Venerdì 23 ottobre 2026
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Affitti brevi a Firenze. Un passo fuori  della selva

Lapulce · Stefano Fabbri ·

Molto spesso una notizia ne contiene altre. Una di queste notizie “multiple” è quella del protocollo, il primo del genere in Italia, firmato tra Comune di Firenze, Cgil, Cisl, Uil e Aigab, una delle organizzazioni che raccoglie i gestori degli appartamenti per gli affitti brevi. Scopo

dell'intesa è la tutela dei lavoratori che si occupano dei servizi connessi a questo tipo di locazioni, dalle pulizie al cambio della biancheria. La notizia più importante è senza dubbio il fatto che la firma sia avvenuta nella città diventata simbolo delle polemiche per le norme dettate dall'amministrazione comunale, tese a regolamentare questa attività turistica. La stessa in cui si è svolto un anno fa il primo sciopero degli addetti del settore. Ma, come le ciliegie, una notizia tira l'altra. La prima, che non può sfuggire, è che Aigab riunisce i gestori di 400 appartamenti sui circa 15 mila destinati agli affitti brevi a Firenze, anche se secondo le organizzazioni del settore sarebbero meno di 10 mila gli alloggi messi su questo mercato con continuità. Dunque un gesto importante, quello compiuto dall'associazione, ma che spinge a chiedersi che fine abbiano fatto gli altri gestori, come ad esempio Property Manager e MyGuestFriend che a Firenze raccolgono insieme un più significativo numero di appartamenti e che potrebbero avere un ruolo di traino nei confronti di realtà più piccole. Le motivazioni addotte sulla loro mancata adesione, basate sul fatto che esista un contenzioso col Comune, non convincono del tutto.

L'aspetto significativo del protocollo è che costituisce un passo in avanti nel mettere ordine in un settore al quale servono regole ed in cui, nella migliore delle ipotesi, il lavoro degli addetti a quei servizi è affidato a contratti co.co.co, a partite Iva più o meno sincere e a prestazioni occasionali, senza escludere il ricorso al lavoro nero. Ma rappresenta anche un segnale importante di orientamento alla restituzione di una parte di quanto produce la rendita di posizione, almeno in termini di tutele di un lavoro senza il quale quella rendita non potrebbe neanche tentare di funzionare. E che. se non normato e depurato dalle sue opacità, rischia (come già accade) di indicare un orizzonte occupazionale popolato da persone che, come formiche umane senza uno straccio di garanzie, si affannano su tricicli o su improbabili scooter carichi all'inverosimile di sacchi di lenzuola. Compagni di strada (nel senso più autentico) dei rider che possono al momento vantare, dopo anni di richieste e ricorsi alla magistratura, qualche contratto che li riconosce come lavoratori subordinati. Infine, ma non per ultimo, quel protocollo può essere una delle basi di una visione per cui il turismo, anche nelle sue declinazioni più discusse, può rappresentare una opportunità non solo per pochi. Vale la pena ripeterlo: è tutt'altro che casuale che sia stato firmato a Firenze, dove l'attenzione e la tensione, la discussione animata fino alla battaglia aperta sono da anni di casa su un fenomeno che ha contribuito a cambiare il volto e l'intero metabolismo della città.

 

(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 22/10/2026)

 

 

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