testata ADUC
Legalizzazione cannabis. I balletti giurisprudenziali della light. Schizofrenia
Scarica e stampa il PDF
Comunicato di Vincenzo Donvito
1 febbraio 2019 10:07
 
  Oggi la Corte di Cassazione si è pronunciata ché la cannabis light (THC al massimo allo 0,6%), visto che non c’é nessun divieto (legge 242/2016), se viene anche fumata è lecita (1). Tempo fa aveva sentenziato in maniera contraria: la stessa legge non avrebbe legalizzato la commercializzazione della cannabis con basso principio attivo.
Chiaro, no? Certo, il nostro è il Paese dove la Giurisprudenza (la Cassazione, poi… più di lei, cosa vogliamo?) è regina. Soprattutto per consentire quello che le leggi, in linea di massima, vietano, ma che tutti violano perché si tratta spesso di una legge assurda. E’ il caso della nostra cannabis, versione light nella fattispecie. Ma qui stiamo parlando di due atti giurisprudenziali ad alto livello che uno dice il contrario dell’altro. Che si fa? Boh. Non vorremmo essere nei panni di quegli imprenditori emergenti che hanno avviato il loro business sulla cannabis in base alle nuove leggi e, in prospettiva, a ciò che sta accadendo in tutto il mercato mondiale, a partire da quello più importante in assoluto (almeno per noi), quello nordamericano: alcuni Stati Usa e Canada. Va bene che siamo nell’era del business flessibile e che spesso il mercato premia più la disponibilità al cambiamento che l’esperienza e la certezza, ma lo Stato dovrebbe porsi il problema di un minimo di base normativa a cui imprenditori e consumatori dovrebbero fare riferimento; altrimenti, più che flessibilità si sconfina nella precarietà e nell’avventura, anche fine a se stessa.
Va bene, non vorremmo essere uno di questi imprenditori, ma innegabilmente siamo interessati ai consumatori, di ogni tipo, inclusi quelli di cannabis, light nella fattispecie. Oggi, dopo questa sentenza della Cassazione, il consumatore medio che prima (ammesso ne fosse informato) sapeva che andare in un negozio di cannabis light poteva comportare un rischio legale, oggi dovrebbe rincuorarsi perché altrettanta Cassazione ha detto che i suoi acquisti sono leciti. Ma crediamo veramente che ogni consumatore (gli imprenditori forse un po’ di più) si alzino la mattina e seguano a menadito l’aggiornamento giurisprudenziale delle merci dei loro acquisti (e del loro business). In teoria “la legge non ammette ignoranza”, per cui ognuno agisca di conseguenza. Ma lo spirito medio del legislatore dovrebbe anche servire a preoccuparsi, smussando gli angoli netti dei problemi, di rendere questi ultimi più fruibili e chiari. Contesto in cui è proprio la giurisprudenza che non aiuta per la quotidianità, ma potrebbe/dovrebbe aiutare il legislatore ad essere tale ed intervenire per mettere dei punti fermi. Quindi se consideriamo un legislatore contrario ad ogni sostanza che altera l’equilibrio psico-fisico, ci aspettiamo che agisca di conseguenza (altroché cannabis light, ce n’è di roba da vietare, a partire dagli alcolici), e sembra che nel loro piccolo si diano da fare (2). Se invece consideriamo un legislatore che dice di essere favorevole alla legalizzazione della cannabis, ci aspetteremmo azioni conseguenziali (non solo sulla light). Il Parlamento offre la difficoltà della scelta in materia, tra proposte di legge anche di partiti di governo e proposte di legge di iniziativa popolare. Che si fa? Si dorme e ci si continua ad affidare alla precarietà, al dire e non dire, alla prossima sentenza, ai prossimi drammi (di chi schianta di overdose per sostanze illegali piene di schifezze velenose perché non controllate da nessuno che sia legale, oltre al fatto che sono sostanze che fanno male in sé ma che nessuno ti informa con l’egida della legalità su come - se proprio sei curioso – avvicinarti)?

1 - https://www.aduc.it/notizia/cassazione+cannabis+light+lecita+legge+non+vincola_135443.php
2 - https://droghe.aduc.it/comunicato/legalizzazione+cannabis+legge+che+governi+fenomeni_29114.php
Pubblicato in:
 
 
COMUNICATI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori