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Diritti d'Autore in Internet. Legarli a norme iper rigide implica la fine della rivoluzione telematica, cioe' della liberta' d'informazione e di comunicazione? Una lezione dal festival del cinema di Cannes
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Editoriale di Vincenzo Donvito
15 maggio 2004 0:00
 
Tra la legge Urbani italiana, le votazioni del Parlamento Europeo, le rimostranze dell'industria discografica coi i risvolti gia' messi in opera sulle tasche dei consumatori (tasse sui supporti), e' un gran parlare del diritto d'autore. E non ci sono partiti contrapposti dei pro e dei contro, ma una nebulosa in cui emerge un solo grande partito con intenti precisi, quello dei divieti, quello di far pagare i consumatori e far guadagnare sempre piu' le aziende produttrici. Con all'orizzonte -in un clima che esige una maggiore sicurezza in generale (e' in Internet che erano i filmati e i proclami dei terroristi tagliateste dell'Iraq)- la prospettiva di un mega-controllo dei presunti poteri buoni sugli altrettanto presunti cattivi. problema che se in qualche modo va affrontato (e trovate le soluzioni) per quanto riguarda l'ordine pubblico e la sicurezza delle nostre citta', crediamo bisogna andarci coi piedi di piombo sui diritti d'autore.
Una indicazione ci arriva dal festival de cinema di Cannes. Dopo l'allarme dell'industria cinematografica francese per gli internauti che scaricano film da Internet (che un'indagine istituzionale francese ha rilevato come una "forma di ribellione contro le major americane del cinema e della musica"), il presidente di questo festival, Quentin Tarantino, e' intervenuto in questo modo: "la pirateria, non e' al 100% nera o bianca. I miei film non sono mai stati autorizzati in Cina ... io sono contento che i cinesi facciano i pirati in Internet. Cosi' li potranno almeno vedere".
Al di la' del dato commerciale, che sicuramente nel presidente/regista Tarantino ha un'importante componente, cio' che emerge, a nostro avviso, e' l'aspetto culturale e, soprattutto di politica della cultura e dell'informazione.
Scopriamo l'acqua calda nel ricordare che le opere d'arte, nelle varie espressioni con cui si manifestano, sono un importante veicolo di informazione, crescita e sviluppo del raziocinio degli individui: non e' un caso che da sempre ci sono state, nei regimi totalitari, le persecuzioni di certi artisti e le lodi di quelli di regime (dove questi ultimi sono sempre stati goffi, ridicoli, senza passato e senza futuro, morti con la fine di chi li aveva eretti sugli altari). Quindi, nei regimi non dittatoriali, l'incentivazione della libera informazione e della libera arte, anche e soprattutto perche' vada a "contaminare" le teste di chi e' costretto a vivere in regimi dittatoriali, e' un modo d'essere che dovrebbe far parte del Dna delle leggi e delle norme.
In epoca di Internet si e' toccato il massimo livello di queste "contaminazioni". Lo strumento e la semplicita' d'accesso ad esso hanno avuto un ruolo centrale. Dobbiamo fermare questa rivoluzione? Certamente i problemi del diritto d'autore sussistono, ma siccome niente e' gratis, non crediamo di essere marziani nel pensare che il prezzo da pagare per incoraggiare questa rivoluzione sia che qualcuno faccia un passo indietro. Cioe' che gli internauti cinesi, vietnamiti, laotiani, sauditi, cubani, sudanesi, etc.., pur con le specifiche difficolta' di accesso di ognuno, possano scaricarsi e vedersi i film di Tarantino ... e non solo.
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