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12/08/2026 – 18/08/2026
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USA. Corsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescita
Rievocato il crollo del ponte Morandi di Genova, in un contesto di disastri ambientali e infrastrutturali che sono tutti figli della mancata prevenzione e di decisori che sono sempre gli stessi che hanno provocato i disastri.
Rievocata la strage nazi-fascista di Sant’Anna di Stazzema con qualcuno che strizza l'occhiolino ai fascisti dell'epoca e con qualche bandiera palestinese che, sempre all’epoca dei fatti, era quella di alleati dei nazisti.
Documentato il disastro in essere dell’aeroporto di Catania, ad opera di inerti decisori coi massimi poteri esecutivi da anni ed oggi.
Allarmi diffusi per le cosiddette invasioni di immigrati, che si dice essere importanti per le nostre economie agonizzanti, ma che si fanno leggi per respingerli.
Insomma, Ferragosto è un po’ come Natale, dove tutti promettono di essere più buoni, bravi e utili e che, passata la festa, dicono che faranno di tutto per fare quel che non hanno fatto o lasciato in sospeso.
Ma, forse il Ferragosto di quest’anno è diverso da quello dell’anno scorso, e forse i decisori sono cambiati e sono persone che in passato non hanno mai sostenuto di fare cose che puntualmente non hanno fatto? Non ci sembra.
Domani sembra proprio che non sia un altro giorno, ma lo stesso della festa e di prima di essa.

Ricorrendo l’anniversario del crollo del ponte Morandi di Genova, tra vari politici riecheggia l’allocuzione ‘mai più’. Un “must” che ricorda molte altrettante pronunce relative anche a guerre, nazi-fascismo, comunismo, stragi di varia origine religiosa, etc. E che, soprattutto come spesso ripetuto nei film americani, va di pari passo con “andrà tutto bene”.
Dietro il “mai più’ nostrano c’è la sfacciataggine di persone che sono state responsabili politici di quando certi eventi tragici si sono manifestati, ricoprono ancora o di nuovo incarichi istituzionali, e che - forti di quella che qualcuno chiama credibilità – si pongono come garanti perché non si creino più le condizioni perché certi eventi si ripetano.
Solo che, se non è un ponte che crolla, ma il ripetersi di incendi, inondazioni, siccità, eventi climatici estremi, mala gestione di ordine pubblico e/o infrastrutture… sta di fatto che - “mai più” oggi, “mai più” domani - sembra solo di assistere ad una parata di incapaci.
Nel prendere atto siamo comunque consapevoli che alla base c’è un problema: siamo esseri umani. E nonostante politici e religiosi cerchino di manifestare la maturazione di entrambi per far tesoro degli errori del passato.. ecco che entrambi ci ricascano. Esseri umani che hanno un problema, oltre che genetico (non è una novità che l’essere umano è il peggior nemico di se stesso e del Pianeta… per l’Universo c’è ancora tempo), anche culturale. Ché la cosa più semplice da approntare, non viene mai fatta o si fa finta di farla: la prevenzione.
In una comunità che democraticamente ama se stessa, sarebbe semplice. Tu hai avuto una qualche responsabilità in un qualche evento tragico? Sei stato fascista o comunista o responsabile di un qualche organismo che ha provocato una tragedia? Bene, tu resti fuori da qualunque gestione pubblica o privata di politiche, servizi e imprese che possano provocare problemi a terzi. I diversi che dovranno essere al tuo posto, magari non hanno la tua esperienza, ma sicuramente non hanno la tua esperienza che ha portato alla tragedia di cui sei stato responsabile.
Semplice?
Non in Italia e diversi Paesi con culture simili. La cui base sono pentimento e riabilitazione. Per cui, dopo i riti del caso, ecco che ci ritroviamo le stesse persone che rifanno le stesse cose. E si vanifica il nostro ‘mai più’.
Sia chiaro, non è che pentiti e riabilitati debbano essere messi all’indice, solo che non dovrebbero operare lì dove - pubblico e privato - è coinvolta la sicurezza di terzi. Per se stessi possono anche inventare una macchinetta che tagli le dita, ma questa macchinetta se la tengono a proprio uso e consumo, non la possono commercializzare.
Resteranno pochi politici, pochi leader, pochi tecnici, pochi imprenditori? Sarebbe un non-problema da risolvere con una massiccia educazione di nuovi soggetti atti alla bisogna, così come il mercato ci farà capire l’opportunità.

Innovazioni tecnologiche ed infrastrutturali, che a pieno ritmo potrebbero essere una conquista democratica, sono messe in opera con rispetto umano ed ambientale?
Tra le tante grandezze che ci siamo ritrovate grazie al passato, ci sono le piramidi d’Egitto. Senza di esse non conosceremmo nulla della civiltà egiziana. Sappiamo che migliaia di schiavi e lavoratori furono sacrificati per la loro costruzione, non certo godendone al loro tempo.
Si potrebbe dire altrettanto per le costruzioni Inca e Maya di quel continente americano che esisteva ed aveva una sua civiltà anche prima della sua “scoperta” nel 1492.
C’è una città italiana, Firenze (esempio tra i tanti), che da anni è stravolta nel suo tessuto umano ed economico. Non solo perché, vittima dell’overtourism, è incapace di organizzarsi, ma perché contribuisce a peggiorare la situazione. E non solo per responsabilità dei “faraoni” o “figli del dio Sole” che la guidano, ma anche per aver coinvolto in questa guida (si chiama democrazia) i suoi sudditi che, avendo una casetta in più per vari motivi, vogliono guadagnare solo per se stessi ignorando che il benessere base di una casa in città non è il possesso delle mura, ma anche la qualità urbana che la circonda. Insomma: sanno di contribuire alla "disneyzzazione", ma non sono interessati a fare altrimenti. Non solo, ma questi “faraoni” o "figli del dio Sole”, visto il successo di quanto in essere, hanno pensato di estendere il tram ovunque. Buona idea. Ma per farlo, visti i tempi e lo stravolgimento dell’esistente, creano terra bruciata economica ed umana, lì dove fanno posare i binari. Per cui - quando, di fatto, ancora non si sa - ci dovrebbero essere dei tram funzionanti, siccome non hanno il potere di fermare il tempo - sempre umano ed economico - funzioneranno sui cadaveri di quelli che in questi anni saranno stati espulsi, e per non si sa quali cittadini che dovrebbero esistere.
I leader dell'intelligenza artificiale (OpenAi e Anthropic per esempio) sostengono che questa tecnologia permetterà alle persone di dedicare meno tempo al lavoro (a parità di guadagno e anche di più), ma i loro dipendenti sono impiegati fino a 90 ore a settimana. Ben pagati, pare, ma in un contesto che, più che lavoratori, sono persone arruolate per una missione che - è bene ricordare - è soprattutto il business di chi li paga, sostenuti istituzionalmente dal capo del loro Paese (Usa) che lavora anch’esso per il proprio business. Contesto industriale che riesce a produrre distruggendo ambienti ecologici e urbani (materie prime “predate” con forza da Paesi poveri, energia, etc).
Dall’antico Egitto (che non sembra essersi molto riversato in quello attuale, con l’eccezione di sfruttamento economico del turismo) agli Inca e Maya (che sono anche spariti). Da Firenze “disneyzzata” e con tanti tram ai leader statunitensi dell’Ai. Qual è il filo conduttore?
Sembra che la qualità dei servizi si trasformi in guadagno per pochi. Forse - FORSE - con un domani luminoso per il valore intrinseco dei servizi. ma fruiti da chi, e messi in opera da lavoratori che fanno 90 ore a settimana? Che economia e che mondo stiamo costruendo?
W l’intelligenza artificiale. W i tram e il turismo. Siamo sicuri che, nelle mani di “faraoni” e “figli del dio sole”, non ci stiamo condannando all’estinzione? Certo, gli umani (con ricaduta su animali ed ambiente) sono quelli che operano per il consumo/estinzione del Pianeta, ma se nel frattempo acquisiamo una certa conspevolezza per vivere meglio e bene noi che ci siamo, non ci sembrerebbe una scelta infelice.
Turismo di massa che non scada in overtourism, tram costruiti in settimane e non anni, tecnologia che non distrugga qualità del lavoro e dell’ambiente. Tutte cose possibili senza far venire meno qualità e innovazioni che ne dovrebbero derivare.

In caso di sinistro stradale possono verificarsi due diversi tipi di danni, uno alla persona ed uno all’autovettura.
Nel primo caso, effettuate le dovute visite, il danno viene sempre riconosciuto e si discute, la maggior parte delle volte, della quantificazione dello stesso.
Nel caso delle autovetture, e più in generale dei mezzi, l’argomento è più controverso poiché se il mezzo risulta gravemente danneggiato allora la riparazione non viene eseguita poiché antieconomica.
Questa, sino alla sentenza del Tribunale di Catanzaro n. 1459/2026, era la regola generale.
Precisato che questa sola sentenza non è in grado di modificare la prassi sinora seguita, risulta interessante capire l’iter logico giuridico seguito dal Tribunale di Catanzaro poiché potrebbe trattarsi di un nuovo orientamento che, con tempi lunghi, la giurisprudenza potrebbe accogliere e ritenere prevalente.
Un'autovettura finiva contro un manufatto in cemento armato. Manufatto che si trovava ai margini di una strada comunale ma che risultava privo di segnalazioni e completamente coperto dalla fitta vegetazione cresciuta ai margini della strada.
La riparazione dell’autovettura superava il costo di 10.000 € e così il conducente citava in giudizio il Comune per farsi riconoscere il diritto al risarcimento del danno quale custode della strada.
Il Tribunale accoglieva la richiesta del conducente, specificando che la regola generale stabilita dall’art. 2058 cc prevede che il danneggiato abbia diritto al ripristino delle condizioni preesistenti al sinistro e solo in via residuale si deve ricorrere al risarcimento per equivalente.
Tale regola non solo è chiaramente stabilita dal codice civile ma è anche accolta, in maniera costante, dalla Corte di Cassazione che ha, più volte, chiarito che il solo fatto che la riparazione costi più delle quotazioni dell’usato non è condizione sufficiente per ricorrere al risarcimento per equivalente.
Per giungere ad una tale decisione deve necessariamente essere accertato se il pagamento della riparazione produca o meno un arricchimento indebito per il proprietario.
Come si fa ad effettuare una tale valutazione?
Verificando tre elementi che sono l’età del veicolo, lo stato di conservazione del mezzo ed infine le ragioni soggettive del danneggiato ovvero le esigenze personali che nessuna convenienza economica del responsabile può cancellare .
Nel caso specifico il Tribunale di Catanzaro aveva modo di accertare che il pozzetto era effettivamente nascosto e che la vettura era stata immatricolata solo sedici mesi prima del sinistro.
Non solo, il conducente procedeva a velocità moderata quando urtava il pozzetto che non era segnalato e neppure visibile a causa della fitta vegetazione sebbene posizionato a ridosso della carreggiata.

Il gelato è sinonimo di Italia, ma le sue origini moderne risalgono a un'umile latteria in Toscana e a un paio di congelatori americani abbandonati risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.
Ogni estate, decine di milioni di turisti internazionali affollano l'Italia e molti di loro ordineranno almeno un gelato durante il loro soggiorno. Ma è probabile che pochissimi di questi visitatori – e persino molti italiani stessi – si rendano conto che una delle prelibatezze più tipicamente italiane non avrebbe mai avuto successo se non fosse stato per la tecnologia americana.
Per capire come quel pistacchio cremoso color verde intenso, quella stracciatella a strisce di cioccolato o quella crema color giallo sole siano finite sul vostro cono, dovete fare un salto indietro nel tempo in una modesta latteria toscana e in un paio di congelatori militari americani abbandonati.
Molto prima che gli italiani moderni ordinassero il gelato nei resort balneari, i loro antichi antenati romani raffreddavano vini dolcificati con miele e sciroppi di frutta con la neve di montagna, creando dolci ghiacciati simili al sorbetto. Nel IX secolo, in Sicilia, i governanti arabi dell'isola mescolavano la neve dell'Etna con agrumi zuccherati, gelsomino e acqua di rose per preparare il sorbetto: un'eredità che sopravvive ancora oggi nella granita siciliana.
Durante il Rinascimento, i cuochi di tutto il Nord Italia sperimentavano con puree di frutta e creme speziate raffreddate con neve alpina, aprendo la strada all'innovazione di Bernardo Buontalenti nel XVI secolo a Firenze. L'architetto arricchì il composto con uova e latte, ottenendo una base simile a una crema pasticcera che, una volta congelata, si trasformava in qualcosa di molto più vellutato rispetto alle creme con neve che l'avevano preceduta, creando così il modello per il gelato moderno.
Poco dopo, artigiani di Firenze, Venezia e Sicilia iniziarono a produrre gelati artigianali in piccole quantità, utilizzando sorbettiere a manovella e ghiaccio naturale ricavato da cave di neve. Questi primi prototipi di gelato erano densi, con una consistenza cremosa e instabili, si scioglievano rapidamente e richiedevano una costante attenzione. Poiché la congelazione si basava su neve, sale e lavoro manuale, la produzione di gelato era un'attività artigianale strettamente locale. Anche con l'arrivo della refrigerazione elettrica alla fine degli anni '20, la produzione rimase limitata a causa degli alti costi.
Il gelato non poteva viaggiare; doveva essere prodotto e consumato vicino a casa. È qui che la creatività toscana ha incontrato l'ingegneria americana.
Empoli, città toscana a ovest di Firenze, nel 1946 si stava ancora ricostruendo dopo i brutali combattimenti che avevano portato alla sua liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale, due anni prima.
Nella calma che seguì, Romeo Bagnoli, guardiano di un passaggio a livello, rilevò una modesta latteria in Via del Giglio. Nel 1946, suo figlio maggiore, Renzo, la trasformò in un bar chiamato Sammontana, che serviva caffè, pasticcini e, d'estate, piccole quantità di gelato artigianale, utilizzando il loro unico frigorifero, peraltro poco affidabile.
Dopo la guerra, i macchinari alleati abbandonati erano disponibili per l'acquisto da parte dei cittadini italiani. Renzo e i suoi fratelli, Sergio e Loriano, acquistarono due congelatori militari americani di livello industriale e in seguito recuperarono macchinari per gelati commerciali da una discarica, rielaborandone i componenti fino a renderli in grado di produrre lotti continui, consentendo loro, per la prima volta, di congelare il gelato in modo costante anziché in piccole porzioni intermittenti.
Questa innovazione americana ebbe enormi implicazioni: a differenza del gelato più ricco di grassi, già popolare negli Stati Uniti da quasi un secolo e in grado di sopportare cicli di congelamento più lunghi, il gelato artigianale necessita di un congelamento rapido e costante per mantenere la sua consistenza densa. I Bagnoli poterono così produrre un gelato liscio e stabile, privo di cristalli di ghiaccio, in quantità sufficienti per venderlo anche al di fuori del loro quartiere, preservando al contempo il carattere artigianale che contraddistingueva il gelato toscano.
Con i congelatori in funzione sul retro del caseificio, i fratelli Bagnoli iniziarono a perfezionare la loro ricetta originale del gelato per creare un composto che rimanesse liscio dopo il congelamento, un ostacolo non indifferente prima degli anni '40.
Regolarono le proporzioni dei grassi, utilizzarono ingredienti come la gelatina per mantenere la consistenza omogenea e mantecarono lentamente le basi degli ingredienti in modo che il composto risultante fosse soffice e non denso. Le loro formule ripetibili segnarono l'inizio di un modello di produzione di gelato coerente e scalabile, che in seguito divenne una pratica diffusa in tutta Italia.
Poiché i camion isotermici non erano ancora disponibili, i fratelli crearono una propria catena di approvvigionamento a temperatura controllata: riempivano contenitori di metallo con ghiaccio e sale, rivestivano le casse di legno con paglia e adattavano casse di rifornimento militari in contenitori isotermici improvvisati. Nel 1948, consegnavano il loro gelato Sammontana in bicicletta nei dintorni di Empoli e in tutta la Toscana con un piccolo camioncino.
«I fratelli Bagnoli idearono un contenitore da sei litri che si integrava perfettamente nella loro catena di approvvigionamento improvvisata. Bar e caffè potevano servirsi direttamente dal contenitore», ha affermato lo storico dell'alimentazione italiana Luca Cesari. «Quando iniziarono a prestare gratuitamente i loro congelatori ai proprietari dei bar, il modello fu completo».
Fu il modello per la moderna distribuzione del gelato italiano: prodotto uniforme, contenitori standardizzati e una rete di gelaterie per servirlo – nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza i pezzi di ricambio rimasti dalla Seconda Guerra Mondiale.
«Quando la mia famiglia ritrovò le attrezzature abbandonate durante gli anni della guerra, fu abbastanza rapida e ingegnosa da intravedere del potenziale dove tutti gli altri vedevano solo rottami», ha affermato Leonardo Bagnoli, la terza generazione della famiglia a guidare Sammonta. «Quei pezzi sono diventati la spina dorsale di… un gelato che ha potuto viaggiare oltre un singolo negozio, una singola città, fino a raggiungere tutta l'Italia e, da lì, oggi, il mondo intero».
Queste innovazioni si verificarono all'inizio del periodo del " miracolo economico " postbellico italiano , che trasformò la vita del Paese. Tra il 1950 e il 1963, i salari aumentarono, le famiglie rurali migrarono verso le città e il reddito disponibile crebbe. La diffusione della cultura balneare e l'ascesa della passeggiata serale (dopo cena) crearono un nuovo ritmo di svago all'aria aperta. Portatile, economico e sinonimo di piacere, il gelato – ora servito in comodi coni e minuscole coppette da asporto – si inserì perfettamente nella nuova immagine della nazione.
Quella che era iniziata come un'attività locale con distribuzione in bicicletta si è presto trasformata in una flotta nazionale di camion a temperatura controllata che portano il nuovo gelato pronto da servire dei Bagnoli nei negozi dalla Sicilia alle Alpi.
Oggi, che si tratti di scartare un cono Sammontana su una spiaggia in Liguria, di ordinare una pallina in una gelateria artigianale in Puglia o di visitare una delle migliaia di gelaterie sorte negli ultimi anni fuori dall'Italia, si assapora l'eredità di questo connubio tra l'arte italiana e la tecnologia statunitense.
Adottando questo nuovo modello di refrigerazione, altre aziende produttrici di gelato come Algida, Motta, Spica e altre ancora seguirono presto l'esempio. Tuttavia, "il gelato industriale non ha eliminato il gelato artigianale [delle origini]", ha affermato Eduardo Zucchini, portavoce del Museo del Gelato Carpigiani di Bologna, l'unico museo al mondo dedicato al gelato artigianale. "Il gelato industriale ha costretto il gelato artigianale ad evolversi e, in definitiva, l'Italia ha sviluppato sia un solido settore industriale sia una vasta rete di gelaterie artigianali indipendenti. La concorrenza dei produttori industriali [come Sammontana] ha incoraggiato le gelaterie artigianali a migliorare l'igiene, la tecnologia e l'organizzazione professionale."
Nel corso degli anni, la Sammontana, e il gelato in generale, sono diventati sinonimo di estate italiana.
"Per molti italiani, la Sammontana evoca un rituale: sbirciare nel congelatore di un chiosco sulla spiaggia, scegliere un gelato dalla sua confezione, gustarsi un cono dopo una nuotata o una sosta in un'area di sosta Autogrill durante un lungo viaggio in auto con la famiglia", ha affermato Katie Parla , autrice di libri di cucina residente a Roma . "C'è un legame emotivo tanto forte con la confezione, il luogo e il momento quanto con il gelato stesso."
Oggi Sammontana è la più grande azienda italiana di gelato e dessert surgelati. E sebbene il loro caseificio originale non esista più, l'azienda rimane a conduzione familiare, gestita dalla terza generazione della famiglia Bagnoli a Empoli.
Dal 1957, l'azienda utilizza lo slogan " Gelati all'italiana " – un sottile richiamo alle origini statunitensi del prodotto.
"Quello slogan è, a mio avviso, uno degli slogan più importanti nella storia della gastronomia italiana del XX secolo", ha affermato Cesari. "Distinguisce il suo gelato da quello introdotto dai soldati americani durante e dopo la guerra. Definisce l'italianità per negazione e significa semplicemente 'non americano'. E funziona perché la differenza è reale e percepibile."
(Amy Bizzarri su BBC del 14/08/2026)

La Rai è di Stato, la pagano i contribuenti con le imposte per avere un servizio pubblico. L’imposta la chiamano canone, anche se tale non è. Dentro questo servizio c’è di tutto e di più, sia di contenuti che di costi. E ogni volta che c’è un problema/diatriba, i “padroni” (tutto il Parlamento, con la commissione di vigilanza che dovrebbe regolare) si azzuffano tra di loro per dirsi quanto sono cattivi e arricchiti. Un po’ come i cosiddetti ladri di Pisa che - detto popolare toscano - fingono di litigare o di essere nemici di giorno, ma poi si mettono d'accordo di notte per fare i propri interessi.
In questi giorni l'attenzione mediatica e giudiziale è - più del solito - concentrata sulla Rai, vista la questione di un giornalista, Sigfrido Ranucci, conduttore di una programma di cosiddetto giornalismo d’inchiesta che ha subito un attentato e, sembra, glielo abbia fatto un suo amico per farlo diventare più famoso e proporsi alla guida del governo italiano.
In questa vicenda estiva e intricata, sono venuti fuori problemi di soldi. Quelli che vogliono screditare questo giornalista dicono che ne spende tanti, mentre il nostro giornalista si arrabbia dicendo che non è vero. Al momento si capisce solo che non si vuole far sapere quanto guadagna/spende questo giornalista e il suo staff.
Insomma un'azienda pubblica che, come se non bastasse il pantano politico/giudiziale di questa vicenda in sé, dà mostra di reticenza nel parlare dei soldi che - banalmente, come crede il contribuente che paga il canone - dovrebbero servire alla bisogna anche della specifica trasmissione. E questo contribuente è colpito dalla reticenza dei contendenti nel parlare di soldi pubblici che vengono erogati per servizi altrettanto pubblici. Il dubbio che la questione sia molto più articolata e intricata, è legittimo.
Aduc è un’associazione che da circa quaranta anni auspica che il servizio pubblico - che è importante - sia erogato in modo diverso da quello attuale, in particolare seguendo il risultato di un referendum di alcuni fa in cui gli elettori chiesero di privatizzare il gestore di questo servizio e - aggiunge Aduc - affidarlo al vincitore di una gara. Ma è la classica voce nel deserto.
Per cui ci teniamo al momenti questa azienda pubblica di poco più di 13 mila dipendenti, una cinquantina dei quali, per esempio nella sede fiorentina, in un ambiente di circa 18mila mq per un paio di tg regionali al giorno,
Un contesto in cui, al contribuente che paga il suo canone, possiamo solo consigliare di non essere complice di questa situazione politica ed economica, disdicendo il cosiddetto canone che paga per il possesso di un tv collegato al digitale terrestre. Questo servizio, tra l’altro senza costi fruibile in streaming/Internet, non gli verrà a mancare più di tanto. Con una soddisfazione: non con il mio denaro.
Qui il canale web di Aduc dedito al servizio Rai con tutte le informazioni del caso.

Da diverso tempo il contenzioso tra cittadini e Residenze Sanitarie Assistenziali, RSA, verte quasi esclusivamente sulla ripartizione degli oneri economici.
Secondo la giurisprudenza italiana, se una persona affetta da Alzheimer si trova in una fase avanzata e necessita di cure sanitarie continuative e inscindibili da quelle assistenziali, la retta della RSA deve essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Le strutture, tuttavia, continuano a pretendere il pagamento delle rette con la conseguenza che, spesso alla morte della persona affetta dalla patologia, gli eredi agiscano per la restituzione delle somme che ritengono aver illegittimamente versato.
In questo contesto si inserisce la sentenza n. 80/2026 emessa dal Tribunale di Belluno che, facendo riferimento al D.Lgs 229/1999, al DPCM 14 Febbraio 2001 nonché al DPCM 12 Gennaio 2017 nonché alle decisioni precedentemente assunte dalla Corte di Cassazione soprattutto le sentenze n. 4558/2012, n. 22776/2016 e n. 28321/2017, ha ribadito che il criterio per l'imputazione integrale degli oneri economici al SSN non risiede nella condizione di non autosufficienza del paziente né nella diagnosi in sé, bensì nell'inscindibilità delle prestazioni sanitarie da quelle assistenziali.
La copertura integrale degli oneri economici a carico del SSN dipende, quindi, non dalla diagnosi della malattia o dal fatto che la persona che ne è affetta ha perso la propria autosufficienza, ma dall’accertamento, caso per caso e quindi in maniera concreta, che, per quel paziente, le prestazioni sanitarie fossero necessarie e inscindibilmente connesse a quelle assistenziali.
Chi deve fornire la prova di questa condizione?
Secondo l’attuale impostazione, a cui il Tribunale di Belluno, aderisce, è il ricorrente a dover provare la sussistenza dei presupposti ad esempio mediante la documentazione clinica in cui rientra, a pieno titolo, anche quella assistenziale relativa al periodo di ricovero.
Come si accerta la sussistenza delle condizioni?
La giurisprudenza sul punto può definirsi unanime.
La prova viene raggiunta tramite la documentazione medica e, se necessario, tramite il ricorso alla CTU, consulenza tecnica d’Ufficio.
Sarà, quindi, necessario ricostruire tutta l’evoluzione della malattia al fine di dimostrare come la stessa si è sviluppata e con che conseguenze.
Per farlo dovranno essere conservati per poi essere consegnati in giudizio, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la cartella clinica, il piano assistenziale individuale (PAI) e verbali delle Unità di Valutazione Geriatrica.

La proibizione delle droghe continua a generare costi sociali e criminali enormi, mentre la ricerca smonta i miti che la sostengono. Dalle carceri agli Stati che sperimentano approcci alternativi, emerge che la regolazione legale funziona meglio della repressione: occupazione agricola negli Usa, meno dipendenza da antidepressivi in Canada, consumi stabili in California. Nel frattempo, i cartelli si rafforzano globalmente, dalla Scozia all'Ecuador, trasformandosi in imprese criminali anche legali. È tempo che le istituzioni ascoltino i dati, non l'ideologia.
In questo numero
→ Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 11 a 17 Agosto 2026
→ Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA
→ Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca
→ Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina
→ Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026
→
ITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio
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USA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale
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COSTARICA. Estradizioni dei boss della droga e omicidi in forte crescita
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FRANCIA. Narco corrieri a loro insaputa
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CANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi
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USA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici
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COLOMBIA. Colombia autorizza operazioni militari USA contro il narco-terrorismo
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REGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta
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GEORGIA. Spazi sicuri e naloxone sfidano le leggi antidroga tra le più dure al mondo
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USA. Cartello CJNG accusato di traffico d'armi dalla Repubblica Ceca in cambio di droga
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COSTARICA. Costa Rica e turismo cannabis: opportunità e rischi legali per i viaggiatori
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NEPAL. Cannabis terapeutica. Provincia nepalese legalizza
→
USA. Otto anni dopo la legalizzazione, il consumo di cannabis in California non è aumentato
→ AMERICHE. Ketamina: il traffico si espande in tutta l'America Latina
→ AMERICHE. Brasile e America Latina: la criminalità organizzata fa affari (anche) legali
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Lo scorso anno Binance ha fornito alle autorità russe i dati identificativi e le registrazioni delle transazioni in criptovaluta di un proprio utente. Quelle informazioni sono poi diventate prove a carico dell'utente stesso, un tecnico informatico russo accusato di finanziamento del terrorismo per aver effettuato donazioni a sostegno di campagne di raccolta fondi ucraine. A rivelarlo è un'inchiesta esclusiva di Reuters, basata su documenti delle forze dell'ordine.
Il caso riguarda Yuri Belenkiy, 49 anni, informatico russo titolare anche di un permesso di soggiorno bulgaro. Secondo quanto ricostruito da Reuters, tra il gennaio 2023 e il marzo 2024 Belenkiy avrebbe inviato oltre 700 dollari in criptovalute a organizzazioni legate alle forze armate ucraine, tra cui un gruppo associato alla Brigata Azov — che Mosca classifica come organizzazione terroristica, classificazione non condivisa da altri ordinamenti giuridici. Le donazioni sarebbero avvenute in risposta agli appelli pubblici di Arkady Babchenko, critico del Cremlino in esilio, che aveva diffuso indirizzi di wallet per finanziare attrezzature mediche destinate ai soldati ucraini. Belenkiy è stato arrestato nel settembre 2025 e si trova tuttora in carcere in attesa di giudizio.
Le autorità investigative russe — il Comitato Investigativo, competente per i reati più gravi — hanno contattato Binance attraverso un indirizzo email dedicato, già indicato dalla stessa piattaforma come canale ufficiale per le richieste delle forze dell'ordine russe e bielorusse. Binance ha risposto con un file contenente i dati di Belenkiy: la conferma che fosse il titolare del wallet coinvolto nei trasferimenti, la data di nascita, l'indirizzo di casa, il numero di telefono, il numero di passaporto, una copia del passaporto russo e una copia del permesso di soggiorno bulgaro. Quei dati sono stati poi inclusi tra gli elementi a fondamento dell'accusa di finanziamento del terrorismo.
Il nodo centrale della vicenda è che nel settembre 2023 Binance aveva dichiarato di aver abbandonato definitivamente il mercato russo, cedendo la propria attività locale senza mantenere alcuna quota di ricavi né alcuna opzione di riacquisto. Secondo Mike Bystrov, fondatore dello studio legale Stellar Consulting specializzato in regolamentazione delle criptovalute, Binance non aveva alcun obbligo di fornire i dati alle autorità russe — avendo lasciato la Russia — e potrebbe anzi aver violato la normativa europea sulla protezione dei dati. Binance contesta questa interpretazione.
In una dichiarazione ufficiale, un portavoce di Binance ha affermato che la società "non elabora né applica le leggi di alcuna giurisdizione, non determina le accuse né decide come un governo utilizzi le informazioni nei procedimenti legali", aggiungendo di rispondere alle richieste legittimamente formulate dalle autorità competenti nel rispetto delle normative applicabili in materia di privacy e regolamentazione. La piattaforma ha rifiutato di commentare specificamente il caso Belenkiy.
I documenti esaminati da Reuters sono stati acquisiti da The First Department, una ONG russa che fornisce assistenza legale a persone sottoposte a procedimenti penali di natura politica, e sarebbero stati consegnati da un familiare di Belenkiy. Reuters precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente questa circostanza. I documenti stessi descrivono le prove raccolte dagli inquirenti prima della formulazione delle accuse.
Non si tratta del primo episodio che chiama in causa i rapporti tra Binance e Mosca. Reuters aveva già riferito in precedenza che, nel 2021, il responsabile regionale di Binance aveva incontrato funzionari dell'agenzia russa di monitoraggio finanziario, i quali cercavano assistenza per identificare gli utenti che avevano effettuato donazioni in bitcoin a favore di Alexei Navalny. All'epoca, Binance aveva smentito di essere mai stata contattata dalle autorità russe riguardo al dissidente, morto nel 2024 in una colonia penale artica.
Il caso Belenkiy non è un episodio isolato nel contesto russo. Secondo attivisti per i diritti civili che monitorano le vicende giudiziarie, diverse decine di persone che hanno effettuato donazioni tramite criptovalute a cause poi etichettate da Mosca come estremiste o terroristiche sono state perseguite e condannate in Russia. Reuters non ha potuto stabilire il numero preciso. I documenti acquisiti riguardano esclusivamente il caso Belenkiy: non è possibile determinare se altre persone che abbiano donato tramite crypto siano state coinvolte nell'indagine delle forze dell'ordine russe, né se Binance abbia identificato altri utenti su richiesta di Mosca.

Sullo sfondo della crisi di Ceuta — l'enclave spagnola in Nord Africa dove decine di migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine dal Marocco alla fine di luglio 2026, con almeno 72 morti — il portale bulgaro Fakti.bg rilancia un articolo d'opinione pubblicato dall'Irish Times a firma di Breda O'Brien, che mette il dito su una delle contraddizioni più acute della politica europea: l'Europa non può permettersi di basare la propria economia sul lavoro migrante e al tempo stesso demonizzare chi cerca una vita migliore.
Il paradosso è tutt'altro che astratto. Lo scorso dicembre, il presidente della Confederazione degli industriali catalani, Josep Sánchez Llibre, aveva dichiarato che "le aziende hanno bisogno dell'immigrazione come dell'aria che respirano e dell'acqua che bevono": senza lavoratori stranieri, la competitività spagnola sarebbe a rischio. Eppure le stesse immagini di giovani che si gettano in mare verso Ceuta hanno alimentato, in tutta Europa, le retoriche più ostili nei confronti di chi migra.
La Spagna è un caso emblematico. Il programma di regolarizzazione varato dal governo Sánchez — che ha permesso a oltre 1,2 milioni di migranti irregolari di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo — è stato attaccato da 22 capi di governo europei in una lettera alla Commissione, definendolo un "fattore di attrazione" per i flussi irregolari. Un'accusa che, secondo la ricerca accademica, non regge: una precedente regolarizzazione in Spagna nel 2005 non produsse alcun effetto-calamita, aumentò invece l'occupazione formale tra gli immigrati senza danneggiare i lavoratori locali, e portò un incremento delle entrate fiscali di circa 4.000 euro per ogni lavoratore regolarizzato.
Sul piano macroeconomico, il quadro è ancora più chiaro: secondo ricerche recenti di Goldman Sachs, il PIL spagnolo è previsto crescere del 2,1% nel 2026, tre volte il tasso medio dell'eurozona, e la Spagna ha registrato la crescita di produttività più alta tra le quattro maggiori economie dell'UE dal 2021. Un'economia che, non a caso, ha fatto della manodopera straniera un pilastro.
La maggior parte dei marocchini arrivati a Ceuta è stata rimpatriata nel giro di pochi giorni. Dei circa 2.000 rimasti, molti provengono da paesi dell'Africa subsahariana come Mali e Somalia, o dalle zone di conflitto del Sudan: persone con ogni probabilità titolate a richiedere protezione internazionale, non semplici "migranti economici" come la retorica dominante tenderebbe a far credere.
Il punto sollevato dall'analisi è preciso: l'apertura dei confini indiscriminata non è una soluzione praticabile — e provocherebbe danni anche ai paesi d'origine, privati dei loro cittadini più intraprendenti. Ma neppure si può continuare a costruire sistemi economici fondati sulla disponibilità di manodopera migrante sottopagata, e poi trattare quelle stesse persone come una minaccia da respingere. Questa doppiezza non è solo eticamente insostenibile: è politicamente controproducente, perché alimenta tensioni sociali che poi il populismo di destra cavalca con successo.
Il dibattito europeo sulla migrazione, esploso dopo la crisi di Ceuta, rischia così di restare intrappolato nella logica dell'emergenza, senza mai affrontare la domanda strutturale di fondo: di quanti lavoratori ha bisogno l'Europa, da dove possono venire, e a quali condizioni.

Premesso che dopo l’approvazione della Camera del ddl che stabilisce che i detenuti tossicodipendenti non debbano restare in carcere ma, se aderiscono ad un programma di recupero, debbano scontare la pena agli arresti domiciliari…. non è certo così che sia stato risolto uno dei tanti problemi della privazione della libertà a persone in attesa di sentenza o che scontano la pena.
Sono fatti/tragedie quotidiane legate al sovraffollamento, alla carenza strutturale delle case circondariali e alla qualità della vita dentro le stesse, che rendono queste ultime delle bombe che esplodono ogni giorno, invece che luoghi di detenzione per il recupero sociale e civile degli ospiti. Coinvolgendo in questa situazione anche tutti coloro che ci lavorano, dal personale amministrativo fino alle guardie carcerarie.
Prendiamo quanto accade a Prato, ultimo tra i tanti simili casi, anche se la città toscana ultimamente si sta ben distinguendo per le sue criticità
Domenica scorsa sono stati individuati lanci di sostanze stupefacenti dall’esterno, con conseguente reazione da parte delle guardie carcerarie, una delle quali è sotto accusa per tentato omicidio: avrebbe sparato e ferito un detenuto che fuggiva verso una impossibile fuga. Disperati entrambi, per la propria condizione uno e per la tensione del proprio servizio l’altro.
Le droghe, come i telefonini, circolano liberamente nelle carceri (talvolta anche con la complicità del personale di custodia), e l’episodio pratese è solo punta di un iceberg. Chi fa uso di sostanze illegali non è necessariamente tossicodipendente ma - diciamo - un consumatore ricreativo, soprattutto di sostanze tipo hashish e marijuana. Sostanze che, se fossero consumate al pari del tabacco (droga legale, che nessuno penserebbe mai di proibire in carcere, pena ulteriori motivi di esplosione dei reclusi), attenuerebbero tensioni e atti di violenza/illegalità per procurarsele.
Allora perché non fornire ai detenuti queste sostanze? Perché sono illegali? Premesso che il loro consumo è illecito e non illegale (soggetto, nel caso a richiamo/sanzione amministrativa) e che è illegale produzione e spaccio… così come si sono fatti esperimenti che a suo tempo hanno portato alla legalizzazione della cannabis per uso terapeutico, perché non si può fare altrettanto per l’uso ricreativo? Ovviamente i detenuti non dovrebbero essere cavie come i topi in gabbia, ma soggetti che volontariamente si mettono a disposizione per un esperimento al fine di verificare/studiare le reazioni di questo consumo su soggetti non portatori di patologie mediche.
Ci rendiamo conto che c’è un problema di fondo: chi decide per gli esperimenti e per l’eventuale cambio di normativa per legalizzare i consumi individuali è quella politica che non vedrebbe l’ora di far tornare reato anche il semplice consumo…. ma non fa nulla oltre che dirlo in occasione di qualche propaganda elettorale.
Il vantaggio sarebbe doppio. L’esperimento, direttamente tangibile e con alto potenziale numero di soggetti disponibili a farne parte, attenuerebbe molto le tensioni carcerarie comunicando anche ai detenuti la disponibilità dell’amministrazione a venir loro incontro per le difficoltà in corso. Dall’altro porrebbe il nostro Paese all’avanguardia per una sperimentazione che, considerato anche come succede in tanti altri Paesi nostri stretti alleati (Paesi Ue, Usa, Canada, etc), non potrebbe che far bene a persone e diritto.

Tu bambino, per i grandi, è bene che, già da quando hai qualche anno, sia dotato di smartphone (te lo regalano anche al compleanno), che a scuola ti insegnino che il mondo è così e colà, molta violenza e disumanità.
Quando poi - Tu bambino - vai a curiosare in quel che dicono e fanno i grandi - e con lo smartphone ne hai ampia possibilità - ecco che ti scatta il divieto.
Pensa che pure il Paese delle libertà per eccellenza, la Francia, lo ha fatto. Ma ora la patria di Voltarie si è pentita, e i loro saggi più saggi, hanno ricordato che così non va bene, e il presidente ha già incaricato il governo a fare di meglio nel rispetto dei principi costituzionali.
Nel frattempo altri Paesi hanno già fatto altrettanto o stanno per farlo. Alcuni di questi - Australia in testa - sembra che registrino risultati opposti a quelli previsti, coi minori espulsi che danno lezione ai grandi: dovrebbero essere rimossi in assoluto i predatori e i contenuti dannosi dalle piattaforme - dicono.
La questione sta così montando che anche il “Paese non Paese”, l’Unione europea, ha in progetto un simile divieto.
Questo accade nonostante il livello di educazione digitale tuo e dei tuoi genitori sia tale da consentirvi di riconoscere e affrontare i pericoli posti dai social.
Ma Tu bambino, dicono che sarebbe meglio fossi tagliato fuori da informazione e conoscenza, senza rendersi conto che così sarebbe scoraggiata la tua capacità futura di innovare.
Insomma, sai cosa sta succedendo, Tu bambino già nato che ogni minuto della tua vita - social o non social - sei a contatto con quello che vorrebbero proibire? Vogliono trattarti come è successo loro quando avevano la tua età e i film erano vietati a chi aveva meno di 18 o 14 anni, e bastava dare 50lire di mancia alla “maschera” e ti vedevi qualunque film. Vogliono che Tu ti abitui all’illegalità. Fa loro troppa fatica insegnare e controllare la legalità esterna e indurre l’armonia della tua famiglia, per cui si lavano la coscienza scaricando sulla tua libertà la loro incapacità.
Bambino già nato, è il caso di ribellarsi, facendo comunella anche con quei grandi che si ricordano di aver avuto la tua età.
Sai qual è il primo timido passo? Visto che hanno stabilito che tu da 14 anni hai anche responsabilità penale di quanto fai, perché non dovresti avere anche possibilità di eleggere quelli che fanno le leggi anche per te. Una provocazione? Certo. Ma sono queste provocazioni che potrebbero portare il dibattito su reali problemi e reali soluzioni, mandando a ramengo quei grandi che dimostrano solo di aver paura di quelli della tua età.

