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Professoressa anti-Segre sospesa a Firenze. E la libertà d’opinione?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
2 febbraio 2020 10:39
 
  Una professoressa di una scuola fiorentina è stata sospesa in via cautelare provvisoria e si aspetta cosa verrà poi deciso dalle autorità scolastiche. L’insegnante, rivolta ai suoi studenti, avrebbe detto che la senatrice Liliana Segre, testimone della Shoah molto impegnata, fa quello che fa perché cerca pubblicità. Oltre alla sospensione c’è stata una miriade di manifestazioni di solidarietà verso la senatrice, inclusi docenti e il Sindaco della città di Firenze.

La commistione tra contenuto dei messaggi e libertà d’opinione torna in primo piano.
Sono due aspetti che non dovrebbero intersecarsi, ma perché ciò non accada occorrerebbe un approccio culturale e didattico che metta al primo posto la libertà individuale e non la diffusa opinione, o opinione pubblica che dir si voglia.
L’approccio culturale del nostro Paese è anche alimentato dalla sussistenza di norme che continuano a ritenere reato alcune opinioni. Per capirci: in un Paese faro per la libertà d’opinione come gli Usa, provvedimenti come quello del nostro preside fiorentino non verrebbero mai presi in considerazione. E’ il motivo, per esempio, perché nel nostro Paese esiste il reato di apologia (del fascismo e non solo): un metodo scelto per cercare di stigmatizzare il tragico passato del secolo scorso della nostra Penisola. Metodo che, ad ogni pie’ sospinto, vede l’uso del termine fascista applicato a qualunque comportamento che si riferisce ad un autoritarismo opprimente delle persone e delle istituzioni (1).

La commistione tra metodo (espressione di un’opinione) e merito (contenuto della stessa opinione) è anche uno dei “mostri sacri” che aleggia in Europa (vedi considerazioni di vario tipo per le politiche di Ungheria e Polonia). Eppure questi ultimi due Paesi sono a tutti gli effetti membri dell’Unione, e il partito del premier ungherese Orban è anche membro del Partito Popolare Europeo… che chiamarlo fascista non sarebbe un azzardo, bensì un errore.

Tornando ai fatti fiorentini della nostra senatrice Segre (che non possiamo che ringraziare per tutto quello che ha fatto e che continua a fare come senatrice e come testimone di uno dei maggiori drammi della storia dell’umanità), ci rimane l’amaro in bocca:
Non siamo maturi per una libertà che, se non parte da quella d’opinione, difficilmente potrebbe essere tale in tanti altri ambiti, inclusi quelli dell’economia e delle religioni?
Alla domanda rispondiamo che ci sembra proprio così.

Ora, è chiaro che le nostre opinioni non rappresentano nessun tipo di oracolo, ed auspichiamo che di oracoli (anche camuffati da leggi) non ci sia mai bisogno in nessuna comunità istituzionale (per le comunità private ognuno fa come crede, basta che non neghino ad altri di essere diversi da loro). Esprimiamo solo la nostra opinione, opinabile e, in questo caso, “fuori dal coro” mediatico.
E crediamo che l’insegnante fiorentina, piuttosto che essere punita per aver espresso le sue opinioni, sarebbe stato più opportuno, visto il luogo pubblico e “delicato” (la scuola è sempre delicata, considerati i soggetti che fruiscono dei messaggi), fosse stata chiamata ad un confronto, sempre in ambito scolastico, con qualcuno dei suoi colleghi che ha firmato un documento contro di lei, o anche con la stessa senatrice Segre. Lasciando poi agli studenti di decidere cosa avrebbero potuto ritenere più consono alle proprie opinioni.

Tutto questo si chiama solo libertà.

Quando non si usano gli strumenti della violenza fisica e psichica per cercare di combattere il “nemico”, crediamo che lo strumento migliore sia il confronto, il ragionamento, e non la forza del più forte che, nel nostro caso -purtroppo – è anche confortata dall’esistenza nei nostri codici dei reati d’opinione.

1 – bersaglio particolare, in questo momento politico, ne è il leader della Lega Matteo Salvini. E, a singhiozzo, anche alcuni comportamenti di esponenti del M5S, anche se governano con dei partiti, quello Democratico e Italia Viva, che nessuno si sognerebbe mai di apostrofare come fascisti.
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