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DROGHE
18/08/2026 – 24/08/2026
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Proibizionismo e fallimenti istituzionali sono il filo rosso di questa settimana: dalle carceri che negano misure alternative ai tossicodipendenti, al mercato illegale che si evolve più veloce delle politiche pubbliche. Nel mondo, i cartelli si modernizzano con la tecnologia mentre sostanze come fentanyl e medetomidina rimpiazzano le droghe tradizionali. Drug checking e sperimentazione legale della psilocibina mostrano come altri paesi ragionano in termini di riduzione del danno: l'Italia rimane ferma alle proibizioni.
In questo numero
ARTICOLI
→  Vivere tra lo spaccio di droghe. Cronache dell’assurdo
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 18 a 24 Agosto 2026
→  Osservatorio disservizi da 18 a 24 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Bolivia, la violenza dei narcotrafficanti brasiliani dilaga al confine
→  Detenzione domiciliare detenuti tossicodipendenti. Il 98% non ne fruirà
→  Drug checking: come funziona nel mondo tra proibizionismo e salute
→  Il fentanyl ha sostituito l’eroina perché rende più efficiente il mercato illegale
→  Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 19/08/2026
→  Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026
NOTIZIE
→  COLOMBIACOLOMBIA. Narcotraffico e furti di carburante. Presidente De la Espriella
→  MESSICOMESSICO. Governatore di Sinaloa accusato di narcotraffico, torna e lascia in 34 ore
→  AMERICHE. DEA: funzionari messicani di alto livello aiutano il cartello CJNG
→  USAUSA. Attacco nel Pacifico contro sospetti narcotrafficanti: 2 morti
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. The Milkman: ascesa e caduta del boss della cocaina Brian Wright
→  USAUSA. Medetomidina, il tranquillante veterinario che spiazza la xilazina
→  MESSICOMESSICO. I cartelli ricorrono a video in stile TikTok ed emoji per reclutare giovani
→  MONDOMONDO. Cambogia-USA: sequestrata rete cripto del cartello di Sinaloa
→  USAUSA. Oregon, psilocibina legale: primo studio su 20.000 utilizzatori
→  AMERICHE. Cocaina, Argentina: "Sudamerica produce 4.000 tonnellate l'anno"
→  USAUSA. Yale: cannabis legale porterebbe 111 miliardi in 10 anni
→  MESSICOMESSICO. Chapitos: come i figli di El Chapo controllano Culiacán
→  RUSSIARUSSIA. Mosca: "L'Occidente vuole accusarci di armare i narcos in Sudamerica"
→  U.E.U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vaping
ARTICOLI
24 AGOSTO 2026

Vivere tra lo spaccio di droghe. Cronache dell’assurdo

· di Vincenzo Donvito Maxia

Il parco delle Cascine a Firenze ha registrato un calo del 43,5% dei reati nel secondo semestre del 2025. Il dato, fornito dalla Prefettura al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riguarda l’area considerata per anni una delle più problematiche della città per episodi di spaccio, violenze e danneggiamenti.

Grande soddisfazione? Ovvio per chi è preposto ad un servizio di repressione e prevenzione e per la fruizione mediatica. Ma per chi vive e amministra la città si tratta di un palliativo e un’illusione, visto che reati, soprattutto quelli connessi alle droghe, sono in forte aumento, con la città al 2o posto tra quelle italiane (la prima è Milano, la terza è Roma).

Lo stesso rapporto del Comitato fiorentino rileva che, per quanto riguarda la droga, il problema è tutt’altro che sotto controllo, con la crescita di sostanze nocive come il crack, tipica sostanza dell’emarginazione e disperazione, dai costi bassi ed effetti potenti quanto devastanti. Lo spaccio è più circoscritto e discreto, ma non calato. Ed è quasi annullato per sostanze tipo hashish, i cui “clienti” non si sono certo “ravveduti” grazie alla repressione e prevenzione, ma semplicemente si rivolgono a mercati molto diversi, tipo autocoltivazione e piccolo spaccio ad essa connesso.

Cronache che, al di là della fanfara del presunto successo, non potrebbero essere altrimenti. La domanda di droghe è alta e il mercato clandestino si adegua e perfeziona. Le politiche (molto ideologiche) del governo in merito (con pubblicità dissuasiva) non danno i risultati sperati e, anzi, visti i numeri che abbiamo riportato, provocano effetti contrari.

Crediamo sarebbe il caso che i decisori istituzionali, anche locali, si impegnassero per evitare il fiorire di queste cronache della sconfitta. E’ evidente che i Serd (servizio pubblico dipendenze) non bastano e non sono attrattivi, pur se dispensano farmaci e cure ad hoc. Ci sono città come Zurigo (e anche altre città svizzere) che portano avanti da anni esperimenti positivi di riduzione del danno: centri di consumo controllato e sanitario delle specifiche sostanze, evitando il dilagare sul territorio e controllando la purezza delle sostanze.

Ma questo - Serd e Zurigo - è un supporto che vale solo per chi è tossicodipendente ed ha deciso di ridursi il danno e/o curarsi.

Ché rimane il grosso problema di chi non è tossicodipendente e si approccia al mercato clandestino per un consumo ludico quanto estemporaneo. Consumatori che, magari alla ricerca di sostanze “leggere”, cedono all'offerta di sostanze “pesanti”, incentivate dagli spacciatori per il loro maggior guadagno.

Un contesto rispetto al quale, le risposte legalizzatorie che arrivano da alcuni Paesi europei e d'oltre Atlantico, sono positive, sanitariamente e per l’ordine pubblico. Opzioni che possono essere prese in considerazione solo con approcci realistici e non ideologici. Soprattutto - per questi ultimi - quando si presentano con l’obiettivo di “un mondo senza droghe”.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

24 AGOSTO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 18 a 24 Agosto 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 238.120
droghe pesanti (kg) 410.600
dosi droghe sintetiche 91.000
piante di cannabis 45.900
vittime
morti 3
arresti 1.843
giorni di reclusione 780

Settimana da 18 a 24 Agosto 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 1.900
droghe pesanti (kg) 1.200
dosi droghe sintetiche 1.100
piante di cannabis 900
vittime
morti 0
arresti 9
giorni di reclusione 7
24 AGOSTO 2026

Osservatorio disservizi da 18 a 24 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 18 a 24 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 22,70%
Telecomunicazioni 14,20%

Energia 12,10%

Salute 10,30%

Banca 10,10%

Prodotti finanziari 09,50%

Viaggi 09,10%

Acquisti 06,10%

Condominio 02,20%

Diritti immigrati 02,30%

Assicurazioni 01,40%

20 AGOSTO 2026

Bolivia, la violenza dei narcotrafficanti brasiliani dilaga al confine

· di Redazione

Un porto fluviale nel cuore dell'Amazzonia è diventato l'ultimo fronte del narcotraffico latinoamericano. Come racconta l'agenzia France24, che riprende un servizio dell'AFP, le organizzazioni criminali brasiliane hanno iniziato a varcare il confine con la Bolivia per contendersi il controllo delle rotte della cocaina, portando la violenza in un paese che finora era rimasto ai margini delle guerre tra cartelli.

Il fiume Mamoré, uno dei principali affluenti dell'Amazzonia, segna il confine naturale tra Bolivia e Brasile. Da un lato la Bolivia, terzo produttore mondiale di cocaina; dall'altro il Brasile, punto di transito chiave per le spedizioni di droga destinate all'Europa. Sulle sue rive si trova Guayaramerín, cittadina boliviana di circa 40.000 abitanti, con strade di terra rossa che stridono con il verde della foresta circostante e che vive soprattutto del commercio con la vicina città brasiliana di Guajará-Mirim. Ogni giorno decine di viaggiatori scendono dalle imbarcazioni che attraversano il fiume e passano davanti all'ufficio immigrazione del porto senza che nessuno controlli i documenti. "Nessuno controlla mai", ha raccontato all'AFP Donald Somoza, un muratore in pensione di 75 anni, seduto in un parco vicino al porto. Di giorno, sotto il caldo intenso, Guayaramerín appare tranquilla, ma i residenti denunciano di vivere nella paura.

La città, come altre località lungo i 3.423 chilometri di confine tra Bolivia e Brasile, è stata infiltrata dalle due organizzazioni criminali più potenti del Brasile: il Primeiro Comando da Capital (PCC) e il Comando Vermelho (CV), entrambi inseriti dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche. Negli ultimi tempi una decina di omicidi sul territorio boliviano sono stati collegati alla rivalità tra i due gruppi. La strage di un'intera famiglia, il ritrovamento di corpi decapitati e l'uccisione di un agente di polizia hanno scosso un paese che era finora rimasto largamente estraneo alla violenza mafiosa.

