Guerra alla droga, l'effetto "materasso ad acqua": i traffici si spostano

Dal settembre 2025 le forze armate statunitensi colpiscono piccole imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale, sostenendo che trasportino droga. L'operazione, ribattezzata dal Pentagono "Southern Spear", ha portato finora a 79 attacchi e 238 morti, secondo i dati aggiornati a ottobre 2026. Il presidente Donald Trump ha più volte dichiarato che il flusso marittimo di droga sarebbe calato del 97%.
Ma la realtà sul campo racconta un'altra storia. Come riporta l'economista Jeffrey Miron del Cato Institute, il giornalista Juan Forero del Wall Street Journal ha documentato come i trafficanti stiano imparando a eludere i militari, aprendo nuove rotte che hanno portato a livelli record di offerta, prezzi in calo e purezza in aumento sia negli Stati Uniti che in Europa.
Secondo quanto raccolto da Forero, un ufficiale dell'esercito colombiano, Edilberto Cortés, ha spiegato che l'Amazzonia e la sua fitta rete fluviale sono diventate una rotta sempre più battuta dai trafficanti, proprio come risposta diretta agli attacchi americani. Un'inchiesta del Wall Street Journal ha inoltre documentato come i narcotrafficanti distribuiscano i carichi su container, navi da carico, pescherecci e imbarcazioni simili a sottomarini, mentre i motoscafi restano vicini alla costa per evitare gli attacchi aerei.
Per Miron si tratta di un classico "effetto materasso ad acqua": la domanda di droga è anelastica, quindi colpire l'offerta in un punto non fa che far alzare prezzi e profitti, attirando nuovi soggetti nel mercato. L'applicazione della legge e il targeting militare, scrive, rendono il traffico più costoso e violento, non più piccolo come promesso.
Non è la prima volta che questo schema si ripete. Negli anni Ottanta l'interdizione nei Caraibi spinse il traffico di cocaina attraverso il Messico. Più di dieci anni dopo, il Plan Colombia, iniziativa congiunta tra Stati Uniti e Colombia pensata per contrastare i cartelli, spostò la coltivazione di coca in Perù e Bolivia. E quando nel 2006 il Messico colpì i vertici dei cartelli, le organizzazioni si frammentarono in fazioni rivali, senza che il settore si riducesse.
Felipe Botero, ricercatore della Global Initiative Against Transnational Organized Crime, ha sostenuto che la politica di Trump sarebbe più orientata a mostrare un'azione decisa per motivi di visibilità e narrativa politica che a smantellare realmente il crimine organizzato.
Per Miron la conclusione è netta: la proibizione delle droghe e il targeting militare si sono dimostrati chiaramente inefficaci. Comprimere il traffico in un punto significa solo farlo riemergere altrove, proprio come l'acqua in un materasso quando si preme su un lato.