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Obbligo vaccini. Perché funzionerebbe
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Editoriale di Vincenzo Donvito
9 agosto 2021 17:00
 
Succede che, quando alcune persone no-vax si trovano in una situazione di obbligo per poter condurre una vita sociale ed economica, quasi sempre mettono da parte le loro convinzioni e si adeguano: l’insegnante, l’infermiere, il medico, il gestore di un locale pubblico, etc.. E la discussione, da “teisti” contro “atei”, si sposta su quello che è base del nostro sistema: “dura lex, sed lex” … la legge è comunque la legge e va rispettata, salvo contestarla senza creare problemi a tutta la comunità.

Questa fotografia ci porta ad una valutazione che offriamo ad Esecutivo e Legislatore: per svolgere la propria attività, talvolta occorre adottare provvedimenti impopolari: presi in seguito ad una valutazione (scientifica, sanitaria, economica e politica, nel nostro caso) per decisioni che sono contestate da parte della popolazione.
Decisioni impopolari che spesso vengono prese su tante questioni… si pensi al fisco… eppure vengono prese, pena lo sfascismo istituzionale.

Noi non comprendiamo come ad oggi non si sia deciso sull’obbligo vaccinale.
E’ forse più importante la popolarità (verso una parte della popolazione) rispetto alla salute per tutti?
Un solo argomento civico e sanitario che, pro o contro vaccini che si sia, è un dato di fatto: l’obbligo del vaccino crea molti meno problemi (sanità e libertà individuali) del non-vaccino. Obbligo che, per esempio per altri vaccini, non ci sono stati problemi verso i nostri figli, pena non andare a scuola e violare l’obbligo anche scolastico.

Il pericolo del non obbligo, inoltre, sono anche le decisioni “ibride”. Dovendo ragionare sulle applicazioni di obblighi che non sono assoluti, si arriva, per esempio, a quella vera e propria bomba sanitaria che ha portato a far sì che i ristoranti degli alberghi siano frequentati anche da non vaccinati… basta alloggiare nella struttura.
 
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