Il mese scorso, Yongjoon Kim, impiegato di banca, ha perso 20 milioni di won coreani (14.000 dollari; 10.500 sterline) sul mercato azionario sudcoreano.
Il denaro di Kim era destinato all'acquisto di una casa, dato che si sposerà entro la fine dell'anno.
Al contrario, il valore dei suoi investimenti tecnologici è crollato di circa il 25% a luglio.
"Farà male e dovrò lavorare sodo per recuperare", dice Kim. "Ma anche chi ha corso più rischi sentirà il dolore."
Molti dei suoi amici stanno peggio e ora si trovano in una situazione "disperata" dopo aver "investito tutto" i loro risparmi, dice.
Sebbene molti investitori stiano puntando tutto sui titoli tecnologici , le forti oscillazioni del mercato fanno sì che le scommesse non sempre si rivelino vincenti, con i prezzi che spesso variano in seguito a ogni notizia importante.
In nessun altro luogo tale instabilità è più pronunciata che nel Kospi sudcoreano, indice azionario a forte componente tecnologica, ampiamente considerato l'indice azionario più volatile al mondo.
La frenesia globale intorno all'intelligenza artificiale ha provocato forti oscillazioni nel valore dei maggiori produttori di chip del paese.
Secondo Wee Khoon Chong della società di servizi finanziari BNY, tra giugno e agosto l'indice Kospi ha subito "una delle correzioni più brusche" della sua storia , paragonabile ai cali registrati durante la pandemia di Covid-19 e la crisi finanziaria asiatica del 1997.
L'indice ha più che raddoppiato il suo valore dall'inizio dell'anno, superando i 9.000 punti a metà giugno, prima di crollare a 5.500 nel giro di poche settimane. Ora ha recuperato terreno, attestandosi intorno ai 6.800 punti.
Secondo Chong, una delle ragioni principali del crollo dei mercati azionari nelle ultime settimane è da ricercarsi nelle preoccupazioni relative alle ingenti somme di denaro investite nell'intelligenza artificiale.
Il crollo ha avuto un forte impatto su molti investitori privati del paese che hanno acquistato azioni tecnologiche nel corso dell'ultimo anno.
Per Woongsa Kim, dare un'occhiata alla sua app di trading azionario è un doloroso promemoria di ciò che aveva guadagnato e poi perso investendo nel mercato azionario sudcoreano.
All'inizio dell'anno, ha utilizzato circa metà del bonus ricevuto dal lavoro per acquistare azioni del colosso tecnologico SK Hynix.
Il valore delle azioni quadruplicò prima che la maggior parte di quei guadagni venisse azzerata, lasciando il suo investimento, che ora vale circa 300 milioni di won, a circa metà del suo valore massimo.
"Solo a pensarci mi vengono le lacrime agli occhi", ha detto Kim alla BBC.
Il crollo dei mercati è avvenuto dopo mesi di impennate dei titoli tecnologici, che hanno "generato un'euforia estrema" che ha spinto alcuni investitori privati a contrarre prestiti per investire, afferma l'analista finanziario Tobias Reger.
L'impatto è stato avvertito in modo più acuto da coloro che hanno utilizzato la leva finanziaria, una forma di prestito sui mercati finanziari.
La leva finanziaria consente a un investitore di controllare un numero maggiore di azioni rispetto a quanto permetterebbe con il proprio capitale, garantendo così un profitto maggiore in caso di rialzo del valore delle azioni.
Tuttavia, se il prezzo delle azioni scende al di sotto di un livello concordato, può scattare quella che viene definita una richiesta di margine, ovvero quando un broker richiede il pagamento del debito.
Alla fine di luglio, si stimava che circa 1,2 milioni di conti di investitori privati sudcoreani avessero ricevuto richieste di integrazione del margine, pari a circa un adulto su 30 in età lavorativa nel paese.
Il trading con leva finanziaria è una tendenza in crescita tra gli investitori privati, che si è diffusa anche in mercati come Taiwan e gli Stati Uniti, afferma Frank Benzimra, responsabile della strategia azionaria asiatica presso il gruppo di servizi finanziari Société Générale.
Ciò ha aumentato i rischi legati ai titoli azionari del settore dell'intelligenza artificiale, aggiunge.
Dopo che le sue azioni Nvidia, quotate negli Stati Uniti, sono schizzate alle stelle con un aumento di oltre il 1000%, Chanyong Park, che lavora nel marketing, afferma di aver investito la maggior parte dei profitti in azioni SK Hynix. Ma la scommessa si è rivelata un fallimento, dato che il loro valore è crollato di circa 10.000 dollari.
"Si tratta di soldi che avevo investito per risparmiare prima di lasciare il mio lavoro verso ottobre per avviare un'attività in proprio. Ma ora mi chiedo seriamente se ne avrò abbastanza."
Park intende mantenere le sue azioni SK Hynix nella speranza di una ripresa, sebbene le recenti oscillazioni lo abbiano reso titubante a investire ulteriormente.
"Non sempre si ha la sensazione che i movimenti siano guidati da ragioni razionali: a volte sembra ancora molto simile a una scommessa", afferma.
Un altro investitore, Youngji Park, afferma di aver puntato tutto, investendo la maggior parte del suo capitale disponibile in azioni Samsung, che hanno raggiunto un valore massimo di 45 milioni di won coreani.
Ma il suo investimento ha subito un crollo "straziante", afferma Park.
Anche lui intende conservare le sue azioni nella speranza che il loro valore risalga.
"Mi sento uno sciocco per aver dato fiducia al mercato azionario coreano", dice. "Ormai è un gioco a lungo termine. Non mi resta che aspettare."
La studentessa universitaria Soomin Yi afferma di aver messo insieme dei soldi con un'amica per investire in SK Hynix dopo aver provato la "fomo" (paura di perdersi un'opportunità).
Ora però si pente di non aver venduto le sue azioni della società quando avevano raggiunto il picco di tre milioni di won ciascuna a giugno, invece di farsi influenzare dalle speculazioni che prevedevano un ulteriore aumento a cinque milioni di won.
"Non avevamo nessuno intorno a noi con esperienza negli investimenti e non avevamo studiato seriamente l'argomento prima di acquistare le azioni", afferma Yi.
Le forti oscillazioni dei titoli azionari coreani stanno destando preoccupazioni anche per altri mercati in tutto il mondo.
Secondo Benzimra di Société Générale, gli indici a forte componente tecnologica come il Nikkei 225 giapponese sembrano muoversi di pari passo con le forti oscillazioni del Kospi.
Ma, aggiunge, è improbabile che la maggior parte dei mercati azionari mondiali assista a movimenti così violenti, poiché includono una gamma più ampia di società.
"Non credo che si possa osservare lo stesso tipo di volatilità in mercati ampi e diversificati come l'indice azionario di Tokyo o i mercati azionari statunitensi", afferma Benzimra.
E i trader che hanno diversificato i loro portafogli affermano che ciò ha contribuito ad attutire il colpo del crollo del mercato azionario.
"Credo che tutta questa vicenda sia un monito per gli investitori coreani, soprattutto per i giovani, a non mettere tutto in un unico paniere e sperare nel meglio", afferma Yongjoon Kim, che possiede azioni anche sui mercati esteri.
Aggiunge inoltre che avrebbe dovuto adottare un approccio più cauto nell'investire in titoli tecnologici.
La sua fidanzata, Gaeon Lee, è ottimista sulla ripresa del mercato, nonostante la perdita di parte dei risparmi che avevano accantonato per una nuova casa.
Ma lei è preoccupata per Kim, dicendo che la costante necessità di monitorare i loro investimenti lo ha messo a dura prova.
"Vedere i nostri risparmi per la casa crollare in borsa è stato senza dubbio un campanello d'allarme", afferma.
(Osmond Chia su BBC del 14/08/2026)
Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 236.220 |
| droghe pesanti (kg) | 409.400 |
| dosi droghe sintetiche | 89.900 |
| piante di cannabis | 45.000 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.834 |
| giorni di reclusione | 783 |
Settimana da 11 a 17 Agosto 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 2.200 |
| droghe pesanti (kg) | 1.400 |
| dosi droghe sintetiche | 1.000 |
| piante di cannabis | 1.100 |
| vittime | |
| morti | 0 |
| arresti | 11 |
| giorni di reclusione | 6 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 11 a 17 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 28,60%
Telecomunicazioni 11,40%
Energia 11,20%
Salute 10,20%
Prodotti finanziari 09,50%
Banca 08,10%
Viaggi 08,10%
Acquisti 05,10%
Condominio 03,20%
Assicurazioni 02,40%
Diritti immigrati 01,30%

Il debito pubblico italiano continua a salire e a giugno supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro, con un incremento di 136 miliardi rispetto all’anno prima.
I soldi ci vengono dati in prestito da Bankitalia (16,7%), famiglie e imprese non finanziarie italiane (14,5%) e investitori non residenti in Italia (35,7%). Questi ultimi due in crescita, mentre cala Bankitalia. Azzardiamo che la capacità di onorare i propri debiti del nostro Paese viene ben valutata da chi sostanzialmente ci presta soldi per guadagnarci sopra, soprattutto stranieri. Un abbaglio o il risultato di un bla bla ideologico?
Non si tratta di soldi che aiutano automaticamente la crescita della spesa pubblica, ma servono al fabbisogno dello Stato (gestione liquidità, emissione e rimborsi titoli, effetti valutazione e rivalutazione).
A capire quanto questi soldi servono, ci aiuta il loro rapporto col Pil, cioè il rapporto del debito con la capacità dell’economia di generare reddito.
E qui siamo messi male. Per Eurostat questo rapporto è pari a 138,9%, secondo solo alla Grecia e rispetto ad una media dell’88,9% della zona euro. Con la Commissione europea che, grazie ad elevato debito pubblico e bassa crescita della produttività, non prevede una inversione di tendenza nel breve periodo: 139,2% nel 2027.
Quindi, quanto cresce l’economia rispetto al debito? Sempre la Commissione dice che quest’anno e quello prossimo avremo un Pil inferiore all’1%. Ché 0,3 punti di Pil. invece che per investimenti e calo della pressione fiscale - a causa dei rendimenti più elevati, in particolare sui titoli indicizzati all'inflazione - li dedicheremo a pagare il debito.
Abbiamo, in sintesi, un’economia che cresce poco e una produttività debole.
Il problema è tutto di mancanza di politiche alla bisogna.
In questa stagione festiva molti si entusiasmano perché le entrate da turismo sono in crescita e dimenticano (o fanno finta) di sapere che sono entrate che valgono solo il momento in cui entrano. Non producono stabilità e sono molto dipendenti da situazioni geopolitiche su cui non abbiamo pressoché influenza.
Gli stessi entusiasti mostrano statalismo per risolvere la questione dell’ex-Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa che ammazza chi ci lavora e chi ci vive intorno. E mentre - sempre gli entusiasti - si eccitano per la riduzione delle politiche di green deal che son riusciti ad imporre in Ue, per l'ex Ilva auspicano una sorta di cordata con diverse aziende siderurgiche italiane con gande supporto economico dello Stato.
E mentre le liberalizzazioni sono ostacolate, sia a livello locale/regionale che nazionale, ferve la discussione sulla creazione di una o più holding (come fu l’Iri a suo tempo) per controllare e gestire settori come energia, trasporti, siderurgia e telecomunicazioni (è in corso l’acquisizione di Tim da parte di Poste, con un Opas che scade il prossimo 11 settembre, per creare un polo nazionale tra servizi postali, logistica, telecomunicazioni e cloud).
Forse qualcuno, sia al governo che all’opposizione, ritiene queste politiche siano di crescita, ma il debito pubblico che aumenta e il nostro essere fanalino di coda in Ue, sembra che indichino il contrario.
Ovviamente se ne può discutere, come quelli che ci vogliono portare fuori dall’euro, ma insomma…..

Dai derivati al land grabbing, un rapporto ricostruisce come la finanza condizioni prezzi, produzione e distribuzione del cibo in tutto il mondo
Nel 2024, a livello globale, 673 milioni di persone soffrivano la fame: 90 milioni di persone in più rispetto al 2020. C’entra la crisi climatica, c’entrano condizioni strutturali dei nostri sistemi alimentari, ma c’entra anche – e ha un ruolo molto importante – la finanza. Anche il cibo, infatti, si è trasformato in un asset per una speculazione finanziaria slegata dai bisogni dei territori e dalle loro tradizioni.
Attraverso l’imposizione del modello dell’agribusiness, la massimizzazione del profitto ha la meglio sulla sopravvivenza dei popoli. Lo spiega bene il rapporto “Feeding Profits, Starving People: How Food Financialization Is Eating The Planet”, realizzato dalla Society for International Development (Sid) a firma di Andrea Baranes, Nicoletta Dentico e Sabrina Masinjila. Lo studio mostra come i mercati finanziari stiano plasmando ogni aspetto della produzione e distribuzione alimentare.
Mercati e attori finanziari hanno sempre più peso nell’economia reale. A partire dagli anni Ottanta c’è stato infatti un distacco impressionante tra la finanza e l’economia produttiva. Se prima il volume delle attività finanziarie equivaleva grosso modo al Prodotto interno lordo globale, oggi vale più del 330% di quest’ultimo.
Questo enorme volume di capitali ha bisogno di autoalimentarsi e lo fa trasformando in mercati tutti gli ambiti della produzione. Da tempo la finanza ha cominciato a colonizzare settori che prima erano considerati servizi pubblici come la sanità, l’istruzione, i trasporti. Lo stesso è accaduto per beni comuni come l’acqua e il cibo, diventati le nuove frontiere di profitto proprio per la loro natura essenziale: la domanda non cesserà mai.
Le grandi istituzioni finanziarie internazionali sono attori fondamentali di questo processo. A partire dagli anni Ottanta, il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale hanno condizionato l’erogazione di prestiti ai Paesi del Sud globale all’adozione di rigorosi Programmi di aggiustamento strutturale. Queste misure hanno imposto la liberalizzazione dei mercati e spinto le economie povere verso un modello agricolo industriale focalizzato sull’esportazione. L’obiettivo primario di questi sistemi alimentari ha smesso di essere nutrire le popolazioni locali, per concentrarsi sulla generazione di ricchezza per ripagare i debiti contratti con l’estero.
Si è così innescato un ciclo vizioso: per onorare gli impegni finanziari, nazioni un tempo autosufficienti hanno dovuto convertire le proprie terre in monoculture. Caffè, cacao, cotone o zucchero destinati ai mercati internazionali sono diventati le principali produzioni di aree del Pianeta nelle quali, spesso, la popolazione è invece in scarsità alimentare. Distrutti l’agricoltura di sussistenza e i mercati territoriali, interi Paesi ora dipendono dalle importazioni alimentari e dalle fluttuazioni dei prezzi globali.
Se le istituzioni globali hanno avuto un ruolo di primo piano, chi comanda davvero in questo sistema è un gruppo ristretto di multinazionali che domina il commercio globale di cereali. Sono identificate come le prime lettere dell’alfabeto: ABCD. Archer Daniels Midland, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus, insieme, controllano circa il 90% del mercato mondiale. A queste società, attive nel commercio e nella trasformazione delle materie prime agricole, si affiancano i grandi gruppi dell’industria alimentare come Nestlé e Danone. Spesso condividono gli azionisti, giganti del risparmio gestito come BlackRock. Questa integrazione tra agroindustria e finanza fa sì che le strategie aziendali inseguano la massimizzazione dei dividendi per gli investitori, più che la stabilità dei sistemi alimentari.
Le grandi società che commerciano materie prime agricole, però, non si limitano agli scambi fisici. La loro conoscenza diretta dei raccolti, delle scorte e dei flussi commerciali offre loro un vantaggio informativo che possono sfruttare per assumere posizioni sui mercati dei derivati. Il rapporto le paragona per questo a banche ombra che operano sui mercati finanziari senza essere sottoposte agli stessi obblighi e controlli previsti per le banche. Secondo gli autori, questa attività speculativa permette loro di trarre profitto proprio nelle fasi di maggiore volatilità dei prezzi.
Questa trasformazione ha avuto come strumento i derivati. Nati come contratti assicurativi per proteggere gli agricoltori dalle oscillazioni imprevedibili dei prezzi, sono diventati strumenti di scommessa pura. Nel 2011 il volume di grano scambiato sulla sola Borsa di Chicago superava di quasi sette volte l’effettivo raccolto mondiale. La volatilità dei prezzi del cibo non risponde più ai ritmi della natura o alla reale disponibilità di prodotto, ma segue gli algoritmi e le strategie della speculazione finanziaria.
Il cibo è diventato così un bene rifugio in cui parcheggiare capitali durante le tempeste finanziarie. È accaduto nel 2008, quando il crollo dei mutui subprime ha innescato una fuga di massa verso le materie prime agricole, raddoppiando il prezzo del grano in pochi mesi nonostante non vi fossero state carenze reali, legate ad esempio alla siccità. Lo stesso meccanismo si è ripetuto con il conflitto in Ucraina. A fronte di una riduzione dell’offerta globale di cereali inferiore all’1%, la reazione dei mercati finanziari e dei loro algoritmi ha spinto i prezzi verso l’alto di oltre il 50%. In questo sistema, la variazione dei prezzi non è più un segnale di scarsità, ma il motore principale per l’estrazione di profitti finanziari.
La finanziarizzazione riguarda anche le politiche climatiche. Con i mercati delle emissioni, la riduzione o l’assorbimento di una tonnellata di gas serra genera un credito che può essere comprato e venduto. Le aziende possono così acquistare crediti per compensare almeno in parte le proprie emissioni, anziché ridurle intervenendo direttamente sui processi produttivi. Anche l’azione climatica diventa quindi un mercato da cui ricavare profitti.
Questa dinamica alimenta il cosiddetto colonialismo verde: progetti di riforestazione industriale, spesso gestiti da multinazionali, sottraggono terre fertili alle comunità locali per destinarle a monoculture che servono solo a bilanciare i bilanci ambientali delle imprese nel Nord del mondo. Nella Repubblica del Congo, per esempio, alcuni di questi progetti hanno comportato l’allontanamento delle comunità contadine dalle terre che coltivavano, riducendo ulteriormente le risorse disponibili per la produzione di cibo.
È l’ennesima forma di land grabbing, l’accaparramento di terre esploso del 1.000% dalla crisi del 2008. Investitori stranieri acquistano in massa i terreni per scopi speculativi o per produrre biocarburanti. I piccoli produttori vengono espulsi e il suolo si trasforma in un asset finanziario che genera valore per i mercati globali e sottrae sovranità alimentare a chi lo abita.
Oltre ad analizzare il fenomeno, il report propone anche soluzioni concrete. Per esempio l’introduzione di position limits, tetti massimi alle scommesse che un singolo operatore può fare su un prodotto, e dell’obbligo di consegna del bene fisico per chi acquista derivati. Sul fronte della trasparenza, scrivono i ricercatori, serve regolamentare i mercati over the counter (Otc) che oggi sono zone d’ombra prive di controlli, e introdurre tasse sulle transazioni finanziarie per frenare la speculazione selvaggia sul cibo.
Come spiega Andrea Baranes, tra gli autori, «i derivati sono nati come strumenti assicurativi, ma oggi sono utilizzati, nella stragrande maggioranza dei casi, per pure scommesse. Compro un derivato sul grano anche se non lo coltivo, lo acquisto o lo trasformo, ma unicamente per speculare sul suo prezzo futuro. Perché non limitarne l’uso a chi ha un reale interesse nelle materie prime coperte dal derivato stesso? Parliamo di una proposta di buon senso, persino ovvia per qualsiasi altro strumento assicurativo. Non posso assicurare l’automobile del mio vicino di casa, sperando poi di guadagnarci se qualcuno la ruba. Tale limite non esiste però per i derivati sulle materie prime».
La vera sfida è però sistemica: occorre un cambio di paradigma che sposti l’asse dall’agricoltura industriale verso sistemi agroecologici locali, garantendo autosufficienza e resilienza climatica. Per farlo è necessario liberare le economie dei Paesi più poveri dalla dipendenza tossica dall’export attraverso una ristrutturazione del debito globale. «Sono diverse le misure che si potrebbero mettere in campo», conclude Baranes. «Sappiamo cosa andrebbe fatto. Le difficoltà maggiori non sono di natura tecnica, quanto nella volontà politica».
(Rita Cantalino su Valori.it del 03/08/20226)

Dalle coste della provincia di Manabí, sull'Oceano Pacifico, i pescherecci delle comunità di San Mateo e Jaramijo escono ogni mattina all'alba verso le acque profonde, carichi di speranza e di thunno e pesce spada da portare ai mercati locali. Ma quella distesa d'acqua, come riporta Reuters, nasconde oggi una doppia minaccia mortale per i pescatori ecuadoriani: da una parte i cartelli della droga che li estorcono a terra e in mare, dall'altra i raid aerei statunitensi condotti nell'ambito dell'Operazione Southern Spear.
Secondo Reuters, i cartelli hanno trasformato i piccoli porti della provincia di Manabí in un nodo centrale del traffico di cocaina verso il Nord America, e i pescatori locali — apprezzati per le loro capacità di navigazione — sono diventati un bersaglio privilegiato per il reclutamento forzato. La scelta imposta dalle organizzazioni criminali è spietata: trasportare droga in mare guadagnando in un solo viaggio più di quanto si guadagnerebbe in un anno di pesca lecita, oppure subire estorsioni, minacce e violenze. Diversi pescatori intervistati dall'agenzia hanno riferito di pescare di notte o di modificare le rotte per sfuggire ai controlli dei trafficanti. Uno di loro ha dichiarato di aver già pagato il pizzo quattro volte: in cambio, i narcos gli fornivano le coordinate del percorso autorizzato e lo istruivano a tenere le luci accese per non essere fermato di nuovo. Le imbarcazioni più piccole, che operano sotto costa, pagano tariffe inferiori e ricevono una sorta di lasciapassare da mostrare in caso di controllo.
Dall'altro lato, al largo, la violenza arriva senza preavviso. L'esercito statunitense, nell'ambito dell'Operazione Southern Spear — campagna anti-narcotici avviata a settembre 2025 su ordine del Segretario alla Difesa Pete Hegseth — ha distrutto 67 imbarcazioni e ucciso oltre 220 persone. Reuters riferisce che tre esperti di sicurezza consultati dall'agenzia hanno ritenuto quasi certo che gli Stati Uniti fossero responsabili anche di due attacchi non rivendicati che hanno colpito pescherecci della provincia di Manabí, uno dei quali — la Negra Francisca Duarte II — è stato centrato da un drone il 17 marzo mentre si trovava in mare con 16 uomini a bordo: l'imbarcazione ha preso fuoco e i membri dell'equipaggio si sono gettati in acqua. Un episodio analogo si è verificato nove giorni dopo con la Don Maca, della stessa regione. Almeno otto pescatori del peschereccio Fiorella risultano dispersi dal gennaio 2026, quando la barca è scomparsa in acque internazionali.
Il Washington Post ha riferito che alcuni di questi attacchi sarebbero riconducibili a un programma segreto della CIA. Il Dipartimento della Difesa ha dirottato le domande al Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM), che ha declinato ogni commento invocando "ragioni di sicurezza operativa e protezione delle forze". Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa non ha risposto alle richieste di commento di Reuters, e il ministero della difesa ha dichiarato che le informazioni sulle operazioni antidroga sono classificate.
Sul fronte dei risultati dichiarati, Stati Uniti ed Ecuador sostengono che le interdizioni in alto mare siano fondamentali per combattere i trafficanti: la Guardia Costiera americana ha annunciato il sequestro di 91.000 chili di cocaina e l'arresto di 160 presunti narcos fino ad aprile. Un'operazione congiunta della Guardia Costiera e della marina ecuadoriana ha recuperato a marzo 760 chili di cocaina da un peschereccio battente bandiera ecuadoriana — circa il 6% del totale sequestrato al largo dell'Ecuador nel primo semestre 2026.
Tuttavia, gli esperti mettono in dubbio l'efficacia di questa strategia. Michelle Maffei, ricercatrice di criminalità organizzata all'Università di Guayaquil, ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei carichi di cocaina continui comunque a transitare attraverso i grandi porti commerciali e non sulle piccole imbarcazioni da pesca. "Il fatto che stiano coinvolgendo sempre più pescatori, persone povere e vulnerabili non si fermerà certo lanciando bombe in mare", ha detto. Un ex funzionario della DEA interpellato da Reuters ha aggiunto: "Far saltare in aria queste barche non fermerà nulla". I trafficanti — ha spiegato Maffei — si limitano a sostituire chi viene ucciso o arrestato, perché "tutti sono sostituibili" nella filiera della cocaina.
Le famiglie dei pescatori vivono nell'angoscia. Maria Mero, moglie di un marinaio della Fiorella, ha raccontato che molti uomini hanno rinunciato a uscire in mare per paura sia dei trafficanti sia dei militari: "I pescatori ormai non vogliono più andare", ha detto.

Diamo per scontato che il carcere sia il giusto destino dei criminali, che le droghe debbano essere proibite, che la giustizia sia punire, la sicurezza reprimere, l'ordine proibire. Ci sono moltissime ragioni, in realtà, che vanno contro queste intuizioni e contro secoli di elaborazione giuridica sulla pena e la proibizione. Ragioni che a fatica convincono, proprio perché si basano sulla razionalità delle evidenze, dei dati, della storia (ricorda nulla il proibizionismo? Quanti conoscono le statistiche sulla recidiva dei già condannati?), ma non persuadono a livello emozionale e, appunto, intuitivo.
Chris Daw non è un accademico che vuole argomentare con la letteratura scientifica o l'analisi rigorosa dei dati, ma un avvocato penalista britannico con un'importante carriera nelle aule di tribunale, tra assassini, trafficanti di droga, riciclatori di denaro e bambini accusati di reati gravissimi.
È da questa posizione privilegiata, dai casi concreti e dalle carceri, le aule giudiziarie e le scene del crimine, che Daw accusa un sistema catastroficamente inefficace nel combattere la criminalità, offrire una possibilità di rieducazione, mettere sulla buona strada chi, spesso per la sfortuna del caso, è nato e cresciuto in quella sbagliata.
La struttura del libro è tanto semplice quanto efficace: partire dagli uomini e dalle vicende che si è trovato a difendere in tribunale per documentare, con l'ausilio della storia e di indagini sul campo, quattro grandi capitoli tematici: perché dovremmo chiudere tutte le prigioni, perché dovremmo legalizzare le droghe, perché i minori non possono essere trattati come criminali, perché le persone non sono né buone né cattive in senso assoluto. Il libro si chiude con un capitolo, molto più veloce degli altri, dedicato al dark web e alla criminalità digitale. Il capitolo sulle carceri è, almeno per chi scrive, il più incisivo e toccante.
Ma è quello sui minori che vale la pena leggere per primo, nei giorni in cui il governo italiano ha deciso di invertire la presunzione di imputabilità per i minorenni.
È proprio questo approccio di legge e ordine che l'avvocato, con riferimento ai minorenni, contesta.
Regno Unito e USA, che sono i Paesi di maggior indagine dell'autore, hanno conosciuto il fenomeno delle baby gang prima dell'Italia. La lettura del capitolo dedicato alla delinquenza minorile aiuta a ragionare se trattare i minori colpevoli esattamente con le categorie punitive degli adulti sia un modo di aiutarli o di condannarli a un futuro senza riscatto.
Chris Daw, Justice on Trial: Radical Solutions for a System at Breaking Point (Bloomsbury, 2020)
Serena Sileoni, senior fellow IBL - Istituto Bruno Leoni

Da lontano, la Forest City malese sembra stampata in 3D: un insieme di blocchi bianchi identici raggruppati su una costa altrimenti anonima.
Quando fu presentato dagli sviluppatori cinesi nel 2016, il mega-progetto da 100 miliardi di dollari fu pubblicizzato come "un paradiso da sogno per tutta l'umanità": una zona finanziaria speciale in grado di ospitare circa 700.000 residenti. Ma un decennio dopo, si stima che quest'isola artificiale di 14 km quadrati (3.400 acri) alle porte di Singapore sia abitata da meno dell'1% di quella popolazione.
File di grattacieli inquietantemente deserti si stagliano su strade silenziose. All'interno di appartamenti vuoti, piani di lavoro e finestre sono ricoperti da uno strato di polvere.
"Nel 2016 la descrivevano qui come la città d'oro; davvero, davvero bella", dice Jason Deng, un investitore di 56 anni che è stato tra i primi ad acquistare a Forest City, pagando "un sacco di soldi" per cinque proprietà.
"Se avessi saputo che non era così buono, non avrei comprato così tanti appartamenti", dice ora. "Pensavo che sarebbe stato molto, molto meglio."
A quanto pare, questa è una città d'oro solo per alcune persone, e non si tratta certo di quelle che gli sviluppatori speravano di attrarre.
A metà luglio, la polizia malese ha fatto irruzione in due presunte sedi di truffe distribuite in 32 locali a Forest City, arrestando 335 persone e sequestrando beni per un valore di circa un milione di ringgit (181.810 sterline; 245.000 dollari), tra cui 313 computer, 1.557 telefoni cellulari, 17 laptop e 10 modem.
Secondo la polizia, da questi due centri operativi di call center – uno che occupava 27 appartamenti distribuiti su cinque piani di una torre residenziale, l'altro distribuito tra cinque bungalow – organizzazioni criminali specializzate in criptovalute gestivano truffe finanziarie e sentimentali ai danni di vittime all'estero.
Tra gli arrestati figurano 309 cittadini cinesi, 19 indonesiani, tre malesi e quattro birmani. Il capo della polizia di Johor, Ab Rahaman Arsad, ha dichiarato che le autorità stanno collaborando con l'Interpol per rintracciare la mente dietro le operazioni.
La BBC ha contattato le forze di polizia di Forest City e Johor per un commento, ma non ha ricevuto risposta.
Esperti e residenti locali affermano alla BBC che questo è probabilmente solo la punta dell'iceberg, nonché il sintomo di un'industria globale di truffe che si sta diffondendo, evolvendo e professionalizzando.
"La realtà è che molte di queste organizzazioni assomigliano ormai più a multinazionali che a tradizionali reti criminali organizzate o bande", afferma John Wojcik, analista di TRM Labs, società che indaga sui crimini facilitati dalle criptovalute. "Dispongono di team di reclutamento dedicati, reparti IT, specialisti nel riciclaggio di denaro e infrastrutture".
Le autorità e gli esperti concordano sul fatto che le operazioni di Forest City fossero probabilmente gestite da criminali costretti a lasciare la Cambogia, un centro nevralgico globale per le truffe transnazionali.
Negli ultimi cinque anni, questo settore criminale si è trasformato in un'industria multimiliardaria, basata sul lavoro forzato di vittime di tratta brutalizzate, costrette a lavorare sotto la minaccia di torture e abusi.
Dalla fine dello scorso anno, il governo cambogiano ha intensificato gli sforzi per stroncare queste attività. Le autorità hanno stimato di recente che 300.000 persone hanno lasciato il Paese in pochi mesi, a seguito dell'intensificarsi dei raid contro i complessi dediti al traffico di droga su scala industriale.
Ma queste filiali malesi non sembrano essere state "complessi" fraudolenti nel senso tradizionale del termine.
Rispetto ai più famigerati complessi fortificati in luoghi come Sihanoukville o le zone di confine con il Myanmar, i presunti centri di truffa di Forest City sembrano quasi innocui, gestiti a quanto pare da residenti locali e situati a ridosso delle case di ignari vicini.
Kevin, un inquilino che lavora anche nel settore immobiliare per Forest City, ritiene che i truffatori siano ancora attivi nei "condomini o appartamenti con servizi" del complesso. Ha chiesto di non rivelare il suo nome per timore di ritorsioni.
"Sappiamo cosa stanno facendo", dice. "In realtà è un problema molto comune a Johor e Kuala Lumpur, ma soprattutto a Forest City. Forest City è un posto davvero speciale."
Secondo Kevin, Wojcik e altri, parte di ciò che rende Forest City "speciale" è proprio ciò che le ha conferito tanta notorietà: la sua reputazione di "città fantasma" semi-abbandonata.
"Quando parliamo con i clienti, l'azienda ci insegna a dire 'abbiamo già 23.000 residenti in quest'area'", afferma Kevin, ma la realtà, aggiunge sottovoce, è che sono "meno di 5.000".
"Questo è il motivo per cui i truffatori hanno scelto Forest City per stabilire la loro attività", suggerisce.
"Hanno la loro privacy... Qui non viene nessuno.
Diversi fattori hanno contribuito a quello che molti considerano il declino di Forest City.
Promosso da Country Garden, uno dei maggiori sviluppatori immobiliari cinesi, e da Danga 88, una società privata controllata dal sultano malese Ibrahim Iskandar, il progetto era stato inizialmente concepito come una metropoli ecocompatibile per una clientela cinese benestante, con un hotel di lusso, un campo da golf e un parco acquatico. Si prevedeva che gli uffici e gli appartamenti sul lungomare di questa città in stile resort sarebbero stati molto richiesti.
Ma il peso combinato della pandemia di Covid, del crollo vertiginoso del mercato immobiliare cinese e dei limiti di indebitamento imposti ai cittadini ha fatto naufragare queste ambizioni altissime, bloccando di fatto il progetto.
Le luci sono ancora accese, ma in casa non c'è quasi nessuno.
E questo, a quanto pare, ha trasformato il complesso in una trappola per truffatori.
"Forest City rispecchia le condizioni che la criminalità organizzata ha cercato di sfruttare per anni: una località di punta pubblicizzata come una città intelligente, prestigiosa e di lusso, progettata nei minimi dettagli, che non si è mai avvicinata a realizzare quella visione", afferma Wojcik.
"Progetti come questo offrono esattamente ciò che queste organizzazioni criminali cercano: infrastrutture moderne, un gran numero di immobili sfitti e collegamenti internazionali, il tutto celato dietro una patina di attività economica legittima, in modo che la natura criminale di ciò che accade al loro interno rimanga inosservata."
Tenendo presente ciò, la scintillante facciata di Forest City richiama alla mente una metropoli ben più famigerata situata 1.800 chilometri (1.120 miglia) più a nord: Shwe Kokko, la cosiddetta città turistica al confine tra Myanmar e Thailandia, nota per essere uno dei centri di truffa più famosi al mondo.
Costruita dal conglomerato privato cinese Yatai, Shwe Kokko si pubblicizza come una meta di vacanza sicura per i turisti cinesi e un paradiso per i super ricchi. Ma dietro le sue strade alberate e le ville di lusso si cela un intreccio di frodi, riciclaggio di denaro e traffico di esseri umani.
Nonostante tutte le difficoltà e nonostante sia stato completato solo il 15-20% del progetto originariamente previsto, Forest City continua a promuoversi come un polo emergente per gli investimenti immobiliari, l'innovazione tecnologica e le attività commerciali esenti da imposte.
Questo tipo di confezione aziendale funge da cavallo di Troia per i truffatori che vogliono avviare un'attività senza attirare attenzioni indesiderate, consentendo loro di perpetrare la frode in modo più efficace.
Wojcik spiega che "quando le organizzazioni criminali dedite alle truffe riescono a infiltrarsi dietro attività commerciali apparentemente legittime in normali complessi commerciali, non solo diventano più difficili da individuare e smantellare, ma acquisiscono anche un notevole potere e un'influenza considerevole grazie agli ingenti profitti che generano".
Questo potere e questa influenza, a loro volta, permettono ai truffatori di professionalizzarsi anche in altri modi.
Sebbene la tratta di esseri umani continui ad alimentare gran parte della forza lavoro del settore delle truffe, si osserva ora una tendenza evidente da parte dei gestori delle organizzazioni criminali a reclutare e mantenere truffatori esperti offrendo loro una retribuzione più elevata e migliori condizioni di lavoro.
Nel frattempo, negli stessi gruppi Telegram in cui vengono pubblicizzati annunci di lavoro fraudolenti, i truffatori stanno iniziando a pubblicare curriculum dettagliati, descrivendo la loro esperienza in attività fraudolente e sottolineando la loro voglia di lavorare.
"È un segno che il settore si sta trasformando in un'impresa criminale più professionalizzata", spiega Wojcik, "mentre la coercizione e lo sfruttamento rimangono ancora diffusi".
I raid a Forest City mettono in luce un'industria transnazionale di truffe che sta cambiando dimensioni e forma. Ma non è certo la prima volta che operazioni di questo tipo vengono scoperte in Malesia.
Nel corso del 2022, prima che il settore ottenesse una vasta attenzione a livello globale, le autorità malesi hanno effettuato irruzioni in diversi centri di truffa operanti in bungalow e condomini nello stato meridionale di Johor, nello stato settentrionale di Penang e nella capitale Kuala Lumpur.
Tuttavia, sebbene queste e altre importanti operazioni di repressione abbiano inviato un messaggio di tolleranza zero alle organizzazioni criminali dedite alle frodi, Wojcik osserva che la Malesia è rimasta sede di influenti reti criminali e che "qualsiasi segnale di una loro ricomparsa su larga scala merita grande attenzione".
A Forest City, questi segnali potrebbero già manifestarsi.
Kevin afferma che è da tempo un "segreto di Pulcinella" che qui avvengano truffe, e che "l'unica cosa scioccante è che la polizia sia stata efficace".
È certo che ce ne siano altri, ma non si scompone all'idea che i suoi vicini possano truffare la gente per centinaia di migliaia di dollari.
"Per quanto mi riguarda, non mi interessa", dice. "Non sono affari miei... Lavoro qui solo per lo stipendio."
Anche altri residenti la pensano allo stesso modo.
Phillip, di cui abbiamo cambiato il nome, si è trasferito a Forest City da Singapore l'anno scorso, attratto dal mercato immobiliare relativamente economico e dall'idea di poter ottenere un miglior rapporto qualità-prezzo. Lavora nel settore tecnologico e afferma di essere "molto concentrato" sul tema della sicurezza informatica.
"Sì, [i truffatori] potrebbero essere alla mia porta, potrebbero essere i miei vicini... [potrebbero] essere uno di quelli che gestiscono una di queste organizzazioni criminali. Alla fine, non importa dove ti trovi, questo succederà comunque."
Afferma di non essere rimasto sorpreso dalle segnalazioni di centri di truffa nel suo complesso residenziale. Ciò che lo ha sorpreso, invece, è il fatto che "sempre più persone si stiano trasferendo" a Forest City.
Uno dei motivi per cui ha scelto il quartiere in cui vive è la pace e la tranquillità, dice, ma è contento di vedere che si sta trasformando da "città fantasma" in un luogo in cui le persone sembrano voler vivere.
"Molte persone hanno perso soldi con questi progetti", sottolinea. "Ma negli ultimi tre mesi, si vedono le luci accese nei condomini. Si è passati da uno su 20 a forse uno su 5."
(Gavin Butler su BBC del 11/08/2026)

Li riconosci soprattutto da abbigliamento modello "tedesco in vacanza” o, talvolta, perché sono una famigliola/gruppo, a differenza dei “residenti” sempre da soli o al massimo "genitore con figlio”. Inoltre si soffermano davanti ai prodotti molto più tempo che non l’abituale acquirente che sa già cosa prendere e corre.
Sono i turisti che incontri nei supermercati (non quelli mini dei centri storici). Che cercano di capire meglio i luoghi che visitano cercando di entrare in contatto con i “residenti” e il loro mondo.
E’ uno dei pochi mezzi che hanno a disposizione per uscire dall’urbe disneyzzata in cui vagano, dove tutto è a prezzi tripli e stimolati da vetrine e cartellini in cui non manca mai la lingua inglese.
Qualche volta mi sono soffermato a conversare perché, vedendoli con il “naso all’insù” di chi sta cercando qualcosa che forse non sa neanche cosa sia, ho dispensato consigli ed indicazioni, manco fossi un addetto del supermercato.
Particolare attenzione di questi consumatori/turisti viene dedicata ai banchi alimentari, quelli dove si prende il numerino aspettando il proprio turno: i prodotti sono anche cucinati e a peso/unità sfusa e, a differenza di molti altri Paesi nel mondo, nel nostro non è molto diffusa l’abitudine di comprare confezioni già pronte di cibo da consumare grossomodo subito. Lì, spiegazioni e contatti coi residenti diventano maggiori, ché “vuoi mettere un italiano che non parli di cibo glorificando le proprie tradizioni”....
Dobbiamo quindi sperare nei supermercati perché la nostra cultura e tradizioni non siano solo una vetrina, e siano i nostri consumi e consumatori a dialogare coi turisti.

Dai panini all'uovo di Tokyo ai reparti di latticini greci, le corsie dei supermercati stanno diventando una delle esperienze di viaggio più rivelatrici e amate.
Sono le 10:00 in un 7-Eleven di Tokyo e mi trovo spalla a spalla con una dozzina di turisti, tutti con in mano cestini pieni delle stesse cose: soffici panini con maionese all'uovo, panini al curry katsu, Kit Kat al matcha e lattine calde di caffè Boss prese dagli scaffali riscaldati. Dietro di me, qualcuno fotografa il proprio bottino prima ancora di arrivare alla cassa. Ogni pochi secondi, il familiare suono del minimarket annuncia un nuovo arrivo. Nessuno è qui perché ha finito il dentifricio. Siamo tutti, apertamente, a fare acquisti per l'esperienza.
È un rituale di viaggio che mi ritrovo a ripetere in giro per il mondo. Una volta ho passato una parte spropositata di un pomeriggio afoso a Barcellona a districarmi tra gli affollati corridoi di un Mercadona sotterraneo, alla ricerca di barattoli di crema al pistacchio. In un caotico Trader Joe's di Miami, ho completamente saltato il reparto alimentari e ho comprato sei barattoli di condimento "Everything But the Bagel", per poi rifare la valigia intorno a quelli prima di tornare a casa in aereo.
Quella che inizialmente era una necessità per le vacanze si è gradualmente trasformata in una delle mie parti preferite del viaggio, attesa con impazienza e sempre più spesso integrata nell'itinerario anziché essere inserita a forza. A quanto pare, non sono la sola. Il Trends Report 2026 di Hilton ha rilevato che il 77% dei viaggiatori apprezza la visita ai supermercati all'estero, mentre Condé Nast Traveller ha recentemente indicato il turismo alimentare come una delle principali tendenze di viaggio del 2026.
Non tutti possiamo permetterci una cena in un ristorante stellato Michelin o un tour gastronomico privato, ma quasi chiunque può spendere 10 euro per riempire un cestino con snack locali, bevande insolite e ingredienti mai visti prima.
Anche il settore se n'è accorto. All'inizio di quest'anno, K-Supermarket, una delle più grandi catene di supermercati finlandesi, è diventata la prima catena al mondo a inserire ufficialmente i suoi punti vendita nell'elenco delle attrazioni turistiche su Tripadvisor . Tra questi, un negozio di Helsinki costruito attorno ad alveari sul tetto che producono il proprio miele e un altro rinomato per la sua selezione di birre artigianali; ogni filiale è gestita in modo indipendente e adattata alla comunità locale.
Lontano dai soliti percorsi turistici, entrare in un negozio di alimentari locale rimane un modo sorprendentemente autentico di viaggiare. Nulla sugli scaffali è stato selezionato per i turisti o timbrato con il sigillo di approvazione di un ente del turismo. In un'epoca di musei con ingresso a orario fisso e luoghi virali per le foto, vagare tra le corsie di un negozio di alimentari di quartiere dà una sensazione meravigliosamente spontanea.
I monumenti rivelano come un paese ricorda il suo passato, ma un supermercato mostra come vive oggi. Si scopre in fretta cosa mangiano le persone a colazione, se i pannolini vengono tenuti dietro il bancone e quante varietà di pesce in scatola un paese considera ragionevoli. La persona in coda accanto a te non è lì per fare turismo. Sta semplicemente comprando la cena. Per qualche minuto, turisti e residenti condividono lo stesso spazio, seguendo esattamente le stesse abitudini.
C'è una spiegazione scientifica del perché quegli snack dei minimarket sembrino così buoni. Quando chiedo al professor Charles Spence, psicologo sperimentale di Oxford, perché il cibo dei supermercati sembri assumere un'aura quasi mitica all'estero, lui indica quella che definisce una versione "leggermente meno glamour" del paradosso del rosé provenzale, il fenomeno psicologico per cui un vino assaggiato durante le vacanze estive non è mai altrettanto buono quando viene riaperto a casa in una fredda e piovosa notte d'inverno. Nel corridoio del supermercato, il contesto è tutto.
Molti di noi hanno vissuto un'esperienza simile. Un gusto di patatine Lay's mai visto prima, gustato su un balcone soleggiato in vacanza, perde in qualche modo un po' della sua magia una volta aperto a casa. Secondo Spence, le scoperte al supermercato funzionano più o meno allo stesso modo. Quel panino con uova e maionese di Tokyo o un pacchetto di patatine acquistato all'estero non vengono giudicati solo per il sapore; l'atmosfera e l'ambiente diventano parte integrante dell'esperienza di degustazione.
Non serve un budget elevato per partecipare. Magari non tutti possiamo permetterci una cena in un ristorante stellato Michelin o un tour gastronomico privato, ma quasi chiunque può spendere 10 euro per riempire un cestino con snack locali, bevande insolite e ingredienti mai visti prima. A differenza di un museo o di una visita guidata, un supermercato non ci offre un'esperienza preconfezionata. La creiamo noi stessi.
Kate Nightingale, psicologa dei consumatori e fondatrice di Humanising Brands, ritiene che la tendenza dei supermercati rifletta un cambiamento più ampio nelle esigenze dei viaggiatori. Sempre più spesso, afferma, cerchiamo esperienze autentiche, partecipative e accessibili. Piuttosto che limitarci a osservare una destinazione, vogliamo sentirci parte di essa.
Un supermercato straniero offre proprio questo. La sua disposizione e le sue routine sono quasi universalmente conosciute. Sappiamo come prendere un carrello, curiosare tra le corsie e metterci in fila. Come spiega Nightingale, "la familiarità libera il nostro cervello, permettendoci di essere più esplorativi e di notare tutto ciò che è diverso, invece di preoccuparci di come orientarci nello spazio". Lo paragona all'istinto che permette a un bambino di correre con sicurezza ad esplorare un parco giochi non appena sa che un genitore è nelle vicinanze.
A casa, i supermercati sono solitamente luoghi in cui entrare e uscire il più velocemente possibile. All'estero, invece, tendono ad attirarci. Ci soffermiamo su frutti che non abbiamo mai visto prima, cerchiamo di capire i prodotti dai loro colori e dalle immagini, o ci rendiamo conto di aver passato diversi minuti a fissare scaffali interamente dedicati alle alghe. La spesa settimanale diventa qualcosa che osserviamo con attenzione, anziché un semplice atto da compiere.
Esiste però un punto in cui il turismo nei supermercati inizia a autodistruggersi. A Kawaguchiko, in Giappone, un minimarket Lawson è stato talmente preso d'assalto dai visitatori che fotografavano il tetto con il Monte Fuji sullo sfondo che le autorità hanno dovuto schierare guardie di sicurezza, barriere e squadre di controllo della folla per gestire il caos, arrivando persino a erigere un enorme schermo nero per bloccare la vista. L'ironia è evidente: un supermercato funziona come spaccato di vita normale solo perché nessuno si mette in scena per i clienti. Quando i turisti superano in numero gli abitanti del luogo, smette di essere un negozio ordinario.
Naturalmente, niente di tutto ciò mi è passato per la mente quel pomeriggio in cui mi trovavo davanti al banco frigo di un supermercato ad Atene, a guardare file di vaschette bianche con etichette completamente indecifrabili. Le giravo una a una, cercando una sola parola che riconoscessi, quando una donna allungò la mano oltre la mia spalla e ne afferrò una senza rallentare il carrello. Ho comprato la stessa vaschetta. Rimane lo yogurt più buono che abbia mai mangiato.
(Dayna Camilleri-Clarke su BBC del 13/08/2026)

La disinformazione in campo medico non prospera per caso: è un affare redditizio, alimentato da pubblicità, vendita di prodotti alternativi e contenuti virali che generano clic e guadagni. È questa la tesi centrale di un articolo di opinione pubblicato da STAT News, che prende le mosse da un caso emblematico: la diffusione capillare di false notizie sulle statine, i farmaci per abbassare il colesterolo tra i più studiati e prescritti al mondo.
Secondo gli autori, smontare le bugie mediche una per una — il cosiddetto fact-checking — non è sufficiente. Le smentite raggiungono un pubblico limitato, mentre i contenuti fuorvianti continuano a circolare perché chi li produce ci guadagna: attraverso inserzioni pubblicitarie, affiliazioni a integratori e rimedi alternativi, o semplicemente grazie all'engagement che le notizie allarmistiche generano sulle piattaforme digitali.
Il caso delle statine è particolarmente illustrativo. Sui social media, questi farmaci vengono spesso dipinti come pericolosi o inutili, con post che amplificano gli effetti collaterali e minimizzano i benefici documentati. Come segnalato anche dalla rivista American Journal of Preventive Cardiology, chi smette di assumere le statine sulla base di queste informazioni false si espone a un rischio concreto di infarto o ictus invalidante. Eppure i contenuti anti-statine continuano a moltiplicarsi, perché dietro molti di essi c'è qualcuno che vende integratori o prodotti "naturali" alternativi.
La proposta degli autori è netta: per contrastare davvero la disinformazione sanitaria occorre intervenire sulle sue fonti di finanziamento. Ciò significa misure regolatorie strutturali — rivolte alle piattaforme, agli inserzionisti, ai venditori di prodotti pseudoscientifici — capaci di rendere economicamente non conveniente la produzione e la diffusione di false informazioni mediche. Senza toccare il modello di business che la sostiene, ogni correzione rimarrà un rimedio parziale e inefficace.

