno assunti e poi licenziati, perche' la crisi dopo l'impennata e' inevitabile? E per i prezzi degli elettrodomestici che, in fase di rottamazione, per il consumatore, saranno bassi, ma subito dopo schizzeranno verso l'alto? In attesa di una nuova rottamazione?
Noi vediamo solo situazioni nefaste all'orizzonte. Con un mercato la cui liberalizzazione e concorrenzialita' verra' rimandata in un futuro sempre piu' lontano. Non e' condizionando il mercato che si ottiene un rilancio dei consumi, ma favorendo la concorrenzialita': va ridotta la fiscalita' e, nel caso dei televisori, va abolito il canone/tassa della Rai. Questi crediamo siano i sistemi per cui i prezzi vadano verso il basso e rimangano in quelle posizioni, lievitando poi rispetto ai vari elementi che determinano questi movimenti. Ma se sappiamo gia' in partenza che, passato il periodo della rottamazione, ci sara' l'impennata gigantesca, infilarsi dentro a occhi chiusi facendo finta del contrario, ci sembra quantomeno inutile, oltre che dannoso.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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