Lo stesso Somoza ha raccontato di aver assistito in prima persona all'omicidio di un cittadino brasiliano nella piazza principale di Guayaramerín, colpito da più di 80 proiettili in quello che sembrava un regolamento di conti tra narcotrafficanti brasiliani.

Joaquin Chacin, investigatore specializzato in crimine organizzato, ha definito questo un fenomeno "piuttosto nuovo" per la Bolivia, descritta fino a pochi anni fa come un paese "molto sicuro". In passato, lo Stato boliviano tollerava in una certa misura il narcotraffico proprio per scongiurare l'esplosione di violenza, mantenendo una sorta di equilibrio informale, una "pace mafiosa" che oggi appare sempre più a rischio con l'arrivo delle bande brasiliane in cerca di nuovi corridoi per la cocaina.

I dati ufficiali confermano la portata del fenomeno: tra gennaio e settembre 2025 in Bolivia sono stati registrati 774 omicidi, contro 325 nello stesso periodo dell'anno precedente, un incremento del 138%. Anche i residenti delle zone di frontiera segnalano un aumento delle rapine a mano armata, segno di un deterioramento della sicurezza che va di pari passo con la crescente presenza dei gruppi criminali brasiliani sul territorio boliviano.

Le autorità di Guayaramerín considerano ormai la cittadina, così come altri centri di confine, una sorta di rifugio per PCC e Comando Vermelho, che vi acquistano immobili e vi insediano propri membri per gestire i traffici. Il governo boliviano ha di recente lanciato un piano di sicurezza denominato "Fronteras Seguras" per rafforzare la presenza di forze specializzate lungo il confine con il Brasile, mentre nelle ultime settimane si sono registrati anche episodi di violenza analoghi in altre località di frontiera, come San Matías, nel dipartimento di Santa Cruz.

20 AGOSTO 2026

Detenzione domiciliare detenuti tossicodipendenti. Il 98% non ne fruirà

· di Vincenzo Donvito Maxia

Da domani 21 agosto entra in vigore la legge sulla detenzione domiciliare per i detenuti con problemi di dipendenza da droghe o alcol, una misura definita “epocale” dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e criticata dal procuratore Nicola Gratteri come un “indulto mascherato”.

La legge consente a una determinata categoria di detenuti di scontare la pena in strutture terapeutiche residenziali o semiresidenziali. In generale, la pena residua non può superare gli otto anni, limite che scende a quattro per alcuni reati più gravi. Per accedervi occorre documentare la dipendenza, presentare un programma terapeutico e dimostrare il collegamento tra questa e il reato commesso. Il tribunale deciderà considerando se il percorso possa favorire il recupero e ridurre il rischio di nuovi reati. I criteri per accertare la dipendenza dovranno essere definiti da una commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio, mentre potranno accogliere i detenuti strutture private accreditate e centri pubblici specializzati del Servizio sanitario nazionale. La domanda per accedervi potrà essere presentata anche nell’ambito di procedimenti e processi ancora pendenti, purché non sia già intervenuta una sentenza di primo grado.

Fin qui le buone intenzioni. Che, però, si scontrano con la realtà.

Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio sono poco più di 10mila i detenuti che potranno beneficiare di un’alternativa al carcere; e questo dovrebbe avere anche un impatto significativo sul sovraffollamento carcerario (al 31 luglio i detenuti erano 64.793, oltre 13mila in più rispetto ai 51.221 posti ufficiali).

Il fondo disponibile è di 19,4 milioni, che basterà però per circa 500 persone l’anno (il costo di un percorso riabilitativo è di 106 euro al giorno), circa il 2% dei 10mila potenziali beneficiari. Questo in un contesto di strutture di recupero e accoglienza che, come lamentano le specifiche strutture (Cnca), sono già in situazione critica.

Da domani 21 agosto, cosa succederà? Abbiamo una certezza matematica che non succederà praticamente nulla. E che il clamore della buona volontà espressa da chi ha proposto e votato la legge, sarà l’unico beneficio… non certo per i 9.500 tossicodipendenti (su 10mila) che resteranno fuori dei benefici e le carceri che continueranno ad essere sovraffollate.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

19 AGOSTO 2026

Drug checking: come funziona nel mondo tra proibizionismo e salute

· di Redazione

In molti paesi del mondo esistono servizi che permettono a chi consuma sostanze stupefacenti di farle analizzare prima dell'uso, per conoscerne la reale composizione e il grado di purezza. Si tratta dei cosiddetti servizi di "drug checking", uno strumento di riduzione del danno che, secondo quanto documentato dalla piattaforma TalkingDrugs, si muove ovunque in equilibrio precario tra tutela della salute pubblica e leggi che criminalizzano il possesso e l'uso di droghe.

Il funzionamento di base è simile in tutto il mondo: chi possiede una sostanza può portarne un piccolo campione presso un servizio dedicato, dove personale sanitario o operatori formati la analizzano con strumentazione chimica, dai semplici test colorimetrici alla spettrometria avanzata. L'obiettivo primario è ridurre il rischio di overdose o intossicazione da sostanze adulterate, ma il servizio non si limita al risultato dell'analisi: comprende anche un colloquio personalizzato su dosaggio, interazioni tra sostanze diverse e modalità di consumo più sicure.

Il caso più avanzato a livello nazionale è quello della Nuova Zelanda, dove il drug checking è stato sperimentato a partire dal 2017 e reso definitivamente legale nel 2021 con un'modifica al Misuse of Drugs Act 1975, che ha concesso una licenza ufficiale a cinque fornitori del servizio.

Un risultato raggiunto, secondo TalkingDrugs, grazie a decenni di attività di advocacy da parte di organizzazioni della società civile. Il dato interessante è che il possesso e il consumo di droghe restano reati, ma la legge prevede un'esenzione pratica che permette di trasportare le sostanze da e verso i centri di analisi, così che nessuno possa essere arrestato mentre è in viaggio verso una clinica o mentre vi si trova. Una zona grigia che le organizzazioni di settore, spiega TalkingDrugs, preferiscono lasciare volutamente indefinita perché funzionale ai loro scopi.

I numeri parlano di un servizio ormai strutturato: la capacità di analisi è cresciuta negli ultimi cinque anni, con oltre 10.000 campioni testati ogni anno, mentre la sola organizzazione KnowYourStuffNZ ne ha testati 3.943 nel 2024, a cui si aggiungono altri 3.213 analizzati dalla NZ Drug Foundation. Un modello che, a differenza di molte esperienze internazionali legate quasi esclusivamente a festival musicali o contesti notturni, opera tutto l'anno in tutte le principali città del paese, permettendo a chiunque di testare gratuitamente un campione e ottenere informazioni sulla riduzione del danno.

Nel Regno Unito il quadro è diverso e più ambiguo. Organizzazioni come The Loop offrono dal 2016 servizi di analisi presso festival ed eventi, fornendo non solo un'analisi chimica ma quella che definiscono una vera e propria "consultazione sanitaria su misura", perché il rischio legato a una sostanza dipende anche da fattori come la modalità di assunzione, il consumo combinato con altre sostanze e il contesto in cui viene assunta. Un contatto diretto con personale sanitario che, sottolinea TalkingDrugs, è raro nei paesi a impronta proibizionista, dove l'accesso a consulenza medica è spesso solo online e anonimo.

Diversa ancora la strategia adottata da Energy Control, organizzazione non profit spagnola che dal 2014 offre un servizio di analisi delle sostanze pensato specificamente per chi acquista tramite il dark web. Come racconta TalkingDrugs, il servizio analizza e individua il contenuto delle sostanze inviate in cambio di donazioni in Bitcoin, riuscendo così a operare in un contesto ancora più esposto al rischio legale rispetto ai servizi fisici. I dati raccolti hanno permesso di scoprire differenze significative nella qualità delle sostanze acquistate online rispetto a quelle di strada: la purezza media della cocaina sul dark web si attestava attorno al 71%, contro una media del 48% per la cocaina venduta nelle strade spagnole.

In America Latina il drug checking si è sviluppato soprattutto grazie a organizzazioni della società civile che operano in condizioni di grande precarietà economica. TalkingDrugs riporta la testimonianza di operatori del settore secondo cui i governi non forniscono risorse per questi progetti e le organizzazioni internazionali non li considerano una priorità, con la conseguenza che la mancanza di fondi limita l'aggiornamento tecnologico e la formazione del personale. Le stesse fonti sottolineano come i pericoli legati all'assenza di servizi di drug checking siano purtroppo evidenti in tutto il mondo, ricordando che le tragedie evitabili durante i festival sono la conseguenza della mancanza delle informazioni corrette al momento giusto, come accaduto in occasione di due decessi al festival britannico Mutiny, un evento senza servizio di analisi delle sostanze.