Di fronte alla crisi climatica e all’estinzione di massa delle specie, la comunità scientifica cerca soluzioni (radicali?). Tra queste spicca la teoria del Half-Earth (Metà Terra), formulata dal biologo americano Edward O. Wilson (1929–2021), padre della biogeografia insulare. Nel suo libro Half-Earth: Our Planet’s Fight for Life (2016), Wilson sostiene che destinare almeno il 50% della superficie terrestre e marina a riserve naturali interconnesse sia la soglia minima per garantire la conservazione della biodiversità globale e la stabilità degli ecosistemi.
La proposta si basa su un principio ecologico fondamentale misurabile, ovvero la relazione tra superficie di un’area e numero di specie ospitate. Secondo Wilson, se un habitat si riduce, il numero di specie che può sostenere diminuisce approssimativamente con la radice “quarta” (doppia radice quadrata) dell’area. Di conseguenza, preservare il 50% del territorio originale permette di salvaguardare circa l’80% delle specie viventi. Superata questa soglia, la biosfera entrerebbe in una “zona di sicurezza”, riducendo il rischio di collassi ecologici irreversibili.
Il progetto Half-Earth non è solo un’idea teorica, ma ha un piano operativo. La E.O. Wilson Biodiversity Foundation ha sviluppato strumenti digitali, come mappe ad alta risoluzione (1 km) della ricchezza e rarità delle specie, per aiutare i decisori politici a identificare le aree prioritarie da proteggere. L’obiettivo finale resta il 50%, ma viene riconosciuto un traguardo intermedio del 30% entro il 2030, in linea con le strategie dell’Unione europea e le raccomandazioni dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
La visione di Wilson ha ispirato movimenti globali come Nature Needs Half e ha contribuito all’approvazione, nel 2024, della Motion 101 dell’IUCN, che chiede la protezione del 50% di terre e mari. Diversi critici sottolineano i possibili conflitti con le comunità indigene e locali, ma i sostenitori replicano che la proposta può essere attuata in modo inclusivo, integrando aree protette con forme di uso sostenibile del territorio.
In un’epoca di antropizzazione crescente, la sfida del Half-Earth invita a ripensare il rapporto tra umanità e natura. Non si tratta di escludere l’uomo dalla Terra, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza dipende dalla capacità di lasciare spazio alla vita selvatica. Insomma, dice Wilson, proteggere metà del pianeta è l’unico modo per salvare il nostro futuro.
Se Wilson ha ragione, l’idea di piantare tre alberi in una piazza cittadina è solo estetica funzionale a una propaganda politica maligna.

Ormai da anni, i dirigenti delle aziende che investono centinaia di miliardi di dollari all'anno nello sviluppo di vari strumenti di intelligenza artificiale insistono sul fatto che, in definitiva, questa tecnologia permetterà alle persone di dedicare meno tempo al lavoro.
Quattro anni fa, un direttore tecnico di Google affermò che l'intelligenza artificiale avrebbe permesso di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni entro il 2025 .
All'inizio di quest'anno, e appena un anno dopo la previsione di quel direttore tecnico, OpenAI ha raccolto la sfida, per così dire. Ha formalmente esortato le aziende a iniziare a sperimentare una settimana lavorativa di quattro giorni (senza variazioni di stipendio), sostenendo che l'intelligenza artificiale sarà presto in grado di velocizzare così tanto il lavoro umano che il mondo aziendale dovrebbe prepararsi.
Tuttavia, un ex dipendente tecnico di OpenAI che ha lasciato l'azienda l'anno scorso ha dichiarato alla BBC che l'azienda non ha mai effettivamente sperimentato la settimana lavorativa di quattro giorni che aveva suggerito agli altri di provare durante il loro periodo di lavoro lì.
La persona ha invece descritto una cultura lavorativa spesso estenuante, caratterizzata da frequenti "riunioni di crisi", lavoro nei fine settimana e valutazioni delle prestazioni "spietatissime" che potevano portare al licenziamento improvviso di alcuni colleghi.
"Ci vai il sabato o la domenica giusto per aggiornarti o per assicurarti che non ci siano guasti", ha detto la persona.
Anche altre aziende hanno promosso l'idea che l'intelligenza artificiale ridurrà effettivamente il numero di ore lavorative necessarie, nel bene o nel male.
Anthropic si è vantata del fatto che il suo popolare strumento di programmazione e chatbot Claude sia in grado di lavorare in autonomia per sette ore senza interruzioni , praticamente un'intera giornata lavorativa aziendale. Mark Zuckerberg di Meta ha affermato che la sua azienda si trova a metà dell'anno, quando "l'intelligenza artificiale inizia a cambiare radicalmente il nostro modo di lavorare" e che tali strumenti consentono a un numero di dipendenti molto inferiore di fare di più di quanto avrebbero mai potuto fare prima.
Mentre Meta ha licenziato un dipendente su dieci , l'amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha avvertito che, con l'inevitabile aumento della produttività degli strumenti di intelligenza artificiale, si potrebbero verificare perdite di posti di lavoro ancora più consistenti.
Nonostante queste affermazioni, i lavoratori di queste stesse aziende tecnologiche, che non solo sviluppano ma utilizzano anche gli strumenti di intelligenza artificiale che presumibilmente svolgeranno almeno una parte del lavoro umano, affermano di lavorare molto più delle tipiche 40 ore settimanali di cinque giorni.
I lavoratori del settore tecnologico statunitense sono generalmente ben retribuiti e, sebbene anche altri settori come la finanza, la giurisprudenza e la medicina vedano spesso persone lavorare per molte ore, una giornata lavorativa di 14 ore non è sempre stata la norma nel settore tecnologico. Per anni, il lavoro d'ufficio tradizionale, dalle 9 alle 17, era la norma.
L'ex dipendente di OpenAI ha dichiarato di aver lavorato almeno 70 ore a settimana, molte di più rispetto ai precedenti impieghi nel settore tecnologico. Ora lavora presso una startup anch'essa focalizzata sull'intelligenza artificiale e afferma che il suo equilibrio tra vita privata e professionale è migliorato, con un orario di lavoro di circa 50-60 ore settimanali, "esclusi gli sprint".
Il termine "sprint" si riferisce a un periodo, comune nelle aziende tecnologiche, in cui le persone lavorano per molte ore nelle settimane che precedono il rilascio di una nuova funzionalità o di un nuovo prodotto.
Tuttavia, all'interno delle aziende che si occupano di intelligenza artificiale e delle grandi aziende tecnologiche impegnate a fondo in progetti di IA, questi sprint possono essere estremi.
Presso OpenAI e Anthropic, ad esempio, gli sprint possono protrarsi per diverse settimane e superare le 90 ore di lavoro in un periodo di sette giorni, secondo quanto riferito da alcuni dipendenti del settore tecnologico intervistati dalla BBC per questo articolo.
Nessuna delle due aziende ha risposto alle richieste di commento della BBC.
In Meta, i dipendenti hanno affermato di essere stati improvvisamente assegnati quest'anno a team che si occupavano di progetti di intelligenza artificiale, considerati urgenti. Secondo un dipendente attuale e un ex dipendente, la situazione è stata definita "una sorta di reclutamento", poiché non è stata data loro la possibilità di scegliere.
"Ti trasferiscono semplicemente da un reparto all'altro", ha detto l'ex dipendente. "Non puoi dire di no, o se lo fai, devi licenziarti."
Hanno affermato che, sebbene Meta avesse recentemente iniziato ad abbandonare quell'approccio intransigente del tipo "prendere o lasciare", a quel punto molti lavoratori erano già stati costretti a svolgere quel tipo di lavoro.
Gli orari di lavoro in questi team di Meta sono spesso lunghi, con il personale che lavora fino a notte fonda, nei fine settimana, e si sente "reperibile" anche al di fuori dell'orario di lavoro, stando alle descrizioni fornite da dipendenti attuali ed ex dipendenti.
Negli Stati Uniti non ci sono limiti al numero di ore che una persona di età superiore ai 16 anni può lavorare. Nel Regno Unito e in Europa, ad esempio, le leggi limitano la settimana lavorativa a 48 ore, straordinari inclusi.
I dipendenti hanno aggiunto che i progetti di intelligenza artificiale attualmente in corso presso Meta includono la creazione di uno strumento di IA utilizzabile per l'ingegneria del software e altri tipi di lavoro, nonché la costruzione di un'infrastruttura per modelli di IA in grado di misurare il successo di un modello di IA nella replicazione di vari compiti.
"In pratica, si lavora in team cercando di replicare il lavoro degli esseri umani", ha affermato l'ex dipendente.
Quel lavoro, ha aggiunto la persona, sembra "infinito".
Un portavoce di Meta ha rifiutato di commentare.
Anche i lavoratori del settore tecnologico che non sono direttamente coinvolti nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale si trovano a dover affrontare orari di lavoro più lunghi a causa di questa tecnologia.
Amin Shali, ex dipendente di Google, ha lasciato l'azienda a maggio a causa degli effetti negativi che, a suo dire, l'intelligenza artificiale stava avendo sul suo lavoro, come ad esempio la necessità di lavorare spesso fino a notte fonda a causa di guasti alle funzioni di ingegneria interne. Questo fenomeno si stava intensificando da quando Google ha destinato risorse cruciali come unità di elaborazione e memoria ai progetti di intelligenza artificiale.
Un portavoce di Google si è rifiutato di commentare.
Da quando ha lasciato Google, Shali ha dichiarato alla BBC che il suo sonno e la sua salute generale sono migliorati. Ha affermato di aver capito che la forte dipendenza dagli strumenti di intelligenza artificiale nelle grandi aziende tecnologiche "crea una cultura negativa con una pressione eccessiva sugli ingegneri".
Alcune nuove ricerche suggeriscono che gli strumenti di intelligenza artificiale stiano rendendo il carico di lavoro delle persone ancora più gravoso.
Uno studio condotto dall'Università della California a Berkeley ha seguito centinaia di dipendenti di un'azienda tecnologica statunitense per otto mesi, osservandone l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. È emerso che i dipendenti "lavoravano a un ritmo più veloce, si assumevano una gamma più ampia di compiti e prolungavano l'orario di lavoro per un maggior numero di ore al giorno".
Neil Thompson, studioso di innovazione al MIT, ha affermato che persino nelle aziende tecnologiche all'avanguardia nello sviluppo dell'IA, è improbabile che ai dipendenti venga semplicemente chiesto di implementare gli strumenti che dovrebbero svolgere parte del loro lavoro e di passare ad altro.
"Si crea una situazione in cui, anche se ci fossero dei risparmi di tempo reali, questi verrebbero assorbiti dalle modifiche, dalla loro implementazione e dalla necessità di verificarne il corretto funzionamento", ha affermato Thompson.
La ricerca dell'UC Berkeley ha rilevato che il carico di lavoro dei dipendenti del settore tecnologico è aumentato in parte a causa della necessità di controllare costantemente l'output degli strumenti di intelligenza artificiale.
In una situazione in cui un dipendente ha semplificato i processi per gli strumenti di intelligenza artificiale, le persone tendono anche a riempire il tempo risparmiato con altro lavoro, ha aggiunto Thompson, sia perché lo desiderano, sia perché sentono di doverlo fare per dimostrare il proprio valore al datore di lavoro.
"La gente presume che il 20% di lavoro in meno significhi settimane lavorative di quattro giorni", ha detto Thompson. "Ma emergono nuove opportunità di lavoro."
Come ha osservato Shali: "L'intelligenza artificiale dovrebbe fare così tanto per noi ormai, quindi molte più persone dovrebbero almeno godere di una salute migliore e di un sonno migliore."
Sembra invece che sia vero il contrario.
(Kali Hays su BBC del 10/08/2026)

Climateflation, fintech senza scrupoli e fisco attento: tre fronti dove il vostro portafoglio è sotto pressione. I prezzi degli alimenti salgono per il clima, il trading algoritmico promette facili guadagni ma nasconde rischi reali, i truffatori sfruttano il caos normativo delle criptovalute per colpire. Nel frattempo, banche e assicurazioni continuano a lucrare sulle vostre risorse: dai tassi al consumo che sfiorano il 10% ai reclami assicurativi spesso ignorati.
In questo numero
→ Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026
→ Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto
→ RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare
→ Finanza, ci si può fidare del trading algoritmico?
→ Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista
→ MiCA, truffatori sfruttano il caos della transizione per colpire gli utenti crypto
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ITALIA. Conti correnti: la Cassazione limita i controlli del Fisco, anche retroattivamente
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MONDO. Debito pubblico in mani straniere: meno inflazione per i governi
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ITALIA. Banche: famiglie pagano il 10,34% sul credito al consumo, PMI al 4,18%
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USA. Truffa oro e criptovalute: l'allarme della polizia di New York sui risparmi a rischio
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ITALIA. L'economia italiana in breve. Luglio 2026 Bankitalia
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ITALIA. Gli obiettivi dei controlli dell'Agenzia delle Entrate
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U.E.. Borse europee in pausa
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ITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria
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ITALIA. Soldi fermi sul conto corrente: quanto si perde davvero con 20.000 euro
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USA. Few and Far accusata di frode finanziaria e telematica
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ITALIA. Consob oscura 6 siti abusivi: la lista nera sale a 1.805
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MONDO. REddito famiglie area Ocse +0,2%, Italia +0,8%
→ Accesso alla perizia medica assicurativa: diritti e valore dei reclami IVASS
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La ricerca scientifica smonta i miti sul proibizionismo delle droghe, mentre le istituzioni continuano a ignorarla: dalle carceri sovraffollate al fallimento del modello punitivo americano, emergono i costi reali di politiche antiquate. Nel frattempo il clima impone nuove urgenze, dai prezzi degli alimenti alla salute pubblica, mentre i consumi dei cittadini si orientano verso tecnologia e servizi digitali. ADUC continua a monitorare dove istituzioni e poteri operano contro gli interessi concreti di chi consuma.
In questo numero
→ Guerra alla droga: i miti duri a morire smontati dalla ricerca
→ Sistema carceri oltremanica. Andy Burnham e la scimmia sulla schiena del populismo penale
→ I cani possono distinguere tra paura e tristezza negli esseri umani
→ Eclissi. Due minuti dentro il respiro del Sole
→ Avvertenze. La newsletter settimanale generalista di Aduc - 12/08/2026
→ Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto
→ 15 Agosto. Negozi aperti e scioperi ideologici
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026
→ RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026
→ Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale
→ La prossima pandemia non verrà da un laboratorio: colpa del clima
→ Covid, i protocolli c’erano già: «Li scrivemmo 10 anni prima…»
→ Presto saranno in vendita abiti intelligenti. Ma sono necessarie normative per evitare nuovi rifiuti
→ Carceri. L’ennesimo campanello d’allarme
→ Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista
→ Piegare la luce in 74 femtosecondi: la nuova rivoluzione dell’informazione
→ Dalla zonizzazione dei parchi un’idea per governare il turismo nelle città d’arte
→ Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate
→ Cassonetti maleodoranti e rumorosi e risarcimento del danno. Sentenza
→ Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?
→ EUROPA. Istanbul, l'aeroporto più trafficato d'Europa
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REGNO UNITO. Organoidi da cellule NHS per ridurre i test sugli animali
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ITALIA. A2A multata da ARERA: 5 milioni per manipolazione del mercato elettrico
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REGNO UNITO. Stretta sui prezzi falsi e sugli abbonamenti-trappola
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USA. La spesa sanitaria continua a crescere più dell'economia
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ITALIA. RSA in Lombardia: liste d'attesa in crescita e rette insostenibili per le famiglie
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USA. OMS: la riforma dei vaccini di Trump va contro decenni di evidenze scientifiche
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COSTARICA. Costa Rica e turismo cannabis: opportunità e rischi legali per i viaggiatori
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→ Casa di riposo: rimborso retta e cauzione dopo decesso dell'ospite
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L'Unione Europea si trova a fronteggiare una pressione crescente e sempre più aggressiva da parte dell'amministrazione Trump sul fronte tecnologico. Come analizza Euractiv, Washington ha alzato il tiro minacciando dazi e misure ritorsive contro i paesi che applicano normative digitali ritenute discriminatorie verso le grandi aziende tecnologiche americane.
Il bersaglio principale è la legislazione europea che regola il mercato digitale: il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA), entrambi entrati in vigore nel 2024. Agli occhi dell'amministrazione Trump, queste norme — che puntano a limitare il potere dei grandi "gatekeeper" digitali e a garantire maggiore sicurezza online — non sono altro che strumenti di protezionismo economico rivolti contro le aziende di Silicon Valley.
Trump ha già minacciato l'imposizione di tariffe aggiuntive su tutti i paesi con tasse digitali o regolamentazioni che, a suo giudizio, penalizzano le imprese tecnologiche americane. Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha lasciato intendere che la riduzione dei dazi su acciaio e alluminio potrebbe essere condizionata a un allentamento delle regole digitali europee — una posizione che Bruxelles considera una violazione dell'accordo commerciale raggiunto nel luglio 2025.
La risposta europea è stata ferma. La Commissione europea ha ribadito che il DMA e il DSA non sono oggetto di negoziato commerciale con gli Stati Uniti e che le normative digitali non verranno modificate sotto pressione esterna. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha dichiarato che le leggi europee "non sono sul tavolo dei negoziati commerciali con gli USA". Francia e Germania hanno sostenuto pubblicamente il diritto dell'Unione di legiferare in modo autonomo, avvertendo che qualsiasi tentativo americano di imporre cambiamenti sarebbe trattato come coercizione e avrebbe conseguenze.
Secondo l'analisi di Euractiv, le strategie a disposizione dell'UE per reggere il confronto con l'aggressività tecnologica americana sono molteplici: rafforzare il mercato unico digitale, sostenere lo sviluppo di campioni tecnologici europei, usare il proprio potere normativo come leva negoziale e puntare su una più ampia autonomia strategica nel settore digitale, riducendo la dipendenza dalle piattaforme statunitensi. Il nodo centrale resta come difendere le proprie regole mantenendo relazioni commerciali funzionanti con Washington.
Non va dimenticato che l'applicazione del DMA ha già prodotto risultati concreti: nel 2025 sono stati irrogati oltre 3,6 miliardi di euro di multe a grandi piattaforme per pratiche anticoncorrenziali. Apple e Meta sono stati tra i destinatari delle sanzioni più rilevanti. Per Washington, si tratta di "estorsione"; per Bruxelles, di normale esercizio della sovranità regolatoria su un mercato di 450 milioni di consumatori.

La criminalizzazione delle droghe riduce davvero il consumo? Le sostanze illegali sono automaticamente più pericolose di quelle legali? Il trattamento obbligatorio funziona? Sono domande a cui la ricerca scientifica ha già risposto — ma le risposte faticano a imporsi nel dibattito pubblico.
A smontare le false credenze più diffuse e persistenti sulla guerra alla droga ci pensa Filter Magazine, testata statunitense specializzata in politiche sulle droghe e riduzione del danno.
Secondo quanto riporta Filter, uno dei miti più radicati è che le politiche repressive abbiano un effetto deterrente sul consumo di sostanze. I dati disponibili smentiscono questa convinzione: decenni di proibizionismo non hanno ridotto in modo significativo l'uso di droghe, ma hanno prodotto incarcerazione di massa e un mercato illegale fuori controllo.
Un altro luogo comune riguarda la pericolosità intrinseca delle droghe illegali rispetto a quelle legali come alcol e tabacco. La classificazione giuridica di una sostanza, sottolinea Filter, non corrisponde necessariamente al suo profilo di rischio farmacologico: molte droghe proibite risultano meno dannose, per il singolo e per la società, di sostanze ampiamente tollerate e commercializzate legalmente.
Sul fronte del trattamento, l'articolo contesta l'idea che le cure imposte coercitivamente siano efficaci. Le evidenze scientifiche indicano che i percorsi terapeutici volontari, accompagnati da supporto sociale, ottengono risultati significativamente migliori rispetto a quelli forzati. Il trattamento obbligatorio, oltre a essere spesso inefficace, può tradursi in una forma aggiuntiva di punizione.
Filter affronta anche il mito secondo cui le politiche dure proteggerebbero le comunità. I dati mostrano l'opposto: l'approccio penale ha colpito in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili e le minoranze razziali, alimentando discriminazioni sistemiche senza ridurre i danni legati all'uso di sostanze. L'inasprimento delle pene non ha scoraggiato il traffico né diminuito la disponibilità di droghe sul mercato.
La ragione per cui queste credenze resistono alle smentite, osserva la testata, non è scientifica ma politica e culturale. In un clima in cui il proibizionismo è stato presentato per decenni come l'unica risposta moralmente accettabile al problema delle droghe, le evidenze contrarie vengono spesso ignorate o marginalizzate nel dibattito istituzionale e mediatico.

Il Sudafrica sta diventando un punto di produzione e distribuzione delle droghe sintetiche per i grandi cartelli internazionali. Lo analizza l'Orion Policy Institute, think tank statunitense indipendente, in un recente approfondimento sul ruolo crescente del paese nel sistema globale del narcotraffico illecito.
La produzione di metanfetamina con legami messicani è emersa in Africa a partire dal 2016, facendo la sua prima comparsa in Nigeria, per poi diffondersi in Kenya, Mozambico e altrove nel continente. Il Sudafrica è diventato un nodo significativo di questa espansione. La sua posizione geografica, i confini porosi e le connessioni commerciali internazionali lo hanno reso da tempo un punto di transito per gli stupefacenti che si muovono tra il Sudamerica, l'Asia e l'Europa. Ciò che è nuovo, sottolinea l'analisi, è la scala del fenomeno e chi lo gestisce.
Nel settembre 2025, cinque cittadini messicani e un sudafricano sono stati arrestati dopo che la polizia ha scoperto un laboratorio di produzione di metanfetamina nelle vicinanze di Volksrust, nella provincia del Mpumalanga. Più di recente, nel maggio 2026, le forze dell'ordine hanno smantellato un impianto di scala industriale a Swartruggens, nella provincia del Nord-Ovest, sequestrando quasi 500 kg di metanfetamina per un valore di circa 60,5 milioni di dollari.
Secondo gli esperti, produrre direttamente in Sudafrica consente ai cartelli un accesso più agevole a mercati redditizi, sia locali che continentali e oltre. La metanfetamina è uno degli stupefacenti più diffusi nel paese e la domanda è in crescita sia sul mercato interno che su quello africano in generale. La posizione geografica dell'Africa, inoltre, offre ai trafficanti vie più dirette per raggiungere mercati ad alto valore come l'Oceania, dove la metanfetamina è costosa e molto richiesta.
Il modello operativo adottato dai cartelli segue uno schema preciso: siti di produzione in zone agricole remote, lontane dai centri abitati e con un isolamento sufficiente a far passare inosservate le attività criminali. I cittadini messicani vengono trovati a operare fianco a fianco con collaboratori locali, a conferma di un passaggio dal traffico di metanfetamina verso l'Africa alla sua produzione direttamente sul territorio.
Un esperto di criminalità organizzata sentito da Al Jazeera ha descritto il fenomeno come una strategia deliberata di "franchising", in cui i cartelli trasferiscono chimici esperti in aree rurali remote. Un ulteriore fattore che rende il Sudafrica appetibile è la corruzione all'interno delle strutture di polizia e politiche, che permette operazioni non rilevate e protette, rendendo la produzione locale estremamente redditizia per le organizzazioni criminali.

Il sovraffollamento delle carceri, che intorno a Ferragosto sale più o meno ritualmente nella gerarchia delle notizie, non è una patologia del sistema ma la spia di un collasso. E se l’Italia, storicamente, pare tenerci a primeggiare in questo ambito disonorevole, la piaga è transnazionale, come dimostrano i dati contenuti in alcuni tra i rapporti più recenti.
Secondo SPACE 2025 del Consiglio d’Europa,14 sistemi penitenziari europei hanno più detenuti che posti disponibili e nove sono in condizioni di grave sovraffollamento. Eurostat registra la crescita regolare della popolazione detenuta: 10% in più dal 2020 nei Paesi dell'Unione. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) continua a indicare nel sovraffollamento il problema strutturale più grave, mentre il Global Prison Trends 2026 di Penal Reform International descrive una crisi globale caratterizzata dal ricorso eccessivo alla detenzione anche per reati minori, dall’abuso della custodia cautelare e dall’allungamento delle pene.
Il carcere è una piaga globale che affligge e non funziona: produce recidiva e crimine eppure continua a essere la portata principale di ogni menù politico di risposta all’allarme sociale sulla sicurezza. Di pari passo, il populismo penale è una pandemia apparentemente incontenibile, alimentata da una classe di decisori/follower delle tendenze, accomunati tutti dallo stesso pietrificante timore: apparire “morbidi di fronte al crimine”.
Il caso del neo primo ministro britannico Andy Burnham alle prese con l’attuazione del piano di liberazione anticipata dei detenuti (Sentencing Act 2026) e la definitiva sepoltura di un mostro giuridico chiamato IPP (Imprisonment for public protection) è emblematico.
A fronte della crisi cronica di sovraffollamento delle carceri inglesi e gallesi, nel settembre 2024 il governo Starmer decise di adottare il cosiddetto SDS40 (Standard Determinate Sentence 40). Una misura emergenziale di liberazione anticipata in cui il detenuto usciva dal carcere dopo aver trascorso in cella il 40% invece che il 50% della pena, continuando a scontare la pena ‘on licence’, in regime di libertà vigilata. Una misura non generalizzata da cui erano esclusi, tra gli altri, reati sessuali, alcuni gravi reati violenti e pene collegate alla violenza domestica.
Il progetto Sentencing Act 2026, che Burnham ha ereditato da Starmer, intendeva in sostanza trasformare questa gestione emergenziale in un sistema strutturale, basato anche sulle raccomandazioni dell'Independent Sentencing Review guidata dall’ex ministro della Giustizia conservatore David Gauke, che, nel maggio 2025, ha proposto una riforma complessiva: meno tempo in carcere per determinate pene, maggiore controllo nella comunità e un sistema di ‘earned progression’ basato in sostanza sulla buona condotta e sull’attivazione di programmi di riabilitazione (budget permettendo).
Da noi per molto meno si parlerebbe di “resa dello Stato”. In realtà, si trattava di un progetto limitato, in cui ergastolani e condannati sottoposti alle cosiddette ‘extended determinate sentences’, pene determinate con un periodo esteso di sorveglianza, erano esclusi in partenza dai possibili benefici.
Il Sentencing Act 2026 doveva entrare in vigore il 2 settembre, ma la data di applicazione è già slittata di un mese e i contenuti riformatori devono resistere ora ai colpi di una campagna, amplificata dalla stampa, che ha visto al centro la famiglia della vittima di un efferato delitto.
A luglio è esploso il caso dei tre giovani condannati per la morte dell'agente Andrew Harper, trascinato per oltre un chilometro da un'auto durante un furto nel 2019. Due di loro, Albert Bowers e Jessie Cole, condannati a 13 anni, potrebbero beneficiare delle nuove regole sulla liberazione anticipata. La protesta della famiglia Harper ha acceso la miccia politica.
Effetto immediato: il 22 luglio il premier Andy Burnham ha annunciato il riesame del piano e il giorno successivo ne ha sospeso l'applicazione in attesa di una verifica sui rischi per la sicurezza pubblica. La platea prevista era allora di circa 6.000 detenuti, con una prima tranche di circa 700.
Il riesame ha portato, all’inizio di agosto, a restringere la platea dei beneficiari, escludendo ulteriori categorie di condannati per gravi reati sessuali: i detenuti potenzialmente interessati sono scesi così a circa 5.000.
Burnham ha giustificato la revisione richiamando “la rabbia, l’ansia e l’angoscia” provocate dal piano originario.
Le modifiche concesse al “sentiment” dell’opinione pubblica non risolvono tuttavia il caso Harper: Bowers e Cole non rientrano nel nuovo perimetro di esclusione dalla liberazione anticipata. Cosa possono inventarsi ora i consiglieri del primo ministro per placare la fame di pena dell'opinione pubblica?
È di ieri l’intervento sui social di Burnham, che si è detto fiducioso di poter modificare il programma di liberazione anticipata in modo da escludere i responsabili della morte dell’agente Harper e di aver chiesto al ministro della Giustizia, Alex Norris, di portare rapidamente a termine una serie di misure volte ad aumentare il numero di posti disponibili nelle carceri.
Tra le strade indicate ci sono l’accelerazione dell’espulsione dei detenuti stranieri, un maggiore utilizzo del patrimonio penitenziario esistente (suona familiare?) anche riconvertendo sezioni femminili alla detenzione maschile e, last but not least, la liberazione di detenuti a basso rischio che, per un “morto vivente” giuridico (l’imprisonment for public protection, IPP) ormai abolito ma che continua a dispiegare i suoi effetti paradossali, stanno ancora scontando pene indeterminate.
Chi sono queste persone? Qualche storia tratta dalla stampa britannica: Ronnie, condannata a una pena minima di tre anni per aver rubato un vaso da fiori a 17 anni e rimasta in carcere per 16; Wayne, entrato in carcere nel 2007 per aver dato un pugno a un ragazzo e avergli rubato la bicicletta, con una pena minima inferiore a due anni, e ancora detenuto 19 anni dopo; Martin, condannato a un minimo di 20 mesi circa per il tentato furto di una sigaretta e rimasto intrappolato nel sistema IPP per 18 anni; Leroy, condannato a un minimo di due anni e mezzo per il furto di un cellulare e ancora in carcere quasi vent’anni dopo; Abdullahi Suleman, condannato per il furto di un computer portatile e ancora in custodia vent’anni dopo.
Il regime dell’IPP fu istituito nel 2003 con il Criminal Justice Act del governo Blair ed entrò effettivamente in vigore nel 2005. Uno studio di Harry Annison che fa il bilancio a provvedimento abolito, ricostruisce il clima in cui la misura fu concepita.
Il panorama è familiare: il sistema nacque principalmente dalla preoccupazione del ministro dell’Interno David Blunkett di rispondere ad alcuni casi di grande risonanza dell’epoca, in cui detenuti avevano commesso reati gravi dopo il rilascio. Con l’attenzione dei media rivolta alla sicurezza pubblica, mostrare il volto feroce nei confronti di “delinquenti pericolosi” parve allettante ai leader del New Labour.
L’impostazione carcerocentrica e securitaria sfuggì presto di mano. Pensato per proteggere la collettività da autori di reati violenti o sessuali, finì per essere applicato ampiamente anche al ‘petty crime’, core business della retorica populista che offre il miraggio della vendetta penale alla sete quotidiana di giustizia. Furono inflitti oltre 8.000 IPP con una durata media della pena base di circa due anni e sei mesi.
La struttura della pena IPP, molto attraente per i cercatori d’oro del consenso, rispecchiava quella dell’ergastolo con una durata minima commisurata alla gravità del reato (tariff) e un fine pena indefinito. Alla scadenza, il detenuto veniva rilasciato in libertà vigilata solo se riusciva a convincere l’organo di controllo (Parole Board) che non rappresentava più un rischio per la collettività. Anche reati minori si traducevano così in detenzioni potenzialmente perpetue.
Fatta la tara alle differenze tra sistemi, una logica che ricorda quella del binario delle misure di sicurezza nostrane con lo spettro del cosiddetto “ergastolo bianco” fondato sullo stigma della pericolosità sociale.
Oggetto di aspre critiche sia in linea di principio che per la sua inefficacia, dopo una prima stretta nel 2008, l’istituto fu abolito nel 2012 ma senza effetto retroattivo: le vecchie condanne rimasero in vigore. A giugno 2026 erano ancora detenute 2.271 persone sottoposte a IPP e quasi tutte avevano superato la pena minima.
Un esercito di persone la cui vita ha coinciso e coincide con la pena. Non sorprendono gli “effetti collaterali” di questo mostro giuridico.
Secondo i dati riportati da Simon Hattenstone sul Guardian, fino al marzo 2025 si sono tolte la vita in carcere 94 persone sottoposte a IPP; altre 44 sono morte suicide mentre si trovavano ancora in regime di libertà vigilata.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Alice Jill Edwards, nel 2024 ha paragonato l’IPP a una forma di “tortura psicologica”.
David Blunkett, ministro dell’Interno del governo che concepì l’IPP, lo ha definito “il più grande rimpianto” della sua carriera politica.
Non solo un esperimento fallito, ma un modello del fallimento della risposta penale populista alla domanda di sicurezza.

Il 12 agosto il mondo scientifico tratterrà il fiato. Non per un esperimento in laboratorio, non per il lancio di una sonda, ma per un evento antico quanto la Terra: un’eclissi solare totale. In quel breve intervallo — circa due minuti appena — i ricercatori avranno accesso a qualcosa che normalmente sfugge, si nasconde, brucia troppo forte per essere osservato. La corona solare, lo strato più esterno del Sole, si lascerà guardare.
Immagina il cielo che si scurisce, la luce che si assottiglia come un filo, gli animali che tacciono. Poi, all’improvviso, la Luna si sovrappone al disco solare e il giorno si spegne. È in quel momento sospeso, quasi irreale, che la corona appare: un alone bianco, sottile, elegante, che si estende nello spazio come un velo di seta infuocata.
Gli scienziati la osservano con strumenti pronti da mesi, calibrati al millimetro. Sanno che il tempo è poco, che ogni secondo è prezioso. La corona è un mistero che sfida la logica: perché è così calda? Perché raggiunge temperature di milioni di gradi, molto più della superficie del Sole, una distesa di plasma incandescente che si mantiene attorno ai 5.500 °C.
È come se l’atmosfera solare fosse un fuoco che arde più intensamente del braciere che lo genera.
Durante l’eclissi, i ricercatori cercheranno indizi. Vogliono capire da dove proviene l’energia magnetica del Sole, quella forza invisibile che plasma la corona, la agita, la fa vibrare come una fiamma al vento. Le linee di campo magnetico si intrecciano, si spezzano, si ricombinano: un caos ordinato che potrebbe spiegare il misterioso riscaldamento della corona.
E non è solo curiosità scientifica. Una comprensione più profonda della corona significa prevedere meglio il meteo spaziale: le tempeste solari, le eruzioni di plasma, i flussi di particelle che possono disturbare satelliti, sistemi di navigazione, reti elettriche. In un mondo che dipende da infrastrutture delicate, conoscere l’umore del Sole è diventato necessario.
Quando l’ombra della Luna scivolerà via e la luce tornerà a esplodere nel cielo, gli strumenti taceranno. I ricercatori si ritroveranno con gigabyte di dati, immagini, spettri, misurazioni. Due minuti di osservazione che potrebbero trasformarsi in anni di analisi, discussioni, scoperte.
La corona tornerà a nascondersi, ma il suo segreto — forse — sarà un po’ meno oscuro.
che il Sole, questa presenza quotidiana e quasi scontata, sia in realtà un enigma vivo. Che ogni tanto, grazie a un’eclissi, ci permetta di avvicinarci un po’ di più al suo cuore invisibile. Che la scienza, come sempre, avanzi a piccoli passi: due minuti alla volta.

L'Europa si dibatte tra vecchiaia demografica e paure migratorie, mentre il mercato scopre nuove frontiere di guadagno nelle RSA. Nel frattempo, consumatori e cittadini pagano il conto: dalla climateflation ai prezzi dinamici, dai disservizi pubblici alle trappole della finanza algoritmica. Diritti negati, regole assenti, istituzioni che perdono colpi. Serve vigilanza.
In questo numero
→ Che l'UE non diventi una casa di riposo!
→ Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale
→ Cassonetti maleodoranti e rumorosi e risarcimento del danno. Sentenza
→ L’assegno di mantenimento può essere dovuto anche se i figli vivono con te
→ Climateflation: il clima spinge i prezzi degli alimenti verso l'alto
→ Patto UE su migrazione e asilo: le tensioni sovraniste frenano una politica comune
→ 15 Agosto. Negozi aperti e scioperi ideologici
→ Droghe. La newsletter settimanale di Aduc. 11/08/2026
→ Carta d’identità. Il disastro italiano
→ RSA e case di riposo: i fondi privati ci vedono un affare
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026
→ Prezzi dinamici: alleati o nemici dei consumatori?
→ La prossima pandemia non verrà da un laboratorio: colpa del clima
→ Finanza, ci si può fidare del trading algoritmico?
→ Covid, i protocolli c’erano già: «Li scrivemmo 10 anni prima…»
→ Presto saranno in vendita abiti intelligenti. Ma sono necessarie normative per evitare nuovi rifiuti
→ Carceri. L’ennesimo campanello d’allarme
→ Come e perché l’intelligenza artificiale è utile all’analista
→ Piegare la luce in 74 femtosecondi: la nuova rivoluzione dell’informazione
→ MiCA, truffatori sfruttano il caos della transizione per colpire gli utenti crypto
→ Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali
→ Dalla zonizzazione dei parchi un’idea per governare il turismo nelle città d’arte
→ Quattro semplici regole alla base delle città più vivibili del Giappone
→ Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate
→ Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?
→ Dopo Ceuta, l'Europa è di nuovo impantanata nel caos migratorio che essa stessa ha creato
→ Giustizia e giustizialismo in Parlamento. Poi dicono che le persone non vanno più a votare….
→ Firenze Montedomini. Difficile far finta di nulla
→ Dalla Vlora a Ceuta: l'Europa ha dimenticato che sono persone?
→ Conto base. I boicottaggi delle banche
→ Legittimo il divieto di detenzione animali previsto dal regolamento condominiale contrattuale
→ Che l'UE non diventi una casa di riposo!
→ Le migrazioni, arma geopolitica: come l'Europa viene ricattata
→ Ue e confini. Ceuta. La lezione antieuropea
→ Robert Kagan: a volte gli interventi degli Usa è bene che subiscano conseguenze
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Non è fantapolitica né un episodio isolato: è l'ultimo tassello di una guerra ibrida che la Russia conduce contro l'Europa da anni, e che negli ultimi mesi si è fatta sempre più fitta. L'episodio arriva dalla Slovacchia, dove dentro gli autovelox di ultima generazione installati lungo le strade del Paese gli esperti hanno trovato un modulo di comunicazione nascosto, mai dichiarato dal costruttore, capace di ricevere comandi a distanza da dodici numeri di telefono russi.
Tutto nasce da un appalto da circa 22 milioni di euro con cui il Ministero dell'Interno di Bratislava ha acquistato quasi 300 nuove telecamere fisse per il controllo della velocità, sistemi CORDON PRO.M presentati come prodotto europeo, di provenienza cipriota, e forniti dalla società slovacca Soitron. Da agosto 2026 l'opposizione e alcuni giornali di inchiesta, in particolare il quotidiano Denník N, hanno sollevato dubbi sulla reale origine degli apparecchi, sostenendo che dietro l'etichetta cipriota si nascondesse in realtà la tecnologia della russa Simicon.
Il Ministero ha negato per settimane, salvo poi ritirare due dei dispositivi già installati e affidarli per una perizia tecnica all'Ufficio Nazionale per la Sicurezza slovacco (NBÚ). Il risultato dell'analisi, reso pubblico a metà agosto dal movimento di opposizione Slovacchia Progressista, è quello che oggi fa discutere: oltre a componenti hardware e software di chiara matrice russa, gli esperti hanno individuato un secondo modulo di connessione mobile 3G/4G, con relativo alloggiamento per una SIM aggiuntiva, del tutto assente dalla documentazione tecnica ufficiale e invisibile nella normale interfaccia di amministrazione del sistema.
Il dettaglio più inquietante riguarda proprio il funzionamento di questo modulo: la telecamera, ricevendo un SMS, verificava se il messaggio proveniva da uno dei dodici numeri precaricati con prefisso russo (+78 e +79, riconducibili all'area di San Pietroburgo) e, in caso positivo, eseguiva il comando ricevuto — dal riavvio del sistema fino al cambio della modalità di connessione. Un meccanismo che, secondo gli analisti, avrebbe potuto garantire un accesso da remoto ai dispositivi anche attraverso la sola rete telefonica mobile, aggirando qualsiasi controllo interno.
Di fronte alle rivelazioni, il ministro dell'Interno Matúš Šutaj Eštok ha ammesso la presenza di componenti russi ma ha ridimensionato la portata del rischio, spiegando che le due telecamere analizzate erano ancora in fase sperimentale, non collegate ai sistemi del ministero e non trasmettevano dati. Sulla stessa linea il premier Robert Fico, che ha pubblicamente derubricato la vicenda a un caso di scarsa rilevanza, chiedendo ironicamente come due telecamere potessero mettere a rischio la sicurezza nazionale. Una minimizzazione che non stupisce chi segue la politica slovacca: Fico è da tempo la voce più apertamente filorussa tra i leader dell'Unione Europea, contrario alle sanzioni contro Mosca e agli aiuti militari a Kiev, e più volte in rotta con i partner comunitari proprio su questi temi. Di tutt'altro avviso l'opposizione, che ha presentato un esposto penale e chiesto le dimissioni del ministro: la procura generale ha nel frattempo disposto che il caso venga formalmente indagato dalla procura di Bratislava.
Non un caso isolato
La vicenda slovacca va letta nel contesto di una escalation che gli analisti occidentali osservano ormai da mesi lungo tutto il fianco orientale della NATO, e non solo. Solo per citare i casi più noti:
- Cavi sottomarini nel Baltico: dalla fine del 2023 sono almeno tredici i cavi di comunicazione e di energia elettrica danneggiati o recisi nel Mar Baltico, in episodi che i governi di Svezia, Finlandia, Lituania e Germania attribuiscono a sabotaggi orchestrati o comunque tollerati da Mosca, spesso tramite la cosiddetta "flotta ombra" di petroliere russe.
- Incursioni di droni e violazioni dello spazio aereo: tra settembre 2025 e gennaio 2026 sono stati registrati circa trenta episodi sospetti di violazione dello spazio aereo NATO, contro i ventitré totali dal 2022 al 2025. Sciami di droni hanno costretto alla chiusura scali come quello di Monaco di Baviera e Copenaghen, mentre a settembre 2025 la contraerea polacca ha dovuto abbattere droni entrati nel proprio spazio aereo. Ad agosto 2026 un drone è entrato in collisione con un aereo e un secondo ordigno volante è stato scoperto all'aeroporto di Lipsia-Halle, snodo logistico chiave per i rifornimenti a Kiev.
- Sabotaggi e attentati incendiari: nel novembre 2025 due cittadini ucraini con legami russi sono stati accusati di aver fatto esplodere un tratto ferroviario sulla linea che collega Polonia e Ucraina. Negli anni precedenti si sono susseguiti incendi dolosi in depositi e centri logistici in Germania, Regno Unito e Polonia, oltre a pacchi esplosivi collocati su voli cargo internazionali.
- Guerra cognitiva e disinformazione: campagne di propaganda, ingerenze elettorali e attacchi informatici contro infrastrutture critiche completano un quadro che l'Alta rappresentante UE Kaja Kallas e il segretario generale NATO Mark Rutte hanno definito, senza mezzi termini, una "campagna ibrida" ormai strutturata e permanente.
Gli autovelox slovacchi si inseriscono esattamente in questa logica: bersagli apparentemente innocui, quotidiani, insospettabili, trasformati in potenziali strumenti di raccolta dati o addirittura di controllo remoto. Ed è proprio questa la caratteristica più insidiosa della guerra ibrida: colpisce attraverso canali "fino a ieri impensabili" — una telecamera stradale, un cavo sottomarino, un pacco postale, un drone commerciale — sfruttando esattamente la sottovalutazione e l'impreparazione con cui l'opinione pubblica e parte delle classi dirigenti europee continuano a guardare a questi episodi, trattandoli come incidenti isolati anziché come i tasselli di un'unica strategia.
(fonti: NBÚ - Národný bezpečnostný úrad; Denník N; Adnkronos; Rádio Slovakia International; TA3; TECHBYTE.sk; Congressional Research Service; GLOBSEC; Euronews)
U.E.. Arriva il divieto totale di crypto per interi Paesi che aiutano MoscaL'Unione Europea si è dotata di un nuovo strumento senza precedenti per contrastare l'elusione delle sanzioni contro la Russia attraverso le criptovalute: la possibilità di vietare l'utilizzo di servizi crypto provenienti da un intero Paese terzo, non più soltanto da singole piattaforme individuate una per una. Come riporta Crypto News, il nuovo meccanismo è stato introdotto con il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca, adottato dal Consiglio dell'Unione Europea il 23 luglio scorso. La misura consente a Bruxelles di vietare qualsiasi transazione tra un operatore europeo e un fornitore di servizi in criptovalute stabilito in un Paese terzo, qualora quella giurisdizione venga giudicata sistematicamente e persistentemente incapace di impedire che le piattaforme sul proprio territorio agevolino l'elusione delle restrizioni imposte alla Russia. Il nuovo strumento è stato inserito nell'articolo 5bc del Regolamento (UE) n. 833/2014, così come modificato dal pacchetto di luglio. Fino ad oggi l'approccio europeo prevedeva la designazione delle singole piattaforme sospettate di favorire l'aggiramento delle sanzioni: un metodo che, secondo diversi analisti del settore, si è rivelato poco efficace perché alla chiusura di ogni piattaforma corrispondeva rapidamente la comparsa di un servizio sostitutivo. Con la nuova norma, invece, l'Unione può colpire l'intero comparto crypto di uno Stato, tagliando fuori dal sistema finanziario europeo tutti gli operatori che vi risiedono. Al momento nessun Paese risulta ancora inserito in questo nuovo elenco: si tratta per ora di uno strumento potenziale, pensato soprattutto come deterrente nei confronti dei governi che finora hanno subito pressioni limitate per vigilare sulle piattaforme presenti sul loro territorio. Contestualmente, lo stesso pacchetto di sanzioni ha esteso i divieti di transazione a 14 piattaforme di servizi crypto con sede in sei giurisdizioni: Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Le misure fanno parte di un intervento più ampio che ha colpito anche la rete di pagamenti transfrontalieri A7 e la stablecoin A7A5, ancorata al rublo e sviluppata con il sostegno dello Stato russo, utilizzata secondo gli analisti per movimentare ingenti flussi finanziari legati all'elusione delle sanzioni. Il pacchetto introduce inoltre nuove restrizioni sulla proprietà e sul controllo di società crypto europee da parte di cittadini russi e bielorussi: a partire dal 25 agosto, i cittadini bielorussi non potranno più detenere quote, esercitare il controllo o ricoprire cariche negli organi di gestione di soggetti che offrono servizi in criptovalute regolamentati dal quadro normativo europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets). Il provvedimento si inserisce in una linea di intervento avviata già con il 19° pacchetto di sanzioni, adottato lo scorso ottobre, che per la prima volta aveva esteso il divieto di fornire servizi crypto ai cittadini e alle entità russe, riconoscendo l'uso crescente degli asset digitali come canale per aggirare il regime sanzionatorio imposto dopo l'invasione dell'Ucraina.
ITALIA. Btp, Btp Italia, Btp Valore e Btp Sì: come vanno e conviene venderli o tenerliNegli ultimi tre anni il Tesoro italiano ha moltiplicato le emissioni di titoli di Stato pensati per il risparmiatore retail: dai Btp ordinari ai Btp Italia indicizzati all'inflazione nazionale, fino ai più recenti Btp Valore e Btp Sì. Ognuno di questi strumenti ha caratteristiche diverse in termini di cedole, durata e protezione dall'inflazione, e il contesto di tassi in forte cambiamento degli ultimi anni ha reso molto diverso il rendimento effettivo a seconda del momento in cui sono stati sottoscritti. Come riporta Businessonline.it, chi ha in portafoglio questi titoli deve oggi valutare se conviene venderli sul mercato secondario o mantenerli fino a scadenza.
Il caso più emblematico riguarda i Btp Italia, il titolo indicizzato all'inflazione nazionale nato nel 2012 e pensato per proteggere il potere d'acquisto dei risparmiatori con cedole semestrali che si adeguano all'andamento dei prezzi. La storia recente di questo strumento mostra quanto possa essere ballerino il suo rendimento: nei periodi di inflazione contenuta, fino al 2021, le cedole sono risultate modeste, spesso poco competitive rispetto ad altre forme di investimento. La situazione si è completamente ribaltata tra il 2022 e il 2023, quando l'impennata dei prezzi ha spinto le cedole a livelli record mai visti nella storia dei titoli di Stato italiani, con un picco nell'autunno 2022. Quella finestra di rendimenti eccezionali si è però chiusa rapidamente non appena l'inflazione è tornata verso l'obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, lasciando alcuni investitori, entrati in momenti diversi, con cedole molto più basse delle attese.
Per chi possiede Btp Italia sottoscritti nei periodi di picco inflattivo, la decisione se vendere sul mercato secondario o tenere fino a scadenza dipende soprattutto dalle aspettative sui prezzi futuri: se l'inflazione dovesse restare vicina ai livelli attuali o addirittura scendere, mantenere il titolo fino alla naturale scadenza permette comunque di beneficiare del premio fedeltà e della tassazione agevolata al 12,5%, ma non garantisce più le cedole elevate dei mesi record. Va inoltre ricordato che vendere un Btp Italia prima della scadenza comporta la perdita del premio fedeltà e l'esposizione alle oscillazioni di prezzo sul mercato secondario, che possono portare a vendere sotto la pari se nel frattempo i tassi di mercato sono saliti.
Discorso diverso per i Btp Valore, lo strumento a tasso fisso lanciato dal Tesoro dal 2023 con cedole crescenti nel tempo secondo il meccanismo step-up e un premio fedeltà per chi lo detiene fino alla scadenza. Le prime emissioni di questo titolo sono state collocate in una fase di tassi di interesse particolarmente elevati, che hanno reso le cedole molto allettanti al momento del lancio. Con il successivo ciclo di tagli dei tassi da parte della Bce, che ha portato il costo del denaro a livelli più contenuti, le nuove emissioni di Btp Valore hanno progressivamente offerto cedole meno generose rispetto a quelle dei primi collocamenti. Questo significa che chi ha sottoscritto le prime tranche di Btp Valore, quando i tassi erano ai massimi, si trova oggi con un titolo che, se rivenduto sul mercato secondario, può spuntare quotazioni superiori alla pari, proprio perché le sue cedole risultano più vantaggiose rispetto a quelle offerte dai titoli di nuova emissione.
Diverso ancora il caso del Btp Sì, l'ultima novità del panorama dei titoli di Stato dedicati al risparmio retail, indicizzato anch'esso all'inflazione nazionale ma con un meccanismo di calcolo delle cedole più semplice e trasparente rispetto al tradizionale Btp Italia. Il rendimento del Btp Sì si basa sulla combinazione di un tasso fisso minimo garantito, comunicato dal Tesoro prima del collocamento e che può solo essere rivisto al rialzo, e della componente legata all'inflazione italiana rilevata dall'indice Istat Foi. Anche per questo titolo, chi valuta se venderlo prima della scadenza deve considerare che il prezzo sul mercato secondario può muoversi sia sopra sia sotto la pari, a seconda dell'andamento dei tassi e delle aspettative sull'inflazione futura, e che una vendita anticipata non garantisce il recupero del capitale nominale investito.
In generale, per tutti questi titoli di Stato la regola pratica resta la stessa: la convenienza a vendere sul mercato secondario dipende dal confronto tra la cedola del titolo già in portafoglio e le condizioni offerte dalle nuove emissioni. Se i tassi sono scesi rispetto al momento dell'acquisto, il prezzo del titolo tende a salire, rendendo interessante un'eventuale vendita con plusvalenza; se invece i tassi sono saliti, il prezzo tende a scendere e la vendita anticipata comporterebbe una perdita in conto capitale. Per chi non ha necessità di liquidità immediata, mantenere il titolo fino alla scadenza resta generalmente la scelta più prudente, perché consente di incassare il capitale nominale a 100 e, per i titoli che lo prevedono, il premio fedeltà riservato ai sottoscrittori che non vendono anticipatamente.
MONDO. Bond globali in caduta: costi di finanziamento ai massimi da decenniI mercati obbligazionari mondiali stanno vivendo una fase di forte tensione, con i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza saliti ai livelli più alti da decenni. Come riporta Bloomberg, i titoli con scadenze più lunghe sono diventati il punto focale delle preoccupazioni degli investitori, che spaziano dall'inflazione persistente al boom di debito legato agli investimenti nell'intelligenza artificiale, con conseguenze dirette sui governi, ora costretti a pagare tassi di interesse più elevati per finanziarsi.
Il fenomeno riguarda praticamente tutte le principali economie. Negli Stati Uniti, il rendimento dei Treasury trentennali è salito questa settimana al livello più alto dal 2007, toccando il 5,34%. In Francia i costi di finanziamento hanno raggiunto il picco più alto dal 2008, mentre in Germania il rendimento del Bund decennale ha toccato quota vicina al 3,21%, un livello che non si vedeva dal 2011. Nel Regno Unito i rendimenti dei gilt si stanno avvicinando al 6%, mentre in Giappone i titoli di pari scadenza sono prossimi ai massimi storici, con il decennale giapponese salito a circa il 2,95%, il valore più alto in trent'anni.
Secondo quanto emerso dalle analisi di mercato, tra le cause principali di questa impennata ci sono il rialzo dei prezzi del petrolio, tornato sopra i 90 dollari al barile dopo il dissolversi delle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, e le crescenti preoccupazioni per i deficit pubblici di molte delle maggiori economie mondiali. In Giappone pesano inoltre le attese di un possibile rialzo dei tassi da parte della banca centrale già a partire da settembre.
Un elemento nuovo, sottolineato dagli analisti, riguarda la concorrenza tra debito pubblico e debito privato: le grandi aziende tecnologiche stanno emettendo enormi quantità di obbligazioni per finanziare le infrastrutture legate all'intelligenza artificiale, competendo con i governi per attirare gli stessi investitori proprio nel momento in cui gli Stati hanno più bisogno di collocare il proprio debito. Questa sovrapposizione di esigenze di finanziamento sta contribuendo a spingere verso l'alto il costo del denaro per tutti.
L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha ripercussioni dirette sull'economia reale: comporta condizioni finanziarie più restrittive, rende più costosi i prestiti per famiglie e imprese e mette sotto pressione le valutazioni dei mercati azionari. Negli Stati Uniti, ad esempio, anche il rendimento del Treasury decennale, che influenza in modo diretto i tassi sui mutui, è salito al 4,74%, avvicinandosi ai massimi registrati durante l'attuale amministrazione. Le tensioni sui mercati obbligazionari si stanno già riflettendo anche su quelli azionari, con diversi indici in flessione nelle ultime sedute.
ITALIA. IVASS oscura 3 siti web abusivi di assicurazioni: quota a 389L'IVASS, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, ha disposto l'oscuramento di tre nuovi siti internet che offrivano abusivamente servizi e prodotti assicurativi, senza le autorizzazioni previste dalla legge. Come riporta Teleborsa, si tratta dei portali rca.assicurazioneroma.it, rc.assicurazioneroma.it e assi-ventimiglia.allianzcostacalabrese.it.
Le operazioni di oscuramento vengono materialmente eseguite dai provider internet attivi sul territorio italiano e, per motivi tecnici legati alla rete, potrebbero richiedere alcuni giorni prima di diventare pienamente efficaci, come precisato dalla stessa Autorità di vigilanza.
Con questo nuovo provvedimento sale a 389 il numero complessivo dei siti abusivi oscurati dall'IVASS da novembre 2023, mese in cui l'Istituto ha iniziato a esercitare questo specifico potere, introdotto per contrastare l'attività assicurativa svolta senza le necessarie iscrizioni nei registri ufficiali.
L'Istituto rinnova l'invito alla prudenza rivolto ai cittadini che intendono sottoscrivere una polizza online. In particolare, IVASS raccomanda di diffidare da proposte di acquisto che prevedono contatti tramite messaggistica veloce, come WhatsApp o messaggi telefonici, e da richieste di pagamento effettuate con carte di credito prepagate, strumenti spesso utilizzati in schemi fraudolenti perché difficili da tracciare.
L'Autorità consiglia inoltre di diffidare sempre dai siti che non risultano inclusi nelle liste ufficiali degli intermediari assicurativi e delle imprese di assicurazione sottoposte alla sua vigilanza, verificabili direttamente sul portale dell'Istituto prima di versare qualunque somma di denaro.
ITALIA. Migranti, dopo la Germania anche la Svizzera rimanda i richiedenti asilo in ItaliaDopo la Germania, anche la Svizzera ha annunciato l'intenzione di riprendere i trasferimenti verso l'Italia dei richiedenti asilo la cui domanda, secondo il regolamento di Dublino, spetta al nostro Paese esaminare. Come riportato dalla Radiotelevisione Svizzera (RSI), la ripresa dei trasferimenti arriva dopo quasi quattro anni di blocco e riguarderà, almeno in una prima fase, i cosiddetti "dublinanti": persone sbarcate in Italia che si sono poi spostate in territorio elvetico per chiedere protezione.
A confermare la decisione è stata Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), secondo cui le prime prenotazioni dei voli sono già state effettuate e i primi trasferimenti dovrebbero avvenire entro la fine di agosto. La ripresa, ha assicurato, non avverrà in modo brusco ma graduale e concordato con le autorità italiane: la Svizzera ha infatti interesse a gestire il processo "in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato".
Il blocco era scattato nel dicembre 2022, quando il governo guidato da Giorgia Meloni aveva sospeso tutte le riammissioni di richiedenti asilo provenienti da altri Paesi europei, violando di fatto gli obblighi previsti dall'accordo di Dublino, secondo cui la responsabilità di esaminare una domanda d'asilo spetta al primo Paese europeo in cui il migrante è entrato. La sospensione italiana non riguardava soltanto la Svizzera ma tutti gli Stati aderenti al sistema di Dublino, e da allora Berna aveva più volte sollecitato Roma a rispettare gli accordi, senza ottenere risultati.
La conseguenza è stata che la Confederazione elvetica ha dovuto farsi carico direttamente di migliaia di procedure che, in base alle regole di Dublino, sarebbero dovute passare all'Italia. Secondo i dati della SEM, dal dicembre 2022 sono stati 3.784 i richiedenti asilo che la Svizzera avrebbe dovuto trasferire in Italia e che invece ha dovuto gestire sul proprio territorio. Nel frattempo la situazione di molte di queste persone si è evoluta: quasi il 40% ha ottenuto una qualche forma di protezione e può restare in Svizzera, per oltre 1.300 la procedura d'asilo è ancora in corso, mentre restano 652 persone che, secondo la SEM, potrebbero oggi essere effettivamente trasferite in Italia.
La svolta è legata all'entrata in vigore, lo scorso 12 giugno, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che ha modificato le regole di Dublino pur mantenendone il principio di fondo: la responsabilità dell'esame della domanda ricade sul Paese di primo ingresso in Europa. Il nuovo patto prevede per i Paesi sotto maggiore pressione migratoria, come l'Italia, forme di compensazione economica e altri sgravi, a condizione però che rispettino gli obblighi previsti, incluso quello di esaminare le richieste di asilo dei dublinanti.
Per ora, secondo quanto riferito dalla SEM, i primi rimpatri dalla Svizzera riguarderanno i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, mentre non è ancora chiaro se Roma sia effettivamente disposta a riprendere anche chi è transitato in Italia prima di quella data. Proprio su questo punto, pochi giorni fa in Germania è fallito il primo tentativo di trasferimento di tre richiedenti asilo verso l'Italia: secondo quanto riferito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, i tre erano entrati in territorio tedesco prima del 12 giugno. Berna ha comunque precisato di non aver ancora raggiunto con le autorità italiane un'intesa che escluda dai trasferimenti le persone entrate in Svizzera prima di quella data.
Il caso più seguito nelle ultime ore resta comunque quello tedesco: mercoledì è previsto il primo volo di rimpatrio dalla Germania, quello di una ventiduenne somala che dovrebbe lasciare il Paese in direzione Italia. La giovane è stata però accolta in un "Kirchenasyl", una forma di protezione offerta dalle comunità religiose, da una chiesa evangelica di Norimberga, che ha annunciato l'intenzione di tutelarla fino a quando la Germania non deciderà di annullare definitivamente il trasferimento.
ITALIA. Genitori anziani: segnali di pericolo in casa e contributi per la retta RSARiconoscere il momento in cui la casa di un genitore anziano smette di essere un ambiente sicuro non è mai semplice per i familiari. Come riporta My-Personaltrainer, esistono però alcuni campanelli d'allarme concreti da tenere sotto osservazione: cadute frequenti o quasi-incidenti, crescente difficoltà nella cura personale quotidiana, dimenticanze che possono diventare pericolose (come fornelli lasciati accesi o farmaci assunti in modo scorretto) e un progressivo isolamento sociale che spesso accompagna il declino dell'autonomia.
Il percorso che porta a una decisione così delicata dovrebbe sempre partire da una valutazione clinica accurata. Il primo passo consigliato è la visita del medico di medicina generale, che valuta lo stato di salute generale della persona anziana e indirizza verso i servizi territoriali competenti. Solo dopo questa valutazione è possibile capire di quale tipo di assistenza abbia realmente bisogno l'anziano: assistenza domiciliare, supporto di una badante, oppure inserimento in una struttura residenziale.
Quando la permanenza in casa non è più sostenibile né sicura, tra le opzioni disponibili ci sono le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) o le case di riposo, pensate per anziani con un livello elevato di non autosufficienza che necessitano di assistenza continuativa e, spesso, di supporto sanitario strutturato. Esistono inoltre nuclei specializzati per le demenze, reparti dedicati a persone con Alzheimer o altre forme di demenza, con personale specificamente formato su questi disturbi.
Uno degli aspetti più critici per le famiglie riguarda i costi. Le rette delle RSA possono essere significativamente diverse a seconda che la struttura sia pubblica, privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale o totalmente privata. Nel caso di strutture convenzionate, la spesa viene suddivisa tra una quota sanitaria a carico del Servizio Sanitario Nazionale e una quota sociale o "alberghiera" che può essere in parte coperta da contributi pubblici.
Per accedere alle agevolazioni economiche è necessario innanzitutto presentare l'ISEE socio-sanitario dell'anziano, lo strumento che serve a stabilire se il paziente abbia diritto a un contributo e in quale percentuale l'ente pubblico debba farsi carico della retta rispetto al paziente stesso. La domanda va presentata al Servizio Sociale del Comune di residenza, che valuta la situazione economica e sanitaria della persona e, se previsto, indirizza anche verso eventuali fondi regionali o dell'ASL destinati a sostenere le famiglie in difficoltà.
Chi non rientra nei criteri per ottenere i contributi rischia di dover sostenere per intero il costo della retta, spesso non sostenibile per il bilancio familiare. Questo crea una disparità concreta: chi dispone di maggiori risorse economiche riesce ad accedere più facilmente a strutture di qualità, mentre chi ha meno mezzi tende a rimandare la scelta o a orientarsi verso soluzioni più precarie, con possibili ricadute negative sulla salute e sulla sicurezza dell'anziano.
Prima di scegliere una struttura, viene consigliato di visitare di persona più RSA o case di riposo, osservando pulizia, clima relazionale e modalità di gestione degli ospiti, chiedendo informazioni chiare su rette e servizi inclusi, e leggendo con attenzione la Carta dei Servizi per verificare diritti, standard di assistenza e possibilità di reclamo. È inoltre utile informarsi presso il Comune, l'ASL o il medico di base sulle agevolazioni disponibili, su eventuali contributi economici e sulle impegnative di residenzialità necessarie per l'ingresso in struttura.
Va infine ricordato che, secondo diverse pronunce della giurisprudenza italiana, in presenza di specifiche condizioni sanitarie - come nel caso di pazienti affetti da Alzheimer o da altre gravi patologie non autosufficienti - la retta può essere interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, senza che il Comune possa rivalersi sui familiari per la quota sociale.
USA. IA più brava dei medici: uno studio JAMA contro l'obbligo di supervisione umanaUn articolo pubblicato sulla rivista JAMA rilancia un tema destinato a far discutere: in alcuni ambiti della diagnostica medica, i sistemi di intelligenza artificiale hanno ormai superato le prestazioni dei medici umani, e imporre per legge la presenza di un supervisore umano ("human in the loop") potrebbe non solo essere inutile, ma addirittura peggiorare i risultati per i pazienti.
Il saggio, intitolato "Will Autonomous AI Exceed AI-Aided Physicians as the Best in Medical Care?" ed pubblicato il 14 agosto, è firmato dal bioeticista Ezekiel Emanuel, dal ricercatore Abe Baker-Butler e da Neal Khosla, amministratore delegato di Curai Health e figlio del noto venture capitalist Vinod Khosla. Gli autori si dichiarano in disaccordo con la posizione prevalente, sostenuta ad esempio dall'American College of Physicians, secondo cui l'intelligenza artificiale dovrebbe svolgere solo un ruolo di supporto nelle decisioni cliniche.
Come riporta Medical Economics, gli autori sostengono che i dati raccolti in medicina e in altri campi indicano che quando le prestazioni dell'IA da sola sono costantemente superiori a quelle dell'uomo da solo, l'IA da sola finisce per superare anche i sistemi ibridi uomo-macchina. In altre parole, avere un medico che controlla e corregge gli errori dell'intelligenza artificiale rischia paradossalmente di peggiorare, e non migliorare, il risultato finale rispetto a lasciare che sia l'IA a decidere in autonomia.
Gli autori paragonano l'evoluzione della medicina a quanto già accaduto negli scacchi: il supercomputer Deep Blue di IBM sconfisse il campione del mondo Garry Kasparov nel 1997, l'ultima vittoria di un umano non assistito contro un computer risale al 2005, e già nel 2017 l'intelligenza artificiale da sola aveva superato anche le migliori squadre miste uomo-macchina. Secondo il saggio, un percorso simile potrebbe ripetersi in alcuni settori della sanità.
Tra le evidenze citate dagli autori figura una ricerca su Articulate Medical Intelligence Explorer di Google, che sarebbe risultato "significativamente migliore" dei medici umani nel raccogliere i sintomi riferiti dai pazienti. Gli stessi autori, tuttavia, non nascondono i limiti di queste conclusioni: gran parte delle prove disponibili proviene da scenari di esame simulati e non da reali contesti clinici, mentre attuali vincoli di responsabilità legale, normativi e di rimborso limitano fortemente la possibilità di testare l'IA in autonomia in ambienti clinici reali. Gli stessi autori segnalano inoltre che restano irrisolti alcuni ostacoli legati a responsabilità, rimborsi e regolamentazione che, al momento, non permettono comunque a un'IA di somministrare cure senza alcun coinvolgimento umano.
Non manca chi invita alla cautela: un piccolo numero di studi pubblicati dal 2024 in avanti ha mostrato casi in cui i medici, da soli, hanno eguagliato o superato l'intelligenza artificiale, ad esempio nella diagnosi della fibrillazione atriale parossistica o in presenza di quadri clinici atipici. Resta inoltre da capire se e come una legislazione possa mai autorizzare "medici" completamente autonomi basati su IA.
Il dibattito si inserisce in un confronto più ampio nella comunità medica statunitense.
L'American Medical Association e l'American College of Physicians ribadiscono che l'intelligenza artificiale deve mantenere un ruolo di supporto, per garantire il massimo beneficio e il minimo danno ai pazienti. Di segno diverso la posizione di Robert Wachter, tra le voci più autorevoli sul tema negli Stati Uniti, secondo cui in futuro i medici assistiti dall'IA resteranno l'eccellenza della medicina, mentre ai pazienti di fascia "economica" toccherà una assistenza affidata solo all'intelligenza artificiale.
Gli autori del saggio JAMA concludono che medici, pazienti e responsabili delle politiche sanitarie devono iniziare fin da ora a riflettere su come utilizzare al meglio l'intelligenza artificiale in ambito clinico, invitando i regolatori a basare le proprie scelte sull'evidenza delle reali performance dei sistemi di IA, piuttosto che su un principio precauzionale generico che imponga sempre e comunque un controllo umano.
RUSSIA. Mosca: "L'Occidente vuole accusarci di armare i narcos in Sudamerica"
Il servizio di intelligence estero russo (SVR) ha accusato un non meglio precisato paese occidentale, in coordinamento con l'Ucraina, di preparare un'operazione per attribuire a Mosca la fornitura illegale di armi a cartelli della droga e gruppi criminali organizzati in Venezuela, Colombia e Messico. Come riporta l'agenzia statale russa TASS, nel comunicato pubblicato sul proprio sito l'SVR sostiene che armi di fabbricazione russa, sequestrate dal nemico durante il conflitto in Ucraina, sarebbero già in fase di trasferimento verso i tre paesi latinoamericani per essere presentate come prova del presunto traffico.
Secondo l'intelligence russa, sarebbero inoltre in preparazione materiali audio e video falsificati, utili a corroborare l'accusa attraverso presunti intermediari. L'agenzia UPI precisa che nel comunicato, diffuso lunedì, l'SVR inquadra l'accusa all'interno di quella che definisce una guerra dell'informazione condotta dalle "élite euro-atlantiche" contro la Russia sin dall'inizio del conflitto ucraino. La missione diplomatica ucraina ha replicato bollando le accuse come parte di una campagna di disinformazione russa, negando qualsiasi legame di Kiev con le organizzazioni del narcotraffico messicano. Per rafforzare la propria tesi, l'intelligence russa cita due precedenti storici: il massacro di Bucha dell'aprile 2022, che l'SVR definisce una "messinscena sanguinosa" orchestrata per alimentare il conflitto in Ucraina, e l'incidente di Gleiwitz del 31 agosto 1939, l'operazione sotto falsa bandiera con cui uomini delle SS travestiti da soldati polacchi inscenarono un attacco a una stazione radio tedesca, usata come pretesto dalla Germania nazista per l'invasione della Polonia. Secondo la ricostruzione dell'SVR, la storia dimostrerebbe che il costo di simili messinscene può rivelarsi altissimo soprattutto per chi le organizza. Il comunicato non fornisce alcuna prova concreta a sostegno della presunta operazione occidentale, e al momento non risultano verifiche indipendenti che confermino le affermazioni di Mosca. Le accuse arrivano in un momento di forti tensioni tra Mosca e Washington sull'influenza politica ed economica in America Latina. Non è la prima volta che l'SVR lancia accuse di questo tipo: già in passato l'agenzia aveva sostenuto, senza fornire riscontri verificabili, che i servizi statunitensi arruolassero membri di cartelli messicani e colombiani per combattere in Ucraina, affermazioni che le agenzie americane FBI e DEA non hanno mai confermato e che verifiche indipendenti non sono riuscite a documentare.
U.E.. Consultazione su tabacco e nicotina spacca fautori e oppositori del vapingSi è chiusa da pochi giorni la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea sul futuro della normativa comunitaria in materia di tabacco e nicotina, e il risultato fotografa una spaccatura sempre più netta tra due visioni opposte della salute pubblica. Come riporta Brussels Signal, da un lato ci sono le autorità sanitarie e le associazioni di controllo del tabagismo, che chiedono regole più severe ed equiparano di fatto i prodotti alternativi alle sigarette tradizionali; dall'altro l'industria e una parte del mondo scientifico, secondo cui sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches possono rappresentare uno strumento utile per chi vuole smettere di fumare.
La consultazione, che secondo quanto ricostruito da testate che seguono da vicino il dossier come London Globe era stata avviata il 22 maggio 2026 e si è chiusa venerdì 14 agosto, si inserisce nel processo di revisione della Direttiva sui prodotti del tabacco (TPD) e della Direttiva sulla pubblicità del tabacco (TAD), le due norme cardine che regolano il settore a livello europeo. Il materiale raccolto, comprensivo anche di una separata call for evidence lanciata il 18 maggio, dovrebbe confluire in una revisione del quadro legislativo prevista entro la fine del 2026.
Sul fronte della riduzione del danno si sono mosse decine di ricercatori ed esperti, che hanno chiesto alla Commissione di riconoscere l'esistenza di un continuum di rischio tra i diversi prodotti a base di nicotina, anziché trattarli tutti allo stesso modo delle sigarette combuste. Secondo quanto riferito, più di cento esperti internazionali, sostenuti da oltre 130 pubblicazioni scientifiche, hanno sollecitato l'esecutivo comunitario a tenere conto di questa distinzione nella stesura delle nuove regole.
Di segno opposto la posizione delle organizzazioni sanitarie e dei gruppi anti-tabacco, preoccupati soprattutto per la diffusione di questi prodotti tra i più giovani e per l'incertezza che ancora circonda gli effetti a lungo termine sulla salute. Le due anime del dibattito riflettono una divisione più ampia che negli ultimi mesi ha attraversato anche le istituzioni europee: da una parte chi ritiene che qualsiasi uso di nicotina vada scoraggiato a prescindere dal prodotto, dall'altra chi sostiene che la priorità debba essere la riduzione delle malattie legate al fumo, incoraggiando chi già fuma a spostarsi verso alternative meno dannose.
Anche tra gli Stati membri le posizioni non sono uniformi: paesi come Francia, Belgio e Paesi Bassi spingono per misure più restrittive, mentre altri, tra cui Italia e Grecia, mantengono un approccio più cauto. Il nodo del confronto riguarda anche la tassazione: proposte di inasprimento delle accise su sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches sono state criticate da economisti ed esperti di salute pubblica, secondo i quali un aumento troppo rapido dei prezzi rischierebbe di disincentivare il passaggio dei fumatori verso prodotti meno nocivi, oltre ad alimentare il mercato illegale.
Il confronto arriva in un momento cruciale per la politica sanitaria europea, con Bruxelles che punta a una generazione libera dal tabacco entro il 2040 nell'ambito del Piano europeo di lotta contro il cancro. Resta da vedere quale peso avranno, nella stesura definitiva delle nuove regole, le migliaia di contributi raccolti durante la consultazione e come la Commissione deciderà di bilanciare le istanze della prevenzione con quelle, altrettanto pressanti, della riduzione del danno.
MONDO. Prodotti contengono sostanze chimiche non dichiarate: scatta l'allarmeAlcuni scienziati hanno testato prodotti venduti dalle principali catene di negozi statunitensi e il 98% conteneva sostanze chimiche non dichiarate. Lo studio, pubblicato su Environment & Health, suggerisce che purtroppo non possiamo fidarci nemmeno delle etichette che i produttori stampano sui loro prodotti in vendita.
La ricerca ha esaminato 113 prodotti appartenenti a 12 categorie differenti legate alla cura personale e alla pulizia tra cui anche detersivi per il bucato, creme solari, lozioni per bambini, shampoo, deodoranti e dentifricio. Questi prodotti, come spiega la relazione pubblicata, non sono stati nominati, ma sappiamo che si trovavano in vendita presso Amazon, Walmart, Target e Dollar Tree.
Jenna Hua, scienziata ambientale del Million Marker Research Institute negli Stati Uniti, ha affermato: “Abbiamo trovato sostanze chimiche nocive non dichiarate in prodotti che si dichiaravano privi di tali sostanze. Questo significa che si può leggere attentamente l’elenco degli ingredienti, scegliere prodotti ‘puliti’ e comunque ritrovarsi esposti proprio alle sostanze chimiche che si cercava di evitare“.
L’etichetta non può proteggerti se non indica cosa c’è realmente nella bottiglia.
“Le persone non dovrebbero aver bisogno di un laboratorio di chimica per sapere cosa portano in casa o cosa si applicano sulla pelle“, ha dichiarato Hua. “La prossima generazione di sistemi di sicurezza dei prodotti deve guardare oltre l’etichetta e testare ciò che è effettivamente presente“. Tutti devono avere il diritto di sapere con chiarezza quali sostanze chimiche sono contenute nei prodotti che acquistano.
I ricercatori hanno precisato: “Per alcune categorie di sostanze chimiche, come fragranze o estratti botanici, le aziende non sono legalmente obbligate a divulgare tutte le sostanze chimiche presenti nel prodotto. Nel caso delle ‘fragranze’, molte sostanze chimiche possono essere incluse in questo termine e non vengono divulgate a causa del ‘segreto commerciale’… Nel caso dei prodotti botanici, i prodotti vegetali possono contenere centinaia di singole sostanze chimiche che, sebbene possano essere ‘di origine naturale’, possono comunque essere dannose e dovrebbero essere dichiarate“.
Cosa chiedono gli esperti che hanno condotto questo studio? “I test dovrebbero essere eseguiti sul prodotto finito e confezionato, e metodi migliorati per tracciare le fonti di contaminazione lungo le catene di approvvigionamento potrebbero contribuire a chiarire l’origine dei composti non dichiarati rilevati nei prodotti di consumo”.
(PuntoInformatico.it)
ITALIA. In arrivo El Niño: gli scienziati dicono che cambierà l'autunnoGli scienziati hanno annunciato che è in arrivo un potente El Niño che cambierà letteralmente il prossimo autunno in Italia. Questo evento climatico, unico nel suo genere, si sta intensificando portando i ricercatori a dichiarare con “probabilità superiore al 90%” un “evento molto forte durante l’autunno 2026-2027 nell’emisfero settentrionale”.
Sono le previsioni ufficiali Enso del Cpc a confermare quello che tutti speravano non accadesse. “Nel complesso, il sistema accoppiato oceano-atmosfera ha evidenziato un rafforzamento di El Niño“, hanno dichiarato i ricercatori. Le conseguenze sono un innalzamento della temperatura media del nostro pianeta e quindi stagioni sempre più calde. Inoltre, si parla di anticicloni subtropicali robusti e duraturi favoriti proprio da questo fenomeno.
Come riportato da Rai News, El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. “Durante la stagione ottobre-dicembre 2026, c’è una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5 °C)“, si legge nell’articolo pubblicato recentemente.
Le conseguenze nel caso si verificasse un potente El Niño in autunno sul nostro paese potrebbero essere drammatiche per l’ambiente, le coltivazioni e l’uomo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di caldo estremo, siccità, inondazioni, incendi e tempeste. Inoltre, gli esperti parlano anche di conseguenze dirette sulla salute della popolazione.
Le temperature oceaniche estreme, note come ondate di calore marine (MHW), possono avere un impatto drammatico sulla salute generale degli ecosistemi marini in tutto il mondo, modificando la distribuzione regionale delle specie marine, alterando la produttività primaria e aumentando il rischio di interazioni negative tra uomo e fauna selvatica.
Dillon Amaya, climatologo della NOAA, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che El Niño si intensifichi durante l’estate e l’autunno, e quindi le temperature dell’acqua aumenteranno ulteriormente: dobbiamo iniziare a prepararci. Le ultime previsioni (della NOAA, NdR) indicano lo sviluppo di diverse ondate di calore marine man mano che El Niño si intensifica, con temperature dannose che potrebbero interessare quasi la metà degli oceani del pianeta entro la fine del 2026“.
(PuntoInformatico.it)
CONGO. L'epidemia di Ebola si sta diffondendo rapidamente. 2300 morti ad oraL'epidemia di Ebola in Congo, che si sta diffondendo rapidamente, ha già causato oltre 2.300 morti , diventando l'epidemia più letale mai registrata nella nazione centrafricana.
L'epidemia che si sta diffondendo in una delle regioni più vulnerabili del Congo è la più rapida mai registrata, con 4.945 casi e 2.325 decessi, secondo i dati governativi diffusi nella notte tra lunedì e domenica.
Si tratta della diciassettesima ondata epidemica in Congo , con un bilancio delle vittime che ha superato quello dell'epidemia del 2018-2020, quando si registrarono 2.299 decessi su 3.481 casi.
Gli ultimi dati mostrano 101 nuovi casi e 33 decessi segnalati nelle ultime 24 ore. Oltre 1.000 persone sono guarite, mentre 730 rimangono ricoverate in ospedale o in isolamento.
L'epidemia ha infettato e ucciso più persone e con una velocità maggiore di qualsiasi altra epidemia nella storia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che è sulla buona strada per superare l'epidemia di Ebola del 2014-16 in Africa occidentale, la più letale mai registrata con oltre 11.000 morti.
Trish Newport, coordinatrice delle emergenze di Medici Senza Frontiere, nota con l'acronimo francese MSF, ha affermato che il limitato coinvolgimento della comunità nell'epidemia rimane una sfida fondamentale.
"La comunità deve essere consapevole dell'epidemia", ha dichiarato all'Associated Press, aggiungendo che le persone "devono essere coinvolte nella risposta e devono conoscere i segni e i sintomi e cosa fare se si ammalano. E questo non sta accadendo in ogni singolo luogo in cui ci sono casi di Ebola".
A partire dal primo caso confermato, l'epidemia ha raggiunto quota 2.000 morti quasi tre volte più velocemente rispetto all'epidemia del 2014-16.
Secondo Newport, alcune famiglie hanno perso fino a 15 parenti nell'epicentro del disastro, la provincia di Ituri.
"Dobbiamo intensificare rapidamente le nostre attività per poter prevenire ulteriori decessi e per evitare che altre famiglie e comunità vengano colpite", ha aggiunto.
Non esistono vaccini o trattamenti approvati per il raro virus Bundibugyo, responsabile dell'attuale epidemia che sta colpendo sei province della parte orientale del Congo. Sono in corso sperimentazioni cliniche nella provincia di Ituri.
La maggior parte dei nuovi casi e dei decessi viene segnalata al di fuori delle persone monitorate. Le difficoltà che le squadre mediche impegnate nella lotta all'epidemia devono affrontare includono anche gli scioperi di alcuni operatori sanitari non retribuiti , le minacce di gruppi ribelli, la rabbia di comunità a lungo traumatizzate, le cattive condizioni delle strade che rendono difficile raggiungere tutti i territori colpiti e la disinformazione che nega l'esistenza dell'Ebola.
Nel fine settimana, l'OMS ha avvertito che l'epidemia si sta ancora diffondendo a un "ritmo eccezionale", rendendo difficili gli sforzi per monitorarla, e ha rilevato che la settimana precedente ha raggiunto un record settimanale di 579 casi e 304 decessi.
"È in corso un sostanziale potenziamento delle attività di risposta per anticipare lo scoppio dell'epidemia", ha dichiarato l'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite.
Gli esperti ritengono che il virus si stesse diffondendo nella città mineraria di Mongbwalu già a febbraio, mesi prima che le autorità dichiarassero l'epidemia il 15 maggio.
Venerdì, il responsabile degli affari umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 30,5 milioni di dollari e l'invio di altri 20 dipendenti per supportare la risposta in prima linea.
"Questo è un campanello d'allarme", ha detto Fletcher. "Abbiamo bisogno di velocità, portata e solidarietà prima che questo virus ci sfugga ulteriormente di mano."
(Associated Press)
ITALIA. La lotta allo spopolamento dei piccoli centriLa lotta allo spopolamento dei piccoli centri della Penisola parte con supporti economici: dagli incentivi per i nuovi residenti, ai bonus bebé, continuando con il supporto a chi apre nuove attività o compra la prima casa, per finire con il rimborso Irpef per chi dall’estero prende la residenza nel territorio regionale. Programmi che puntano a invertire la tendenza che vede i piccoli Comuni, soprattutto quelli con meno di 5 mila abitanti, spopolarsi progressivamente. La Sardegna ha messo in campo 56 milioni di euro per sostenere gli under 40 che trasferiscono la residenza e avviano un’attività economica sull’isola. Il Trentino Alto Adige ha stanziato 10 milioni di euro per il recupero del patrimonio edilizio.
U.E.. E se l'Ai fosse una bolla? BCELa Bce mette in guardia sull’intelligenza artificiale. E se l’AI fosse una bolla? È la domanda - il dubbio - instillato da un post pubblicato sul blog della Banca centrale europea. Un’analisi - firmata Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola - che pone questioni attuali, e che ritiene probabile una correzione delle attuali valutazioni azionarie. Da Francoforte arriva l’allarme: se le azioni crolleranno, l’area euro non ne uscirebbe indenne: famiglie esposte per 440 miliardi al tech Usa.
ITALIA. Caldo estremo: all'Italia costa 22 miliardi, quanto una manovra finanziariaLe ondate di calore dell'estate 2026 presentano all'Italia un conto salatissimo: circa 22 miliardi di euro di perdite economiche, una cifra paragonabile all'importo di un'intera legge di Bilancio. Lo certifica uno studio di Triodos Bank, istituto di credito olandese specializzato nel finanziamento di progetti sostenibili, come riporta nelcuore.org.
A livello europeo il quadro è altrettanto preoccupante: il caldo estremo, gli incendi boschivi e la siccità potrebbero ridurre di circa l'1% il PIL dell'Unione europea, traducendosi in perdite complessive di circa 180 miliardi di euro. Un impatto tale da azzerare di fatto la crescita economica prevista per il 2026, stimata dalla Commissione europea intorno all'1,1%.
L'Italia risulta tra i Paesi più esposti, seconda soltanto alla Francia. Il principale canale attraverso cui si trasmette il danno è il crollo della produttività del lavoro: superata la soglia dei 30 gradi, la resa per ora lavorata cala sensibilmente, con effetti più marcati nei settori che operano all'aperto o in ambienti fisicamente impegnativi. Secondo un'analisi di Allianz citata nello studio, si stima una perdita di circa il 3% della produzione per ogni grado oltre i 30°C mantenuto per più giorni consecutivi.
Non solo produttività: l'agricoltura italiana paga un conto pesante. Coldiretti stima che i danni della stagione rovente abbiano già superato i 3 miliardi di euro, considerando anche grandine e incendi. La siccità, che ha interessato circa il 60% del territorio nazionale, ha colpito duramente raccolti e allevamenti: in alcune zone alpine la produzione di latte è crollata da 7-8 quintali al giorno a soli 2-3, con ricadute dirette sulla filiera dei formaggi.
A gravare sui bilanci di famiglie e imprese contribuisce anche la bolletta energetica: la domanda di elettricità per il raffrescamento tocca picchi record proprio quando la produzione idroelettrica è in difficoltà per la scarsità d'acqua, facendo salire i prezzi all'ingrosso. Triodos segnala inoltre come le interruzioni alla circolazione stradale, ferroviaria e delle vie navigabili interne aggravino ulteriormente il quadro complessivo dei danni.
Gli analisti mettono in guardia da quello che definiscono un circolo vizioso: il danno climatico rallenta l'economia, e la risposta politica tende spesso ad allentare le normative ambientali in nome della crescita, accelerando così le emissioni e rendendo ogni successiva ondata di calore ancora più costosa.
ITALIA. Registri battesimali e protezione dati personali: la Corte UE dovrà decidere sulla laicità dello StatoLa Corte di Giustizia dell'Unione Europea si appresta a pronunciarsi su una questione che tocca insieme il diritto alla privacy, l'autonomia delle confessioni religiose e il principio costituzionale di laicità dello Stato. La causa in oggetto è la C-12/25, promossa contro l'Arcidiocesi di Gent, in Belgio, e riguarda la compatibilità tra le norme canoniche che disciplinano i registri battesimali e la normativa europea sulla protezione dei dati personali (GDPR).
Come riporta il Centro Studi Rosario Livatino, al centro del contenzioso vi è il trattamento dei dati personali degli apostati: di coloro, cioè, che abbiano abbandonato la fede cattolica e desiderino che tale scelta venga formalmente registrata dalla Chiesa. La questione non è nuova, ma l'eventuale pronuncia della Corte di Lussemburgo potrebbe riaprirla in modo dirompente.
L'ordinamento giuridico della Chiesa Cattolica non consente la cancellazione di un nominativo dai registri battesimali. La ragione è di natura teologica e canonica: il battesimo imprime un "carattere" sacramentale irreversibile (can. 845 del Codice di Diritto Canonico), e la sua registrazione risponde a esigenze fondative dell'ordinamento canonico stesso. Ciò non esclude che l'apostasia possa essere annotata a margine del registro, ma la cancellazione del dato è esclusa in radice.
Il nodo giuridico sollevato dall'analisi del Centro Studi Livatino è se il GDPR possa imporre a un'autorità religiosa obblighi specifici in materia di gestione di tali dati — e, in caso affermativo, se questo non costituisca una violazione del principio supremo di laicità dello Stato, che in Italia ha rango di principio costituzionale e che garantisce l'autonomia delle confessioni religiose nella regolazione dei propri fenomeni interni. Sarebbe paradossale, si osserva, che uno Stato o un'organizzazione sovranazionale pretenda di dettare a una confessione religiosa le formule da utilizzare per i propri atti giuridici.
Il rischio evidenziato è quello dei cosiddetti "controlimiti": quei principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale italiano che non possono essere compressi nemmeno dal diritto dell'Unione Europea. Se la Corte di Giustizia affermasse la piena applicabilità del GDPR ai registri ecclesiastici, imponendo modalità di trattamento dei dati confliggenti con il diritto canonico, si aprirebbe un conflitto di rango costituzionale tra l'ordinamento europeo e quello italiano, con implicazioni anche per i Patti Lateranensi e gli accordi di revisione del Concordato.
La vicenda è seguita con attenzione anche in ambito ecclesiastico: come documentato da SettimanaNews, il tema dei registri di battesimo è già al centro di ricorsi presso le autorità nazionali di protezione dei dati, e la pendenza del procedimento davanti alla CGUE rappresenta la punta più avanzata di questo contenzioso.
AUSTRIA. Multa a Bitpanda di 70.000 euro per violazioni del regolamento MiCAL'autorità di vigilanza finanziaria austriaca (FMA) ha comminato una multa da 70.000 euro alla piattaforma di crypto-asset Bitpanda GmbH per violazioni del regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets). La decisione, resa pubblica venerdì 14 agosto, rappresenta la prima sanzione definitiva e vincolante pubblicata dalla FMA nell'ambito di questo quadro normativo. Come riportato da CoinTelegraph, il provvedimento è ora definitivo.
Le infrazioni accertate riguardano le regole in materia di white paper e comunicazioni di marketing previste dal MiCA. In base all'articolo 8 del regolamento, i fornitori di servizi su crypto-asset sono tenuti a presentare il white paper relativo a un crypto-asset alla competente autorità nazionale almeno 20 giorni lavorativi prima della sua pubblicazione: Bitpanda non ha rispettato tale scadenza. L'FMA ha richiamato specificamente gli articoli 8(1) e 8(5) del MiCA nella propria decisione.
A ciò si è aggiunta una seconda violazione: la società ha diffuso materiale promozionale relativo al crypto-asset prima ancora di aver pubblicato il white paper obbligatorio. Una comunicazione di marketing risultava inoltre priva delle avvertenze obbligatorie — tra cui quella che nessuna autorità europea aveva esaminato o approvato il materiale e che la responsabilità del contenuto ricadeva esclusivamente sull'emittente — e mancava dei recapiti di contatto richiesti, come numero di telefono e indirizzo email.
La FMA ha precisato che la sanzione non riguarda i fondi dei clienti, né mette in discussione l'autorizzazione di Bitpanda a operare in Austria. Il procedimento si è concluso tramite una procedura accelerata. La stessa FMA ha tenuto a sottolineare che la pubblicazione del caso non conferisce all'azienda o alle violazioni alcuno status particolare.
Va ricordato che Bitpanda è tutt'altro che una realtà marginale: l'exchange con sede a Vienna aveva già ottenuto la licenza MiCA dalla tedesca BaFin nel gennaio 2025 e dalla stessa FMA austriaca nell'aprile 2025. La sanzione arriva poche settimane dopo la scadenza, il 1° luglio 2026, del periodo transitorio previsto per il recepimento integrale del MiCA nell'Unione Europea. Bitpanda ha dichiarato di aver corretto le irregolarità a seguito dell'intervento dell'FMA, definendo la questione come attinente a tempistiche e aspetti formali, non alla sostanza delle comunicazioni.
ITALIA. Dove vanno e cosa fanno i turisti in vacanzaÈ un turismo in cambiamento quello che si è affacciato alle vacanze estive 2026, secondo i dati dell'Osservatorio longitudinale sulla propensione turistica degli italiani realizzato da Confturismo-Confcommercio e Swg. Secondo l’analisi, a Ferragosto sono 13 milioni gli italiani in vacanza, di cui 9 milioni si concederanno un periodo lungo e 4 milioni un soggiorno più breve. A questi andranno aggiunti altri 4,5 milioni che faranno invece una gita in giornata senza pernottamento.
“I dati di Ferragosto - ha dichiarato Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio -, rivelano una tendenza più ampia. Al di là dei numeri, emergono abitudini e stili di viaggio profondamente diversificati. Sono cinque, in particolare, i profili individuati per raccontare il nuovo turismo degli italiani”.
Il profilo più diffuso è quello definito “digital”, che riguarda circa 18 milioni di italiani. Hanno un budget elevato che ammonta a 1.389 euro a persona, fanno più vacanze durante l'estate e selezionano le mete in base ai social.
Il profilo “esterofilo” è invece formato soprattutto da under 35. Fanno vacanze lunghe all'estero, in particolare in Europa, hanno un budget medio di circa 1.244 euro e si affidano sempre più spesso alle agenzie di viaggio.
I “microvacanzieri”, 7 milioni di italiani circa, sono invece coloro che optano per soggiorni brevi, di 3-5 notti al massimo, rimanendo per lo più in Italia, preferendo pernottare in albergo e concedendosi qualche comodità in più. Cercano flessibilità nelle prenotazioni e organizzano rapidamente i propri viaggi attraverso il web con un budget di spesa medio.
Gli ultimi due profili riguardano invece un pubblico più adulto. I “silver” (9,5 milioni di italiani), hanno oltre 65 anni, fanno almeno una vacanza lunga, cercano relax, benessere ed esperienze culturali e hanno un budget medio-alto di 1.237 euro.
Gli “abitudinari”, invece, anche loro over 65, sono invece quei 4,5 milioni di turisti affezionati ogni anno agli stessi luoghi, che concentrano le ferie soprattutto ad agosto, alla ricerca di riposo e tranquillità e quindi con una propensione di spesa molto bassa.
(TTG)
ITALIA. Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidioE' indagato per l'ipotesi di reato di tentato omicidio l'agente della polizia penitenziaria che nel pomeriggio di domenica 16 agosto ha esploso tre colpi di pistola all'interno del pronto soccorso dell'ospedale Santo Stefano di Prato, ferendo a una gamba un 22enne di nazionalità marocchina che stava tentando di fuggire. L'episodio è avvenuto poco dopo le 16.30, nella zona del pronto soccorso compresa tra la cosiddetta ''camera calda'', lo spazio coperto destinato all'arrivo delle ambulanze, e la sala di decontaminazione, in prossimità del triage.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, quello dell'ennesimo episodio legato alla sicurezza dentro e intorno al carcere della Dogaia. A poche ore dai fatti, il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha diffuso una ricostruzione che aggiunge elementi importanti rispetto alle prime informazioni circolate nella giornata di domenica e fotografa una situazione che la Procura considera ormai strutturalmente critica.
Secondo quanto riferito dal procuratore, all'esterno del carcere non vi era una sola persona impegnata nel lancio dei plichi, ma tre soggetti: due accompagnatori e il lanciatore, poi rimasto ferito e trasportato all'ospedale Santo Stefano.
Il giovane avrebbe effettuato complessivamente cinque lanci: tre plichi sono riusciti a raggiungere i passeggi della Media Sicurezza, mentre altri due sono finiti all'interno del muro di cinta. Il contenuto dei plichi conferma la natura dell'operazione: complessivamente sono stati introdotti 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari.
I tre soggetti presenti all'esterno del penitenziario sono stati arrestati.
Successivamente è stato arrestato anche un detenuto che, dall'interno dei passeggi, avrebbe provveduto a recuperare i tre plichi effettivamente atterrati nell'area detentiva. Un episodio che, nelle parole della Procura, assume dunque una dimensione più ampia rispetto al singolo tentativo di introdurre droga e telefoni nel carcere.
La ricostruzione degli investigatori descrive infatti un meccanismo organizzato tra l'esterno e l'interno della struttura, con persone incaricate del lancio e un detenuto pronto a recuperare il materiale una volta superato il muro di cinta. E' proprio nel corso della fuga successiva all'operazione che il 22enne era caduto, riportando conseguenze che avevano reso necessario il trasporto in ospedale.
Ed è al Santo Stefano che si è verificato il secondo episodio, quello che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati dell'agente della polizia penitenziaria.
La prima ricostruzione aveva riferito di un giovane ammanettato e sottoposto alla vigilanza degli agenti, che avrebbe dato in escandescenza all'interno del pronto soccorso, arrivando a impossessarsi di un estintore e tentando poi di allontanarsi. Gli accertamenti della Procura hanno però consentito di acquisire i filmati delle telecamere, che ora rappresentano uno degli elementi centrali per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Nel comunicato diffuso dal procuratore Tescaroli viene precisato che due agenti di polizia penitenziaria, mentre il ragazzo cercava di scappare ammanettato all'interno di un ambiente chiuso dal quale non avrebbe potuto uscire, hanno cercato di raggiungerlo. A quel punto, uno dei due agenti ha esploso tre colpi di pistola contro il giovane. Uno dei proiettili lo ha raggiunto a una gamba.
E' un elemento rilevante rispetto alla ricostruzione iniziale, che parlava di un primo sparo in aria come colpo di avvertimento e dei successivi colpi indirizzati verso gli arti inferiori. La Procura, sulla base dei filmati acquisiti, ha ora reso noto che i tre colpi sono stati esplosi dall'agente contro il ragazzo, mentre quest'ultimo tentava di allontanarsi all'interno di un ambiente chiuso.
Sarà l'inchiesta a stabilire perché l'agente abbia deciso di utilizzare l'arma da fuoco, quale fosse la distanza tra il poliziotto e il giovane, la successione esatta dei tre spari e se, in quelle circostanze, ricorressero i presupposti per l'uso dell'arma. L'iscrizione per tentato omicidio rappresenta, naturalmente, un atto d'indagine e non equivale a un'affermazione di responsabilità. Il 22enne è stato ferito a una gamba.
Nessun'altra persona, tra pazienti, accompagnatori e personale sanitario, è rimasta colpita dai proiettili. Gli spari hanno tuttavia provocato momenti di forte allarme all'interno del pronto soccorso.
Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e personale della vigilanza privata. Gli specialisti hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire la posizione delle persone coinvolte e la dinamica della sparatoria. È intervenuto anche il magistrato di turno. Per consentire la messa in sicurezza degli ambienti e lo svolgimento degli accertamenti, il pronto soccorso è stato temporaneamente chiuso. I pazienti già presenti sono stati assistiti e messi in sicurezza, mentre le ambulanze dirette al Santo Stefano sono state deviate verso altre strutture, in particolare nell'area di Pistoia e Firenze.
La direzione aziendale dell'Asl Toscana Centro ha espresso vicinanza al personale medico e sanitario e rammarico per i disagi provocati agli utenti, ringraziando gli operatori per la professionalità e la tempestività dimostrate nella gestione di una situazione definita di particolare complessità ed eccezionalità.
E' però soprattutto il quadro complessivo delineato da Tescaroli a riportare l'attenzione sulla situazione della Dogaia. «La situazione di illegalità attorno al carcere si perpetua», ha sottolineato il procuratore, collegando implicitamente quanto avvenuto domenica a un problema che la Procura denuncia da tempo. Non si tratta, infatti, del primo episodio che riguarda l'introduzione di droga e telefoni all'interno della casa circondariale pratese. Già nel 2025 un'inchiesta della Procura aveva portato alla luce diverse modalità utilizzate per far arrivare stupefacenti all'interno della struttura, con sequestri di hashish e cocaina e telefoni cellulari introdotti attraverso sistemi differenti. Anche nei mesi più recenti il tema della sicurezza alla Dogaia è rimasto al centro dell'attività investigativa.
A luglio Tescaroli aveva nuovamente evidenziato la situazione di difficoltà del carcere e, più in generale, aveva denunciato la crescita degli impegni investigativi a fronte di organici insufficienti. Il nuovo episodio arriva dunque in un contesto già segnato da tensioni, introduzione di sostanze stupefacenti e telefoni e difficoltà nel controllo di una struttura penitenziaria sulla quale la Procura ha più volte richiamato l'attenzione delle istituzioni.
La denuncia di Tescaroli non riguarda soltanto ciò che accade dentro le mura della Dogaia. Il procuratore ha più volte descritto una situazione criminale complessa nel territorio pratese, segnalando anche la necessità di un rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine e della polizia giudiziaria.
Ancora a luglio, in una lettera al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, Tescaroli aveva sostenuto che la Procura fosse costretta a selezionare gli obiettivi investigativi a causa della carenza di personale. La richiesta riguardava un rafforzamento degli organici di polizia, carabinieri e Guardia di finanza, oltre a strumenti di controllo del territorio. Il Comune di Prato si era schierato al fianco del procuratore, definendo grave e cronica la carenza di personale e sottolineando come la Procura fosse costretta a scegliere quali indagini privilegiare.
(AdnKronos)
USA. La marijuana incrementa l'occupazione nel settore agricolo degli Stati in cui è legale
Secondo una nuova analisi economica condotta da ricercatori della Texas Tech University, negli Stati che legalizzano la marijuana si registra un aumento dell'occupazione nel settore agricolo superiore a quello che si sarebbe verificato senza tale cambiamento normativo.
I risultati, presentati il mese scorso alla riunione 2026 dell'Agricultural & Applied Economics Association, hanno rilevato un aumento del 9% dell'occupazione nel settore agricolo negli stati che hanno legalizzato la cannabis, sebbene i salari non siano aumentati in proporzione a causa di fattori che i ricercatori hanno stabilito essere probabilmente non correlati.
Per studiare la relazione tra la legalizzazione della marijuana e le tendenze economiche specifiche del settore, gli analisti hanno esaminato i dati a livello statale del Censimento trimestrale dell'occupazione e dei salari del Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti, relativi al periodo compreso tra il 1990 e il 2024.
Applicando uno stimatore sintetico differenza-in-differenza (SDID), i ricercatori hanno valutato "sia gli effetti medi del trattamento aggregati che quelli specifici per coorte" nelle giurisdizioni oggetto di studio.
"Questa politica ha effettivamente incrementato l'occupazione nel settore agricolo."
"I nostri risultati preliminari indicano che la legalizzazione ha aumentato significativamente l'occupazione agricola di circa il 9%, senza tuttavia avere alcun effetto statisticamente significativo sui salari agricoli, sull'occupazione in tutti i settori o sui salari a livello dell'intera economia", si legge nello studio.
"Le stime di base del modello SDID indicano che la politica ha raggiunto il suo obiettivo primario di espansione dell'occupazione agricola, con le contee interessate che hanno registrato un aumento di circa il 9% dell'occupazione agricola rispetto allo scenario controfattuale sintetico. Tuttavia, questa espansione occupazionale non si è tradotta in cambiamenti misurabili nei salari agricoli, nell'occupazione complessiva in tutti i settori o nei salari a livello dell'intera economia."
Secondo i ricercatori, la "risposta salariale nulla" alla legalizzazione, che sembrava in contrasto con la "significativa crescita dell'occupazione" osservata, probabilmente non è correlata al fattore politico specifico della cannabis. Piuttosto, è "coerente con un'offerta di lavoro elastica nel settore agricolo, dove l'aumento della domanda è stato assorbito attraverso una maggiore partecipazione alla forza lavoro piuttosto che attraverso una pressione al rialzo sui salari".
"I responsabili politici dovrebbero tenere conto dei tempi di adozione e delle condizioni del mercato del lavoro locale nella progettazione di interventi simili, poiché l'efficacia della politica varia considerevolmente a seconda delle coorti", hanno affermato gli autori dello studio .
Il settore della cannabis è strettamente legato all'industria agricola, ma la legalizzazione ha avuto un ampio impatto economico. Ad esempio, all'inizio del 2026, i posti di lavoro diretti nel mercato della marijuana negli Stati Uniti ammontavano a circa 412.500 , secondo il rapporto US Cannabis Jobs Report di Vangst and Whitney Economics.
Nel frattempo, secondo un recente studio, la legalizzazione della marijuana terapeutica sembra essere associata a una riduzione del numero di dipendenti che si assentano dal lavoro , in particolare in settori come l'industria manifatturiera e l'agricoltura, dove i lavoratori hanno maggiori probabilità di manifestare sintomi come il dolore, che la cannabis può contribuire ad alleviare.
Una ricerca pubblicata lo scorso anno sugli effetti della legalizzazione della marijuana sugli indennizzi per infortuni sul lavoro ha rilevato che, sebbene il cambiamento di politica fosse associato a un "incremento graduale" delle richieste di indennizzo, il costo medio per richiesta è in realtà diminuito dopo il cambiamento di politica, così come l'uso di farmaci da prescrizione da parte dei pazienti, in particolare oppioidi e altri antidolorifici.
Nel 2021, uno studio separato condotto dal National Bureau of Economic Research ha rilevato che la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo era associata a un aumento della produttività della forza lavoro e a una diminuzione degli infortuni sul lavoro .
Questi ricercatori hanno esaminato l'impatto della legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo sulle richieste di indennizzo per infortuni sul lavoro tra gli anziani, osservando un calo di tali richieste "sia in termini di propensione a ricevere benefici che di importo dei benefici" negli stati che hanno attuato il cambiamento normativo.
(Marijuana Moment del 14/08/2026)
USA. 742 miliardi in titoli del Tesoro in una settimana, rendimenti ai massimi da decenniIl governo degli Stati Uniti ha collocato 742 miliardi di dollari in titoli del Tesoro nell'arco di una singola settimana, distribuiti su nove aste distinte. Come riporta Wolf Street, di questa cifra 585 miliardi erano Treasury bill a breve scadenza (da 4 a 26 settimane), suddivisi in sei aste, tre delle quali hanno superato i 100 miliardi ciascuna. La gran parte di questi titoli è stata emessa per sostituire T-bill in scadenza.
I restanti 157 miliardi riguardavano invece strumenti a più lungo termine: note a 3 e 10 anni e obbligazioni trentennali. Ed è proprio sui rendimenti di questi ultimi che si concentra l'attenzione degli analisti: i titoli decennali sono stati aggiudicati al rendimento più alto dal 2007, mentre i trentennali hanno raggiunto il livello più elevato addirittura dal 2001. L'asta dei bond a 30 anni ha registrato un tasso del 5,216%, un dato che non si vedeva da un quarto di secolo.
Questi livelli di rendimento preoccupano apertamente il Segretario al Tesoro Scott Bessent, tanto da spingerlo ad adottare misure indirette per contenere la pressione sul mercato obbligazionario. Secondo Wolf Street, Bessent ha cercato di sostenere lo yen giapponese proprio per evitare che le autorità di Tokyo fossero costrette a vendere titoli del Tesoro americano — operazione che avrebbe ulteriormente spinto i rendimenti verso l'alto. Il timore era che le vendite nipponiche di Treasury, necessarie per raccogliere dollari con cui acquistare yen e sostenerne il tasso di cambio, potessero aggravare ulteriormente le già tese condizioni del mercato obbligazionario.
A titolo di esempio, il Dipartimento del Tesoro ha recentemente pagato 54 centesimi per ogni dollaro di valore nominale per riacquistare bond trentennali originariamente emessi nel febbraio 2021 a un rendimento dell'1,93%. La forbice tra il rendimento di allora e quello attuale illustra in modo plastico come il costo del debito pubblico americano si sia trasformato nel giro di pochi anni.
Sul mercato secondario, gli operatori reagiscono principalmente ai timori sull'inflazione, sulla politica monetaria della Federal Reserve e sull'accumulo crescente di debito federale: un'offerta sempre più abbondante di nuovi titoli tende a richiedere rendimenti più elevati per generare domanda sufficiente. La Fed, dal canto suo, non ha contribuito ad allentare la tensione: avendo tagliato i tassi nel 2024 nonostante l'inflazione ancora elevata, e avendo proseguito con ulteriori riduzioni a fine 2025 mentre i prezzi tornavano ad accelerare, ha di fatto inviato segnali contraddittori al mercato, che li ha scontati in una maggiore incertezza sulle scadenze lunghe.
AUSTRALIA. Pechino minaccia e sorveglia la diaspora uiguraUn nuovo rapporto di Human Rights Watch documenta come il governo cinese stia minacciando e intimidendo la comunità uigura residente in Australia. Secondo quanto riportato dall'organizzazione, le tattiche impiegate includono sorveglianza sistematica, pressioni sui familiari rimasti nella regione dello Xinjiang e tentativi di ridurre al silenzio — o di costringere al rimpatrio — gli uiguri che vivono in territorio australiano.
Le vittime intervistate da HRW riferiscono di essere state contattate da agenti legati alle autorità cinesi, che le hanno invitate a cessare qualsiasi attività politica o, in alternativa, a raccogliere informazioni sulle proprie comunità per conto di Pechino. Si tratta di pratiche già documentate in altri paesi, riconducibili a quella che viene definita "repressione transnazionale": la proiezione all'estero degli strumenti di controllo e coercizione tipici del regime interno.
Nel rapporto, HRW chiede alle autorità australiane di avviare indagini formali su questi episodi e di rafforzare le misure di protezione a favore delle comunità esposte a interferenze da parte di governi stranieri. L'appello si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazioni già sollevate dall'organizzazione nei confronti di Canberra: nel luglio 2025, HRW aveva esortato il premier australiano a non sorvolare sulle violazioni dei diritti umani nei colloqui con la dirigenza cinese, chiedendo esplicitamente di "porre fine alla campagna di molestie e intimidazioni nei confronti di dissidenti e diaspora all'estero, anche in Australia".
La repressione della minoranza uigura da parte di Pechino è documentata almeno dal 2016, quando le autorità cinesi avviarono una campagna di detenzione di massa nello Xinjiang. L'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i diritti umani, in un rapporto del 2022, ha concluso che le violazioni commesse "possono costituire crimini internazionali, in particolare crimini contro l'umanità". Nonostante ciò, secondo HRW, le autorità cinesi non hanno adottato alcuna misura concreta per dare seguito a quelle raccomandazioni.
FRANCIA. Procura apre indagini dopo attacco cyber su 700mila utenti dell'amministrazione fiscaleLa sezione cyber della Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta dopo l’attacco informatico che ha colpito quasi 700.000 utenti dell’amministrazione fiscale francese. Lo ha indicato la Procura, interpellata dall’Afp. Le indagini, affidate all’Ufficio per la lotta alla criminalità informatica (Ofac), riguardano in particolare “l’estrazione fraudolenta di dati contenuti in un sistema automatizzato di trattamento dei dati personali gestito dallo Stato”.
L’attacco informatico, come ha comunicato lo scorso 13 agosto il ministero delle Finanze francese in una nota, ha consentito l’accesso ai dati di “cittadini” e “professionisti”. “Un malintenzionato - si legge nella nota - ha rivendicato l’accesso non autorizzato al sistema informatico della Direzione Generale delle Finanze Pubbliche (Dgfip), avvenuto alla fine di giugno 2026 a seguito di un furto d’identità”. Le indagini preliminari “confermano che l’accesso, bloccato alla fine di giugno nell’ambito di una verifica, ha comunque consentito la consultazione e l’estrazione di dati relativi a privati cittadini e utenti professionali”.
La Dgfip “ha immediatamente implementato nuove restrizioni per bloccare l’accesso non autorizzato e prevenirne ulteriori. Sono in corso indagini approfondite per determinare con precisione quali dati” siano stati violati e “il numero di utenti interessati”. Gli utenti interessati “riceveranno una notifica individuale, che specificherà i dati a cui potrebbero essere stati consultati o estratti e, ove necessario, le precauzioni da adottare”. La Dgfip francese “notificherà l’accaduto alla Commissione Nazionale per l’Informatica e le Libertà Civili (Cnil), sporgerà denuncia e fornirà ulteriori aggiornamenti man mano che l’indagine procederà”.
(IlSole24Ore)
ITALIA. Arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolasticoIn autunno arriva la polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico. I soggetti coinvolti sono oltre 1,2 milioni tra prof, personale Ata ed educativo, dipendenti del Ministero dell’istruzione e del merito. L’adesione sarà automatica ma volontaria, aperta anche al personale a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche. Le prestazioni coperte dalla polizza andranno dai grandi interventi ai parti, dalle cure odontoiatriche ai pacchetti cardiovascolari di base e di prevenzione oncologica.
MONDO. Migranti. Massima allerta tra Marocco e Spagna Massima allerta tra Marocco e Spagna per il rischio di un nuovo ingresso di massa di migranti a Ceuta, dopo gli appelli sui social network a ripetere i tentativi dello scorso luglio di raggiungere l’enclave spagnola a nuoto. Migliaia di agenti marocchini sono impegnati nel dispositivo predisposto per impedire nuovi arrivi in massa: nella giornata di ieri le forze dell’ordine sono ricorse a cariche con i gas lacrimogeni per disperdere decine di migranti sulle alture della città costiera di Fnideq, ad un paio di chilometri alla frontiera di Ceuta. Il Marocco ha espulso i reporter dell’agenzia di stampa spagnola Efe e dell’emittente pubblica spagnola Tve che si trovavano proprio a Fnideq per seguire le notizie relative al confine.
ITALIA. Il debito pubblico italiano volaIl debito pubblico italiano vola, apparentemente senza freni, ma incontra sempre di più l’interesse degli investitori internazionali: è il messaggio in chiaroscuro che traspare dal rapporto «Finanza pubblica: fabbisogno e debito» appena diffuso dalla Banca d’Italia. Nel mese di giugno il debito riferibile alla nostra Pa è ulteriormente lievitato di 26,2 miliardi per attestarsi così a 3.207,2 miliardi, segnando così un nuovo record assoluto.
Ma una quota in costante aumento di tale ammontare - il 35,9% a fine maggio, secondo i dati più recenti a disposizione- prende la via dell’estero ed è detenuta presso soggetti non residenti: un’indicazione che, se non altro, testimonia la capacità che l’Italia conserva di attirare investitori sul mercato e di alleviare quindi l’onere determinato dalla gestione delle finanze.
ITALIA. RSA Verona: oltre 1.800 anziani in lista d'attesa, rette insostenibiliÈ allarme nelle Residenze Sanitarie Assistenziali della provincia di Verona: secondo quanto riporta Verona News, sono oltre 1.800 gli anziani in attesa di un'impegnativa di residenzialità sul territorio veronese. A denunciare la situazione è lo Spi Cgil Verona, che condivide la lettura dell'assessore al Bilancio del Comune di Verona, Michele Bertucco: quella in corso è una vera e propria "tempesta perfetta" che investe enti locali, famiglie e strutture.
Sul fronte economico, il quadro è pesante: senza la quota sanitaria regionale, le famiglie possono trovarsi a pagare rette superiori ai 3.000 euro al mese, una cifra largamente incompatibile con l'importo medio delle pensioni.
Il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, non usa mezzi termini: «In assenza delle riforme necessarie al settore, l'attuale crisi della non autosufficienza ha un solo sbocco inevitabile: il collasso delle RSA sotto il peso delle sentenze della Cassazione che sollevano le famiglie da alcuni costi giustamente attribuiti al pubblico; oppure il collasso dei Comuni, chiamati in causa indirettamente a fronte della latitanza di risposte da parte delle aziende sanitarie. O di entrambi».
Lo Spi Cgil identifica alcune priorità urgenti. A livello nazionale chiede maggiori risorse per la riforma della non autosufficienza e una definizione chiara dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. Alla Regione Veneto chiede invece di aumentare il numero e il valore delle impegnative di residenzialità, di superare la quota di 52 euro giornalieri attualmente indicata dal sindacato, e di approvare la riforma delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (Ipab). «Serve pragmatismo e responsabilità — conclude Filice —. Governo e Regione devono uscire dall'attesa e definire con chiarezza chi paga e cosa, perché solo così si tutelano gli anziani e si dà certezza ai Comuni e alle strutture».
COSTARICA. Estradizioni dei boss della droga e omicidi in forte crescita
Il Costa Rica, a lungo considerato un'isola di relativa pace e stabilità in America Centrale, sta affrontando una crisi della sicurezza senza precedenti. Il paese si è trasformato negli ultimi anni in un importante snodo logistico del traffico regionale di droga, con guerre tra bande rivali che hanno fatto impennare il tasso di omicidi.
Come riportano CBS News e altre testate internazionali, nel maggio 2025 il Parlamento costaricano ha approvato una storica riforma costituzionale — promossa dall'allora presidente Rodrigo Chaves — che per la prima volta ha consentito l'estradizione di cittadini costaricani verso l'estero per reati di narcotraffico e terrorismo. Da quel momento, diversi tra i principali trafficanti del paese sono stati consegnati alle autorità statunitensi.
Tra i casi più rilevanti figura quello dell'ex ministro della Sicurezza pubblica ed ex magistrato Celso Gamboa, arrestato nel giugno 2025 con l'accusa di narcotraffico e successivamente estradato negli Stati Uniti: uno dei primi procedimenti ad applicare la nuova normativa costituzionale. Con lui è stato consegnato anche il suo presunto associato Edwin Lopez Vega, noto come "Pecho de Rata". Il mese precedente, le autorità avevano catturato il latitante più ricercato del paese, noto come "Diablo", ricercato dagli USA per traffico di droga e con una taglia di 500.000 dollari sulla testa.
Il numero di organizzazioni criminali attive nel paese è cresciuto in modo esponenziale: da 35 a 340 nell'arco di un decennio, secondo il ministro della Sicurezza Mario Zamora. Parallelamente, il tasso di omicidi è passato da 11,5 ogni 100.000 abitanti nel 2021 a 17,2 nel 2023 — l'anno più violento della storia del paese, con oltre 900 omicidi. Nel 2024 si sono registrati 880 casi, mentre nel 2025 il totale si è attestato a 873, con un tasso di 16,8 per 100.000 abitanti. Circa due terzi degli episodi sono riconducibili ad attività di narcotraffico.
Gli esperti di InSight Crime, think tank specializzato nella criminalità organizzata latinoamericana, avvertono che le estradizioni dei vertici dei cartelli producono spesso l'effetto opposto a quello sperato nel breve periodo: la rimozione di un capo crea vuoti di potere che scatenano violenti conflitti tra fazioni rivali per il controllo del territorio e delle rotte dello spaccio. I precedenti in Colombia e altrove suggeriscono cautela.
Di fronte a questa situazione, il governo ha deciso di andare oltre. La nuova presidente Laura Fernández ha presentato un ulteriore progetto di riforma costituzionale per ampliare i reati che consentono l'estradizione — includendo riciclaggio di denaro, traffico di armi, tratta di esseri umani, omicidi su commissione e crimini informatici contro la sicurezza nazionale — pur precisando che l'estradizione non sarà automatica.
FRANCIA. Narco corrieri a loro insaputa
Dall'inizio dell'estate, almeno tredici giovani cittadini francesi sono stati fermati in Asia dopo essere stati arrestati in aeroporto con diversi chili di cannabis nel bagaglio. Secondo RTL , undici di loro si trovano attualmente in Thailandia, mentre Libération ha identificato almeno altri due cittadini francesi detenuti a Hong Kong.
"Piano Thailandia": quando i giovani vengono ingannati dai trafficanti su Snapchat e costretti a fare da corrieri della droga in cambio di vacanze gratuite.
Secondo le testimonianze raccolte da Libération dai familiari di alcuni di questi giovani, questi avrebbero risposto su Snapchat a un'offerta per la Thailandia: il loro soggiorno in questo Paese del Sud-est asiatico sarebbe stato interamente pagato e, in cambio, avrebbero dovuto riportare a casa dei presunti telefoni cellulari in una valigia consegnata da terzi. L'offerta proveniva dal responsabile di un'azienda di compravendita di smartphone e, secondo i familiari, i cittadini francesi non erano a conoscenza del reale contenuto delle valigie.
"La situazione dei nostri connazionali viene monitorata attentamente dai dipartimenti competenti del Ministero per l'Europa e gli Affari Esteri a Parigi, che sono in contatto con le loro famiglie ", ha dichiarato una fonte diplomatica all'AFP.
"Abbiamo indagini in corso su questo fenomeno, di cui siamo a conoscenza", ha dichiarato all'AFP la Procura nazionale anticrimine organizzato (Pnaco). "Il nostro obiettivo è identificare i mandanti e le potenziali reti, per comprendere le modalità di questi attraversamenti : come vengono reclutati questi giovani, come vengono coinvolti e se altre persone sono implicate ", ha spiegato la Pnaco.
ITALIA. Richieste protezione internazionale. L'emergenza della giustizia civileLa vera emergenza della giustizia civile rischia di essere la gestione da parte degli uffici giudiziari delle richieste di protezione internazionale. A renderlo evidente sono i numeri dell’ufficio studi del Csm che attestano l’esplosione delle domande: infatti a fronte di una capacità di smaltimento che è rimasta, nella sostanza, stabile nel periodo 2019-2025, intorno al valore medio di circa 35mila procedimenti annui, le sopravvenienze hanno subito invece un notevole aumento, passando dalle circa 38mila del 2023 alle circa 80mila del 2025. Un andamento che, sottolinea il Csm, ha prodotto inevitabili ripercussioni sulle pendenze, anch’esse raddoppiate nello stesso periodo (dalle circa 67mila del 2023 alle circa 133mila del 2025).
ITALIA. Cresce a giugno il debito delle Amministrazioni pubblicheA giugno, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.207,2 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia nella pubblicazione “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. L’incremento riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi). Secondo l’istituto di Via nazionale, nel mese di giugno 2026 le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state invece pari a 43,2 miliardi, in diminuzione dell’1,3% (0,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025.
FRANCIA. Divieto social per minori. Corte Costituzionale boccia e Macron invita governo e riscriverlaIl presidente Emmanuel Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di preparare un nuovo testo della legge sul divieto dei social per gli under 15 "nel più breve tempo possibile", un testo che sia "giuridicamente solido" e "tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale e del quadro europeo".
Lo riferisce l'Eliseo, dopo che la Corte costituzionale francese ha bocciato oggi il testo di legge che il Parlamento aveva approvato a luglio, ritenendo che costituisca una "limitazione sproporzionata" alla libertà di espressione. "La legge volta a proteggere i minori dai rischi a cui li espone l’uso dei social network è stata oggetto di critiche da parte del Consiglio" costituzionale, spiega l'Eliseo, aggiungendo che "mentre su impulso della Francia oltre una trentina di Stati in tutto il mondo si stanno orientando verso il divieto di accesso ai social network per i più giovani nei prossimi mesi e la Commissione europea sta lavorando a un’armonizzazione di tali disposizioni a livello dell’Unione, l’obiettivo perseguito dal 2017 dal capo dello Stato in materia di protezione dei minori online rimane immutato: tutelare l’interesse superiore e la salute dei nostri bambini, poiché gli effetti negativi dei social network su di loro sono scientificamente documentati".
"In questo contesto, il Presidente della Repubblica ha incaricato il Primo Ministro di elaborare, nel più breve tempo possibile, un testo giuridicamente solido che tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale e del quadro europeo. Su questa base, spetterà al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento determinare le modalità e i mezzi che consentano, entro la fine della legislatura, di proteggere i nostri bambini dai social network", aggiunge la presidenza francese. Poi conclude sottolineando che la determinazione di Macron "a portare a termine questa riforma entro la primavera del 2027 rimane totale".
(La Presse)
CANADA. Dopo legalizzazione, donne più propense ad usare cannabis e non antidepressivi
Secondo i ricercatori canadesi affiliati a diverse istituzioni sanitarie e accademiche, le donne sono più propense a dichiarare di aver sostituito o integrato l'uso di antidepressivi prescritti con prodotti a base di cannabis legale dopo la legalizzazione rispetto a prima.
I ricercatori hanno condotto uno studio esaminando i tassi di consumo segnalati sia prima che il Canada adottasse una legge nazionale per la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo nel 2018, sia dopo l'approvazione e l'attuazione di tale legge storica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Substance Use and Addiction Journal .
"Nonostante il graduale cambiamento nelle politiche e nella percezione pubblica riguardo all'uso di cannabis, esistono poche prove sull'uso combinato di cannabis e antidepressivi, nonché sull'uso comparativo di queste sostanze nelle tre distinte fasi di legalizzazione della cannabis. Abbiamo esaminato i modelli di utilizzo di cannabis e/o antidepressivi nel tempo e abbiamo esplorato le potenziali differenze di genere nelle diverse fasi di legalizzazione", hanno scritto i ricercatori a proposito dell'oggetto della loro ricerca.
Il team di ricercatori ha utilizzato i dati relativi al periodo compreso tra il 2013 e il 2023 provenienti dallo studio Monitor del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH), rilevando che "l'uso esclusivo di cannabis è aumentato dal 7,2% al 14,9%, e l'uso combinato di cannabis e antidepressivi è aumentato dall'1,3% al 5,5% tra il periodo precedente e quello successivo alla legalizzazione della cannabis".
Hanno stabilito che l'uso di cannabis al posto degli antidepressivi prescritti "era più diffuso tra le donne nel periodo successivo alla legalizzazione, rispetto al periodo precedente", ma che "in entrambi i sessi, il rischio relativo di utilizzare entrambe le sostanze era significativamente più elevato nel periodo successivo alla legalizzazione".
"Con la legalizzazione e la commercializzazione della cannabis, sembra aumentare la probabilità di utilizzarla al posto degli antidepressivi, soprattutto tra le donne. La crescente tendenza all'uso di entrambe le sostanze potrebbe avere significative implicazioni per la salute pubblica e la pratica clinica, a causa del potenziale rischio di interazioni farmacologiche dannose", hanno concluso i ricercatori.
Secondo le stime dei ricercatori internazionali , fino al cinque percento degli adulti in tutto il mondo soffre di depressione. Le donne hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di depressione rispetto agli uomini, e la diagnosi può arrivare a qualsiasi età. Se tu o qualcuno che conosci soffre di depressione, è molto importante parlarne con il proprio medico.
(ICBC del 10/08/2026)
COREA DEL SUD. Ultima estate legale per la carne di cane, divieto in vigore dal 2027La terza e ultima giornata del boknal 2026 — il tradizionale periodo considerato il più caldo dell'estate coreana — ha avuto quest'anno un sapore di addio. Come riporta The Straits Times, è stata l'ultima ricorrenza estiva prima che entri pienamente in vigore, nel febbraio 2027, il divieto nazionale di allevamento, macellazione e vendita di cani destinati al consumo alimentare.
Per decenni, i tre giorni di boknal erano tra i più affollati per i ristoranti specializzati in carne di cane, con i clienti che ricercavano cibi tradizionali considerati energizzanti per affrontare il caldo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Al mercato di Moran, a Seongnam, vicino a Seul — un tempo uno dei principali snodi del commercio di carne di cane in tutto il paese — le viuzze tra i ristoranti erano sì frequentate, ma molti esercizi hanno già convertito la propria offerta al ragù di capra nera e ad altri piatti alternativi. I pochi clienti rimasti a ordinare la bosintang, la tradizionale zuppa di carne di cane, erano in larga parte anziani.
Kim Yong-book, presidente dell'associazione dei commercianti del mercato di Moran, che lavora in quella zona da oltre quarant'anni, descrive un'atmosfera ormai rarefatta: quello che era un vivace polo commerciale si è trasformato, a suo dire, in un luogo frequentato quasi esclusivamente da persone anziane.
Il divieto sancisce il punto d'arrivo di un lungo declino del consumo di carne di cane, trainato dalla crescente diffusione degli animali domestici e da un cambiamento profondo nell'opinione pubblica in materia di benessere animale. Il parlamento sudcoreano aveva approvato la legge nel gennaio 2024, con un voto di 208 favorevoli e nessun contrario, vietando allevamento, macellazione, distribuzione e vendita di cani per uso alimentare. La norma ha concesso un periodo transitorio di tre anni — pienamente operativo da febbraio 2027 — e prevede pene fino a tre anni di reclusione e multe per i trasgressori. Va precisato che il semplice consumo di carne di cane non sarà soggetto a sanzione penale: il divieto colpisce la filiera commerciale, non l'atto del mangiare in sé.
Le autorità hanno garantito sostegno agli allevatori, ai distributori e ai ristoratori colpiti dalla misura, che saranno tenuti a presentare un piano di dismissione delle proprie attività. Per il ristoratore Lee Kang-chun, ex presidente dell'associazione di categoria con trentasette anni di attività nel settore, il cambiamento suscita sentimenti contrastanti: ritiene giusto porre fine al consumo di carne di cane, tenuto conto dell'immagine internazionale della Corea del Sud e dell'evoluzione della sensibilità sociale, ma fatica a nascondere la tristezza quando parla dei suoi clienti — molti tra i settanta e i novant'anni — che percorrono lunghe distanze per consumare un pasto che credono restituisca le forze.
Secondo i dati del ministero dell'Agricoltura sudcoreano, nel 2022 erano attivi quasi 1.700 ristoranti specializzati e circa 1.150 allevamenti destinati alla produzione di carne di cane, numeri già in forte calo rispetto agli anni precedenti.
ITALIA. Smart working e geolocalizzazione: il Tribunale di Cosenza annulla la multa del GaranteLa geolocalizzazione dei lavoratori in modalità agile non è automaticamente vietata dalla legge. A stabilirlo è il Tribunale civile di Cosenza con la sentenza n. 972 del 1° luglio 2026, che ha annullato integralmente una sanzione da 50.000 euro comminata dal Garante per la protezione dei dati personali a una pubblica amministrazione, ribaltando così il provvedimento dell'Autorità.
Come riporta La Legge per tutti, la decisione segna un punto di equilibrio inedito tra diritto alla riservatezza dei dipendenti ed esigenze organizzative dei datori di lavoro.
La vicenda nasce dal reclamo di una dipendente pubblica, autorizzata a svolgere la propria prestazione in smart working esclusivamente da tre luoghi previamente concordati nell'accordo individuale. L'ente utilizzava un'applicazione — denominata Time Relax — per la timbratura da remoto, capace di rilevare la posizione geografica del lavoratore al momento della marcatura. Nel corso di alcune verifiche, la dipendente era risultata connessa da un luogo diverso da quelli autorizzati: l'ente aveva quindi avviato un procedimento disciplinare, poi sospeso, mentre la lavoratrice aveva sporto reclamo al Garante e un esposto penale, successivamente archiviato.
Il Garante aveva sanzionato l'ente ritenendo che il monitoraggio configurasse un controllo costante e indiscriminato, in violazione del GDPR e della normativa nazionale sulla privacy. Secondo l'Autorità, la flessibilità intrinseca del lavoro agile non sarebbe per natura compatibile con verifiche puntuali su orari e luoghi di connessione.
Il giudice di Cosenza ha smontato questa impostazione. Il tribunale ha qualificato Time Relax come strumento di registrazione degli accessi e delle presenze — ai sensi dell'articolo 4, comma 2, dello Statuto dei Lavoratori — e non come apparecchio di controllo a distanza dell'attività lavorativa soggetto alle più stringenti garanzie del primo comma. La distinzione è decisiva: quando la posizione del dipendente viene acquisita esclusivamente nel momento della timbratura, senza consentire un monitoraggio continuo degli spostamenti, il sistema non equivale a una sorveglianza invasiva. Lo strumento, in altre parole, non va giudicato per le sue astratte potenzialità, ma per il modo in cui viene concretamente impiegato.
Nel caso specifico, le garanzie adottate dall'ente risultavano adeguate: era presente un accordo sindacale, i lavoratori avevano ricevuto un'informativa completa, il sistema era assistito dal consenso informato dei dipendenti, erano stati predisposti limiti tecnici alla raccolta dei dati, e l'applicazione era stata inserita nel Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) 2024-2026. Il sistema, inoltre, non registrava dati al di là dell'orario di servizio.
La pronuncia ridimensiona anche il perimetro d'azione del Garante: il giudice ha sottolineato che l'Autorità deve vigilare sulla liceità del trattamento dei dati e sulla trasparenza delle informative, senza però entrare nel merito delle scelte organizzative dell'ente né stabilire quale modello di lavoro agile debba essere adottato. Il Garante ha provveduto a rimuovere temporaneamente il proprio provvedimento dal sito istituzionale in ottemperanza alla sentenza.
La decisione non apre però a una libertà assoluta di geolocalizzare i dipendenti. Restano problematici, e potenzialmente sanzionabili, i sistemi che consentono un tracciamento permanente, la ricostruzione degli spostamenti durante la giornata o il monitoraggio continuo della produttività tramite localizzazione. Chiunque intenda adottare sistemi analoghi dovrà in ogni caso effettuare una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (ove richiesta), predisporre un'informativa trasparente, sottoscrivere accordi con le rappresentanze sindacali o ottenere l'autorizzazione della direzione territoriale del lavoro, e impostare blocchi tecnici che impediscano la raccolta ininterrotta di dati di posizione.
MONDO. Bot ovunque: dimostrare di essere umani online diventa il nuovo passaporto digitaleCon la proliferazione di bot e contenuti generati dall'intelligenza artificiale, il web sta diventando un ambiente in cui la presenza umana non è più data per scontata. Come riporta Agenda Digitale, attestare la propria umanità sta emergendo come una necessità sempre più pressante per chi naviga, interagisce e opera in rete.
La risposta tecnologica a questa sfida prende la forma di nuovi strumenti e protocolli di verifica: una sorta di "passaporto digitale dell'umanità" che consente di certificare di essere una persona reale e non un agente automatizzato. Tra i progetti più discussi c'è World ID di Worldcoin, che utilizza la scansione biometrica dell'iride attraverso un dispositivo chiamato Orb. L'utente ottiene sul proprio smartphone una credenziale digitale spendibile sulle piattaforme che aderiscono al sistema, senza dover trasmettere direttamente i propri dati anagrafici.
Il meccanismo si basa su una tecnologia crittografica nota come "prova a conoscenza zero" (zero-knowledge proof): il sistema verifica che il titolare possieda la credenziale senza rivelare ulteriori informazioni personali. La necessità di distinguere esseri umani, bot e agenti autonomi cresce con la diffusione di sistemi capaci di aprire account, compilare moduli, scrivere testi e persino effettuare operazioni economiche in modo indistinguibile dall'attività umana.
Non è solo Worldcoin a muoversi in questa direzione. Piattaforme come LinkedIn già offrono la verifica del profilo tramite passaporto, e la rete blockchain Idena si propone come sistema "proof-of-person": gli utenti devono risolvere enigmi cognitivi progettati per essere difficili da superare per un bot entro un tempo limitato. Sul fronte aziendale, Zoom, Tinder, DocuSign e altri servizi hanno annunciato o già integrato meccanismi di verifica dell'identità umana.
Questo scenario apre interrogativi seri su tre fronti. Il primo riguarda la privacy: affidare i propri dati biometrici — come la scansione dell'iride — a soggetti privati comporta rischi evidenti, tanto più che Worldcoin ha già attirato l'attenzione di diversi garanti della protezione dei dati in Europa e nel mondo. Il secondo riguarda l'inclusione digitale: chi non ha accesso a dispositivi compatibili, chi vive in aree senza punti di verifica fisica, chi appartiene a fasce della popolazione meno digitalizzata rischia di essere escluso da servizi sempre più vincolati alla certificazione dell'umanità. Il terzo riguarda la centralizzazione: affidare la verifica dell'identità umana a pochi soggetti privati o pubblici concentra un potere enorme su chi controlla l'accesso alla rete.
Il tema è urgente. In un ecosistema digitale dove agenti autonomi, deepfake e bot diventano sempre più indistinguibili dagli esseri umani, la capacità di attestare la propria presenza reale potrebbe diventare un'infrastruttura fondamentale della vita online. La partita si gioca tra la promessa di un internet più autentico e la diffidenza verso chi, per garantirla, chiede in cambio qualcosa di profondamente personale.
NORVEGIA. Norvegia: limite di età a 16 anni per i social media, il disegno di legge avanzaIl governo norvegese ha annunciato che procederà con il piano per vietare ai minori l'accesso ai social media, dopo aver ricevuto riscontri positivi sia dalla Commissione europea sia dall'Autorità di vigilanza dell'Associazione europea di libero scambio (ESA). Lo riferisce l'agenzia Cgtn.
Secondo la proposta, i minori potranno accedere alle piattaforme social a partire dal 1° gennaio dell'anno in cui compiono 16 anni. In pratica, l'accesso sarà consentito all'intero gruppo scolastico nello stesso momento, e i ragazzi avranno già almeno 15 anni compiuti quando potranno registrarsi.
La ministra per i Minori e le famiglie, Lene Vågslid, ha dichiarato che i riscontri ricevuti dalla Commissione europea e dall'ESA sono stati positivi e utili. La Norvegia intende applicare il limite di età nazionale nell'ambito del Digital Services Act (DSA) dell'Unione europea, in base al quale saranno le stesse piattaforme social a dover verificare l'età degli utenti al momento dell'accesso.
Il governo punta a presentare il disegno di legge al parlamento norvegese (Stortinget) entro la fine di quest'anno. La proposta si inserisce in un piano più ampio per migliorare l'ambiente digitale dei minori, che comprende raccomandazioni per ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi e l'uso degli smartphone, un rafforzamento dei controlli sul marketing digitale rivolto ai bambini e la promozione di scuole libere da telefoni cellulari e smartwatch.
Va ricordato che la Norvegia non è membro dell'Unione europea, ma partecipa al mercato unico europeo attraverso lo Spazio economico europeo (SEE). Secondo le autorità di Oslo, né la direttiva europea sull'e-commerce né il DSA impediscono alla Norvegia di adottare un limite di età nazionale, a condizione che la normativa non imponga obblighi aggiuntivi ai fornitori di servizi social.
Il provvedimento fa seguito a una consultazione pubblica avviata nel 2025 che aveva registrato una risposta "straordinariamente ampia" da parte della cittadinanza. Il governo ha già in atto alcune misure complementari: linee guida nazionali sul tempo schermo e raccomandazioni per scuole senza cellulare sembrano aver già prodotto effetti positivi, con un calo nella quota di bambini norvegesi che possiede un telefono e usa i social media.
U.E.. Europol, il Garante UE sulla privacy frena l'espansione dei poteriIl Garante europeo per la protezione dei dati (EDPS) ha pubblicato un'opinione formale sulla proposta della Commissione europea di riformare il regolamento che disciplina Europol, l'agenzia UE per la cooperazione tra le forze di polizia. Come riporta Cybernews, l'authority ha sollevato serie preoccupazioni sui rischi che l'ampliamento dei poteri dell'agenzia comporterebbe per i diritti fondamentali dei cittadini europei e per la protezione dei dati personali.
La proposta di riforma, annunciata dalla Commissione lo scorso 24 giugno, espanderebbe in modo sostanziale le competenze operative di Europol e le sue capacità di trattamento dei dati. In particolare, il testo consentirebbe all'agenzia di elaborare dati relativi a persone senza alcun collegamento accertato con indagini o procedimenti penali, per un periodo prolungato e non definito.
Il Supervisore EDPS Wojciech Wiewiórowski ha dichiarato che non è possibile sacrificare i diritti fondamentali in nome della sicurezza, e che la proposta genera rischi seri che richiedono solide garanzie e un controllo reale e indipendente. L'EDPS non si oppone in linea di principio al rafforzamento del ruolo di Europol, ma chiede limiti più stringenti sulle finalità del trattamento e sui tempi di conservazione dei dati, criteri chiari per stabilire quando il trattamento è effettivamente necessario, e norme più precise sull'accesso ai sistemi e sulla loro supervisione.
Tra i punti più critici della riforma vi è la possibilità che Europol proceda con operazioni sensibili di trattamento dati senza la preventiva approvazione dell'EDPS, qualora l'agenzia le ritenga "urgenti e necessarie" oppure il Garante non si esprima entro due mesi. Nella proposta, inoltre, i poteri di vigilanza verrebbero trasferiti a un ufficio interno per la protezione dei dati, privo di indipendenza adeguata rispetto all'agenzia stessa.
I critici avvertono che la riforma potrebbe indebolire la privacy e i diritti fondamentali. Si tratta del terzo intervento di modifica del mandato di Europol in sei anni, ciascuno orientato ad ampliare i poteri e il bilancio dell'agenzia.
U.E.. MiCA in vigore: come cambia il mercato crypto in Europa dopo il 1° luglioIl 1° luglio 2026 ha segnato una svolta definitiva per il mercato delle criptovalute nell'Unione Europea: il periodo transitorio del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets, Regolamento UE 2023/1114) è scaduto, e da quel momento solo gli operatori in possesso di una licenza CASP (Crypto-Asset Service Provider) possono offrire legalmente servizi ai clienti europei. Come riporta BeInCrypto, a oltre quaranta giorni dall'entrata in piena operatività del regolamento, il settore mostra i primi segnali concreti di adattamento — e anche di drastica riduzione.
Secondo i dati del registro CASP aggiornato a fine luglio 2026, solo 16 delle prime 100 piattaforme di scambio al mondo per volumi trattati risultano in possesso di una licenza MiCA. Il mercato europeo si è dunque concentrato intorno a un gruppo ristretto di operatori autorizzati — tra cui Bitvavo, Bitpanda, Kraken, Coinbase, Crypto.com, OKX, Bitstamp e Revolut — che ora possono operare in tutti i Paesi dell'Area Economica Europea grazie al meccanismo del "passaporto unico" europeo. La Germania detiene circa il 30% di tutte le autorizzazioni MiCA con 53 entità licenziate, seguita dai Paesi Bassi (25), dalla Francia (13) e da Malta (12).
Il caso più emblematico è quello di Binance, la più grande piattaforma di scambio al mondo per volumi. Dopo aver ritirato la propria domanda di licenza in Grecia il 24 giugno — a pochi giorni dalla scadenza — la società ha comunicato agli utenti di Polonia, Italia, Spagna e Francia la sospensione dei nuovi accessi, dei depositi e dei prodotti di staking a partire dal 1° luglio 2026. Binance ha assicurato che i fondi dei clienti restano al sicuro e che intende ripresentare domanda attraverso un altro Stato membro dell'UE.
Sul fronte delle stablecoin, la situazione è altrettanto significativa. Tether (USDT), la stablecoin più utilizzata al mondo, non ha ottenuto l'autorizzazione prevista dal MiCA e ha dichiarato di non avere intenzione di richiederla. Di conseguenza, le principali piattaforme autorizzate hanno progressivamente rimosso o limitato il trading di USDT per i clienti europei. Le stablecoin conformi al MiCA attualmente disponibili nel mercato UE sono USDC di Circle e EURCV di Société Générale. Tether aveva già subito delistaggi anticipati: Coinbase aveva rimosso USDT per gli utenti dell'Area Economica Europea già a dicembre 2024, Crypto.com a gennaio 2025, Binance a marzo 2025.
I costi di conformità rappresentano un ostacolo rilevante, soprattutto per le realtà più piccole: ottenere un'autorizzazione CASP richiede tra 250.000 e 500.000 euro, il che ha spinto la maggior parte delle piccole imprese crypto europee a scegliere l'uscita dal mercato. Chi opera senza licenza si trova davanti a cinque strade: ottenere l'autorizzazione, cessare l'attività, avviare una liquidazione ordinata, trasferire i clienti a un CASP autorizzato, oppure fondersi con un soggetto già titolare di licenza. L'Autorità francese dei mercati finanziari (AMF) ha avvertito che operare senza autorizzazione espone le imprese a sanzioni penali.
Circa il 70% delle transazioni crypto degli utenti europei avviene già su piattaforme conformi al MiCA. Sul fronte istituzionale, la chiarezza normativa sta producendo effetti positivi: gli investimenti istituzionali in criptovalute in Europa sono aumentati del 50% su base annua nel 2025. La Banca Centrale Europea ha tuttavia lanciato un avvertimento: secondo il membro del Comitato Esecutivo BCE Piero Cipollone, stablecoin come USDT e USDC potrebbero sottrarre progressivamente depositi alle banche commerciali, minacciando il modello tradizionale di raccolta. Questo scenario alimenta la riflessione sull'opportunità di accelerare il progetto dell'euro digitale.
Resta aperto il tema dell'applicazione uniforme del regolamento tra i diversi Paesi membri: dieci Stati dell'UE, tra cui Italia, Polonia e Romania, non hanno ancora rilasciato alcuna licenza MiCA a operatori crypto. La vera sfida — secondo gli operatori del settore — non era ottenere l'autorizzazione, ma gestire la fase successiva: applicazione coerente da parte delle autorità nazionali, consolidamento del mercato e revisione del regolamento stesso, il cui processo è stato aperto a maggio 2026.
ITALIA. BCE lancia l'allerta in Italia: truffe con nome e logo dell'istituzioneLa Banca Centrale Europea ha diramato un avviso formale rivolto ai risparmiatori italiani: in Italia sono attivi truffatori che si spacciano per il Sistema europeo di vigilanza finanziaria, utilizzando abusivamente il nome e il logo dell'istituzione per sottrarre denaro ai cittadini. Come riporta Money.it, la BCE ha anche pubblicato un apposito manuale di istruzioni per aiutare il pubblico a riconoscere e contrastare queste frodi.
Secondo l'avviso della BCE, i criminali contattano le persone tramite telefono o posta elettronica, sostenendo falsamente che le vittime debbano versare tasse o commissioni per coprire presunte perdite nel trading online. L'istituzione chiarisce con forza che il Sistema europeo di vigilanza finanziaria non richiede mai pagamenti di questo tipo, e invita chi riceve tali comunicazioni a non rispondere e a segnalarle immediatamente alle forze dell'ordine.
Le modalità delle frodi sono molteplici. In alcuni casi i truffatori si fingono dipendenti della BCE; in altri utilizzano numeri di telefono o indirizzi email costruiti in modo da sembrare autentici. Sul fronte delle email sospette, la BCE consiglia di non aprire allegati, non seguire link e non aderire a nessun invito o campagna contenuta nel messaggio. Per le telefonate non richieste provenienti da numeri che iniziano con +49 69 1344 — il prefisso della BCE — o da indirizzi email apparentemente istituzionali, il vademecum è netto: non fornire alcun dato personale né informazione finanziaria.
L'allerta si estende anche ai canali social e ai siti web contraffatti. La BCE segnala che i truffatori possono creare profili falsi attribuiti a membri del direttorio dell'istituzione, oppure siti che ne imitano l'aspetto e promuovono finti schemi di investimento. Su questo punto, la BCE ricorda un principio fondamentale: l'istituzione, come le altre banche centrali dell'eurosistema, non promuove mai investimenti di alcun tipo.
Particolarmente rilevante è il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale in queste frodi. La BCE rileva che la tecnologia viene ormai attivamente impiegata per confezionare siti internet, videochiamate e telefonate fraudolente che appaiono credibili e sembrano provenire dall'istituzione stessa, ma che in realtà celano tentativi di truffa.
Per chi volesse verificare l'autenticità di una comunicazione ricevuta, sul portale della BCE è disponibile un modulo di richiesta di verifica in 24 lingue dell'Unione europea, oltre a un video esplicativo sulle frodi più diffuse.
U.E.. Binance sospende il trading in Francia e altri paesi UE: manca la licenza MiCABinance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volumi di scambio, ha sospeso i propri servizi di trading in diversi paesi dell'Unione Europea a partire dal 1° luglio 2026, dopo non essere riuscita a ottenere la licenza prevista dal regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) entro la scadenza fissata dall'UE. Come riporta FinanceFeeds, i mercati colpiti includono Francia, Italia, Polonia e Spagna.
In un'e-mail inviata ai clienti francesi, Binance ha comunicato che la propria entità locale non è più in grado di accettare nuovi iscritti e che dal 1° luglio 2026 non fornirà più servizi relativi alle cripto-attività in Francia. Analoga comunicazione è stata inviata agli utenti degli altri paesi interessati. Gli asset dei clienti rimangono accessibili: le uniche operazioni consentite sono il prelievo e la vendita delle posizioni esistenti, mentre lo spot trading, il trading a margine e i futures sono stati disabilitati.
Il regolamento MiCA, entrato in vigore nel 2024, ha stabilito un quadro normativo comune a livello europeo per il trading di cripto-attività, introducendo obblighi in materia di protezione degli investitori e di antiriciclaggio. Le società del settore avevano tempo fino al 30 giugno 2026 per ottenere l'autorizzazione da un regolatore nazionale di uno Stato membro — una scadenza che la stragrande maggioranza degli operatori non è riuscita a rispettare: l'UE ha rilasciato appena 244 licenze valide su circa 3.000 domande presentate.
Il sistema MiCA prevede il cosiddetto "passaporto europeo": una licenza ottenuta in un singolo Stato membro consente di operare in tutti e 27 i paesi del blocco. Binance aveva inizialmente avviato il processo di autorizzazione in Grecia, attraverso la Hellenic Capital Market Commission, ma ha ritirato la domanda il 24 giugno — pochi giorni prima della scadenza — dopo che, secondo alcune ricostruzioni, supervisori europei avrebbero privatamente sconsigliato alle autorità nazionali di approvare la richiesta, citando preoccupazioni legate alla conformità in materia di criminalità finanziaria. Binance ha tuttavia respinto questa versione dei fatti.
L'AMF francese (Autorité des Marchés Financiers) ha già chiarito che i fornitori non autorizzati rischiano avvertimenti pubblici, inserimento in liste nere e misure di blocco dei siti web qualora continuino a operare senza permesso. L'ESMA, dal canto suo, ha stabilito che gli operatori privi di licenza devono sospendere l'apertura di nuovi conti, bloccare qualsiasi attività promozionale verso clienti UE e limitarsi alle sole operazioni necessarie per liquidare le posizioni esistenti.
La Francia era uno dei mercati europei più rilevanti per Binance, con circa 2 milioni di utenti registrati. L'exchange ha dichiarato di puntare ancora al mercato europeo e di essere "fiduciosa di ottenere una licenza MiCA nei prossimi mesi", annunciando che renderà noto il paese membro scelto a tempo debito. Nel frattempo, la lacuna lasciata da Binance ha aperto uno spazio competitivo per i concorrenti già in regola: Coinbase — che ha ottenuto la licenza MiCA nel 2025 — e OKX hanno lanciato campagne promozionali rivolte agli utenti europei rimasti senza piattaforma.
U.E.. E-commerce in Europa: più acquisti online, più frodi. I datiL'e-commerce in Europa cresce, ma insieme a esso crescono anche le frodi a danno dei consumatori. Come riporta Sky TG24, nel 2025 il 78% dei cittadini europei ha effettuato almeno un acquisto online, rispetto al 66% registrato nel 2018. I dati provengono dallo studio "Frodi e finti negozi online", commissionato al Parlamento europeo dalla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori.
All'espansione del commercio digitale ha corrisposto, però, un aumento delle opportunità per i truffatori, capaci di sfruttare le stesse dinamiche dei negozi online legittimi per ingannare gli acquirenti. Il risultato è che nel 2024 il 45% dei consumatori dell'Unione europea è stato esposto a una frode legata agli acquisti in rete.
Le truffe online non si limitano a siti palesemente sospetti o sconosciuti. Ciò che le rende particolarmente insidiose è la capacità dei truffatori di costruire un'apparenza di piena affidabilità: portali dall'aspetto professionale, spesso con il nome di un marchio noto e corredati di recensioni apparentemente positive. Tra i consumatori che hanno dichiarato di aver subito una frode, nel 66% dei casi erano presenti recensioni non autentiche, mentre il 61% ha segnalato sconti che apparivano eccessivamente vantaggiosi.
U.E.. Rifugiati: cosa pensano i cittadini europei dopo la crisi di CeutaLa migrazione è tornata prepotentemente al centro del dibattito europeo dopo l'ondata di arrivi nell'enclave spagnola di Ceuta. Come riporta Euronews, un sondaggio Ipsos — l'Ipsos Global Attitudes Towards Refugees 2026 — fa il punto su come i cittadini dei Paesi dell'Unione europea guardano ai rifugiati in questo particolare momento.
Il quadro generale mostra un sostegno diffuso al diritto di cercare protezione, ma con riserve significative: molti europei dubitano che chi richiede lo status di rifugiato abbia davvero bisogno di protezione. La questione, quindi, non è soltanto di principio, ma di fiducia nel sistema di accoglienza e selezione delle domande.
Sul piano geografico le differenze sono marcate. Il sostegno ai rifugiati è più forte in Svezia, Paesi Bassi e Spagna, dove quasi otto persone su dieci ritengono che chiunque fugga da guerre o persecuzioni debba poter chiedere asilo. All'estremo opposto si collocano Ungheria e Polonia, dove la quota scende al 54% in entrambi i Paesi — i valori più bassi nell'intera UE.
Anche le opinioni su come i governi dovrebbero gestire concretamente la questione divergono in modo netto. In Ungheria, Belgio e Germania, oltre la metà degli intervistati ritiene che il proprio Paese dovrebbe chiudere completamente i confini ai rifugiati e non accettarne alcuno in questo momento.
Non mancano però segnali di cambiamento nel tempo. In Francia, ad esempio, il sostegno all'accoglienza dei rifugiati è salito al 68%, rispetto al 43% del 2019: un balzo di oltre venti punti percentuali in sette anni, che suggerisce come le opinioni pubbliche non siano immobili, anche su un tema così divisivo.
USA. Indiana in prima linea nella ricerca medica sugli psichedelici
Come riporta Axios, l'Indiana si sta affermando come uno degli stati americani più attivi nella ricerca scientifica sull'uso terapeutico degli psichedelici, un campo che per decenni è rimasto ai margini della medicina ufficiale e che ora vive una nuova stagione di interesse istituzionale.
Al centro di questa svolta vi è il Fondo per la ricerca terapeutica sulla psilocibina, istituito nel 2024 e amministrato dalla Divisione per la Salute Mentale e le Dipendenze dell'Indiana. Il fondo eroga finanziamenti alle istituzioni di ricerca dello stato per studiare la psilocibina — il principio attivo dei cosiddetti "funghi magici" — come possibile trattamento per patologie mentali e altre condizioni mediche. Il parlamento statale ha stanziato 600.000 dollari dal fondo generale per il biennio 2026–27, una cifra che ha sorpreso molti osservatori considerando la tradizionale prudenza politica di uno stato a forte maggioranza repubblicana.
La legge istitutiva è stata promossa dal senatore repubblicano Ed Charbonneau, che ha tenuto a precisare come il provvedimento non intenda legalizzare alcuna sostanza attualmente vietata, ma semplicemente creare le condizioni affinché la ricerca clinica possa avanzare in modo rigoroso e regolamentato. Lo scopo dichiarato è sostenere finanziariamente le università e i centri medici dell'Indiana nello studio della psilocibina come terapia per la salute mentale, con una particolare attenzione a veterani e soccorritori.
Tra le istituzioni coinvolte figurano l'Indiana University e la Purdue University. La dottoressa Leslie Hulvershorn, direttrice del dipartimento di psichiatria della Scuola di Medicina dell'Indiana University, ha sottolineato come condurre questa ricerca localmente consenta di sviluppare brevetti e attrarre investimenti dall'industria farmaceutica. Realizzare una solida base di evidenze scientifiche, ha dichiarato, è fondamentale per ottenere l'approvazione regolatoria e garantire che la terapia assistita da psilocibina risulti efficace e sicura per un utilizzo clinico su larga scala.
La psilocibina è oggetto di studio come possibile trattamento per la depressione resistente alle terapie convenzionali, il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), i disturbi da uso di sostanze e il dolore cronico. Studi condotti presso istituzioni come Johns Hopkins hanno evidenziato una riduzione duratura dei sintomi depressivi anche dopo un solo ciclo di trattamento. A livello federale, la FDA ha riconosciuto alla sostanza lo status di "terapia innovativa" (breakthrough therapy), aprendo di fatto la strada alla ricerca clinica regolamentata.
Il contesto politico attorno agli psichedelici si sta evolvendo rapidamente anche a livello nazionale. Nell'aprile 2026, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare la revisione degli psichedelici a fini medici, istruendo la FDA a concedere voucher di revisione prioritaria ad alcune aziende impegnate nello studio della psilocibina per la depressione maggiore e del metilon — analogo all'MDMA — per il PTSD. La sostanza rimane classificata come Schedule I a livello federale, ma la pressione scientifica e politica per una rivalutazione cresce di pari passo con i risultati dei trial clinici.
ITALIA. Turismo in crescita a luglioRincari dei prezzi, temperature estreme e tensioni geopolitiche non fermano i viaggiatori: anche a luglio i numeri del turismo sono in crescita (+4 milioni di presenze rispetto al 2025) e le previsioni per agosto restano positive con le città d’arte che fanno segnare l’incremento maggiore nella settimana di Ferragosto e per tutto il periodo estivo. La fotografia emerge dall’analisi dell’ufficio statistica del ministero del Turismo su dati della piattaforma Alloggiati web del ministero dell’Interno e Data Appeal. Lo scorso mese le presenze turistiche sono aumentate complessivamente del 4,4% rispetto a luglio 2025, trainate dalla componente straniera (+6,0% rispetto a +2,3% del contributo italiano). Dinamica positiva anche per gli arrivi con un incremento complessivo del 4,5%, determinato dall’aumento della componente italiana del 3,8% e di quella estera del 5,1%.
USA. Il più grande "datacenter biologico" del mondo per superare i test sugli animaliCirca il 90% dei farmaci fallisce nelle sperimentazioni cliniche sull'uomo, anche dopo aver superato con successo i test sugli animali. Un fallimento che ha un costo enorme: centinaia di milioni di dollari e decenni di lavoro bruciati per ogni singolo medicinale che non arriva al traguardo. È proprio questo cortocircuito della ricerca farmaceutica che la startup statunitense Vivodyne punta a risolvere con quello che definisce il più grande "datacenter biologico umano" mai realizzato.
Come riporta Fast Company, la piattaforma di Vivodyne è composta da 12 laboratori robotizzati denominati "hive" (alveari), capaci di condurre sperimentazioni controllate su oltre 3,1 milioni di tessuti umani l'anno — una capacità stimata come doppia rispetto a quella di tutti i trial clinici condotti negli Stati Uniti messi insieme.
Il funzionamento si basa su un chip biologico di nuova generazione, il TissueDisk Series 2, una sorta di piastra su scala wafer che coltiva simultaneamente centinaia di tessuti umani vivi e funzionali, prodotta interamente sulla linea di produzione robotizzata dell'azienda. Il processo parte da cellule umane, spesso prelevate con un semplice prelievo del sangue: in laboratorio queste cellule crescono su chip biologici e si auto-organizzano in strutture viventi dotate di vasi sanguigni e cellule immunitarie, capaci di riprodurre alcune funzioni dell'organo di origine — che sia un fegato o un rene.
L'obiettivo dichiarato è permettere alle case farmaceutiche di vedere cosa fa un farmaco all'interno di tessuto umano vivo prima ancora che raggiunga un paziente, riducendo drasticamente le incertezze che oggi portano al fallimento delle sperimentazioni cliniche. Otto tra le maggiori aziende farmaceutiche al mondo hanno già pagato per accedere in anticipo alla piattaforma.
Il sistema non serve solo alla sperimentazione farmacologica tradizionale: Vivodyne intende usare i dati generati su larghissima scala per addestrare modelli di intelligenza artificiale capaci di comprendere la biologia umana in modo sistematico — quello che l'azienda chiama un "world model" della biologia umana. I datacenter biologici dell'azienda si trovano nella Bay Area di San Francisco e a Philadelphia.
ITALIA. Biglietti concerti: AGCM multa Viagogo per 300.000 euro per pratiche scorretteL'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha comminato una multa da 300.000 euro a Viagogo, piattaforma con sede a Ginevra specializzata nella rivendita di biglietti per eventi. Come riporta Swissinfo, Viagogo è una delle cinque società sanzionate dall'Antitrust italiano nell'ambito della stessa operazione.
La sanzione più pesante, pari a un milione di euro, è stata invece inflitta a Ticketone. Le restanti tre piattaforme — Seatwave, Ticketbis e Mywayticket — si sono viste comminare complessivamente 420.000 euro. Viagogo, fondata nel 2006 in Inghilterra, ha trasferito la propria sede legale in Svizzera nel 2012.
Le istruttorie nei confronti dei cinque operatori erano state avviate nell'ottobre precedente, in relazione alla vendita di biglietti per concerti di artisti come Coldplay, U2, Red Hot Chili Peppers, Bruce Springsteen, Adele ed Ed Sheeran svoltisi in Italia.
Secondo l'AGCM, le società non avrebbero fornito informazioni adeguate sulle caratteristiche dei biglietti messi in vendita: venivano omessi il valore nominale del titolo, il numero di posto e di fila, oltre ai diritti e alle garanzie spettanti all'acquirente in caso di cancellazione dell'evento. Le piattaforme, inoltre, non avrebbero chiarito il proprio ruolo di semplici intermediari sul mercato secondario.
Sul fronte svizzero, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha contestualmente chiesto a Viagogo maggiore trasparenza, pretendendo che il prezzo finale effettivo di acquisto — e non una mera tariffa indicativa — venisse comunicato chiaramente agli utenti fin dal primo contatto, minacciando in caso contrario un'azione legale.
U.E.. Europol e sorveglianza: il Garante UE lancia l'allarme sui "rischi gravi"Il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) ha lanciato un nuovo e pesante avvertimento sulle pratiche di sorveglianza di Europol, l'agenzia di polizia dell'Unione europea. Secondo quanto riporta Politico, l'autorità di controllo ha sollevato preoccupazioni concrete sui "rischi gravi" che le attività dell'agenzia comportano per i diritti fondamentali e la privacy dei cittadini europei.
Al centro della vicenda c'è la gestione di enormi quantità di dati personali da parte di Europol. Come emerso da indagini giornalistiche condotte da più testate europee, l'agenzia con sede all'Aia avrebbe costruito e gestito per anni un sistema informatico parallelo — definito dagli addetti ai lavori un vero e proprio "ambiente shadow IT" — contenente volumi massicci di informazioni sensibili, tra cui tabulati telefonici, documenti di identità, dati bancari e di geolocalizzazione, inclusi quelli di persone non indagate per alcun reato.
L'EDPS, che ha il compito istituzionale di vigilare sulla liceità del trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organi dell'Unione europea, ha ripetutamente segnalato come la raccolta indiscriminata di dati da parte di Europol — inclusi quelli di cittadini dell'UE e di paesi terzi privi di qualsiasi collegamento accertato con attività criminali — ponga seri rischi per i diritti fondamentali.
Le criticità non si limitano al volume dei dati accumulati. Il Garante ha anche rilevato che i sistemi di registrazione degli accessi presentavano lacune tali da rendere impossibile determinare con certezza se specifici dati personali fossero stati consultati o modificati: gli investigatori potevano solo "inferire" l'avvenuto accesso. Nel febbraio 2026, l'EDPS ha comunicato al Gruppo parlamentare congiunto di controllo (JPSG) — organo composto da parlamentari europei e nazionali — la decisione di chiudere il monitoraggio del sistema dopo quasi un decennio di scambi con Europol, nonostante 15 raccomandazioni su 150 non fossero ancora state attuate, riguardanti peraltro questioni di "particolare importanza", tra cui salvaguardie di sicurezza fondamentali.
La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensione tra l'espansione dei poteri operativi di Europol e il rispetto delle norme europee sulla protezione dei dati. La Commissione europea ha presentato a giugno 2026 una nuova proposta di riforma del regolamento Europol — la terza in sei anni — che punta ad ampliare ulteriormente il mandato operativo dell'agenzia, con una dotazione finanziaria da 3 miliardi di euro. La proposta, secondo diverse organizzazioni per i diritti civili, ridurrebbe il ruolo dell'EDPS nella supervisione preventiva, consentendo ad Europol di procedere con operazioni sensibili di trattamento dei dati anche senza l'approvazione del Garante, qualora l'agenzia stessa lo ritenga "urgente e necessario".
Diversi eurodeputati hanno chiesto di sospendere l'iter di espansione del mandato di Europol fino a quando le accuse emerse non saranno state pienamente investigate. Una lettera inviata alla Commissione europea avverte che le modalità con cui Europol — e l'agenzia di frontiera Frontex — trattano, conservano e trasferiscono i dati sollevano "gravi preoccupazioni" rispetto al diritto europeo sulla protezione dei dati e ai principi fondamentali dello stato di diritto.
AUSTRALIA. Meta chiude 756.000 account di under 16 sui socialMeta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha reso noto di aver disattivato oltre 756.000 account in Australia sospettati di appartenere a utenti minorenni, nell'ambito degli obblighi imposti dalla legge australiana che vieta ai minori di 16 anni l'utilizzo dei social media. Come riporta Punto Informatico, il provvedimento interessa le piattaforme Facebook e Instagram e si inserisce in un contesto di crescente pressione regolatoria da parte delle autorità di Canberra.
Nel dettaglio, tra il periodo immediatamente precedente all'entrata in vigore della legge — il 10 dicembre 2025 — e la fine di giugno 2026, Meta ha disattivato 462.000 account Instagram e 294.000 account Facebook ritenuti intestati a under 16. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai dati comunicati a gennaio, quando i profili rimossi erano 331.000 su Instagram e 173.000 su Facebook.
Per identificare gli account dei minorenni, Meta ha dichiarato di fare ricorso all'intelligenza artificiale, che analizza indizi contestuali presenti nei profili — come post di compleanno o riferimenti all'anno scolastico — per stimare l'età dell'utente. La rimozione degli account, secondo quanto affermato dall'azienda, è tuttora in corso e i numeri sono destinati a crescere ulteriormente.
Nonostante i numeri comunicati da Meta, la situazione sul campo rimane problematica. Né altre piattaforme hanno pubblicato dati di conformità paragonabili a quelli di Meta, né i risultati sembrano aver raggiunto gli obiettivi della legge: secondo dati del governo australiano e diversi studi indipendenti, nei primi tre mesi dall'entrata in vigore del divieto, più di otto minori su dieci risultavano ancora presenti sui social media — spesso attraverso account intestati a maggiorenni o profili falsi.
Il governo australiano ha accusato le piattaforme di ostacolare intenzionalmente l'applicazione del divieto. Per rafforzare il quadro sanzionatorio, è stata introdotta una norma che raddoppia le sanzioni massime per le violazioni sistematiche, portandole a 99 milioni di dollari australiani (circa 69,7 milioni di euro), conferendo all'autorità regolatoria poteri più ampi in materia di acquisizione documentale. L'autorità di regolamentazione di Internet australiana sta inoltre valutando azioni legali esecutive contro alcune piattaforme — tra cui alcune controllate da Meta — ritenute non sufficientemente conformi alla legge.
Per venerdì è prevista un'audizione parlamentare a Canberra, alla quale sono chiamati a rispondere i rappresentanti di Meta, TikTok, Google (YouTube) e Snapchat, insieme a funzionari del regolatore e del governo. Meta ha ribadito di voler rispettare la legge, pur avendola apertamente contestata insieme ad altre piattaforme. La società ha sottolineato di condividere l'obiettivo del governo australiano di garantire ai giovani esperienze online sicure e appropriate all'età.
MONDO. Finfluencer su TikTok: i consigli finanziari per i giovani sono affidabili?I cosiddetti finfluencer — gli influencer che dispensano consigli finanziari sui social media — stanno diventando una fonte di riferimento sempre più diffusa tra i giovani investitori, soprattutto attraverso TikTok. Ma quanto ci si può fidare di questi contenuti? Come riporta Euronews, la questione è al centro di un crescente dibattito tra esperti e autorità di regolamentazione finanziaria.
Secondo un'indagine condotta nel 2024 dalla BaFin, l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca, più della metà degli investitori appartenenti alle generazioni Millennial e Gen Z considera i social media una fonte affidabile di informazioni finanziarie, e il 60% li vede come una valida alternativa alla consulenza professionale. Ulf Linke, esperto di tutela dei consumatori presso la BaFin, ha dichiarato che l'autorità registra una "chiara tendenza" verso la circolazione di consigli di investimento sui social media, con una concentrazione particolarmente marcata tra i più giovani.
Il fenomeno non è privo di rischi. Un'analisi di BrokerChooser ha rilevato che oltre il 93% dei video a tema trading su TikTok è potenzialmente fuorviante o dannoso, con i finfluencer che raramente incoraggiano il pubblico a effettuare verifiche autonome. Negli Stati Uniti, uno studio del CFA Institute e di FINRA ha evidenziato che solo il 20% dei contenuti con raccomandazioni di investimento includeva qualsiasi forma di avvertenza o trasparenza sui possibili conflitti di interesse.
Sul fronte europeo, ad aprile il Parlamento europeo ha approvato un documento che chiede l'introduzione di standard minimi per i finfluencer, citando espressamente rischi come la pubblicità occulta, le affermazioni ingannevoli, le truffe e i contenuti finanziari generati dall'intelligenza artificiale. Secondo gli eurodeputati, i social media sono ormai diventati una fonte "primaria" di informazione finanziaria per molti giovani. Anche l'ESMA, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha pubblicato linee guida specifiche per i finfluencer, ricordando che le norme sulle raccomandazioni di investimento si applicano anche a chi opera attraverso i social.
Gli esperti mettono in guardia su alcuni segnali d'allarme da tenere a mente quando si fruisce di questo tipo di contenuti. Linke indica che un creator affidabile dovrebbe sempre identificarsi con nome e cognome, fornire recapiti verificabili, dichiarare eventuali conflitti di interesse e spiegare le proprie qualifiche professionali. In assenza di queste informazioni, secondo l'esperto, non si dovrebbe riporre fiducia nei consigli ricevuti. È opportuno inoltre diffidare di chi promette rendimenti elevati senza illustrare i rischi connessi, e non cedere alla pressione emotiva o alla paura di perdere un'opportunità di guadagno.
L'indice dei prezzi al consumo (IPC) in Palestina ha registrato a luglio 2026 un calo del 43,19% su base annua, in peggioramento rispetto al -40,04% di giugno 2026. Lo rende noto l'Ufficio centrale di statistica palestinese (PCBS).
Il dato su base mensile mostra una diminuzione dell'1,68% rispetto a giugno 2026, con un calo del 3,87% nella Striscia di Gaza, mentre a Gerusalemme Est e in Cisgiordania si registrano lievi aumenti, rispettivamente dell'1,90% e dell'1,67%.
Su base annua il crollo più marcato riguarda la Striscia di Gaza, con prezzi precipitati del 66,27%, a fronte di incrementi dell'1,90% a Gerusalemme Est e dell'1,67% in Cisgiordania. Il PCBS segnala che il prolungato calo tendenziale riflette in larga parte la normalizzazione dei prezzi a Gaza dopo i livelli eccezionalmente elevati registrati nei periodi precedenti.
Sul fronte mensile, la discesa è stata trainata principalmente da uova (-8,20%), verdure fresche (-5,19%), benzina (-4,11%), gasolio (-3,12%), frutta fresca (-2,41%), gas (-2,10%), pollo fresco (-1,61%) e oli vegetali (-1,40%).
IRAN. Inflazione record, i consumatori si affidano al "compra ora, paga dopo"Con l'inflazione che erode il potere d'acquisto delle famiglie iraniane, un numero sempre crescente di negozi di quartiere e rivenditori alimentari sta rispolverando un'antica pratica: il credito informale su libretto, una forma locale di «compra ora, paga dopo» (in persiano hesab-daftari). A riportarlo è il Financial Times, citando a sua volta il quotidiano iraniano Etemad.
Un fenomeno che, fino a non molti anni fa, riguardava esclusivamente beni durevoli e di lusso come mobili o elettronici, si è ormai esteso agli acquisti di prima necessità: frutta, riso, detersivi, pollo. Secondo le testimonianze raccolte da Etemad a Teheran e in altre città, anche i piccoli macellai e i fruttivendoli di vicinato stanno offrendo linee di credito informali ai clienti abituali, spesso senza garanzie, senza assegni né accordi scritti — solo sulla base della fiducia reciproca.
«Vengono ogni settimana e saldano a inizio mese, quando arriva lo stipendio», racconta un commerciante di Teheran. «È come un piano rateale, solo che è tra noi.»
L'economista Ahmad Janjan, intervistato dal quotidiano, spiega che il cambiamento è profondo: «In passato, comprare a rate significava permettersi un bene di lusso. Oggi serve per acquistare pane e shampoo.» Il fenomeno è alimentato principalmente dal calo dei salari reali, dall'assenza di risparmi liquidi e dall'aumento generalizzato del costo della vita.
Sullo sfondo, i dati macroeconomici parlano chiaro. L'inflazione tendenziale in Iran ha raggiunto il 71,8% su base annua (confronto con marzo 2025), mentre quella sui prodotti alimentari, bevande e tabacchi ha toccato il 112,5%. Il Fondo Monetario Internazionale aveva stimato, già prima dell'escalation delle tensioni geopolitiche, un'inflazione media del 43% per il 2025. Circa un terzo della popolazione vive attualmente al di sotto della soglia di povertà.
Accanto al credito informale di bottega, crescono anche le piattaforme digitali di pagamento dilazionato: operatori come Digikala e Snapp Pay stanno registrando una rapida espansione, intercettando la domanda di chi non ha liquidità immediata nemmeno per i bisogni quotidiani.
Gli economisti iraniani, citati da Etemad, avvertono però che il ricorso massiccio al credito — in assenza di protezioni per i consumatori e di sistemi affidabili di valutazione del merito creditizio — comporta rischi seri nel medio periodo. «Non esistono regole uniformi in materia», sottolinea Janjan. «Le persone rischiano di ritrovarsi con debiti che non riescono a sostenere, e tutto questo per comprare beni di prima necessità.» Anche l'economista Morteza Afghah mette in guardia: «Ottieni ciò che ti serve oggi, ma gli obblighi di rimborso si accumulano e possono gravare ulteriormente sulle famiglie.»
Il quadro complessivo, definito dagli esperti come stagflazione — combinazione di alta inflazione e stagnazione economica — segnala che il debito si sta trasformando, per molti iraniani, da strumento d'emergenza a modalità ordinaria di sopravvivenza quotidiana.
IRLANDA. Nuovo sistema di sanzioni per tutelare i consumatori di energiaIl governo irlandese ha accolto con favore la pubblicazione di un nuovo Financial Penalty Framework da parte della Commission for Regulation of Utilities (CRU), il regolatore nazionale delle utenze. Come riporta RSVP Live, il provvedimento rafforza le sanzioni regolamentari a disposizione delle autorità e mira a proteggere i clienti del settore energetico.
Il nuovo quadro normativo stabilisce in che modo il regolatore può calcolare le sanzioni pecuniarie nei confronti degli operatori energetici che tengano comportamenti scorretti. I soggetti regolamentati coinvolti includono i fornitori di elettricità e gas, i gestori delle reti e gli operatori degli interconnettori.
Il framework ha una duplice funzione: da un lato agisce come strumento di enforcement, dall'altro opera come deterrente per scoraggiare la non conformità e promuovere la fiducia nei mercati energetici regolamentati. In base alla normativa vigente (Electricity Regulation Act 1999), la CRU può irrogare sanzioni amministrative fino al 10% del fatturato dell'operatore, previa conferma dell'Alta Corte.
Nel calcolare le penalità, il regolatore terrà conto di diversi fattori: la gravità e la durata della condotta scorretta, l'impatto sui clienti, l'eventuale beneficio economico ottenuto dall'operatore e le misure adottate per rimediare o attenuare il danno. Tra gli esempi di condotta scorretta rientrano la diffusione di informazioni inesatte o fuorvianti, le violazioni degli standard di protezione dei clienti e qualsiasi altro comportamento che possa arrecare danno agli utenti — in particolare ai più vulnerabili.
Il ministro per il Clima, l'Energia e l'Ambiente Darragh O'Brien ha dichiarato che garantire protezioni solide per i consumatori di energia, soprattutto per quelli in situazione di vulnerabilità, è una priorità assoluta per il suo dipartimento. Il ministro ha anche ricordato che i fornitori, attraverso l'Energy Engage Code, si impegnano a non interrompere la fornitura a nessun cliente in difficoltà che si faccia avanti e si metta in contatto con loro.
U.E.. Mediterraneo sempre più letale: meno arrivi, ma più morti in mare nel 2026Meno migranti raggiungono le coste europee, ma il Mediterraneo non è mai stato così pericoloso. È questo il paradosso che emerge dai nuovi dati pubblicati il 12 agosto dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nel rapporto Global Overview of Migration Routes (gennaio-aprile 2026), come riporta Eunews.
Nei primi quattro mesi del 2026, mentre gli arrivi sono crollati lungo alcune delle principali rotte verso il continente, il numero di morti e dispersi in mare è aumentato in modo drastico: raddoppiato nel Mediterraneo centrale e triplicato in quello orientale rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato più allarmante riguarda la rotta del Mediterraneo centrale: tra gennaio e aprile 2026 gli arrivi sono calati del 46%, scendendo a 8.577 persone. Nello stesso arco di tempo, però, 821 migranti sono morti o risultano dispersi lungo quella rotta, con un incremento dell'111% rispetto ai primi quattro mesi del 2025. Oltre la metà delle vittime — ben 430 — è stata registrata nel solo mese di gennaio, quando il ciclone Harry ha colpito la regione, rendendo ancora più pericolose traversate già caratterizzate da imbarcazioni precarie e condizioni di navigazione difficili.
Non migliore è la situazione nel Mediterraneo orientale, dove i decessi sono aumentati del 259%, raggiungendo 244 vittime. Molti di questi morti sono legati a naufragi avvenuti nelle acque intorno a Creta, su una rotta sempre più trafficata che parte da Tobruk, nella Libia orientale, e attraversa l'intero Mediterraneo centrale.
Il rapporto dell'OIM si basa su dati raccolti dal proprio sistema di monitoraggio degli spostamenti (Displacement Tracking Matrix), dal Progetto Migranti Dispersi, dai centri regionali di raccolta dati e da partner governativi. L'analisi mette in evidenza come fattori quali condizioni meteorologiche estreme, conflitti, pressioni economiche e cambiamenti nelle politiche migratorie abbiano profondamente trasformato le rotte percorse dai migranti.
Sul fronte atlantico, gli arrivi in Spagna attraverso la rotta dell'Africa occidentale sono crollati del 78%, scendendo a 2.276 persone — il calo più marcato tra tutte le rotte verso l'Europa. I punti di partenza si sono però spostati sempre più a sud lungo la costa dell'Africa occidentale, allungando la traversata e aumentando i rischi. Non tutte le rotte hanno registrato flessioni: gli arrivi in Spagna lungo la rotta del Mediterraneo occidentale sono invece aumentati del 66%, raggiungendo 5.647 persone, spinti soprattutto da un incremento triplo degli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla.
«Meno arrivi non significano viaggi più sicuri», ha dichiarato Ugochi Daniels, direttrice generale aggiunta dell'OIM. «Dietro ognuno di questi numeri c'è una famiglia che aspetta notizie che non arriveranno mai. Con percorsi sempre più lunghi e pericolosi, salvare vite in mare e sulla terraferma rimane una responsabilità condivisa, che nessun paese può affrontare da solo.»
I dati del 2026 confermano una tendenza già evidente: ridurre gli arrivi attraverso accordi con i paesi terzi e il rafforzamento dei controlli alle frontiere non elimina il fenomeno migratorio, ma ne sposta i flussi verso rotte alternative più rischiose. Le rotte si allungano, le imbarcazioni si riempiono oltre i limiti di sicurezza, e il bilancio di vite umane continua a crescere.
ITALIA. Se la scuola tace, educano i social: il vuoto dell'educazione sessuo-affettivaIn Italia, quando la scuola non parla di sessualità e relazioni affettive, a farlo ci pensano i social media. È questo il punto di partenza della riflessione pubblicata da Scienzainrete, che affronta il tema dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane evidenziando come l'assenza di percorsi strutturati lasci gli adolescenti soli di fronte a un'offerta di contenuti digitali spesso distorti, non verificati e potenzialmente dannosi.
Il quadro normativo è tutt'altro che incoraggiante. Dal 7 luglio 2026 è in vigore la legge 9 giugno 2026, n. 104, che introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per tutte le attività extracurricolari su temi legati alla sfera sessuale nelle scuole secondarie, e vieta del tutto tali attività nelle scuole dell'infanzia e primarie. Le scuole sono inoltre tenute a inviare alle famiglie tutti i materiali didattici almeno sette giorni prima degli interventi. Secondo i critici, questa impostazione rischia di scoraggiare molti istituti — già alle prese con carenza di personale e risorse — dall'affrontare questi argomenti, per evitare oneri burocratici aggiuntivi o il timore di segnalazioni e ispezioni.
Il risultato pratico è un vuoto formativo che non rimane tale: se la scuola arretra, quel vuoto viene riempito dai social, dalla pornografia, dagli stereotipi e dalla violenza dei gruppi online. A differenza della scuola, questi "cattivi maestri" non mostrano i loro materiali in anticipo e non chiedono il consenso a nessuno. Meno della metà degli studenti italiani ha mai ricevuto una qualche forma di educazione sessuale scolastica, e spesso si è trattato di sporadici accenni biologici nelle ore di scienze, senza alcun approfondimento su consenso, affettività o relazioni interpersonali.
L'educazione sessuo-affettiva viene descritta come uno strumento fondamentale di prevenzione: non solo rispetto alle infezioni sessualmente trasmissibili — in aumento esponenziale tra i giovani dal 2021 secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità — ma anche in relazione a fenomeni come il bullismo, la violenza di genere e l'uso distorto dei media digitali. Educare a riconoscere i propri confini, a comprendere il consenso e a costruire relazioni sane significa fornire agli adolescenti strumenti concreti per tutelarsi.
Il dibattito è aperto anche sul piano democratico: il 7 agosto 2026 è partita la raccolta di 500.000 firme per un referendum abrogativo della legge 104/2026, con scadenza il 30 settembre. Il quesito referendario chiede l'abrogazione integrale della norma. Sostenerne l'abrogazione, sottolineano i promotori, non significa essere contro le famiglie, ma chiedere un equilibrio diverso: informazione preventiva, competenza e trasparenza, senza trasformare la formazione su salute, rispetto e sicurezza in un percorso accessibile solo previo consenso scritto.
L'Italia resta intanto uno dei pochi paesi europei privi di un curricolo obbligatorio sull'educazione sessuale: su 27 Stati membri dell'Unione europea, 20 la prevedono come materia obbligatoria. Svezia, Germania, Danimarca, Finlandia e Austria l'hanno introdotta da decenni. Il quadro di riferimento scientifico esiste dal 2010, con gli Standard per l'educazione sessuale in Europa elaborati dall'OMS Regione Europa e dall'istituto tedesco BZgA, che definiscono percorsi graduali per fasce d'età basati su evidenze.
MONDO. Alcol: una strage silenziosa che il mondo continua a permettersiTre milioni di morti ogni anno nel mondo, oltre duecento patologie collegate, dal cancro alle malattie cardiovascolari fino ai disturbi mentali. Eppure il consumo di alcol continua a non generare l'allarme che merita. Lo sostiene Stefano Cagliano in un articolo pubblicato da Scienza in Rete, che definisce quello alcolico un problema di salute pubblica rimasto per troppo tempo nell'ombra.
Le prove scientifiche sui danni provocati dall'alcol — dagli incidenti stradali ai tumori — sono ormai solidissime. Eppure la gestione clinica e preventiva di questa emergenza resta clamorosamente indietro: pochi operatori sanitari utilizzano gli strumenti di screening disponibili, e ancora meno pazienti riescono ad accedere alle terapie efficaci che già esistono. Il risultato è una strage silenziosa che le istituzioni sembrano disposti a tollerare.
A rendere tutto più difficile è la normalizzazione culturale del bere: l'alcol è socialmente accettato, spesso celebrato, raramente percepito come una sostanza pericolosa. Questa bassa percezione del rischio da parte della popolazione è uno dei principali ostacoli alla prevenzione. A ciò si aggiunge l'influenza esercitata dall'industria delle bevande alcoliche, che storicamente opera per frenare l'adozione di misure restrittive — dall'etichettatura con avvertenze sanitarie alle limitazioni alla pubblicità — ostacolando politiche pubbliche più incisive.
Il divario tra l'entità del danno e la risposta istituzionale è dunque enorme. L'alcol uccide più di molte emergenze sanitarie che monopolizzano il dibattito pubblico, ma riceve una frazione dell'attenzione politica e mediatica che riceverebbe qualsiasi altra sostanza con lo stesso profilo di rischio. Una disparità che, secondo l'analisi di Scienza in Rete, non ha giustificazioni scientifiche: ha solo radici culturali ed economiche.
USA. Deportazioni di massa: la paura come politica e il suo costo sulla salute mentale
Le politiche di deportazione di massa portate avanti dalla seconda amministrazione Trump stanno producendo conseguenze gravi e documentate sulla salute mentale delle comunità immigrate negli Stati Uniti. È quanto denuncia l'American Immigration Council in un recente approfondimento, secondo cui la paura stessa — indipendentemente dall'effettiva esecuzione di un rimpatrio — si è trasformata in uno strumento di controllo con effetti devastanti sul benessere delle persone.
Operazioni di polizia su larga scala, controlli rafforzati negli aeroporti, un numero crescente di morti in custodia dell'agenzia ICE, livelli record di detenzioni e deportazioni, e la revoca di protezioni legali per alcune categorie di residenti — come i cittadini haitiani con status di protezione temporanea (TPS) — caratterizzano ormai il quadro politico attuale. Queste strategie di enforcement sempre più diffuse stanno sconvolgendo la vita di famiglie, luoghi di lavoro e interi quartieri, alimentando stress cronico, ansia, depressione e trauma nelle comunità di immigrati e nelle famiglie di status misto.
Il clima di terrore spinge molte persone a evitare luoghi pubblici, attività sociali, scuole, operatori sanitari e altri servizi essenziali. Da Illinois, Los Angeles e Minneapolis arrivano testimonianze di comunità che fanno i conti con un trauma collettivo: vicini di casa, colleghi e familiari vengono prelevati di punto in bianco dalle proprie abitazioni, dai posti di lavoro, dalla routine quotidiana. In molti casi si tratta di persone che vivono negli Stati Uniti da anni, che hanno costruito una carriera, cresciuto una famiglia e sono diventate parte integrante del tessuto sociale locale.
Le operazioni condotte con veicoli non identificati o agenti in borghese hanno generato confusione e una paura più che giustificata — e in alcuni casi si sono concluse con esiti tragici — lasciando le comunità a cercare di capire come andare avanti. Come sottolinea il rapporto, a tutto questo si aggiunge il taglio delle reti di supporto psicologico e sociale su cui gli immigrati facevano affidamento: le misure previste dal cosiddetto "One Big Beautiful Bill" del 2025, insieme ad altre politiche, hanno ridotto l'accesso ai servizi per gli immigrati aventi diritto.
Particolarmente colpiti sono i minori. I bambini nati negli Stati Uniti da famiglie in situazione mista — un genitore con documenti, uno senza — vivono in uno stato di ansia costante all'idea che i propri genitori vengano fermati o deportati. Secondo le ricerche citate, la paura della separazione familiare porta i genitori a tenere i figli lontano dalla scuola, a isolarsi dalla comunità e a rinunciare a richiedere prestazioni pubbliche a cui avrebbero diritto, con effetti negativi sullo sviluppo dei bambini stessi. Agli immigrati privi di documenti si aggiungono i migranti non accompagnati, che già portano il peso di traumi preesistenti alla migrazione e di una prolungata incertezza, con un rischio aumentato di disturbo post-traumatico da stress, depressione e ritiro sociale.
Gli operatori della salute mentale confermano un netto aumento delle richieste di supporto psicologico. Tra i sintomi più frequentemente riscontrati: stati di ipervigilanza, attacchi di panico, esaurimento emotivo e sfiducia nelle istituzioni. La "paura cronica della deportazione" — indipendentemente dallo status giuridico della persona — emerge come fattore patogeno autonomo, in grado di produrre danni anche in chi non è direttamente a rischio di rimpatrio.
ITALIA. RSA in Emilia-Romagna: 12mila anziani in lista d'attesaSono circa 12.000 gli anziani in lista d'attesa per un posto nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) in Emilia-Romagna. A denunciare la situazione è la Repubblica, che descrive uno squilibrio ormai strutturale tra la domanda di assistenza residenziale e i posti disponibili nella regione.
Il fenomeno non è isolato: secondo le stime più aggiornate, a livello nazionale sarebbero oltre 242.000 gli anziani in attesa di un posto in struttura residenziale, a fronte di circa 265.000 posti letto complessivi censiti per la non autosufficienza. Un sistema sotto pressione, dove la domiciliarità — alternativa teorica alla residenzialità — resta ancora troppo debole: gli over 65 ricevono in media appena 16 ore di assistenza a domicilio all'anno.
Il peso della situazione ricade in primo luogo sulle famiglie, che si trovano a gestire la cura di anziani non autosufficienti senza poter contare su una collocazione in struttura in tempi ragionevoli. I tempi di attesa per l'accesso a una RSA in Emilia-Romagna possono variare dai 3 ai 12 mesi, a seconda della provincia e della complessità clinica del paziente. Nel frattempo, l'assistenza — quando non affidata a strutture private a pagamento — grava sulle reti familiari, già messe alla prova dall'invecchiamento demografico.
Sul fronte dei costi, la retta mensile media di una RSA privata in Emilia-Romagna si aggira intorno ai 2.000 euro, con la quota sanitaria coperta in parte dal Servizio Sanitario Regionale e la quota alberghiera a carico dell'utente o della famiglia. Chi non è in grado di sostenere la spesa può ricorrere al sostegno del Comune, previa valutazione ISEE.
La Regione ha recentemente stanziato 10 milioni di euro aggiuntivi per il 2026 per ampliare gli inserimenti in struttura degli ultra65enni non autosufficienti, portando la dotazione complessiva per RSA e Centri Diurni a 244 milioni di euro. Una risposta parziale, che non appare sufficiente a colmare un divario ormai cronico tra domanda e offerta di assistenza residenziale.
COLOMBIA. Colombia autorizza operazioni militari USA contro il narco-terrorismo
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha annunciato che la Colombia ha dato il via libera alle forze armate americane per condurre operazioni militari sul proprio territorio nell'ambito della lotta al cosiddetto "narco-terrorismo". Secondo quanto riferito da El País English, l'accordo permetterebbe alle forze statunitensi di svolgere missioni congiunte contro i cartelli della droga e i gruppi armati illegali operanti in territorio colombiano.
La dichiarazione arriva dopo un periodo di forti tensioni diplomatiche tra Washington e Bogotà. Nelle settimane precedenti, il presidente colombiano Gustavo Petro aveva rifiutato di accettare voli militari americani trasportanti migranti colombiani deportati dagli Stati Uniti, scatenando una crisi tra i due paesi che aveva portato l'amministrazione Trump a minacciare l'imposizione di dazi e altre misure punitive.
L'intesa annunciata da Hegseth rappresenterebbe dunque un cambio di rotta nelle relazioni bilaterali, con Bogotà che apre le porte a una presenza operativa militare statunitense sul proprio suolo, in un contesto in cui la lotta al traffico di droga e ai gruppi paramilitari rimane una delle priorità dichiarate dell'amministrazione americana.
REGNO UNITO. Scozia: mille morti l'anno per droga, The Economist chiede un cambio di rotta
La Scozia è uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità per droga al mondo. I dati più recenti sono allarmanti: tra dicembre 2025 e febbraio 2026 sono stati registrati 330 decessi sospetti correlati alle sostanze stupefacenti, una media di 25 ogni settimana, con un incremento del 31% rispetto al trimestre precedente e del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024. A fotografare questa emergenza è il rapporto RADAR di Public Health Scotland pubblicato nell'aprile 2026.
Su questo sfondo, The Economist torna ad analizzare la crisi scozzese delle droghe chiedendosi come porvi rimedio. La risposta del settimanale britannico è netta: l'attuale approccio punitivo è inefficace e occorre un cambio di paradigma radicale, che tratti la dipendenza come un problema di salute pubblica anziché come una questione penale.
Tra le soluzioni proposte figurano la depenalizzazione del consumo personale, l'istituzione di sale di consumo sicuro supervisionato e una più ampia disponibilità di trattamenti farmacologici come il metadone e il naloxone. Quest'ultimo, capace di bloccare gli effetti di una overdose da oppioidi, è già distribuito in Scozia ma non in misura sufficiente rispetto all'entità del problema.
La crisi colpisce soprattutto gli uomini in età lavorativa: l'83% delle vittime ha meno di 55 anni, la fascia 45-54 anni è quella più colpita (35% dei casi), seguita dai 35-44enni (28%). Tre quarti dei decessi riguardano uomini. Solo a Greater Glasgow tra dicembre 2025 e febbraio 2026 si sono registrati 62 decessi sospetti.
A complicare ulteriormente il quadro è la comparsa di nuove sostanze sintetiche: i nitazeni, oppioidi sintetici molto più potenti dell'eroina, sono stati rilevati nell'11% dei casi di tossicologia post-mortem nell'ultimo trimestre del 2025. Le autorità sanitarie scozzesi hanno emesso allerte specifiche che restano tuttora attive.
The Economist critica l'inerzia politica e guarda ai modelli adottati in altri paesi europei che, trattando la dipendenza come una patologia anziché come un crimine, sono riusciti a ridurre significativamente i decessi. Il riferimento è in particolare all'approccio portoghese, che ha trasformato in profondità i risultati in termini di vite salvate. In Scozia, al contrario, le competenze sulle leggi in materia di droga restano in capo a Westminster, il che ha finora impedito alle autorità scozzesi di sperimentare soluzioni più avanzate, come le drug consumption room.
ITALIA. Mit lavora per bonus affitto genitori separati entro 2026Il Mit ha gia' avviato le interlocuzioni con il ministero dell'Economia e delle Finanze per "accelerare" la definizione del decreto attuativo, per rendere operativo "nel piu' breve tempo possibile" il Fondo destinato al sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati con l'obiettivo di consentire l'erogazione dei primi contributi entro la fine dell'anno. La misura, spiega in una nota il ministero, dispone risorse per 20 milioni di euro l'anno, pari a 60 milioni complessivi nel triennio 2026-2028. L'obiettivo e' sostenere una platea stimata in 15mila beneficiari. Il contributo sara' destinato ai genitori separati o divorziati non assegnatari dell'abitazione familiare di proprieta' e con figli a carico fino al compimento dei 21 anni. "Una risposta concreta a chi, dopo una separazione, deve affrontare il costo di una nuova sistemazione abitativa, spesso continuando a sostenere anche le spese della precedente abitazione e gli obblighi di mantenimento", sottolinea il Mit. Nelle intenzioni del ministero, il sostegno potra' arrivare fino a 500 euro al mese per dodici mesi, per permettere ai beneficiari di disporre di un'abitazione senza indebitarsi. Criteri di accesso, importi definitivi e modalita' di presentazione delle domande saranno stabiliti con un decreto del Mit, adottato di concerto con il Mef. Per il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, si tratta "di una misura di equita' e buonsenso, pensata per contrastare una forma di disagio abitativo troppo spesso ignorata e aiutare concretamente padri e madri a ricostruire la propria quotidianita', continuando a essere presenti nella vita dei figli".
(AGI)
ITALIA. Guardia di Finanza contro evasione fiscale e sommersoAbusivismo commerciale, caporalato ed evasione fiscale su concessioni demaniali. Si ripropone puntuale come il Ferragosto anche nell’estate 2026 la battaglia infinita della Guardia di Finanza contro l’evasione fiscale e il sommerso. È sufficiente girare l’Italia da Nord a Sud per rendersi conto facilmente che anche i Pos vanno in vacanza e che sempre più spesso le linee della banda larga si fanno sempre più strette. Il risultato? Collegamenti saltati, pagamenti digitali impediti e obbligo per turisti ed avventori a dotarsi di contante, che sicuramente non favorisce la tracciabilità anche in chiave antievasione.
ITALIA. Bollette energia in crescita a settembre: +23% famiglie, +54%impreseBollette, spese annuali in crescita del 23% per le famiglie e del 54% per le imprese per i rincari attesi a settembre. La stima, per il Sole 24 Ore, è stata fatta da Nomisma Energia calcolando in base agli attuali prezzi all’ingrosso l’impatto sulle tariffe al rientro dalla pausa agostana. Si tratta di una media ponderata (prudenziale) a partire dal prezzo della sola materia prima gas comunicato da Arera per i vulnerabili (l’ultimo, quello per lo scorso luglio, indicava 60 centesimi al metro cubo). I137 centesimi al metro cubo attesi per settembre (contro i 106 di settembre 2025) porterebbero quindi una famiglia tipo (che consuma 1.400 metri cubi annui) a sborsare 429 euro in più a fine 2026 (+29% rispetto al 2025). Viene pagata la corsa del gas sui listini: sul Ttf di Amsterdam a fine luglio è tornato a superare i 60 euro al MWh, come non succedeva dal marzo scorso, per la stretta di Hormuz, e ieri è volato sopra i 62 euro al MWh in Europa.
USA. Corsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescitaCorsa dei big dell’intelligenza artificiale a emettere bond per finanziare i piani di crescita impatta direttamente sul debito americano. Per il 2026 è attesa l’emissione di obbligazioni legate all’AI per 300 miliardi di dollari (360 miliardi in termini di “10 year equivalent”), un valore pari all’1% circa del Pil Usa. Secondo gli studi della Fed, una montagna di emissioni investment grade di questo tipo può implicare il rialzo di circa 10 punti base sul rendimento del Treasury decennale e uno ancora maggiore sui trentennali.
Heathrow non è più l'aeroporto più trafficato d'Europa, ora il titolo è passato a Istanbul. A segnare il sorpasso è stato il mese di luglio che ha visto lo scalo turco registrare 8,15 milioni di passeggeri contro i 7,86 milioni di quello londinese. L'hub britannico ha mantenuto il primato di scalo d'Europa dal 1996 al 2019, prima di perdere la posizione in vetta nel 2020 per le restrizioni legate alla pandemia da Covid e riconquistarla nel 2023. Il mese scorso, però, il traffico è calato dell'1,5% su base annua, mentre quello di Istanbul è cresciuto del 2,3%.
Pesa in particolare il crollo del 20,2% dei collegamenti con il Medio Oriente, legato al conflitto contro l'Iran. I vertici dello scalo britannico hanno sottolineato la necessità di accelerare i lavori per realizzare la terza pista. Un anno fa il governo laburista guidato dall'allora premier Keir Starmer aveva dato luce verde al maxi-progetto di espansione per Heathrow, che prevede un investimento da 21 miliardi per la realizzazione di una terza pista per i decolli e gli atterraggi.
(TTG)
REGNO UNITO. Organoidi da cellule NHS per ridurre i test sugli animaliIl Regno Unito avvierà un programma per coltivare organi umani in miniatura — i cosiddetti organoidi — a partire dalle cellule dei pazienti del Servizio Sanitario Nazionale (NHS), con l'obiettivo di migliorare la sperimentazione dei farmaci e ridurre il ricorso agli animali nella ricerca. Come riporta Health Tech World riprendendo l'articolo del Guardian, gli scienziati utilizzeranno questi aggregati di tessuto umano per studiare come le malattie si manifestano in modo diverso da paziente a paziente, aiutando così a individuare le terapie più efficaci in funzione della specifica patologia di ciascuno.
Il nuovo programma sarà coordinato da un polo di ricerca con sede a Cambridge, finanziato con 20 milioni di sterline dal Medical Research Council (MRC). I ricercatori lavoreranno alla creazione di una biblioteca di organoidi standardizzati e validati, messi a disposizione sia del mondo accademico sia dell'industria farmaceutica per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci.
Il finanziamento complessivo dell'iniziativa è più ampio: MRC, Wellcome e Innovate UK hanno stanziato congiuntamente 15,9 milioni di sterline per sviluppare modelli avanzati di malattia basati su cellule e tessuti umani. Il programma comprende organoidi derivati da cellule staminali, colture di tessuto prelevato durante interventi chirurgici e sistemi organ-on-a-chip, che combinano colture cellulari con microfluidica per riprodurre la struttura e il funzionamento di diversi tessuti.
L'iniziativa si inserisce nel piano più ampio del governo Starmer per ridurre progressivamente la sperimentazione animale. La strategia, presentata a novembre 2025, punta sulle cosiddette "nuove metodologie di approccio" (NAMs): oltre agli organoidi, comprende sistemi organ-on-a-chip e intelligenza artificiale per elaborare dati e modellare i processi biologici. Entro fine 2026 saranno sospesi i test sugli animali per irritanti cutanei e oculari; entro il 2027 sarà eliminato il test del botulino sui topi; entro il 2030 si ridurranno i test metabolici su cani e primati non umani.
I numeri attuali danno la misura del fenomeno: nel 2024 nel Regno Unito sono state condotte 2,54 milioni di procedure su animali, in calo del 3,8% rispetto all'anno precedente. Oltre il 90% ha riguardato topi, ratti, pesci e uccelli, ma una quota minoritaria ha coinvolto specie particolarmente protette come cani e scimmie. Storicamente, oltre il 90% dei farmaci che superano i test sugli animali fallisce poi nelle sperimentazioni cliniche sull'uomo, il che mette in discussione l'effettiva utilità predittiva di quei test.
Sul fronte degli organoidi specifici, il gruppo guidato da Matthias Zilbauer, professore clinico di gastroenterologia pediatrica presso il Cambridge Stem Cell Institute, partirà con organoidi per le malattie infiammatorie intestinali come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. Altri ricercatori si concentreranno sulla crescita di tumori in vitro per migliorare i trattamenti oncologici, e su organoidi cerebrali per lo studio delle patologie neurologiche. Nel frattempo la società VivoSphere sta sviluppando test cardiaci di sicurezza coltivando cellule del cuore in piccole sfere di gel: test che tradizionalmente richiedono dai 50 ai 100 animali, tra porcellini d'India, conigli e cani.
Anche i regolatori di farmaci statunitensi ed europei stanno incoraggiando approcci alternativi ove disponibili, segnalando una convergenza internazionale verso modelli di ricerca basati direttamente sulla biologia umana.
ITALIA. Conti correnti: la Cassazione limita i controlli del Fisco, anche retroattivamenteNegli ultimi tre anni i controlli fiscali sui conti correnti si sono intensificati a livelli senza precedenti: algoritmi dell'Agenzia delle Entrate, indagini digitali, analisi di movimenti bancari per famiglie e imprese. Ma qualcosa sta cambiando in modo significativo, e a favore dei contribuenti. Come riporta Businessonline.it, la Corte di Cassazione ha introdotto criteri radicalmente nuovi, modificando le regole — anche per il passato — su come le autorità possono ottenere e utilizzare i dati finanziari dei contribuenti.
Con le ordinanze n. 19956 e n. 19960 del 15 giugno 2026, la Sezione Tributaria della Cassazione ha stabilito un principio destinato a ridefinire le modalità con cui il Fisco può accedere ai dati bancari: l'autorizzazione preventiva necessaria per avviare le indagini sui conti correnti non può più essere considerata un semplice atto amministrativo interno. Al contrario, poiché si tratta di un provvedimento che incide su informazioni che rientrano nella sfera più riservata della persona, deve rispettare precisi requisiti di trasparenza e controllabilità.
In concreto, l'atto autorizzativo deve contenere gli elementi essenziali — presupposti, oggetto e limiti dell'indagine — che consentano di verificarne la correttezza anche successivamente. Se tale autorizzazione risulta mancante, incompleta o insufficientemente motivata, i dati bancari raccolti diventano inutilizzabili e l'avviso di accertamento fondato su di essi è invalido. Non è più una nullità sanabile o marginale: ha effetto demolitorio sull'atto impositivo fin dall'origine.
La svolta non riguarda il potere in sé del Fisco di controllare i conti correnti — riconosciuto già dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 260 del 2000 — bensì le modalità con cui tale potere viene esercitato. L'amministrazione fiscale dovrà motivare in maniera dettagliata le ragioni dell'indagine, il suo oggetto e i limiti entro cui potrà svolgersi. Il contribuente deve poter leggere e verificare l'autorizzazione: senza questo, l'accertamento cade.
La Cassazione ha inoltre recepito i principi della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e i principi elaborati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, rafforzando il diritto al rispetto della vita privata anche in ambito fiscale. Questa pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale già avviato con le sentenze Italgomme (febbraio 2025) e Agrisud (dicembre 2025), che avevano già segnalato un problema strutturale nella normativa italiana: l'ufficio che disponeva il controllo era lo stesso che ne valutava la legittimità, senza alcun vaglio esterno.
L'impatto retroattivo è l'elemento più dirompente: anche i controlli bancari avviati prima di queste sentenze possono essere dichiarati nulli, se carenti del necessario titolo autorizzativo. Ciò apre la strada a possibili annullamenti di accertamenti già in corso o definitivamente chiusi, qualora il contribuente contesti tempestivamente la legittimità dell'autorizzazione originaria.
Alcune precisazioni restano però necessarie: non ogni irregolarità formale determina automaticamente l'illegittimità dell'accertamento. Gli effetti vanno valutati caso per caso, e l'eventuale invalidità riguarderà solo la parte dell'atto costruita su informazioni raccolte in modo non conforme. La contestazione deve essere sollevata tempestivamente dal contribuente.
ITALIA. A2A multata da ARERA: 5 milioni per manipolazione del mercato elettricoL'ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha inflitto una sanzione da 5 milioni di euro al gruppo A2A, una delle principali multiutility italiane, per manipolazione del mercato elettrico all'ingrosso. Come riporta Businessonline.it, il provvedimento è stato formalizzato con una delibera pubblicata il 30 luglio 2026.
Stando a quanto emerso dall'istruttoria, nel 2022 A2A avrebbe adottato una strategia di offerta con alcuni impianti a ciclo combinato tale da fissare il prezzo di mercato a un livello artificioso, ossia diverso da quello che si sarebbe formato attraverso una normale interazione concorrenziale tra domanda e offerta. In pratica, la società avrebbe trattenuto economicamente una parte della capacità produttiva, condizionando così il prezzo medio mensile dell'energia. Di questo effetto avrebbe beneficiato direttamente la stessa A2A, potendo vendere la quota di energia non trattenuta a un prezzo gonfiato dalla condotta contestata.
Il riferimento normativo alla base dell'accusa è il regolamento europeo REMIT, che stabilisce norme condivise a livello europeo per garantire integrità e trasparenza nei mercati dell'energia all'ingrosso, con l'obiettivo di prevenire pratiche abusive. Arera ha anche sottolineato che le offerte delle unità produttive coinvolte sono state rifiutate in un numero molto elevato di ore, nonostante il costo marginale di breve periodo fosse inferiore al prezzo di mercato, elemento ritenuto centrale nella valutazione della condotta.
Nella quantificazione della multa, l'Autorità ha tenuto conto della posizione di A2A come primario operatore del settore e della rilevanza dei potenziali danni arrecati ai consumatori di energia elettrica, fissando l'importo anche con l'obiettivo di garantire un effetto deterrente.
A2A ha contestato il provvedimento, ritenendo che l'interpretazione del REMIT adottata da Arera non tenga adeguatamente conto delle caratteristiche dei mercati elettrici liberalizzati e delle specifiche circostanze del caso. La società ha richiamato in particolare il regolamento europeo 2019/943, secondo cui i prezzi dell'energia si formano liberamente dall'incontro tra domanda e offerta, senza tetti né minimi prefissati. Arera ha però respinto questa difesa, ribadendo che le motivazioni fornite non costituiscono legittime giustificazioni economiche o tecniche ai sensi del REMIT. A2A ha tempo 60 giorni per presentare ricorso al TAR della Lombardia, oppure 120 giorni per un ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Va segnalato che nel medesimo periodo A2A Reti Elettriche è stata destinataria di ulteriori provvedimenti per violazioni legate alla trasparenza nella fatturazione: sarebbero stati riscontrati ritardi nella trasmissione di informazioni indispensabili alle società di vendita per una corretta bollettazione, pregiudicando il diritto degli utenti a ricevere fatture precise e dettagliate. Per questa seconda violazione è prevista una sanzione accessoria di 187.500 euro.
REGNO UNITO. Stretta sui prezzi falsi e sugli abbonamenti-trappolaIl primo ministro britannico Andy Burnham ha annunciato una serie di misure a tutela dei consumatori per contrastare due pratiche commerciali molto diffuse: gli sconti ingannevoli e gli abbonamenti difficili da disdire. Come riporta IBTimes UK, l'iniziativa rientra in un programma più ampio di cosiddetti "everyday fixes" — interventi concreti sulla vita quotidiana — con cui il governo intende alleviare la pressione economica sulle famiglie.
Sul fronte degli sconti, il governo vuole vietare la pratica di gonfiare artificialmente il prezzo di un prodotto poco prima di un'offerta promozionale, così da far apparire la riduzione più conveniente di quanto non sia in realtà. Verrà avviata una consultazione autunnale per inserire esplicitamente queste condotte nella lista delle pratiche commerciali vietate dalla Competition and Markets Authority (CMA), l'autorità britannica garante della concorrenza, rafforzando così la base legale per eventuali sanzioni. Secondo le stime del governo, la stretta sugli sconti fasulli potrebbe far risparmiare ai consumatori britannici circa 400 milioni di sterline all'anno.
Sul fronte degli abbonamenti, le nuove regole obbligheranno le aziende a semplificare le procedure di cancellazione e a informare con maggiore frequenza i clienti sui pagamenti in corso, anziché rinnovare i contratti automaticamente e in modo silenzioso a tariffe spesso più alte. Le misure, già annunciate ad aprile dal governo Starmer e inizialmente previste per la primavera prossima, verranno anticipate a gennaio su impulso di Burnham. Ai consumatori sarà inoltre garantito un periodo di recesso di 14 giorni per ottenere il rimborso di rinnovi automatici non desiderati. Il risparmio medio atteso è di circa 14 sterline al mese per famiglia.
Complessivamente, i britannici spendono ogni anno circa 1,6 miliardi di sterline in abbonamenti indesiderati.
A sostegno delle misure sugli abbonamenti si è espressa Citizens Advice, che ha ricordato come una ricerca del 2024 avesse già documentato oltre 13 milioni di persone che avevano sottoscritto inavvertitamente un abbonamento nei dodici mesi precedenti. Positivo anche il giudizio di Which?, l'associazione britannica di consumatori, che ha sollecitato una rapida applicazione delle nuove regole per proteggere i cittadini da "tattiche di prezzo subdole". Non mancano le critiche: la News Media Association, che rappresenta editori come The Sun, The Times e The Guardian, si è dichiarata "profondamente delusa" per la rapidità con cui il governo ha accelerato i tempi, lamentando l'assenza di un adeguato periodo di implementazione concordato con le imprese.
U.E.. Cinque paesi UE vogliono costruire un centro rimpatri in UgandaCome riporta Eunews, citando il quotidiano greco Kathimerini, Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia stanno mettendo a punto un piano congiunto per realizzare un centro rimpatri in Uganda. L'obiettivo dichiarato è quello di trasferire i migranti irregolari al di fuori dei confini dell'Unione europea.
Il piano è ancora in fase di definizione. Il prossimo 4 settembre i ministri dell'Interno dei cinque paesi si riuniranno a Copenaghen per fare il punto sui negoziati in corso. Secondo fonti diplomatiche citate dal giornale greco, la logica alla base dell'accordo è che la maggior parte dei migranti trasferiti in Uganda preferirà tornare autonomamente nel proprio paese d'origine pur di non restare sul territorio ugandese. La struttura, una volta completata, sarebbe in grado di "ospitare" dai 5 ai 10 mila persone, e la sua realizzazione è prevista per il 2027.
Tra le alternative prese in considerazione figurava anche il Ruanda — già coinvolto in un accordo simile con il Regno Unito, poi mai diventato operativo — e, in un primo momento, il Kenya. Il nuovo Regolamento UE sui rimpatri, approvato lo scorso giugno dal Parlamento europeo, costituisce la base giuridica dell'iniziativa: consente il trasferimento di persone la cui domanda d'asilo è stata respinta verso strutture situate al di fuori dell'Unione, in attesa del rimpatrio nel paese d'origine.
La Grecia, in particolare, preme per accelerare: Atene punta ad aprire un centro rimpatri in Africa prima di assumere la presidenza del Consiglio UE, prevista per luglio 2027. Non si tratta di un'iniziativa isolata: anche il Regno Unito con il Ruanda e l'Italia con l'Albania avevano avviato progetti analoghi, entrambi finiti nel mirino dei tribunali per le scarse garanzie in materia di diritti umani.
USA. La spesa sanitaria continua a crescere più dell'economiaNegli Stati Uniti la spesa sanitaria continua a crescere a un ritmo superiore rispetto all'economia nel suo insieme. Secondo quanto riporta il Paragon Health Institute, le spese sanitarie nazionali hanno raggiunto 5.300 miliardi di dollari nel 2024, pari al 18 percento del PIL, con la sola componente federale che si attesta a 1.700 miliardi di dollari.
Si tratta di una tendenza strutturale di lunga data: nel 2024 la spesa sanitaria è cresciuta del 7,2 percento a fronte di un PIL in aumento del 5,3 percento, segnando per il secondo anno consecutivo un sorpasso della spesa sanitaria rispetto alla crescita economica complessiva. Le proiezioni del Congressional Budget Office (CBO) indicano che questa dinamica è destinata a proseguire nel lungo periodo, con la quota di PIL assorbita dalla sanità attesa al 20,3 percento entro il 2033, rispetto all'attuale 18 percento.
La pressione sui conti pubblici è già oggi molto pesante. Nel 2025, la spesa federale per i programmi sanitari — Medicare, Medicaid e sussidi della legge sull'assistenza sanitaria accessibile (ACA) — ha consumato circa il 62 percento di tutte le entrate fiscali federali rilevanti (imposte sul reddito delle persone fisiche e delle imprese e contributi Medicare), una quota più che raddoppiata rispetto al 29 percento del 2000 e al 17 percento del 1975.
Sul fronte ospedaliero, nel 2023 la spesa è aumentata del 10,1 percento, raggiungendo quasi 1.500 miliardi di dollari, mentre quella per i servizi medici e clinici è salita dell'8,4 percento, arrivando a 959 miliardi. La spesa farmaceutica al dettaglio è cresciuta del 7 percento, attestandosi a 434 miliardi di dollari.
Senza riforme strutturali, avverte il Paragon Health Institute, l'aumento obbligatorio della spesa sanitaria ridurrà progressivamente lo spazio fiscale del governo federale, mettendo a rischio la sostenibilità del debito e la stabilità economica nel medio-lungo periodo. I programmi federali di sanità rappresentano oggi il principale motore dei deficit crescenti, superando persino l'intero bilancio discrezionale federale.
ITALIA. RSA in Lombardia: liste d'attesa in crescita e rette insostenibili per le famiglieLe Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) lombarde attraversano una fase di profonda difficoltà: liste d'attesa sempre più lunghe e rette mensili in continuo aumento rendono l'accesso all'assistenza per gli anziani non autosufficienti un percorso sempre più difficile per le famiglie. Come riporta Il Giorno, nell'estate 2026 la situazione risulta peggiorata rispetto agli anni precedenti, con alcune strutture nelle aree di Brescia e dell'Insubria che superano le mille posizioni in lista d'attesa.
I dati territoriali più recenti fotografano un sistema sotto pressione. Al 31 maggio 2026, la sommatoria delle posizioni in attesa nell'ATS Brescia supera le 32mila unità; l'ATS Insubria si attesta intorno alle 16mila, l'ATS Val Padana sfiora le 13mila, l'ATS Pavia si avvicina alle 7mila, l'ATS Bergamo conta poco più di 2.800 cittadini in lista e l'ATS della Montagna ne registra 1.883. Va precisato che i numeri comprendono le domande presentate contemporaneamente a più strutture, ma il trend resta comunque eloquente: nel 2025 le posizioni in attesa in tutta la Lombardia erano 122.227, contro le 113.737 del 2024 e le 68.314 del 2021.
Sul fronte economico, il report 2026 della FNP CISL Lombardia certifica che la retta media mensile nelle 738 RSA regionali ha raggiunto i 2.312 euro, pari a oltre 76 euro al giorno e quasi 28.000 euro l'anno — oltre 460 euro in più rispetto al 2024, con un trend definito "in sensibile aumento". La forbice con le pensioni medie degli anziani, che si aggirano tra i 1.300 e i 1.400 euro mensili, è evidente: le famiglie sono spesso costrette a integrare di tasca propria la differenza, oppure a orientarsi verso strutture più lontane o con servizi ridotti. Le tariffe variano anche in modo significativo da territorio a territorio: si va dai circa 60 euro al giorno nelle aree montane fino ai quasi 98 euro nell'area metropolitana milanese, con punte ancora più alte per i cosiddetti "solventi".
Tra le cause dei rincari, i gestori delle strutture indicano il rinnovo dei contratti collettivi nazionali, la carenza di personale e i costi energetici. Il tasso di saturazione dei posti nelle RSA lombarde è al 98%, con un tempo medio di attesa all'ingresso di 116 giorni. La carenza di posti nelle province di residenza spinge spesso le famiglie a cercare soluzioni altrove, con un allungamento delle code particolarmente marcato nelle ATS Montagna e Valpadana. La lontananza dalla famiglia riduce la frequenza delle visite, aggravando il senso di solitudine degli anziani ospiti.
Il geriatra Gianbattista Guerrini, presidente dell'Unione provinciale istituti per anziani di Brescia, segnala che la domanda aumenta ulteriormente nel periodo estivo, anche perché chi assiste a domicilio una persona non autosufficiente ha diritto — e dovere — di godere di un periodo di ferie. Sul piano normativo, la riforma dell'assistenza agli anziani non autosufficienti prevista dal PNRR e dalla legge delega 33 viene guardata con interesse dagli operatori del settore, che però sottolineano come senza adeguati finanziamenti anche le buone leggi rischino di restare inattuate.
ITALIA. RSA in Toscana: 10 milioni per ridurre le liste d'attesa degli anzianiLa Regione Toscana ha approvato uno stanziamento di 10 milioni di euro aggiuntivi per aumentare gli inserimenti nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e ridurre le lunghe liste d'attesa che pesano sulle famiglie degli anziani non autosufficienti. Come riporta Controradio, nel 2025 erano ben 1.885 gli anziani in attesa di un posto nelle strutture residenziali toscane.
Il contesto demografico rende urgente l'intervento: la Toscana conta oggi circa 960.000 over 65, pari al 26% della popolazione, una quota destinata a salire fino al 35% — circa 1,2 milioni di persone — entro il 2050. A fronte di questa crescita, i costi delle RSA restano elevati e l'accesso ai posti convenzionati è tutt'altro che immediato. Dei circa 1.500 posti il cui costo è sostenuto in parte dall'ente regionale attraverso la cosiddetta "quota sanitaria", l'altra metà della retta rimane a carico del cittadino, con il contributo del Comune di residenza calcolato sull'ISEE familiare.
