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COME E' SEMPRE PIU' DIFFICILE FAR VALERE I PROPRI DIRITTI
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Editoriale di Vincenzo Donvito
15 giugno 2003 0:00
 
E' quanto di piu' difficile ci possa essere. E non e' il solito lamentoso ululato contro il Belpaese del diritto del non-diritto, del "tira a campa", "vivi e lascia vivere", "tengo famiglia" e via cosi'. perche' lo facciamo da queste righe, da questa associazione, che proprio di questo si nutre e che, dopo 13 anni dalla sua costituzione puo' azzardare un bilancio. Non di se stessa e della sua attivita', ma di quanto si e' modificato in questo periodo nel nostro Paese, visto da un osservatorio come il nostro.
Credetemi. Quasi nulla. Se si guarda un ambito, si intuiscono o si vedono dei progressi. Guardandone un altro succede il perfetto contrario. E la legge della compensazione porta a questa amara e tragica constatazione.
Dov'e' il nodo del problema?
Che quanto poteva o doveva essere fatto, non e' accaduto. Oppure c'e' stato, non modificando la situazione.

Qualcuno ricorda il primo periodo del commissario italiano Ue ai consumatori, Emma Bonino? Sicuramente pochi. Ma c'era un clima di fiducia che nell'ambito dei diritti dei consumatori, qualcosa stesse per cambiare. La Bonino si e' fatta il suo mandato e, a parte il personaggio, chi ricorda qualcosa di lei sullo specifico "diritti dei consumatori"? Noi ricordiamo solo una cosa: il suo appoggio alla legge italiana sui diritti al consumo. Quella legge che noi avevamo osteggiato perche' articolata in modo da garantire i diritti delle associazioni dei consumatori, ma non dei consumatori. Lanciammo un SOS alla burocratizzazione e irregimentazione della nascente politica dei diritti dei consumatori, e restammo inascoltati, con la Bonino che ci disse che era meglio una cattiva legge che una non-legge, dimenticando che comunque non eravamo nel Paese della negazione del diritto in assoluto e che esisteva un codice civile a cui fare riferimento.
E cosi' ci prendemmo questa legge, con il Consiglio nazionale delle associazioni (di cui non facciamo parte, ovviamente) il cui presidente e' il ministro delle Attivita' Produttive, cioe' la perfetta controparte di chi dovrebbe perseguire una politica dei diritti dei consumatori: il controllato era stato quindi legittimato a controllare i controllori.

Perche' ricordiamo oggi questa triste vicenda. Perche' proprio in questi giorni si e' saputo che dalla prossima estate, le associazioni di consumatori che fanno parte del Consiglio, avranno un'elargizione pubblica di 24 milioni di euro. Si tratta di fondi girati dalle multe comminate dall'Autorita' Antitrust, che dovranno essere utilizzati per la loro attivita' ordinaria e per specifici progetti. Non ci "sentiamo di fottere" perche' non partecipiamo al banchetto, che' ne siamo convintamente fuori, ma siamo preoccupati. Perche' molta immagine che sta passando sulle potenzialita' dei diritti dei consumatori, e' legata a questo contesto. Cioe' quello di associazioni e loro controparti che si alimentano fra di se', in una sorta di matrimonio che la necessita' d'esistenza porta a divenire sempre piu' indissolubile.

Fatta questa lunga premessa, va da se' che FAR VALERE I PROPRI DIRITTI e' quantomeno problematico.
Perche' sono sempre quasi inesistenti gli strumenti per farsi valere individualmente e direttamente nei confronti di un servizio mal fornito o di un prodotto difettato. Pur iscrivendosi a questa o quell'altra associazione (tutte le associazioni, tranne la nostra, per assistere e consigliare un consumatore chiedono quantomeno l'adesione), in moltissimi casi si entra solo a far parte di una sorta di gregge in attesa, che si scontra contro un sistema di rivalsa e giustizia non concepito e non alimentato per soddisfare subito le parti. Per cui se per aspettare un giudizio o la convocazione di un'udienza lo si deve fare in gregge, tanto vale aspettare da soli. E questo perche' le energie e le iniziative non sono state mirate a creare diritti e strumenti diretti per farli rispettare e avvalersene, ma solo i diritti di un contorno (le associazioni). E si e' rimasti fermi a questo palo.

Le aule dei giudici di pace sono sempre piu' intasate, e le stesse leggi che invitano ad adire questo giudice sono superate: e' ridicolo che per presentarsi senza l'obbligo dell'avvocato, lo si possa fare solo per questioni che trattano di importi non superiori ai 500 euro; e quand'anche si abbia l'avvocato, il limite di questo giudice e' di 2500 euro. Sono importi riferiti ad un'Italia che non c'e' piu'. Cosi' come e' ridicolo che spesso questi giudici siano con poca conoscenza della giustizia, e le loro sentenze siano sempre piu' discutibili o di "lavaggio delle mani": perche' non si e' fatta una specifica politica di incentivazione e qualificazione di questo ambito della giustizia, dove invece ci capitano persone ai limiti della carriera e con scarsa preparazione?
La risposta e' nelle righe che abbiamo scritto sopra. Nelle scelte di articolare un diritto in un modo piuttosto che in un altro.
E oggi ne paghiamo le conseguenze.
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