Anche in Europa la situazione resta frammentata. Secondo un'analisi più recente diffusa da TalkingDrugs, in molti paesi e città le sale per il consumo di droghe e i servizi di drug checking continuano a operare in una "zona grigia legale", senza una protezione normativa chiara anche quando vengono tollerati o implementati. Un esempio citato è quello di Glasgow, dove la nuova sala per il consumo, The Thistle, ha richiesto quasi un decennio di trattative prima dell'apertura e opera ancora sotto un accordo politico temporaneo. In Slovacchia, invece, una nuova normativa sui cosiddetti "agenti stranieri" introdotta nel 2024 ha limitato l'attività delle organizzazioni non governative, scoraggiando l'innovazione in campo di politiche sulle droghe.

Il quadro complessivo che emerge da questi casi mostra come i servizi di drug checking, pur muovendosi in contesti normativi molto diversi tra loro, condividano lo stesso obiettivo: fornire a chi consuma sostanze informazioni concrete per ridurre i rischi, in assenza di alternative altrettanto efficaci offerte dalle politiche di proibizione tradizionali.

19 AGOSTO 2026

Il fentanyl ha sostituito l’eroina perché rende più efficiente il mercato illegale

· di Redazione

In “L’invasione” Biagio Simonetta racconta la doppia natura di una molecola nata per alleviare il dolore e diventata materia prima ideale dei cartelli grazie a potenza estrema filiere corte costi ridotti e una capacità senza precedenti di alimentare la dipendenza

Cos’è il Fentanyl? Cosa si nasconde dietro questo nome che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti e che fa paura a tutto il mondo? Sembra uno scherzo del destino, ma siamo di fronte a un farmaco salvifico. Necessario. Eccellente, quando usato in contesti ospedalieri. È il 1959 quando un chimico belga, Paul Janssen, mette insieme una molecola che appare subito diversa. Una molecola più potente delle precedenti, più rapida, più ‘tagliente’ nel modo in cui agisce sul dolore. La squadra di Janssen la chiama Fentanyl. E pochi anni dopo entra nelle pratiche ospedaliere come anestetico, utilizzato per interventi chirurgici complessi. Il farmaco si chiama Sublimaze. Il suo ruolo è togliere il dolore dove serve, in modo controllato, sotto il monitoraggio degli anestesisti.

La caratteristica che rende il Fentanyl immediatamente diversa dalle vecchie molecole è semplice e spietata: la potenza. Per dose, è decine di volte più forte della morfina. Questo la rende preziosa in anestesia (poche microdosi, effetto rapido, controllo stretto della ventilazione e della circolazione), ma anche utile nella terapia del dolore oncologico per pazienti che non rispondono ad altri oppioidi. Nel corso degli anni la famiglia delle formulazioni si è allargata: dal Fentanyl in soluzione per uso endovenoso sono nati i cerotti, le compresse sublinguali, gli spray nasali. E ogni nuova forma ha mantenuto lo stesso obiettivo, quello di somministrare una dose efficace riducendo i picchi e i vuoti, e soprattutto migliorare la qualità della vita dove la sofferenza è quotidiana.

Certo, nel mezzo di questa storia di innovazione farmaceutica si sono spesso inseriti i regolatori e la cautela: il Fentanyl è potente, e potenza vuol dire rischio, perché come dice una vecchia pubblicità ‘la potenza è nulla senza controllo’. Le agenzie del farmaco e gli ospedali hanno sviluppato norme severe. Dalle prescrizioni scrupolose al controllo delle scorte, fino ai programmi di formazione per chi lo somministra. Proprio questo rigore è stato ed è ancora la strada che ha permesso al Fentanyl di essere strumento e non arma. Negli anni, la molecola ha dato sollievo reale a persone che vivevano in condizioni di dolore insopportabile. In altri casi – quando la prescrizione non è stata seguita, quando i pazienti sono caduti nella spirale della dipendenza – ha invece mostrato il suo volto più pericoloso.

Qui, però, è necessario fare una distinzione. Perché il rischio di inciampare nell’approssimazione è concreto, e il risultato è spesso quello della demonizzazione di un farmaco efficace, quando necessario. Oggi, quando parliamo di Fentanyl per descrivere il dramma degli Stati Uniti d’America, stiamo raccontando di un composto chimico decisamente diverso da quello che finisce fra le corsie ospedaliere. Il Fentanyl originale, quello legale, è un farmaco progettato, dosato e somministrato in un contesto sanitario. Esiste per alleviare, per permettere interventi, per dare dignità a chi soffre.

Ma la stessa formula chimica, se esce da quei confini e viene manipolata, se ne vengono cambiati i dosaggi, se viene miscelata con altre droghe, diventa qualcosa di diverso, e si trasforma in un killer. E forse è proprio questa doppia natura – salvezza in sala operatoria, pericolo per la strada – che rende il Fentanyl una delle storie più ambigue della farmacologia moderna. Una storia che in Messico è stata trasformata in business, quando le vene di migliaia di statunitensi già urlavano.

Attorno al 2010, il mercato americano recepì il cambio con la stessa brutalità con cui aveva consumato le fasi precedenti. All’inizio, l’eroina tagliata col Fentanyl sembrava offrire una specie di effetto booster. Una ‘botta’ più forte e a prezzo inferiore. Sembrava l’inizio di una fase nuova, con questa sostanza chimica perfetta per diventare sostanza da taglio. Più economica, più reperibile e con un maggior impatto sull’efficacia del prodotto. Ma piano piano si scoprì che il Fentanyl era una creatura diversa. Una sostanza che agiva in fretta, colpiva duro e poi se ne andava. Per i consumatori, la fase di rush durava meno che con la solita eroina. L’effetto svaniva in tempi più rapidi. Ed era tutto scritto nella chimica: questa è una sostanza che chiede altro. Sicuramente chiede più frequenza.

E per il mercato, questo significava una cosa semplice: far funzionare la macchina del rifornimento in modo ancora più efficace. La chimica lo rese possibile anche logisticamente. Dove prima si doveva trattare con molteplici passaggi – raccolto, trasformazione in pasta, carico, trasporto, spaccio – ora la filiera si accorciava. I precursori potevano essere ordinati e spediti in piccoli lotti, i laboratori potevano ricostituirsi ovunque. E anche il rischio apparve subito diverso: meno spettacolare nelle cronache ma più letale nella sostanza. Il vantaggio competitivo del Fentanyl illegale si palesò immediatamente, e per diverse ragioni. La potenza per grammo, le dosi ricavabili per ogni chilo di sostanza finita, lo spazio necessario per il trasporto, l’inutilità del personale agricolo. Insomma, una combinazione irresistibile, per chi gestisce reti criminali.

(Biagio Simonetta su Linkiesta del 19/08/2026)

19 AGOSTO 2026

Avvertenze. Newsletter generalista di Aduc. 19/08/2026

· di Redazione

Sommario/Editoriale

I servizi pubblici e privati che non funzionano, la finanza che specula sulla povertà, le scappatoie legali che proteggono i potenti: questa settimana Avvertenze torna a mettere sotto esame le storture di un sistema dove il consumatore e il cittadino pagano sempre. Dalla Rai alle criptovalute, dalle rette delle RSA ai diritti digitali, scopriamo chi lucra su ciò che dovrebbe essere diritto.

In questo numero

EDITORIALE

Ferragosto, domani è lo stesso giorno

Politica e cultura del ‘mai più’. La prevenzione

Quando la qualità dei servizi è solo guadagno per pochi

OSSERVATORIO LEGALE

La riparazione dell’autovettura è sempre possibile in caso di sinistro stradale

ARTICOLI

Come la tecnologia Usa ha contribuito a creare il gelato italiano moderno

Liberarsi della Rai e delle sue vicissitudini politiche ed economiche

Morbo di Alzheimer: chi paga la retta della RSA?

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026

Binance ha consegnato alla Russia i dati di un utente: usati per incriminare chi donava all'Ucraina

Migranti: l'Europa non può usarli economicamente e demonizzarli politicamente

Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

Libertà d’espressione digitale. Lettera ad un bambino già nato

'Ho perso 14.000 dollari in un mese': gli investitori colpiti dalle forti oscillazioni del mercato azionario coreano

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Debito pubblico che cresce per mancanza di politiche liberiste

Quando la finanza scommette sul cibo, a risentirne è la sicurezza alimentare

Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA

Chris Daw, La giustizia sotto processo: soluzioni radicali per un sistema al punto di rottura

Il paradiso in declino dei truffatori con cryptovalute

Il supermercato come modello di cultura e incontri

Perché i viaggiatori sono attratti dai supermercati dei Paesi che visitano

Disinformazione sanitaria online: colpire il modello economico, non solo i falsi miti

Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità

I leader dell'intelligenza artificiale sostengono che significa meno lavoro, ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana

Investire Informati. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026

Salute. La newsletter settimanale di Aduc. 13/08/2026

UE contro Trump: come difendere la sovranità digitale europea

Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca

Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina

Sistema carceri oltremanica. Andy Burnham e la scimmia sulla schiena del populismo penale

Eclissi. Due minuti dentro il respiro del Sole

Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026

GIANNINO

Riport

STATI UNITI D'EUROPA

Guerra ibrida, i russi provano a spiarci tramite gli autovelox

NOTIZIE

U.E.U.E.. Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano Mosca

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Pensione bloccata da azione fallimentare: come sbloccare il conto

Pacco dichiarato consegnato mai ricevuto (SDA/Poste): quali ulteriori azioni?

Auto ferma in officina per garanzia da 4 mesi: cosa si può fare

Multa per mancata comunicazione conducente: cosa fare se non arriva il verbale

Condono edilizio respinto: quali sono i rimedi possibili

Perdita d'acqua danneggia il vicino: si risarcisce anche il controsoffitto?

Modifica contratto Fastweb e doppia fatturazione: come fare reclamo

Chiusura account Booking o Airbnb: come fare appello e tutele DSA

Retta RSA e demenza grave: chi paga la quota alberghiera?

Abuso edilizio scoperto dopo acquisto casa: rivalsa sui venditori

Caparra bed and breakfast non restituita: come recuperarla

Caparra per mancata domiciliazione bancaria: è legittima?

Ordine annullato e rimborso non ricevuto: come procedere

Ricovero in RSA e contributo SSN: quando si può contestare la valutazione UVM

Bollette, SPID estero e IMU: guida per residenti all'estero con casa in Italia

18 AGOSTO 2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 18/08/2026

· di Redazione

Sommario/Editoriale

La proibizione delle droghe continua a generare costi sociali e criminali enormi, mentre la ricerca smonta i miti che la sostengono. Dalle carceri agli Stati che sperimentano approcci alternativi, emerge che la regolazione legale funziona meglio della repressione: occupazione agricola negli Usa, meno dipendenza da antidepressivi in Canada, consumi stabili in California. Nel frattempo, i cartelli si rafforzano globalmente, dalla Scozia all'Ecuador, trasformandosi in imprese criminali anche legali. È tempo che le istituzioni ascoltino i dati, non l'ideologia.

In questo numero

ARTICOLI

Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026

Osservatorio disservizi da 11 a 17 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA

Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca

Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina

Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026

Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026

NOTIZIE

ITALIAITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio

USAUSA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale

COSTARICACOSTARICA. Estradizioni dei boss della droga e omicidi in forte crescita

FRANCIAFRANCIA. Narco corrieri a loro insaputa

CANADACANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi

USAUSA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici

COLOMBIACOLOMBIA. Colombia autorizza operazioni militari USA contro il narco-terrorismo

REGNO UNITOREGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta

GEORGIAGEORGIA. Spazi sicuri e naloxone sfidano le leggi antidroga tra le più dure al mondo

USAUSA. Cartello CJNG accusato di traffico d'armi dalla Repubblica Ceca in cambio di droga

COSTARICACOSTARICA. Costa Rica e turismo cannabis: opportunità e rischi legali per i viaggiatori

NEPALNEPAL. Cannabis terapeutica. Provincia nepalese legalizza

USAUSA. Otto anni dopo la legalizzazione, il consumo di cannabis in California non è aumentato

AMERICHE. Ketamina: il traffico si espande in tutta l'America Latina

AMERICHE. Brasile e America Latina: la criminalità organizzata fa affari (anche) legali

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NOTIZIE
24 AGOSTO 2026

COLOMBIACOLOMBIA. Narcotraffico e furti di carburante. Presidente De la Espriella

Il presidente della Colombia, Abelardo de la Espriella, ha denunciato una "allarmante" trama di contrabbando di idrocarburi sottratti alla compagnia statale Ecopetrol, in gran parte usato per i processi di sintesi della droga, reclamando un intervento "contundente" delle forze di sicurezza. "L'informazione che sto ricevendo sul furto di combustibili e greggio in Colombia e' assolutamente allarmante e richiede una risposta immediata e contundente dello Stato", ha detto De la Espriella in un messaggio pubblicato sul proprio profilo X. Si parla di circa 123.700 barili di prodotti raffinati sottratti ogni mese alla compagnia energetica: "se si dovesse mantenere questo ritmo, staremmo parlando di oltre 1,5 milioni di barili all'anno, con pedite di oltre 500 miliardi di peso a Ecopetrol, ovvero alla nazione", ha detto il presidente. Furti peraltro concentrati su un solo oleodotto, quello che trasporta le benzine dalla citta' costiera settentrionale di Santa Marta all'interno del Paese.

Ma c'e' "un elemento aggiuntivo che rende questa situazione ancora piu' grave", assicura De la Espriella: "questi carburanti vengono utilizzati come materie prime nella lavorazione illegale della cocaina. Per questo motivo dobbiamo stabilire quale parte del carburante rubato finisca nelle reti del traffico di droga e quali organizzazioni siano coinvolte nel suo acquisto e trasporto". Se confermata l'informazione non saremmo solo "dinanzi a un gigantesco furto nei confronti di Ecopetrol, ma a una catena cirminale che mette in contatto il furto di idrocarburi con il narcotraffico e il finanziamenrto di organizzazioni armate terroristiche", ha aggiunto il capo dello Stato secondo cui il trasporto del materiale avviene con "carovane della morte", con fino a 600 veicoli.

"Voglio un'operazione congiunta delle Forze Armate e della Polizia Nazionale, coordinata con Ecopetrol, la Procura e le altre autorita' competenti, per contrastare in modo globale questa economia criminale", ha aggiunto. "Non voglio che ci limitiamo a perseguire solo chi perfora il tubo. Bisogna smantellare l'intera catena: chi finanzia, chi ruba, chi immagazzina, chi trasporta, chi scorta, chi acquista e chi commercializza; e, soprattutto, determinare quale quantita' finisca nelle strutture del narcotraffico e chi ne siano i destinatari finali".

(Agenzia Nova)

24 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. Governatore di Sinaloa accusato di narcotraffico, torna e lascia in 34 ore

Il governatore dello stato messicano di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, 77 anni, esponente del partito Morena, è tornato in carica venerdì 21 agosto dopo oltre tre mesi di licenza, respingendo come false le accuse statunitensi che lo collegano al Cartello di Sinaloa. Ma il suo ritorno è durato appena 34 ore: sabato ha già chiesto al Congresso locale una nuova licenza a tempo indeterminato, approvata domenica dall'assemblea legislativa dello stato.

L'incriminazione, resa pubblica il 29 aprile dalla Procura federale del Distretto Sud di New York, coinvolge Rocha Moya insieme ad altri nove funzionari messicani attuali ed ex, tra cui un senatore in carica. Come riporta l'agenzia Associated Press, l'accusa sostiene che il gruppo abbia protetto membri del cartello in cambio di tangenti, mentre questi trafficavano fentanyl, eroina, cocaina e metanfetamine verso gli Stati Uniti. Il caso rappresenta l'azione pubblica più rilevante dell'amministrazione Trump contro quella che definisce corruzione istituzionale al servizio dei cartelli messicani, e ha alimentato nuove tensioni tra Washington e Città del Messico.

Al momento del suo rientro, Rocha Moya aveva dichiarato che la Procura generale messicana non aveva trovato prove a sostegno della sua partecipazione a condotte criminali, presentandosi come tornato "a testa alta". La sua difesa non è però bastata a placare le reazioni all'interno del suo stesso partito: il rientro ha scatenato un'ondata di critiche da parte di governatori, senatori e altre figure di primo piano di Morena, compresa la presidente Claudia Sheinbaum.

Sheinbaum, pur senza mai nominarlo direttamente, ha scritto sui social che nessun interesse personale può mai anteporsi agli interessi del popolo e della nazione, aggiungendo che il Messico merita funzionari pubblici consapevoli che le cariche sono temporanee, mentre la responsabilità verso la nazione è permanente. La rapida marcia indietro di Rocha Moya ha dimostrato l'autorità che la presidente esercita sul partito Morena, mentre cerca di mantenere un equilibrio delicato con il presidente statunitense Donald Trump, che sostiene come i cartelli controllino il Messico e ha più volte offerto assistenza militare statunitense per combatterli.

Sheinbaum ha comunque negato di aver protetto Rocha Moya, pur respingendo la richiesta di Washington di arrestare ed estradare gli imputati senza prove ritenute credibili, insistendo che qualsiasi procedimento giudiziario debba svolgersi in Messico. Il Ministero dell'Interno messicano ha definito il rientro in carica del governatore una decisione personale, precisando che le indagini della Procura generale sui dieci funzionari citati dal Dipartimento di Giustizia statunitense restano aperte.

