Il babbo e il nonno di Yousef

Yousef, bimbo di 11 anni, milanese, coinvolto nei fatti criminogeni di Milano (che persone in malafede continuano ad associare alle manifestazioni studentesche di questi giorni) e ampiamente ripreso da telecamere e telefonini di ogni tipo, è sui social. Buona parte lo dileggia come se non fosse un bimbo, alcuni lo ergono - pur senza giustificarlo - a simbolo del disagio giovanile, talvolta dimenticandosi che Yousef non è un giovane ma un bimbo. Una situazione diversa.
Attenzione mediatica alle stelle e villaneggiamento della privacy, a maggior ragione di un bimbo (abbiamo visto solo alcune immagini di tg che nascondevano il volto).
Chissà quante bimbe della stessa età staranno subendo altrettanta violenza - senza social e tv, per carità - perché date in spose a presunti ricchi che dovrebbero sistemare le finanze di genitori corrosi da ideologie violente. Ogni tanto ne emerge qualcuna che diventa un caso nazionale (tipo Saman Abbas, uccisa a Novellara/Reggio Emilia), ma il trend continua, grossomodo al pari di tutte le bimbe a cui viene negato il futuro piacere sessuale col taglio del clitoride (mutilazione genitale).
Bimbi. Solo bimbi. Da mettere insieme ad altri che magari hanno qualche anno di più, ma subiscono o praticano le stesse violenze.
Il governo e la maggioranza parlamentare, con tanto di firma del presidente della Repubblica per il loro decreto legge, hanno risposto con mera strumentalizzazione per farsi propaganda: nuove leggi che dicono le stesse cose di leggi che già c’erano, ma che, in questo contesto, secondo loro assumono e mostrano la forma maschia della forza dell’autorità. Poveracci.
Siamo messi male, molto male. Tutti. Anche io che scrivo e che, proprio a Milano ho una figlia di 20 anni, studentessa universitaria che, attiva nella vita culturale ed economica, neanche lontanamente è stata attratta dal familiarizzare o farsi coinvolgere con quanto è accaduto… ed è tutt’altro che fascistoide o deliri collaterali.
Genitori, sorelle e fratelli, zii, nonni, cugini, amici, compagni di scuola e colleghi di lavoro. politici, amministratori e decisori di varia tacca. Autoctoni o immigrati di vario tipo. Siamo tutti maestri. E’ colpa nostra, ché ognuno ha uno Yousef dentro di sé, anche se il bimbo milanese lo vorrebbe mandare (quelli più gentili) in riformatorio. E continuiamo ad errare - soprattutto i decisori politici - non perché non riusciamo a parlare con questi bimbi (come dicono i cosiddetti più liberal…) ma perchè non facciamo mente locale a quando noi stessi avevamo la stessa età, anche se al massimo avevamo rubato qualche caramella da una bancarella di qualche fiera o - questo vale per le bambine, chè i maschietti venivano invece elogiati - ci eravamo presi uno schiaffo per aver sessualmente ammiccato un qualche coetaneo/a.
Questo accade perché non siamo in grado di governare il presente (fautori politici o meno che si sia per governo o opposizioni), ma soprattutto perché non siamo in grado di farlo in prospettiva del futuro, dove i bimbi che oggi hanno 11 anni (Yousef e tutti gli altri/e) si ritroveranno una comunità civica, economica e politica figlia delle nostre incapacità.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc