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Orari negozi. Si va verso il baratro? Speriamo sia solo un passaggio temporaneo di cretinismo economico
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Comunicato di Vincenzo Donvito
13 luglio 2018 11:58
 
  Era già nell’aria da tempo ed ora è stata concretizzata: la proposta di legge per eliminare la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, così come oggi disciplinata dal decreto “Salva Italia” del governo Monti nel 2011. Il presentatore è l’on. Davide Crippa, sottosegretario allo Sviluppo Economico.
Non entriamo nel merito dell’architettura della proposta perché ci interessa sostanzialmente il principio. E se quest’ultimo è che comunque ci deve essere una normatura legislativa ed amministrativa sulle aperture, che se la gestiscano i poteri nazionali e locali con le varie corporazioni di commercianti, sindacati e amministratori in cerca di potere. Noi, che abbiamo rispetto per intelligenza e potere economico dei consumatori, possiamo solo prenderne atto e, senza drammi, prepararci a rinunciare di nuovo a quelle libertà economiche che fanno libero, prospero ed adulto un Paese. Che si allambicchino, con le loro commissioni territoriali, nella gestione dei 12 giorni festivi all’anno che concederanno ai commercianti per poter restare aperti, sicuramente scambiandosi prebende per aver ceduto un millimetro in più o in meno alla “avidità” dei commercianti che non sono mai paghi delle normative che li riguardano. Che si croggiolino con la Chiesa cattolica che finalmente, come sostiene da tempo che ciò non accade perché i negozi sono aperti la domenica, potrà favorire i suoi fedeli ad andare alla messa piuttosto che al centro commerciale (ognuno crede ai propri fantasmi…). E mentre loro giocheranno a questo risiko per ottenere e mantenere piu’ presunto potere su commercianti e consumatori, questi ultimi impingueranno le casse della miriade di commercianti online, aperti 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, e spesso con una gamma di prodotti con qualità e costi molto competitivi nei confronti del negozio sotto casa che la domenica e il giorno di ferragosto sarà costretto a chiudere i battenti.
Cioé, i nostri governanti ed amministratori si guarderanno allo specchio contenti di essere quel che sono e dicendoselo fra di loro, mentre il mondo e l’economia continueranno ad andare in un’altra direzione… fino a quando quest’altra direzione (1) gli cascherà addosso: negozi che chiudono, meno lavoratori nel settore, maggiore disaffezione di consumatori che, invece di riversare le loro spese nell’economia più prossima, lo faranno a referenti commerciali cinesi, russi, americani, etc.
L’economia, A.D. 2018, o è lungimirante e in competizione a livello transnazionale, oppure non è. Speriamo sia solo un passaggio temporaneo di cretinismo economico.

1 - transnazionale e senza regole: necessarie – a nostro avviso - anche se semplicemente generiche… ma i nostri legislatori in materia sono anche specializzati nel prendere le distanze da tutto quello che possa sembrare una normatura extra-territoriale (tipo quella della Unione Europea).
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