Il Congresso dello stato di Sinaloa ha approvato all'unanimità la nuova licenza a tempo indeterminato del governatore e dovrà ora individuare chi assumerà la guida ad interim dell'esecutivo statale, come già avvenuto durante la precedente assenza durata 112 giorni. Tra i nomi circolati per l'incarico provvisorio figura quello dell'attuale segretaria generale di Governo, che aveva già ricoperto il ruolo durante la prima assenza di Rocha Moya.

24 AGOSTO 2026

AMERICHE. DEA: funzionari messicani di alto livello aiutano il cartello CJNG

Il direttore dell'agenzia antidroga statunitense DEA, Terry Cole, ha accusato pubblicamente alcuni funzionari governativi messicani di alto livello di collaborare direttamente con il Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), una delle organizzazioni criminali più violente e potenti del Messico. Le dichiarazioni sono arrivate domenica 23 agosto durante un'intervista alla giornalista Ilia Calderón per il programma "Esta Semana" di Univisión N+, realizzata a margine della Conferenza Internazionale per il Controllo delle Droghe (IDEC) tenutasi a Buenos Aires.

Come riporta El Universal, Cole ha collegato le sue accuse a un'incriminazione recentemente resa pubblica negli Stati Uniti, che a suo dire dimostrerebbe l'esistenza di corruzione all'interno di apparati governativi messicani. Il capo della DEA ha rivelato che circa due settimane prima dell'intervista le autorità statunitensi avrebbero già avvertito formalmente i funzionari messicani sospettati di collaborare attualmente con il CJNG. Cole non ha però reso pubblici i nomi dei presunti collaboratori, sostenendo che le indagini restano aperte.

Nella stessa intervista il direttore della DEA ha confermato che l'attuale priorità numero uno dell'agenzia è Juan Carlos Valencia González, conosciuto con gli pseudonimi "El 03" o "El Pelón", indicato dalle autorità statunitensi come il nuovo capo del CJNG dopo la morte del precedente leader Nemesio Oseguera Cervantes, alias "El Mencho", ucciso il 22 febbraio scorso durante un'operazione delle forze armate messicane a Tapalpa, in Jalisco. Valencia González è il figliastro di Oseguera Cervantes: sua madre, Rosalinda González Valencia, attualmente detenuta, era sposata con lo storico leader del cartello. Sul suo capo pende ora una ricompensa da 25 milioni di dollari per informazioni che portino al suo arresto, superiore a quella che era stata fissata per "El Mencho".

Cole ha inoltre ribadito che tra gli obiettivi della DEA figurano anche i funzionari governativi coinvolti nelle incriminazioni, così come i fornitori di precursori chimici provenienti dalla Cina e chiunque risulti responsabile di aver danneggiato o ucciso cittadini statunitensi. Il funzionario ha ricordato che sia il CJNG sia il Cartello di Sinaloa sono stati designati dall'amministrazione di Donald Trump come Organizzazioni Terroristiche Straniere, una qualifica che consente un trattamento giuridico e operativo diverso nei loro confronti.

Nonostante le accuse rivolte a settori del governo messicano, Cole ha voluto sottolineare la collaborazione quotidiana con il segretario alla Sicurezza e Protezione Cittadina del Messico, Omar García Harfuch, con cui ha dichiarato di scambiare costantemente informazioni di intelligence relative sia al CJNG sia al Cartello di Sinaloa. Il direttore della DEA ha precisato che la cooperazione bilaterale non si limita alla condivisione di dati, ma include anche il sostegno statunitense a operazioni condotte sul territorio messicano.

Interpellato sulla possibilità di un intervento militare statunitense diretto in Messico, Cole ha evitato di escludere l'ipotesi, rimandando la decisione finale al presidente Donald Trump. Va segnalato che l'ultima incriminazione formale resa nota dagli Stati Uniti contro funzionari messicani risale allo scorso aprile, quando il governatore dello stato di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, insieme ad altri nove funzionari, venne indicato per presunti legami con la fazione dei "Chapitos"; finora nessun politico è stato invece formalmente accusato di legami diretti con il CJNG.

24 AGOSTO 2026

USAUSA. Attacco nel Pacifico contro sospetti narcotrafficanti: 2 morti

L'esercito statunitense ha annunciato di aver ucciso due uomini in un attacco condotto il giorno precedente contro un'imbarcazione di sospetti trafficanti di droga nel Pacifico orientale. Il Comando Sud dell'esercito americano (Southcom) ha spiegato su X che l'imbarcazione "operava lungo rotte note del narcotraffico" nella regione. "Informazioni verificate hanno rivelato il coinvolgimento attivo di questa imbarcazione nel narcotraffico. L'operazione ha permesso di eliminare due narcoterroristi", ha precisato il Southcom. In un video in bianco e nero si distingue un'imbarcazione che si muove rapidamente sulle acque prima di essere colpita da un proiettile e distrutta in una grande esplosione. Il bilancio degli attacchi statunitensi nei Caraibi e nel Pacifico orientale ha superato i 200 morti dal lancio, nel settembre 2025, di queste operazioni volte a contrastare l'afflusso di droga negli Stati Uniti via mare.

L'amministrazione di Donald Trump non ha mai fornito prove solide che consentano di affermare che le imbarcazioni prese di mira fossero effettivamente coinvolte nel traffico di droga. Esperti e funzionari delle Nazioni Unite hanno denunciato esecuzioni extragiudiziali.

(Askanews)

23 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. The Milkman: ascesa e caduta del boss della cocaina Brian Wright

Si chiamava Brian Brendan Wright, ma nell'ambiente criminale britannico e irlandese era conosciuto come "The Milkman", il lattaio, perché come lui "consegnava sempre". Dietro questo soprannome quasi bonario si nascondeva uno dei più grandi trafficanti di cocaina che il Regno Unito abbia mai conosciuto, capace di far entrare nel paese carichi di droga per centinaia di milioni di sterline nascondendo i propri traffici dietro l'immagine rispettabile di appassionato di ippica.

Come ricostruisce The Irish Sun, Wright, nato in Irlanda e cresciuto nel quartiere londinese di Kilburn, costruì negli anni '90 un'organizzazione capace di trasportare tonnellate di cocaina dal Sudamerica verso le coste britanniche utilizzando yacht e imbarcazioni di appoggio. Il sistema di trasporto marittimo si intrecciava con un giro di scommesse e corse di cavalli truccate, usato per ripulire i proventi del narcotraffico: secondo quanto raccolto dagli inquirenti, fantini corrotti venivano pagati con tangenti fino a 5.000 sterline a gara per garantire risultati concordati.

La rete di Wright venne scoperta grazie a un'indagine durata undici anni, che coinvolse forze di polizia e dogane di più continenti. Il punto di svolta arrivò nel settembre 1996, quando le autorità doganali irlandesi fermarono a Cork il peschereccio Sea Mist e trovarono, nascosti in un vano montacarichi, 599 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di circa 80 milioni di sterline: uno dei sequestri di droga più ingenti mai registrati in Irlanda.

L'operazione contro l'organizzazione di Wright, ribattezzata "Operation Extend" dagli investigatori, si estese in seguito a Irlanda, Caraibi, Stati Uniti, Messico, Venezuela, Australia, Francia, Sudafrica, Svizzera, Spagna e Cipro del Nord, e portò complessivamente a 19 condanne in tutto il mondo, senza contare quella dello stesso Wright. Tra il 1998 e gli anni successivi vennero arrestati anche membri della sua stessa famiglia, compreso il figlio Brian Jr, condannato a 16 anni di carcere per importazione di cocaina.

Mentre la rete veniva smantellata pezzo dopo pezzo, Wright riuscì a sottrarsi alla cattura fuggendo prima a Cipro del Nord, territorio privo di trattato di estradizione con il Regno Unito, dove secondo le ricostruzioni acquistò una villa da 300.000 sterline intestata a un amico turco-cipriota. Da lì la sua organizzazione avrebbe continuato a operare pressoché indisturbata. Tornato in Spagna nei primi anni 2000, Wright venne infine riconosciuto e arrestato dalla polizia spagnola a Sotogrande nel marzo 2005, per poi essere estradato nel Regno Unito.

Il processo si tenne alla Woolwich Crown Court e fu tra i più lunghi della storia giudiziaria inglese, articolato in sette procedimenti distinti, uno dei quali durò 14 mesi. Wright si dichiarò sempre innocente, ma nell'aprile 2007 la giuria lo riconobbe colpevole di cospirazione per l'importazione e la distribuzione internazionale di cocaina. Il giudice Peter Moss lo condannò a 30 anni di reclusione, definendolo un criminale "manipolatore, influente e potente" che aveva scelto consapevolmente di giocare "per la posta più alta" pur conoscendo le conseguenze di un'eventuale cattura.

La vicenda di Wright, morto in carcere anni dopo la condanna, è tornata recentemente all'attenzione del pubblico grazie a un podcast della BBC che ne ripercorre la storia attraverso le testimonianze inedite degli agenti che per oltre un decennio ne hanno seguito le tracce, insieme a quelle di alcuni membri della sua stessa organizzazione.

