Conti correnti e depositi UE: nuovi strumenti più redditizi per i risparmiatori

Il risparmio degli italiani — e degli europei in generale — è ancora in larga parte fermo su conti correnti tradizionali che offrono rendimenti minimi o nulli. Come riporta Businessonline.it, il tema è ora al centro di un dibattito istituzionale che coinvolge sia il MEF sia le autorità europee: l'obiettivo è offrire ai cittadini strumenti più efficienti per far lavorare la propria liquidità.
In Italia, i conti correnti hanno visto la propria remunerazione tornare quasi a zero dopo il 2025, attestandosi ben al di sotto della media europea. Al contrario, i conti deposito — soprattutto quelli vincolati — restano ancora competitivi: più il vincolo è lungo (6, 12, 24 o 36 mesi), maggiore è il tasso riconosciuto dalla banca, che in cambio ottiene maggiore certezza nella gestione della liquidità.
Sul fronte europeo, la Commissione UE sta lavorando alla creazione di nuovi strumenti ibridi, i cosiddetti conti di risparmio e investimento, che combinino la flessibilità del conto corrente con le potenzialità di rendimento degli strumenti di investimento. Questi prodotti — accessibili a tutti i cittadini europei — puntano a essere semplici da gestire, regolamentati in modo uniforme a livello comunitario e corredati da incentivi fiscali per chi mantiene l'investimento nel medio-lungo periodo.
Secondo la Banca Centrale Europea, circa 10.000 miliardi di euro di risparmi privati sono oggi parcheggiati su conti bancari con scarso rendimento. La Commissione ha stimato che una migliore canalizzazione di questi capitali potrebbe generare fino a 350 miliardi di euro l'anno in nuovi investimenti, riducendo al contempo la dipendenza europea dai mercati finanziari statunitensi, verso cui ogni anno defluiscono circa 300 miliardi di euro.
Sul fronte della sicurezza, le indicazioni del MEF e del confronto istituzionale europeo vanno nella direzione di rafforzare la stabilità del sistema bancario e proteggere meglio i depositanti. Non si tratta di una garanzia pubblica generalizzata sui rendimenti, bensì di regole pensate per evitare che il dissesto di una banca ricada in modo disordinato sui risparmiatori. La protezione ordinaria resta quella già nota: fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Nel quadro della riforma del sistema CMDI (Crisis Management and Deposit Insurance), Parlamento e Consiglio UE hanno peraltro raggiunto un accordo per rendere più flessibile e rapido l'accesso ai fondi europei di risoluzione, riducendo il rischio che le crisi bancarie colpiscano direttamente i correntisti.
Sullo sfondo, la pressione competitiva delle banche digitali — che già oggi offrono conti remunerati con rendimenti superiori a quelli degli istituti tradizionali — sta ridisegnando le abitudini di risparmio di milioni di cittadini europei. I PIR (Piani Individuali di Risparmio) si preparano inoltre a una possibile revisione che ne confermi il ruolo di strumento di raccordo tra risparmio privato e sviluppo delle imprese.