23 AGOSTO 2026

USAUSA. Medetomidina, il tranquillante veterinario che spiazza la xilazina

Nel mercato della droga di strada statunitense sta emergendo una nuova sostanza da tenere sotto osservazione: la medetomidina, un potente sedativo veterinario noto anche come "Rhino Tranq", che nei primi mesi del 2026 ha superato la xilazina come principale adulterante mescolato al fentanyl. A rilevarlo sono i dati dello UNC Street Drug Analysis Lab, il laboratorio dell'Università del North Carolina che analizza in forma anonima campioni di droga inviati da tutto il paese.

Come riporta il sito di informazione sanitaria North Carolina Health News, il mercato illegale delle droghe nello stato è in costante trasformazione: chi acquista non compra più semplicemente eroina, fentanyl o pillole oppioidi, perché la maggior parte dei campioni analizzati contiene più di una sostanza. Spesso chi consuma non sa nemmeno cosa stia effettivamente assumendo, perché gli spacciatori cambiano continuamente gli adulteranti presenti nella miscela.

Il laboratorio universitario ha già individuato 536 sostanze diverse esaminando oltre 23.000 campioni ricevuti in forma anonima. Negli ultimi tre anni era stata la xilazina, altro tranquillante veterinario, a destare l'allarme di sanità pubblica e legislatori: nell'uomo questa sostanza provoca frequentemente infezioni cutanee nel punto di iniezione, che possono portare a complicazioni gravi e, in alcuni casi, alla morte. Ma proprio a inizio 2026 la medetomidina l'ha superata in diffusione nella miscela di droghe circolanti.

A differenza della xilazina, la medetomidina non sembra provocare ferite cutanee. È però significativamente più potente e può causare periodi prolungati di sedazione accompagnati da rallentamento del battito cardiaco, pressione bassa, vertigini, affaticamento, difficoltà respiratorie, nausea, vista offuscata e confusione. I ricercatori del laboratorio UNC hanno inoltre osservato che la medetomidina presente nella droga di strada è stata associata ad allucinazioni, un effetto non tipico né degli oppioidi né della Dexmedetomidina, la versione della sostanza approvata per uso ospedaliero con il nome commerciale Precedex.

Il rischio più serio, secondo gli esperti, riguarda proprio la sospensione dell'uso: la sindrome da astinenza da medetomidina può manifestarsi già entro poche ore dall'ultima assunzione e aggravarsi fino a provocare problemi cardiaci tali da richiedere il ricovero ospedaliero.

Questa continua evoluzione della composizione delle droghe di strada complica il lavoro di chi si occupa di riduzione del danno e di assistenza alle persone che fanno uso di sostanze. "Sta diventando tutto molto confuso e caotico, e le cose cambiano molto rapidamente", ha dichiarato Elyse Powell, direttrice della North Carolina Harm Reduction Coalition.

Gli esperti mettono in guardia su un meccanismo già osservato in passato: la repressione mirata su una singola sostanza, come avvenuto con la xilazina, può spingere il mercato illegale a sostituirla con adulteranti ancora più pericolosi, come sembra essere avvenuto proprio con la diffusione della medetomidina. Per questo le autorità sanitarie stanno diffondendo informazioni rivolte sia ai consumatori sia al personale sanitario, per riconoscere i sintomi dell'astinenza da questo tranquillante animale e sapere come intervenire in caso di emergenza.

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23 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. I cartelli ricorrono a video in stile TikTok ed emoji per reclutare giovani

Uno studio del Colegio de México, istituto di istruzione superiore messicano, ha rilevato che il Cartello Jalisco Nuova Generazione domina i contenuti legati al reclutamento, mentre il Cartello di Sinaloa e il Cartello del Noreste compaiono ciascuno in circa il 5,4% degli account esaminati.

Gli analisti hanno soprannominato il fenomeno "CartelTok", descrivendo video che abbinano musica e slang regionali a immagini di denaro, armi e SUV per proiettare un'immagine di ricchezza e appartenenza.

Come vengono utilizzate le emoji e il linguaggio in codice

In questo ecosistema, le emoji svolgono due ruoli. Gli account collegati ai cartelli le usano per glorificare la violenza e lo stile di vita criminale nei contenuti di reclutamento, mentre altri creatori di contenuti che trattano delle attività dei cartelli utilizzano emoji e eufemismi per descrivere fazioni rivali ed eludere la moderazione dei contenuti. Ad esempio, due fazioni in guerra del cartello di Sinaloa vengono comunemente indicate online con termini in codice e abbreviazioni emoji anziché con i loro nomi completi, una pratica che i ricercatori riconducono in parte alle tradizioni musicali del narcocorrido, che utilizzano eufemismi da oltre un secolo.

La moderazione delle piattaforme non si è adeguata ai tempi. I ricercatori osservano che gli algoritmi di raccomandazione privilegiano il coinvolgimento piuttosto che la sicurezza, diffondendo clip sensazionalistiche a un pubblico più ampio prima che i revisori umani possano intervenire. Secondo i ricercatori che monitorano la questione, le aziende che gestiscono le principali piattaforme di video brevi e messaggistica hanno anche ridotto il personale addetto alla moderazione dei contenuti nell'ultimo anno.

21 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Cambogia-USA: sequestrata rete cripto del cartello di Sinaloa

Un'operazione congiunta tra autorità cambogiane e statunitensi ha portato al sequestro di laboratori di droga, oltre una tonnellata di precursori chimici e sostanze stupefacenti, insieme a circa 7 milioni di dollari in criptovaluta riconducibili a una rete legata al cartello messicano di Sinaloa. Come riporta CamboJA News, l'operazione ha coinvolto gli uffici della DEA di Phnom Penh e del New Jersey e ha portato alla luce una rete locale in Cambogia dedita al riciclaggio di criptovalute per conto del cartello.

Secondo un funzionario cambogiano citato dalla testata, i produttori delle sostanze stupefacenti sono cittadini messicani e pakistani legati al cartello di Sinaloa, oltre ad altri soggetti coinvolti nel caso che restano sotto indagine. Le materie prime utilizzate per produrre le droghe, ha precisato il funzionario, erano importate dagli Stati Uniti. Finora sono stati arrestati circa 20 sospetti collegati alla rete.

L'ambasciata statunitense a Phnom Penh ha reso noto che l'operazione ha portato anche all'arresto di diversi operatori stranieri e al sequestro di laboratori e depositi di stoccaggio della droga. Interpellata sui dettagli del caso, l'ambasciata ha rimandato le domande alla DEA, che al momento non ha risposto alle richieste di chiarimento. Sui social l'ambasciata ha comunque sottolineato come queste operazioni di alto livello dimostrino l'importanza della collaborazione internazionale per smantellare le reti criminali transnazionali e proteggere i residenti di Cambogia e Stati Uniti.

Il cartello di Sinaloa è una delle organizzazioni di narcotraffico più potenti del Messico, storicamente attiva nel contrabbando di cocaina, fentanyl e metanfetamine verso gli Stati Uniti. Guidato in passato da Joaquín "El Chapo" Guzmán, oggi detenuto negli Stati Uniti e condannato all'ergastolo, il cartello è stato designato organizzazione terroristica straniera da Washington nel febbraio 2025 e da allora ha ampliato le proprie attività di riciclaggio di denaro su scala globale, anche attraverso le criptovalute.

Il caso cambogiano richiama precedenti rilevazioni dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), secondo cui i sindacati criminali cinesi legati alle truffe online in Cambogia e nella regione hanno ampliato le proprie strategie di riciclaggio tramite criptovalute stringendo alleanze con i cartelli della droga sudamericani.

21 AGOSTO 2026

USAUSA. Oregon, psilocibina legale: primo studio su 20.000 utilizzatori

Il primo studio rigoroso sul programma legale di psilocibina in Oregon conferma un profilo di sicurezza sostanzialmente positivo, a fronte di benefici riportati dalla maggioranza dei partecipanti. Come riporta The Lund Report, la ricerca è stata condotta dalla Oregon Health & Science University (OHSU) e pubblicata sulla rivista JAMA Network Open. Il programma dello stato americano era nato con l'approvazione della Misura 109 nel 2020, il primo provvedimento negli Stati Uniti a legalizzare l'uso dei "funghi magici" all'interno di centri terapeutici autorizzati, aperti tre anni più tardi. Da allora, oltre 20.000 persone hanno avuto accesso ai servizi legali di psilocibina in Oregon, un numero che supera di gran lunga i partecipanti agli studi clinici statunitensi sugli psichedelici, condotti finora su poche migliaia di soggetti. Il team guidato dal dottor Todd Korthuis, docente di medicina alla OHSU, ha reclutato circa 350 volontari provenienti da oltre venti centri di servizio autorizzati in tutto lo stato. I ricercatori hanno raccolto dati prima della prima seduta con psilocibina e per i tre mesi successivi, riuscendo a completare il monitoraggio per oltre il 90% dei partecipanti. I risultati emersi indicano che solo quattro persone, circa l'1% del campione, hanno riportato impatti gravi e negativi sulla salute mentale. Al contrario, la maggioranza dei partecipanti ha dichiarato una riduzione dei sintomi di ansia e depressione dopo l'assunzione di psilocibina, e più della metà ha classificato l'esperienza tra le più significative della propria vita. Lo studio, tuttavia, presenta dei limiti riconosciuti dagli stessi autori: non è stato utilizzato un gruppo di controllo e i partecipanti risultavano, nel complesso, più sani e più benestanti rispetto alla media della popolazione dell'Oregon. Resta comunque, secondo i ricercatori, un campione sufficientemente solido per rappresentare le esperienze dei ventimila cittadini dell'Oregon che finora hanno provato la psilocibina legale. Korthuis ha spiegato di essere partito da una posizione scettica riguardo alla somministrazione di psilocibina al di fuori di un contesto medico rigidamente controllato, ma di essere stato convinto dai dati raccolti. Il ricercatore ha sottolineato come il confronto principale dello studio riguardasse la sicurezza dei programmi regolamentati dallo stato rispetto agli studi clinici sugli psichedelici condotti finora, notando che chi si è rivolto ai servizi dell'Oregon tendeva in media a essere più sano e con problemi di salute mentale meno gravi rispetto a molti partecipanti alle sperimentazioni cliniche, pur sperimentando comunque pochissime reazioni avverse serie. Il progetto è nato dall'esigenza, riscontrata dallo stesso Korthuis e da altri ricercatori, di valutare in modo sistematico la sicurezza e gli esiti di un programma statale del tutto innovativo, privo inizialmente di strumenti di monitoraggio strutturati. Da questa esigenza è nato il gruppo Open Psychedelic Evaluation Nexus (OPEN), con sede alla OHSU, che ha sviluppato la piattaforma di rilevazione utilizzata nello studio.

21 AGOSTO 2026

AMERICHE. Cocaina, Argentina: "Sudamerica produce 4.000 tonnellate l'anno"

Il Sudamerica è oggi l'"epicentro" mondiale della produzione di cocaina, con volumi che oscillano tra le 3.800 e le 4.000 tonnellate metriche all'anno. Lo ha dichiarato la ministra della Sicurezza argentina, Alejandra Monteoliva, a margine della 40ª International Drug Enforcement Conference (IDEC), la conferenza internazionale antidroga co-organizzata da Stati Uniti e Argentina a Buenos Aires.

Come riporta Breitbart, la ministra ha rilasciato le dichiarazioni a Radio Mitre, sottolineando come il continente sudamericano sia ormai considerato il principale polo produttivo mondiale della sostanza stupefacente. Secondo Monteoliva, in Colombia - primo produttore mondiale di cocaina - i volumi sono aumentati fino a cinque volte rispetto a un decennio fa. Incrementi significativi sono stati registrati anche in Bolivia e Perù, in un fenomeno di crescita diffuso anche se non omogeneo tra i vari paesi produttori.

La ministra ha precisato che l'Argentina, pur non essendo un paese produttore di coca o cocaina, viene identificata come paese di transito della droga. Monteoliva ha sintetizzato la distinzione con una formula: la produzione è locale, il transito è regionale e il consumo è globale.

Un dato citato dalla ministra riguarda un cambiamento nelle rotte del narcotraffico internazionale, sulla base dell'ultimo rapporto della World Customs Organization: analizzando i porti di provenienza dei carichi di cocaina sequestrati nel mondo - in Sudafrica, nei porti del Nord Europa o nel sudest asiatico - l'Argentina risulterebbe ora all'ultimo posto della classifica, mentre un tempo veniva descritta come un vero e proprio "colabrodo" per il traffico di droga.

Monteoliva ha inoltre descritto una nuova logistica adottata dalle organizzazioni criminali per il trasporto marittimo della cocaina, basata sull'utilizzo di una cosiddetta "nave madre": un'imbarcazione che naviga in alto mare carica di ingenti quantitativi di droga e che, una volta al largo, distribuisce porzioni del carico - anche di mille chili alla volta - a diverse imbarcazioni più piccole. Una modalità operativa che, ha spiegato la ministra, non esisteva fino a pochi anni fa e che richiede oggi un lavoro di intelligence criminale differente da quello tradizionale.

La ministra ha parlato al fianco dell'amministratore della Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense, Terry Cole, durante la conferenza IDEC, giunta alla sua quarantesima edizione e ospitata per la prima volta in Argentina. Monteoliva ha definito l'evento un voto di fiducia importante per il paese nella lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata, sottolineando come l'America Latina resti una regione segnata dalla violenza e dalla presenza di organizzazioni criminali transnazionali. Pur rivendicando risultati significativi ottenuti dall'Argentina nella riduzione della violenza, degli omicidi e nei sequestri di droga, la ministra ha ribadito che nessun singolo paese può affrontare da solo organizzazioni criminali che operano su scala globale.

20 AGOSTO 2026

USAUSA. Yale: cannabis legale porterebbe 111 miliardi in 10 anni

Una nuova analisi del Budget Lab dell'Università di Yale calcola quanto potrebbe incassare lo Stato americano se la cannabis venisse legalizzata a livello federale e sottoposta a un'accisa specifica. Secondo lo studio, pubblicato il 17 agosto, la legalizzazione federale per uso medico e ricreativo, accompagnata da una tassa di 0,00625 dollari per milligrammo di THC, produrrebbe 57,9 miliardi di dollari di entrate in dieci anni. Se, oltre alla mossa federale, anche tutti gli stati che ancora non l'hanno fatto decidessero di legalizzare la cannabis, il totale salirebbe a 111,3 miliardi di dollari nello stesso periodo.

Il modello di Yale, come riporta l'International Cannabis Business Conference, ipotizza un'entrata in vigore dal 1° gennaio 2027 e propone un'accisa basata sul contenuto di THC piuttosto che sul prezzo di vendita al dettaglio, ricalcando il meccanismo già usato per le tasse su alcol e tabacco. In base alle stime dei ricercatori, la tassa equivarrebbe a circa 1,31 dollari su un grammo di infiorescenza: calcolando un prezzo medio di 8,59 dollari al grammo, si tratterebbe di un aumento di circa il 15% sul prezzo finale. Il Budget Lab spiega la logica dell'intervento sottolineando che la cannabis è considerata da molti policymaker un prodotto "socialmente indesiderabile", proprio come alcol e sigarette: una tassa specifica potrebbe quindi scoraggiarne il consumo e al tempo stesso generare risorse da destinare a nuova spesa pubblica o a sostituire tributi su attività considerate più desiderabili, come il lavoro o il risparmio.

I ricercatori avvertono però che le stime sono soggette a un grado di incertezza superiore al normale, dato il contesto legale ancora complicato della cannabis, che rimane illegale a livello federale negli Stati Uniti. Lo studio ricorda che il mercato legale della cannabis ad uso ricreativo valeva circa 25 miliardi di dollari nel 2024 e che, anche senza nuove legalizzazioni federali o statali, potrebbe comunque continuare a crescere fino a raggiungere quasi 40 miliardi di dollari entro il 2035.

Al momento, secondo un rapporto del Marijuana Policy Project citato nello stesso articolo, gli stati che hanno già legalizzato la cannabis ad uso adulto hanno incassato complessivamente più di 4,57 miliardi di dollari di tasse solo nel 2025, il valore più alto mai registrato in un singolo anno. Sette stati hanno superato i 200 milioni di dollari di entrate fiscali dalla cannabis ad uso adulto, e tre di questi - California, Illinois e Michigan - hanno superato i 500 milioni; la California, da sola, ha incassato oltre un miliardo di dollari. Il settore legale della cannabis negli Stati Uniti sostiene oggi 412.500 posti di lavoro a tempo pieno, secondo il rapporto 2026 sull'occupazione nel comparto cannabis.

20 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. Chapitos: come i figli di El Chapo controllano Culiacán

Dopo l'estradizione negli Stati Uniti di Joaquín "El Chapo" Guzmán nel 2017, il cosiddetto cartello di Sinaloa non si è dissolto: è passato nelle mani dei suoi figli, i "Chapitos". Come racconta il giornalista Ioan Grillo sulla newsletter CrashOut, quattro fratelli - Iván Archivaldo, detto "El Chapito" (39 anni), Jesús Alfredo, "Alfredillo" (36), Joaquín, "El Guero" (36), e Ovidio, "El Ratón" (32) - hanno di fatto ereditato e consolidato il potere criminale del padre, imponendosi anche su narcotrafficanti di lunga esperienza che li consideravano poco più che ragazzini viziati, privi della scaltrezza necessaria per gestire un impero della droga.

Secondo il racconto di Grillo, i fratelli hanno dovuto superare due prove decisive per affermarsi. La prima è stata la resa dei conti interna con Dámaso López, storico braccio destro del padre, che i Chapitos sono riusciti a neutralizzare consolidando così il controllo sulle strutture del cartello. La seconda, ben più clamorosa, è stato lo scontro diretto con l'esercito messicano.

L'episodio che secondo il giornalista rappresenta la vera "laurea" dei Chapitos - il momento in cui hanno dimostrato di poter tenere in scacco lo Stato messicano - è quello che è passato alla storia come il "Culiacanazo". Il 17 ottobre 2019 le forze di sicurezza messicane fermarono Ovidio Guzmán a Culiacán, capitale dello stato di Sinaloa. La reazione fu immediata e violentissima: centinaia di sicari del cartello si riversarono nelle strade della città, dando fuoco a veicoli, bloccando le strade e ingaggiando scontri armati con l'esercito. Le autorità, per evitare una strage tra la popolazione, decisero di liberare Ovidio poche ore dopo il fermo. L'allora presidente Andrés Manuel López Obrador giustificò la scelta dicendo di aver voluto proteggere la popolazione ed evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Grillo ricorda che l'episodio, pur avvenuto nell'ottobre 2019, ha generato un narcocorrido - le ballate musicali che nel folklore di Sinaloa celebrano le gesta dei narcotrafficanti - pubblicato solo qualche mese più tardi. Ovidio sarebbe stato arrestato di nuovo nel gennaio 2023, in un'operazione che causò numerosi morti, ed estradato negli Stati Uniti nel settembre di quello stesso anno per affrontare accuse di narcotraffico.

Nel suo articolo, il giornalista descrive Culiacán come una città oggi sotto un controllo pervasivo e quasi normalizzato da parte del cartello. Lungo le strade che portano alla città, racconta Grillo, si incontrano i cosiddetti "punteros", uomini del cartello che sorvegliano apertamente il territorio, tanto da montare persino un telone per proteggersi dal sole mentre controllano chi entra ed esce dalla capitale di Sinaloa. Si tratta di una figura diversa dai tradizionali "halcones", le vedette che nelle altre città messicane mantengono un profilo basso limitandosi a segnalare movimenti sospetti via telefono o radio: a Culiacán, invece, la presenza del cartello è dichiaratamente visibile.

Grillo segnala inoltre come nella città operino apertamente dispensari di marijuana di alta qualità, nonostante il Senato messicano non abbia ancora approvato una legge che regolamenti la legalizzazione della cannabis a livello nazionale. Un'ulteriore testimonianza, secondo il giornalista, di come il potere dei Chapitos permei ormai la vita quotidiana della città, ben oltre gli episodi di violenza più eclatanti.

18 AGOSTO 2026

RUSSIARUSSIA. Mosca: "L'Occidente vuole accusarci di armare i narcos in Sudamerica"

Il servizio di intelligence estero russo (SVR) ha accusato un non meglio precisato paese occidentale, in coordinamento con l'Ucraina, di preparare un'operazione per attribuire a Mosca la fornitura illegale di armi a cartelli della droga e gruppi criminali organizzati in Venezuela, Colombia e Messico. Come riporta l'agenzia statale russa TASS, nel comunicato pubblicato sul proprio sito l'SVR sostiene che armi di fabbricazione russa, sequestrate dal nemico durante il conflitto in Ucraina, sarebbero già in fase di trasferimento verso i tre paesi latinoamericani per essere presentate come prova del presunto traffico.

Secondo l'intelligence russa, sarebbero inoltre in preparazione materiali audio e video falsificati, utili a corroborare l'accusa attraverso presunti intermediari. L'agenzia UPI precisa che nel comunicato, diffuso lunedì, l'SVR inquadra l'accusa all'interno di quella che definisce una guerra dell'informazione condotta dalle "élite euro-atlantiche" contro la Russia sin dall'inizio del conflitto ucraino. La missione diplomatica ucraina ha replicato bollando le accuse come parte di una campagna di disinformazione russa, negando qualsiasi legame di Kiev con le organizzazioni del narcotraffico messicano. Per rafforzare la propria tesi, l'intelligence russa cita due precedenti storici: il massacro di Bucha dell'aprile 2022, che l'SVR definisce una "messinscena sanguinosa" orchestrata per alimentare il conflitto in Ucraina, e l'incidente di Gleiwitz del 31 agosto 1939, l'operazione sotto falsa bandiera con cui uomini delle SS travestiti da soldati polacchi inscenarono un attacco a una stazione radio tedesca, usata come pretesto dalla Germania nazista per l'invasione della Polonia. Secondo la ricostruzione dell'SVR, la storia dimostrerebbe che il costo di simili messinscene può rivelarsi altissimo soprattutto per chi le organizza. Il comunicato non fornisce alcuna prova concreta a sostegno della presunta operazione occidentale, e al momento non risultano verifiche indipendenti che confermino le affermazioni di Mosca. Le accuse arrivano in un momento di forti tensioni tra Mosca e Washington sull'influenza politica ed economica in America Latina. Non è la prima volta che l'SVR lancia accuse di questo tipo: già in passato l'agenzia aveva sostenuto, senza fornire riscontri verificabili, che i servizi statunitensi arruolassero membri di cartelli messicani e colombiani per combattere in Ucraina, affermazioni che le agenzie americane FBI e DEA non hanno mai confermato e che verifiche indipendenti non sono riuscite a documentare.

18 AGOSTO 2026

U.E.U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vaping

Si è chiusa da pochi giorni la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea sul futuro della normativa comunitaria in materia di tabacco e nicotina, e il risultato fotografa una spaccatura sempre più netta tra due visioni opposte della salute pubblica. Come riporta Brussels Signal, da un lato ci sono le autorità sanitarie e le associazioni di controllo del tabagismo, che chiedono regole più severe ed equiparano di fatto i prodotti alternativi alle sigarette tradizionali; dall'altro l'industria e una parte del mondo scientifico, secondo cui sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches possono rappresentare uno strumento utile per chi vuole smettere di fumare.

La consultazione, che secondo quanto ricostruito da testate che seguono da vicino il dossier come London Globe era stata avviata il 22 maggio 2026 e si è chiusa venerdì 14 agosto, si inserisce nel processo di revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) e della Direttiva sulla pubblicità del tabacco (TAD), le due norme cardine che regolano il settore a livello europeo. Il materiale raccolto, comprensivo anche di una separata call for evidence lanciata il 18 maggio, dovrebbe confluire in una revisione del quadro legislativo prevista entro la fine del 2026.

Sul fronte della riduzione del danno si sono mosse decine di ricercatori ed esperti, che hanno chiesto alla Commissione di riconoscere l'esistenza di un continuum di rischio tra i diversi prodotti a base di nicotina, anziché trattarli tutti allo stesso modo delle sigarette combuste. Secondo quanto riferito, più di cento esperti internazionali, sostenuti da oltre 130 pubblicazioni scientifiche, hanno sollecitato l'esecutivo comunitario a tenere conto di questa distinzione nella stesura delle nuove regole.

Di segno opposto la posizione delle organizzazioni sanitarie e dei gruppi anti-tabacco, preoccupati soprattutto per la diffusione di questi prodotti tra i più giovani e per l'incertezza che ancora circonda gli effetti a lungo termine sulla salute. Le due anime del dibattito riflettono una divisione più ampia che negli ultimi mesi ha attraversato anche le istituzioni europee: da una parte chi ritiene che qualsiasi uso di nicotina vada scoraggiato a prescindere dal prodotto, dall'altra chi sostiene che la priorità debba essere la riduzione delle malattie legate al fumo, incoraggiando chi già fuma a spostarsi verso alternative meno dannose.

Anche tra gli Stati membri le posizioni non sono uniformi: paesi come Francia, Belgio e Paesi Bassi spingono per misure più restrittive, mentre altri, tra cui Italia e Grecia, mantengono un approccio più cauto. Il nodo del confronto riguarda anche la tassazione: proposte di inasprimento delle accise su sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches sono state criticate da economisti ed esperti di salute pubblica, secondo i quali un aumento troppo rapido dei prezzi rischierebbe di disincentivare il passaggio dei fumatori verso prodotti meno nocivi, oltre ad alimentare il mercato illegale.

Il confronto arriva in un momento cruciale per la politica sanitaria europea, con Bruxelles che punta a una generazione libera dal tabacco entro il 2040 nell'ambito del Piano europeo di lotta contro il cancro. Resta da vedere quale peso avranno, nella stesura definitiva delle nuove regole, le migliaia di contributi raccolti durante la consultazione e come la Commissione deciderà di bilanciare le istanze della prevenzione con quelle, altrettanto pressanti, della riduzione del danno.

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