La delibera di giunta approvata da Palazzo Strozzi Sacrati non si limita al capitolo RSA. Prevede anche il lancio del programma "Sostegno Fragilità Anziani", finanziato con 12,8 milioni di euro, che rappresenta l'evoluzione del già noto "Pronto Badante". Il servizio è rivolto agli over 70 che si trovano per la prima volta in una situazione di fragilità: tramite un numero regionale dedicato (055-4383000) è possibile ottenere un intervento entro 24-48 ore, con visite domiciliari, orientamento ai servizi e supporto nella ricerca di assistenti familiari qualificati. È previsto inoltre un contributo una tantum di 300 euro per coprire fino a 30 ore di assistenza a domicilio. Nel primo mese di attivazione il numero ha già ricevuto 1.507 chiamate, con 725 progetti avviati.
Non mancano tuttavia le critiche sulla distribuzione territoriale dei fondi. Secondo alcune analisi, il riparto tra le diverse zone appare squilibrato: la Toscana Nord-Ovest, che concentra il 25,4% delle persone in lista d'attesa, riceve il 55,8% delle risorse, mentre la Toscana Sud-Est, con una quota analoga di lista (25,9%), ottiene soltanto il 10,2% dei fondi. Perplessità sono state sollevate anche sulla mancata pubblicazione dei criteri di riparto della componente principale del fondo — 7,5 milioni di euro — i cui parametri restano ad oggi non resi pubblici.
Sul fronte politico, il presidente della Regione Eugenio Giani ha sottolineato l'intenzione di superare i vecchi budget storici per rendere la programmazione delle RSA più coerente con la reale distribuzione della popolazione anziana nei diversi territori. L'assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni ha inquadrato il provvedimento in una strategia più ampia, che punta a integrare prevenzione, domiciliarità e assistenza residenziale in un modello pubblico e universale.
USA. OMS: la riforma dei vaccini di Trump va contro decenni di evidenze scientificheL'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un chiaro avvertimento: la riforma della politica vaccinale infantile promossa dall'amministrazione Trump contraddice "decenni di evidenze scientifiche". Come riportato da Le Monde, il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è intervenuto pubblicamente dopo che il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che chiede di ripensare gli obblighi vaccinali scolastici e di separare il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) in tre somministrazioni distinte.
Tedros ha ribadito su X che la scienza è "inequivocabile: i vaccini — incluso il vaccino MPR — sono sicuri e non causano autismo". Ha inoltre precisato che "la politica vaccinale deve essere guidata da una revisione rigorosa, indipendente e trasparente della migliore scienza disponibile, non dall'influenza politica".
Al centro del provvedimento c'è anche la figura del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., fondatore di un gruppo antivaccinista e da tempo promotore di un nesso — scientificamente smentito — tra il vaccino MPR e l'autismo. Kennedy ha avviato una revisione generale dei vaccini, inclusi quelli in uso da decenni, ha ridisegnato il calendario vaccinale infantile e ha tagliato i finanziamenti per lo sviluppo di nuovi vaccini: misure duramente condannate dalla comunità medica e scientifica.
L'ordine esecutivo di Trump arriva in un momento particolarmente delicato: gli Stati Uniti stanno affrontando la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi 35 anni, mentre i bambini si apprestano a tornare a scuola, con il rischio concreto di ulteriore diffusione del contagio. Va ricordato che la ricerca medica non ha mai dimostrato alcun legame tra autismo e vaccinazione, nonostante esponenti scettici continuino a ipotizzarlo.
Non si tratta del primo tentativo dell'amministrazione Trump di smantellare il sistema vaccinale americano. Kennedy aveva già cercato di modificare il calendario vaccinale pediatrico proposto dal CDC, ma un provvedimento giudiziario aveva bloccato quei cambiamenti. Il contenzioso legale è tuttora in corso. La Casa Bianca, da parte sua, sostiene che il nuovo ordine rispetti pienamente le ingiunzioni dei tribunali. Trump si è anche formalmente ritirato dall'OMS sin dal primo giorno del suo ritorno alla presidenza, nel 2025.
GEORGIA. Spazi sicuri e naloxone sfidano le leggi antidroga tra le più dure al mondo
In Georgia alcune organizzazioni della società civile resistono a una delle legislazioni antidroga più severe al mondo, costruendo spazi sicuri per i consumatori di sostanze stupefacenti e distribuendo kit di naloxone per prevenire le overdose fatali.
Lo riporta OC Media, testata indipendente specializzata nel Caucaso del Sud.
Gli operatori di queste organizzazioni vengono spesso definiti, anche da chi li frequenta, "soldati che salvano vite": lavorano in un contesto legale ostile, in cui anche il semplice possesso di quantità minime di droga può comportare l'arresto e pesanti sanzioni penali. Nonostante le politiche repressive del governo, questi gruppi cercano di raggiungere le fasce di popolazione più vulnerabili, offrendo assistenza sanitaria di base, supporto psicologico e strumenti concreti di riduzione del danno.
La Georgia è nota per avere una delle normative antidroga più rigide d'Europa e del mondo: fino a tempi recenti, anche la positività a un test antidroga poteva essere perseguita penalmente. In questo quadro, distribuire naloxone — il farmaco salvavita che inverte gli effetti delle overdose da oppioidi — o gestire spazi a bassa soglia per i consumatori equivale, agli occhi della legge, a muoversi in una zona grigia o apertamente illegale.
Le organizzazioni di riduzione del danno descritte dall'articolo operano spesso in condizioni di semi-clandestinità, per timore di ritorsioni legali nei confronti degli operatori stessi. Eppure continuano a svolgere un lavoro che le strutture sanitarie pubbliche non riescono — o non vogliono — garantire alle persone dipendenti da sostanze.
Il caso della Georgia caucasica è emblematico di una tensione irrisolta in molti paesi: da un lato le politiche di "guerra alla droga", dall'altro l'evidenza scientifica che i programmi di riduzione del danno — distribuzione di naloxone, scambio di siringhe, spazi di consumo sorvegliato — salvano vite e riducono la diffusione di malattie infettive come HIV ed epatite C, senza aumentare il consumo di sostanze nella popolazione generale.
USA. Cartello CJNG accusato di traffico d'armi dalla Repubblica Ceca in cambio di droga
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha spiccato atti d'accusa contro quattro presunti affiliati del cartello messicano Jalisco Nueva Generación (CJNG), uno dei gruppi criminali più potenti e pericolosi del Messico, accusati di aver tentato di acquistare armi militari dalla Repubblica Ceca in cambio di stupefacenti. Come riporta TVP World, i quattro sono stati arrestati in territorio ceco nel giugno 2026.
Secondo le accuse, nel febbraio 2026 due degli indagati — Edgar Alejandro Lopez Velasco, 44 anni, e Noe Diaz Jimenez, 33 anni — avrebbero trattato l'acquisto di armamenti militari dalla Repubblica Ceca da trasferire in Messico, con l'obiettivo dichiarato di usarli contro cartelli rivali, civili, forze di polizia e personale militare messicano. L'arsenale negoziato comprendeva mitragliatrici europee di vario tipo, lanciarazzi, lanciamortai, munizioni e altri ordigni.
Il pagamento per le armi sarebbe avvenuto in natura: fentanyl e metanfetamina destinati alla distribuzione negli Stati Uniti. Gli altri due imputati sono Jose Miguel Alvarado Morales, 23 anni, che avrebbe agito come rappresentante di un alto dirigente del CJNG, e Leobardo Gaxiola Lopez, 63 anni, detto "Bado", accusato di aver operato come intermediario per affari di droga e armamenti.
Due degli imputati, Lopez Velasco e Alvarado Morales, sono già stati estradati negli Stati Uniti e sono comparsi davanti a un tribunale di Tampa, in Florida. Per Diaz Jimenez e Gaxiola Lopez l'estradizione è ancora in corso. I quattro rispondono di cospirazione per traffico di droga e di armi, nonché di altri reati che prevedono la pena massima dell'ergastolo. Per Lopez Velasco e Diaz Jimenez le accuse includono anche cospirazione per narcoterrorismo e supporto materiale al terrorismo.
Nel quadro delle indagini, le autorità messicane hanno smantellato il laboratorio di oppioidi sintetici gestito da Diaz Jimenez a Zapopan, nello stato di Jalisco, il 12 giugno scorso. Il CJNG è classificato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera ed è ritenuto responsabile, oltre che del traffico di droga su larga scala, di estorsioni, contrabbando di migranti e furti di petrolio e minerali in Messico.
COSTARICA. Costa Rica e turismo cannabis: opportunità e rischi legali per i viaggiatori
Il Costa Rica si sta affacciando con crescente interesse al segmento del turismo legato alla cannabis, ma tra normativa ancora incompleta e leggi penali in vigore, i rischi per i visitatori restano concreti e seri. Come riporta The Traveler, il paese si sta posizionando come la destinazione più "cannabis-curiosa" dell'America Centrale, trainato da nuove regole su prodotti medici e canapa industriale che alimentano aspettative di una nicchia redditizia nel settore del benessere e del turismo naturalistico.
Nel marzo 2022, il Costa Rica ha approvato formalmente la cannabis medica e la canapa industriale con la Legge 10113, definendo un quadro per la coltivazione, la trasformazione e la distribuzione. Tuttavia, le pubblicazioni governative legate alla sua attuazione si concentrano principalmente sulle licenze agricole, sugli standard farmaceutici e sul potenziale di esportazione, più che su un'apertura verso i turisti.
Il divario tra le promesse della legge e la situazione sul campo è significativo: il paese ha deliberatamente limitato la legalizzazione ai canali medici e industriali. Qualsiasi futura apertura verso un sistema ricreativo regolamentato richiederebbe modifiche legislative, una regolamentazione estesa e un consenso politico oggi ancora lontano. Fino ad allora, il turismo legato alla cannabis può svilupparsi solo entro i confini della legge vigente, che non consente vendite ricreative in stile dispensary né spazi di consumo aperti pensati per i visitatori.
La distanza tra legge formale e pratica quotidiana genera però segnali contrastanti per chi viaggia. In alcune zone turistiche e di vita notturna, i visitatori riferiscono di ricevere offerte informali di cannabis o derivati — come vaporizzatori e caramelle gommose — spesso a prezzi elevati e senza alcuna garanzia su potenza, contaminanti o liceità. L'assenza di controlli visibili in questi contesti può creare una falsa sensazione di tolleranza ufficiale.
I rischi, però, non si fermano a quelli legali. I rapporti sulla sicurezza per i visitatori segnalano che le stesse reti che forniscono cannabis possono essere coinvolte in estorsioni, rapine e violenti conflitti territoriali. Gli analisti avvertono che i turisti che si rivolgono a spacciatori sconosciuti non solo rischiano l'arresto, ma si espongono a truffe e, in alcuni casi, ad aggressioni fisiche. Sono stati documentati episodi in cui visitatori sono stati attirati in luoghi isolati con la scusa di acquistare sostanze, per poi essere derubati o aggrediti.
Sul piano pratico, l'accesso alla cannabis medica è precluso ai turisti stranieri, che non possono acquistarla legalmente senza una prescrizione medica costaricana — un requisito difficilmente soddisfabile durante un soggiorno breve. Il mercato ricreativo legale semplicemente non esiste: qualsiasi vendita al di fuori del canale medico è considerata reato penale.
NEPAL. Cannabis terapeutica. Provincia nepalese legalizza
La provincia nepalese di Gandaki ha ufficialmente autorizzato la coltivazione di cannabis a fini medici e industriali. La legge provinciale, entrata in vigore questa settimana dopo aver ricevuto l'approvazione definitiva dalle autorità provinciali, segna la prima volta che una provincia nepalese adotta un quadro normativo di questo tipo, nonostante il divieto a livello nazionale.
La nuova legislazione autorizza la coltivazione della cannabis esclusivamente per scopi medici e industriali . Gli agricoltori e le imprese dovranno ottenere un'autorizzazione preventiva dalle autorità provinciali, mentre la coltivazione sarà consentita solo in aree designate dal governo, sotto stretta supervisione ufficiale.
Il disegno di legge, presentato dal Ministro dell'Industria e del Turismo Yasodha Rimal , è stato approvato all'unanimità dall'Assemblea provinciale di Gandaki dopo mesi di consultazioni con esperti, comunità locali e operatori del settore. Secondo le autorità provinciali, questo quadro normativo mira a stabilire una filiera di approvvigionamento rigorosamente controllata, piuttosto che ad aprire le porte all'uso ricreativo.
Tra le sue disposizioni principali, la legge prevede che tutti i prodotti a base di cannabis siano sottoposti a test chimici obbligatori prima di essere venduti o lavorati. Le autorità possono istituire laboratori specializzati o avvalersi di istituzioni già esistenti per condurre tali analisi. La legislazione include anche misure per prevenire l'abuso e sostenere le iniziative di riabilitazione.
La provincia di Gandaki ha optato per un approccio relativamente restrittivo. La legge limita il contenuto di THC a meno del 3% , indirizzando così la coltivazione verso varietà destinate ad applicazioni mediche e industriali piuttosto che verso la produzione di varietà ad alto contenuto di THC.
Qualsiasi progetto di coltivazione richiederà un'autorizzazione ufficiale e un monitoraggio continuo. I funzionari provinciali affermano che queste misure di sicurezza sono necessarie per conformarsi al quadro giuridico vigente in Nepal, che continua a criminalizzare la coltivazione, il possesso e la distribuzione non autorizzati di cannabis in tutto il paese.
La legislazione nazionale rimane invariata. In tutto il Nepal, i reati legati alla cannabis continuano a essere punibili con pene detentive che vanno da un mese a dieci anni, a seconda della quantità coinvolta. Sebbene il Ministero degli Interni abbia studiato negli ultimi anni possibili procedure di regolamentazione , non è stato ancora adottato alcun quadro normativo nazionale.
I funzionari provinciali ritengono che la provincia di Gandaki offra vantaggi significativi per la coltivazione regolamentata della cannabis. Il ministro Yasodha Rimal ha sottolineato la geografia e il clima della regione, descrivendoli come particolarmente adatti a questa coltura.
Secondo il governo provinciale, la cannabis richiede relativamente poca acqua, può essere coltivata senza pesticidi ed è meno vulnerabile ai parassiti agricoli come le scimmie, un problema ricorrente per gli agricoltori nepalesi. I funzionari sostengono inoltre che questa coltura richiede meno manodopera e offre potenzialmente rese più elevate, risultando quindi attraente per le comunità rurali degli undici distretti della provincia.
I sostenitori di questa iniziativa vedono nella cannabis anche un'opportunità per diversificare la produzione agricola e creare una nuova attività economica basata su fibre e materie prime medicinali, piuttosto che su prodotti psicoattivi.
L'adozione di questa legge riflette il più ampio dibattito attualmente in corso in Nepal . Un tempo rinomato a livello internazionale per la coltivazione della cannabis, il Paese ha vietato la coltivazione e il commercio della pianta nel 1976 , dopo aver aderito al movimento globale contro gli stupefacenti. Da allora, la cannabis è rimasta illegale, sebbene conservi un ruolo importante in alcune tradizioni religiose e culturali.
Negli ultimi anni è aumentata la pressione per una revisione della legislazione . Prima dell'adozione della legge di Gandaki, i leader provinciali avevano già sostenuto che la coltivazione regolamentata avrebbe potuto generare opportunità economiche pur rimanendo focalizzata sugli usi medici e industriali.
In altre zone del paese, anche il comune di Ilam ha avviato con cautela una produzione regolamentata di canapa attraverso un programma pilota strettamente supervisionato, limitato alla coltivazione di fibre .
Sebbene la legge di Gandaki non annulli il divieto nazionale in Nepal, essa stabilisce comunque un precedente significativo.
(Newsweed)
USA. Otto anni dopo la legalizzazione, il consumo di cannabis in California non è aumentato
Contrariamente alle aspettative, il lancio del mercato legale della cannabis a scopo ricreativo in California non ha portato a un aumento costante dei consumi. Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cannabis Research , la percentuale di adulti che consumano cannabis è rimasta pressoché invariata dall'apertura del mercato della cannabis per adulti nel 2018.
Ciò che è cambiato, tuttavia, è il modo in cui i californiani consumano cannabis: i prodotti commestibili a base di cannabis stanno guadagnando popolarità, mentre il fumo continua a diminuire.
La California è stato uno dei primi stati americani a legalizzare la cannabis per uso ricreativo, dopo che gli elettori hanno approvato la Proposition 64 nel 2016. Le vendite al dettaglio sono iniziate ufficialmente all'inizio del 2018, sollevando interrogativi sul fatto che un accesso legale più facile avrebbe portato a un aumento significativo dei consumi.
Nel 2017, l'anno precedente all'apertura dei negozi autorizzati, il consumo di cannabis tra gli adulti si attestava al 22,1%. Nel 2024, questa cifra aveva raggiunto il 23,5%, una differenza che i ricercatori hanno ritenuto non statisticamente significativa.
Un trend simile si è osservato anche per i consumi dei periodi precedenti. I consumi sono aumentati dal 14,5% nel 2017 al 17,7% nel 2018, in concomitanza con l'apertura del mercato al dettaglio legale, per poi diminuire gradualmente. Nel 2024, i consumi del mese precedente erano scesi nuovamente al 15,4%, tornando quasi ai livelli pre-apertura.
Complessivamente, i ricercatori stimano che circa un adulto californiano su quattro abbia dichiarato di aver fatto uso di cannabis nell'ultimo anno, mentre circa uno su sei ha dichiarato di averne fatto uso nel mese precedente, durante l'intero periodo di studio.
L'arrivo dei negozi al dettaglio non ha quindi portato a un aumento duraturo del numero di consumatori.
Gli autori sostengono che la storia della California contribuisca a spiegare questi risultati. Ben prima della legalizzazione dell'uso ricreativo, lo stato possedeva già un vasto sistema di cannabis terapeutica, istituito in seguito all'adozione della Proposition 215 nel 1996. Allo stesso tempo, un mercato illecito altamente sviluppato garantiva da tempo un ampio accesso ai prodotti a base di cannabis.
Poiché la cannabis era già facilmente reperibile prima del 2018 , l'ampliamento dell'accesso legale alla vendita al dettaglio potrebbe aver semplicemente modificato le abitudini di acquisto anziché attrarre un gran numero di nuovi consumatori.
I ricercatori spiegano inoltre che la crescente disponibilità di prodotti psicoattivi derivati dalla canapa al di fuori del mercato regolamentato della cannabis potrebbe aver influenzato i modelli di consumo in un modo che non è stato preso in considerazione dall'indagine.
Lo studio si proponeva inoltre di stabilire se i consumatori abituali avessero iniziato a utilizzare la cannabis con maggiore frequenza dopo la legalizzazione della vendita al dettaglio. Anche in questo caso, sono state osservate poche variazioni.
Tra coloro che hanno dichiarato di aver fatto uso di cannabis nel mese precedente, il consumo è rimasto concentrato alle due estremità dello spettro per tutta la durata dello studio. Circa il 40% ha riferito di averne fatto uso da uno a cinque giorni al mese, mentre circa il 37% ne ha fatto uso per almeno 20 giorni al mese.
I modelli di consumo intermedi sono rimasti molto meno diffusi e la distribuzione complessiva è rimasta stabile tra il 2019 e il 2024.
Questi risultati suggeriscono che, sebbene il mercato californiano regolamentato sia giunto a maturazione, tale sviluppo non è stato accompagnato da un aumento dei consumi tra le persone che già consumano cannabis.
Lo studio ha evidenziato cambiamenti significativi e interessanti nei modelli di consumo nei paesi in cui vige ancora il proibizionismo. Il fumo rimane il metodo di consumo di cannabis più diffuso, ma la sua prevalenza è diminuita considerevolmente.
La percentuale di consumatori che dichiarano di utilizzare spinelli, pipe o bong è diminuita da oltre il 71% nel 2019 a poco più del 58% nel 2024. Allo stesso tempo, i prodotti edibili hanno registrato una crescita significativa, passando da circa il 40% dei consumatori a oltre il 53% nello stesso periodo.
Altri metodi di consumo hanno registrato variazioni relativamente limitate. Lo svapo è rimasto stabile durante tutto lo studio, mentre il dabbing ha mostrato una leggera diminuzione che non ha raggiunto la significatività statistica.
Gli autori suggeriscono che la crescente diversità di prodotti sul mercato legale californiano, unita a una maggiore consapevolezza dei rischi per la salute associati alla combustione , potrebbe contribuire a questo graduale abbandono del fumo.
Il mercato legale sembra essere diventato la principale fonte di cannabis per la maggior parte dei consumatori. Tra i consumatori che hanno fatto uso di cannabis nell'ultimo mese e sono stati intervistati tra il 2021 e il 2024, circa il 77% ha dichiarato di averla acquistata presso un dispensario.
Amici e familiari sono rimasti la seconda fonte più comune, mentre i servizi di consegna hanno rappresentato una quota molto minore. La coltivazione domestica e gli acquisti online hanno costituito solo una parte limitata delle forniture segnalate.
Sebbene i consumi complessivi a livello statale siano rimasti sostanzialmente invariati, alcuni gruppi demografici hanno mostrato andamenti diversi. Gli aumenti più significativi si sono registrati tra gli adulti di mezza età e gli anziani.
Il consumo di cannabis nell'ultimo mese è aumentato significativamente tra le persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, passando dal 10,7% del 2017 al 14,5% del 2024.
Un incremento relativo ancora più marcato è stato osservato negli adulti di età pari o superiore a 75 anni, nei quali la prevalenza è più che raddoppiata durante il periodo di studio, passando dal 2,4% al 5,5%.
Al contrario, i ricercatori non hanno riscontrato alcun aumento significativo tra gli adulti di età compresa tra i 18 e i 25 anni , nonostante le frequenti preoccupazioni che la legalizzazione potesse incoraggiare un maggiore consumo tra i giovani adulti.
Lo studio ha inoltre evidenziato tendenze relativamente stabili in base al genere, mentre le variazioni tra i gruppi razziali ed etnici sono risultate modeste.
Nel complesso, questi risultati delineano un mercato della cannabis californiano che ha continuato ad evolversi senza tuttavia alterare in modo sostanziale la diffusione complessiva del consumo da parte degli adulti.
Anziché stimolare una crescita sostenuta dei consumi, il mercato legale sembra aver influenzato le modalità di approvvigionamento e consumo della cannabis da parte dei consumatori. I dispensari autorizzati sono diventati il principale canale di vendita al dettaglio, mentre i prodotti edibili continuano a guadagnare popolarità a scapito dei prodotti da fumo.
Gli autori chiariscono che lo studio non può stabilire relazioni dirette di causa-effetto perché si basa su dati provenienti da ripetute indagini trasversali. Sottolineano inoltre che i cambiamenti nella metodologia di indagine, la pandemia di COVID-19 e le normative locali disomogenee in materia di vendita al dettaglio in California potrebbero aver influenzato i risultati. Più della metà delle giurisdizioni della California vieta ancora le attività commerciali legate alla cannabis, limitando l'accesso legale in molte parti dello stato.
Ciononostante, questo studio offre una delle valutazioni a lungo termine più chiare sulle tendenze di consumo dall'inizio delle vendite al dettaglio tra adulti. Otto anni dopo l'arrivo della cannabis legale sugli scaffali dei negozi, i dati suggeriscono che il mercato legale della cannabis in California è diventato più sofisticato e diversificato, ma senza una crescita sostanziale del numero di adulti che scelgono di consumare cannabis.
(Newsweed)
MONDO. Debito pubblico in mani straniere: meno inflazione per i governiChi detiene il debito pubblico di uno Stato influenza le scelte di politica economica di quel governo? Secondo uno studio della London School of Economics and Political Science, la risposta è sì — e la questione riguarda direttamente l'inflazione.
La ricerca analizza il legame tra la composizione dei creditori sovrani — cioè chi effettivamente possiede i titoli di Stato — e gli incentivi che i governi hanno a ricorrere all'inflazione come strumento per ridurre il peso reale del proprio debito. Il meccanismo è semplice: quando un governo emette debito in valuta nazionale, può in linea teorica eroderne il valore reale attraverso un aumento del livello dei prezzi. In questo modo, il rimborso futuro pesa meno in termini di potere d'acquisto.
Questo incentivo, però, cambia radicalmente a seconda di chi possiede quei titoli. Se il debito è nelle mani di cittadini e investitori nazionali, i governi possono essere tentati di tollerare un livello di inflazione più elevato: i creditori interni sono anche elettori, ma la perdita del valore reale dei loro risparmi può essere politicamente gestita o oscurata nel tempo. Al contrario, quando una quota significativa del debito sovrano è detenuta da investitori stranieri, l'incentivo a ricorrere all'inflazione si riduce in modo sensibile.
I motivi sono due, entrambi di natura politico-economica. Il primo: gli investitori stranieri non votano, quindi non possono essere "compensati" politicamente per la perdita subita. Il secondo, forse ancora più rilevante: gli investitori esteri reagiscono in modo più rapido e deciso alle aspettative di inflazione, vendendo i titoli di Stato non appena percepiscono un rischio di svalutazione monetaria. Questa fuga di capitali si traduce immediatamente in un aumento dei rendimenti richiesti, rendendo il finanziamento del debito molto più costoso per il governo. La disciplina imposta dai mercati internazionali funziona dunque come un vincolo esterno alla politica fiscale e monetaria.
Le implicazioni dello studio vanno oltre la semplice macroeconomia. La composizione internazionale dei creditori diventa, secondo i ricercatori della LSE, una variabile rilevante per comprendere le scelte di politica monetaria e fiscale dei governi: paesi con una base di creditori esteri più ampia tendono a mantenere un'inflazione strutturalmente più bassa, non necessariamente per virtù istituzionale, ma per la pressione esercitata dai mercati globali.
Si tratta di un dato che interessa anche i risparmiatori comuni: chi investe in titoli di Stato del proprio paese è esposto in misura maggiore al rischio che il governo scelga di "inflazionare" parte del debito, erodendo silenziosamente il valore reale di quell'investimento. Una dinamica che, storicamente, ha penalizzato soprattutto i piccoli risparmiatori con portafogli concentrati sul debito nazionale.
ITALIA. Banche: famiglie pagano il 10,34% sul credito al consumo, PMI al 4,18%Le famiglie italiane continuano a pagare tassi d'interesse elevatissimi per accedere al credito, mentre i loro risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più risicati. È quanto denuncia il Centro studi di Unimpresa in un'analisi pubblicata l'11 agosto 2026, elaborata su dati statistici della Banca d'Italia.
A marzo 2026, il credito al consumo è costato alle famiglie un TAEG medio del 10,34%, mentre i finanziamenti alle piccole e medie imprese si sono fermati al 4,18%. I conti correnti, nel frattempo, hanno reso appena lo 0,29%. Un quadro che, secondo Unimpresa, resta "profondamente squilibrato".
Il dato sul credito al consumo è particolarmente significativo se messo in prospettiva temporale: a gennaio 2025 il TAEG era al 10,50%, il che significa che in oltre un anno il calo è stato di appena 0,16 punti percentuali, nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea. Il tasso era brevemente sceso sotto la soglia del 10% nel dicembre 2025, per poi risalire rapidamente sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026.
Anche il mercato dei mutui racconta una storia di trasmissione solo parziale dei tagli BCE: il TAEG sui finanziamenti per l'acquisto di abitazioni si è attestato al 3,81% a marzo 2026, dopo una risalita progressiva nel corso del 2025 fino al 3,87% tra gennaio e febbraio, prima di un lieve arretramento.
Sul fronte delle imprese, le PMI restano penalizzate rispetto alle grandi aziende. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle PMI (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, contro i 2,34 punti rilevati per le grandi imprese.
A commentare i dati è il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora: "Si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese. La riduzione dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida e generalizzata, mentre quella applicata ai prestiti è risultata più lenta, selettiva e incompleta".
ITALIA. Inflazione luglio. Dati definitivi Istat: +2,9%Nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua (da +3,0% di giugno); la stima preliminare era 2,8%.
Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +13,3% a +11,4%), degli Alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,6%) e dei Servizi vari (da +2,5% a +1,8%); in accelerazione sono, invece, i prezzi degli Energetici regolamentati (da +9,2% a +14,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,7% a +3,0%).
Nel mese di luglio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%.
I prezzi dei beni decelerano (da +3,3% a +3,2%), mentre la dinamica di quelli dei servizi è in lieve accelerazione (da +2,6% a +2,7%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali.
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende (da +1,3% a +1,0%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,9% a +3,4%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+6,5%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6%), degli Energetici non regolamentati(+0,5%), degli Alimentari lavorati e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3% entrambi); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli Alimentari non lavorati (-1,3%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente), confermando la stima preliminare.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +2,8%.
Il commento
A luglio 2026 l’inflazione scende al +2,9% (dal +3,0% di giugno), per effetto soprattutto della dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati e degli Energetici non regolamentati. Di contro, un sostegno all’inflazione è esercitato dai prezzi degli Energetici regolamentati e di alcune tipologie di servizi. I prezzi dei beni che compongono il “carrello della spesa” rallentano su base annua portandosi al +1,0%, mentre l’inflazione di fondo rimane stabile (a +1,6%). L’inflazione acquisita a luglio, per il 2026, sale a +2,7%.
ITALIA. Sondaggio mercato delle abitazioni in Italia - 2° trimestre 2026. Bankitalia"Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia", relativo al 2° trimestre 2026.
Nel secondo trimestre del 2026 gli agenti immobiliari hanno indicato un rallentamento dei prezzi di vendita delle abitazioni . I margini di sconto sui prezzi richiesti e i tempi di vendita restano sostanzialmente stabili sui livelli minimi dall'inizio della rilevazione . Le compravendite intermediate dalle agenzie si sono ridotte lievemente nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente.
La domanda di abitazioni resta contenuta e l'offerta di abitazioni continua a ridursi. Le condizioni di accesso al credito rimangono distese e continuano a incidere in misura modesta sulle cessazioni degli incarichi a vendere.
I canoni di locazione hanno accelerato rispetto al trimestre precedente nella maggior parte del territorio nazionale, salvo nel Nord-Ovest; hanno decelerato tuttavia nel confronto con lo stesso trimestre del 2025. I giudizi degli operatori sulle prospettive del mercato immobiliare nazionale segnalano un cauto miglioramento, soprattutto su un orizzonte biennale.
I social media hanno democratizzato solo parzialmente il dibattito sui cambiamenti climatici. Gli attori consolidati continuano a dominare e le voci scettiche sul clima stanno ottenendo una visibilità sproporzionata, secondo uno studio delle Università di Zurigo e Münster.
Per la realizzazione di una revisione, i ricercatori delle Università di Zurigo (Svizzera) e di Münster (Germania) hanno analizzato la letteratura scientifica internazionale sulla comunicazione climatica sui social media, come annunciato martedì dall'Università di Zurigo.
L'analisi, pubblicata sulla rivista Nature Climate Change , ha preso in considerazione piattaforme globali come X e TikTok, nonché reti dominanti a livello regionale.
La speranza che i social media potessero democratizzare la comunicazione sul clima abbassando le barriere all'ingresso si è realizzata solo in parte. Secondo i ricercatori, i primi studi hanno inizialmente confermato che i movimenti della società civile e i cittadini venivano ascoltati con maggiore chiarezza.
Col tempo, tuttavia, è diventato evidente che attori consolidati come politici, organi governativi e media tradizionali continuavano a esercitare una forte influenza sul dibattito. Inoltre, tra le voci non consolidate, gli attori scettici sul clima hanno spesso acquisito una visibilità sproporzionata.
Questo contenuto è stato pubblicato su24 marzo 2026 Un nuovo studio dimostra che il successo delle iniziative climatiche dipende da un ampio "gruppo intermedio condizionato": elettori che si preoccupano del clima ma valutano ogni proposta in base a un'analisi costi-benefici personale.
Secondo i ricercatori, un recente sviluppo è la crescente frammentazione dei dibattiti su diverse piattaforme.
In precedenza, la ricerca si era concentrata sulle camere di risonanza all'interno delle reti individuali, dove le persone incontravano principalmente individui con idee simili. Tuttavia, anche a causa dell'ascesa di piattaforme alternative come Truth Social, le camere di risonanza si stanno formando sempre più spesso su piattaforme diverse. Gli utenti operano quindi in mondi separati, il che, secondo i ricercatori, rende più difficile raggiungere una comprensione sociale comune del cambiamento climatico.
Complessivamente, i contenuti relativi al clima rappresentano solo una piccola parte della comunicazione sui social media. Le persone con scarso interesse per l'argomento hanno meno probabilità di esservi esposte rispetto a quanto accadeva in passato attraverso i media tradizionali.
Non è chiaro se i social media promuovano la conoscenza sui cambiamenti climatici, poiché i risultati degli studi non forniscono un quadro univoco. Tuttavia, vi sono indicazioni che gli utenti dei social media tendano a sovrastimare la propria conoscenza sull'argomento.
(SwissInfo.ch)
USA. Dipendenza dai social media: oltre 3.000 causeI tre giudici del tribunale di appello di San Francisco hanno respinto il ricorso presentato da Meta, TikTok e altre aziende. Dovranno quindi affrontare un processo che riunisce oltre 3.000 cause intentate da Stati, distretti scolastici, governi locali e singoli cittadini. L’accusa è quella di aver progettato le rispettive piattaforme social in modo da creare dipendenza. Meta dovrà anche affrontare un processo, al termine del quale potrebbe pagare un risarcimento di 1.400 miliardi di dollari.
Le accuse sono rivolte a quasi tutte le piattaforme online più popolari negli Stati Uniti, tra cui Instagram, Facebook, TikTok, Roblox, Discord, Snapchat e YouTube, ma l’azienda che rischia di più è ovviamente Meta, considerato il numero di utenti. L’azienda di Menlo Park ha già perso in California e New Mexico. Nel primo caso deve pagare un risarcimento di 4,2 milioni di dollari, mentre nel secondo caso la cifra arriva a 942 milioni di dollari.
Le due sentenze potrebbero essere considerate un punto di riferimento e causare un effetto a cascata. Meta e le altre aziende avevano chiesto al tribunale di appello di annullare le decisioni della giudice Yvonne Gonzalez Rogers, in base alle quali le azioni legali potevano continuare. I giudici del tribunale di appello hanno confermato quanto deciso in primo grado.
Secondo le accuse, i social media sono stati progettati intenzionalmente per creare dipendenza, contribuendo all’aumento di depressione, ansia e altri problemi per la salute mentale degli utenti più giovani, molti dei quali sono minorenni. Le aziende aveva affermano che non sono responsabili per i contenuti pubblicati, come previsto dalla Section 230 del Communications Decency Act.
(PuntoInformatico.it)
ITALIA. Nascite. 15mila bambini in meno in un anno. Ministero SaluteNel 2025 in Italia sono nati circa 15mila bambini in meno in un solo anno, ma il numero racconta soltanto una parte della storia. Dietro il nuovo minimo della natalità c’è infatti un Paese nel quale si diventa madri sempre più tardi, una nascita su cinque riguarda una donna straniera, quasi un parto su tre avviene ancora con taglio cesareo e la procreazione medicalmente assistita entra ormai in 4,6 gravidanze ogni cento.
A mettere insieme i diversi pezzi è il nuovo Rapporto sull’evento nascita in Italia, realizzato dall’Ufficio di Statistica del ministero della Salute attraverso i Certificati di assistenza al parto, i CeDAP. Nel 2025 la rilevazione ha censito 353.240 nati e 348.329 certificati, con una copertura pressoché completa del territorio nazionale. Nel 2024 i nati rilevati erano stati 370.577.
Il dato non coincide perfettamente con quello demografico Istat, perché le due rilevazioni hanno criteri e finalità differenti: secondo le stime provvisorie dell’Istituto nazionale di statistica, i nati residenti nel 2025 sono stati 355mila, il 3,9% in meno rispetto ai 370mila dell’anno precedente. La differenza è di circa 15mila bambini, mentre il numero medio di figli per donna è sceso da 1,18 a 1,14, nuovo minimo per il Paese.
Il confronto di lungo periodo rende le proporzioni più visibili: nel 2008 erano nati più di 576mila bambini, contro i 355mila del 2025. In diciassette anni l’Italia ha quindi perso oltre 220mila nascite annuali. E il problema non dipende soltanto dalla scelta di fare meno figli: Istat sottolinea che si stanno restringendo anche le generazioni in età riproduttiva, figlie a loro volta della bassa natalità degli ultimi decenni.
La fotografia del ministero mostra innanzitutto quanto si sia spostata in avanti la maternità. Nel 2025 l’età media al parto raggiunge 33,4 anni tra le italiane, contro 31,4 anni tra le cittadine straniere; per il primo figlio l’età media sale a 32,5 anni per le italiane, mentre tra le straniere si ferma a 29,4.
È una distanza di circa tre anni già alla prima maternità e racconta due percorsi demografici differenti all’interno dello stesso Paese. Nel complesso, il 20,7% dei parti riguarda madri con cittadinanza non italiana, con un peso decisamente maggiore nelle regioni del Centro-Nord: in Emilia-Romagna, Liguria e Marche la quota supera il 32%. Tra le madri straniere, le provenienze più rappresentate sono l’Africa, con il 32,7%, e l’Asia, con il 22,4%.
Anche Istat registra lo slittamento in avanti del calendario familiare: considerando l’intera popolazione residente, nel 2025 l’età media al parto è salita da 32,6 a 32,7 anni, con il Centro che raggiunge i 33,1. La maternità più tardiva procede quindi insieme alla diminuzione della fecondità, lasciando alle coppie un arco di tempo più ristretto nel quale realizzare eventuali progetti per un secondo o un terzo figlio.
Il CeDAP permette inoltre di guardare alle condizioni sociali delle donne che arrivano al parto. Il 40,7% presenta una scolarità medio-alta e il 38% ha una laurea, mentre tra le cittadine straniere prevale una scolarità medio-bassa, pari al 40,1%. Sul lavoro emergono differenze altrettanto marcate: tra le madri italiane il 70,6% risulta occupato, mentre tra quelle straniere la condizione più frequente è quella di casalinga, con il 51,2%.
Sono numeri che aggiungono un tassello al dibattito sulla denatalità. A rinviare la nascita dei figli concorrono scelte individuali, trasformazioni culturali e percorsi di studio più lunghi, ma sullo sfondo restano anche la stabilità lavorativa, la disponibilità di servizi e la possibilità concreta di conciliare occupazione e cura.
Dove si nasce? Sempre più spesso nel pubblico. Nel 2025 il 91,3% dei parti è avvenuto in ospedali pubblici o equiparati, in aumento rispetto al 90,7% dell’anno precedente; le case di cura assorbono l’8,5%, mentre appena lo 0,11% dei parti avviene altrove, compreso il domicilio.
La dimensione del punto nascita resta però un tema sensibile. Il 58,8% dei parti avviene in strutture che registrano almeno mille nascite all’anno, mentre il 10,13% si verifica ancora in punti nascita con meno di 500 parti annui. Il dato interessa direttamente l’organizzazione della rete ospedaliera, perché volumi ridotti pongono da anni un problema di equilibrio tra vicinanza territoriale dei servizi e sicurezza dell’assistenza.
Sul tipo di parto, il cesareo continua a occupare una posizione importante: riguarda il 29,8% dei casi, poco meno di tre nascite ogni dieci: un ricorso ancora eccessivo, anche se i dati mostrano una tendenza alla diminuzione. La media nazionale, inoltre, nasconde distanze molto ampie. Negli ospedali pubblici il cesareo riguarda il 28,4% dei parti, mentre nelle case di cura accreditate sale al 44,9%. Sul territorio si passa dal 16,2% della Toscana al 43,7% della Campania; Sicilia e Sardegna sono entrambe al 39,2%, il Lazio al 37,3% e la Calabria al 34,8%.
In altre parole, il modo in cui si viene al mondo in Italia continua a dipendere anche dal luogo nel quale si nasce. Una variabilità che il rapporto analizza attraverso la classificazione di Robson, lo standard raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità per confrontare il ricorso al cesareo tra gruppi di donne con caratteristiche ostetriche simili. Anche nelle classi considerate a minore rischio, il ministero rileva differenze regionali consistenti e quindi margini di miglioramento nelle pratiche cliniche e organizzative.
Sul fronte dell’assistenza durante la gravidanza, invece, la copertura è elevata: nel 93,8% delle gravidanze vengono effettuate più di quattro visite ostetriche e nel 76,9% almeno tre ecografie. Restano però differenze nell’accesso precoce alle cure: la prima visita dopo il primo trimestre riguarda l’1,7% delle donne italiane e il 9,8% delle straniere, mentre tra le donne con titolo di studio elementare o nessun titolo la quota di prime visite oltre l’undicesima settimana arriva al 9,5%.
Nel giorno del parto, esclusi i cesarei, nel 94,7% dei casi accanto alla donna c’è il padre del bambino; il 4,5% è accompagnato da un familiare e meno dell’1% da un’altra persona di fiducia.
Dentro una maternità che si sposta sempre più avanti nell’età cresce anche il peso della procreazione medicalmente assistita. Nel 2025 il ricorso alla Pma è stato rilevato in 4,6 gravidanze ogni cento; le tecniche più utilizzate sono la Fivet, con fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione, e l’Icsi, nella quale lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita.
Anche i dati sui neonati completano il quadro: lo 0,8% ha un peso alla nascita inferiore a 1.500 grammi e il 6% compreso tra 1.500 e 2.500 grammi. Nel corso dell’anno sono stati inoltre rilevati 784 nati morti, pari a 2,20 ogni mille nati, e 3.151 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita.
Dal 2026 cambierà anche lo strumento con cui questa fotografia viene scattata. Il decreto del ministero della Salute del 5 maggio 2025 ha infatti aggiornato profondamente il Certificato di assistenza al parto, introducendo nuove informazioni sui fattori di rischio per madre e bambino e sull’organizzazione dell’assistenza, dalla gestione del travaglio al contatto pelle a pelle, dal rooming-in all’allattamento. Il nuovo sistema si applica ai dati riferiti agli eventi di nascita dal 2026. La prossima edizione del rapporto permetterà quindi di sapere molto di più su come si nasce in Italia.
Resta però il problema di quanti bambini nasceranno.
(AdnKronos)
U.E.. Parte il wi-fi Starlink di LufthansaIl primo partirà il 19 agosto. Sarà un Airbus A320neo di Lufthansa e avrà a bordo Starlink, la connessione satellitare di SpaceX. È il primo passo di un progetto più grande: entro il 2029 il gruppo tedesco vuole portare il nuovo Wi-Fi su circa 850 aerei, comprese le flotte di Ita Airways e Air Dolomiti.
ITALIA. Tecnologia, telefonia e informatica sono in cima alle abitudini di consumo degli italiani. ConfcommercioPiù tecnologia, telefonia, informatica e sevizi legati al tempo libero, e meno beni fisici tradizionali (alimentazione domestica, abbigliamento) nella spesa delle famiglie italiane, che guardando alla dinamica degli ultimi trent’anni nel 2026 ha superato il picco storico del 2007. Da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane 1995-2026 emerge che tecnologia, telefonia e informatica sono in cima alle abitudini di consumo degli italiani, in trent’anni fanno registrare una crescita di quasi il 3.200%. Anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero (servizi culturali e ricreativi) sono cresciti nello stesso periodo del 137%. Bene la ristorazione (+25,3%) e le spese per viaggi e vacanze (+17,2%) che però non sono ancora tornate sui livelli pre-Covid.
ITALIA. Calano gli affitti per gli studenti... ma solo perché è in calo la domandaCalano gli affitti mensili delle case per studenti: -6,2% a livello nazionale. In realtà, sebbene i prezzi delle stanze singole, nella maggior parte delle città universitarie italiane continuino a crescere, rispetto a dodici mesi fa, in molti delle città che ospitano importanti atenei, come quelli registrati a Milano e Bologna, i cali sono evidenti. Una diminuzione che si deve, principalmente, a una flessione della domanda, misurata sia in termini di contatti medi per annuncio (-19,8%) che di contatti complessivi, che arretrano quasi del 22% rispetto a un anno fa, in scia alla tendenza già emersa, seppur in maniera meno marcata, la scorsa estate.
ITALIA. Bonus nuovi nati. Oggi scade la richiesta all'InpsPer i bambini nati o adottati tra il 1° gennaio 2026 e il 14 aprile c’è tempo fino a oggi, mercoledì 12 agosto, per richiedere all’Inps il bonus nuovi nati. Per quelli nati dopo il 14 aprile si può presentare domanda entro 120 giorni dalla data di nascita o di adozione. Si tratta di una una tantum di mille euro per sostenere le prime spese per l’arrivo di un bambino. Dallo scorso 14 aprile è infatti possibile inviare le domande per il bonus nuovi nati riferito al 2026, comunicava l’Inps ricordando che il bonus si può chiedere da parte delle famiglie dei nuovi nati o nel caso di adozione che hanno un Isee per prestazioni familiari e l’inclusione non superiore a 40mila euro.
ITALIA. Bollette in crescitaPer le bollette, la spesa annuale è infatti data in crescita del 23% per le famiglie e del 54% per le imprese. La stima è stata fatta da Nomisma per il Sole 24 Ore calcolando in base agli attuali prezzi all’ingrosso l’impatto sulle tariffe al rientro dalla pausa agostana. Si tratta di una media ponderata (prudenziale) a partire dal prezzo della sola materia prima gas comunicato da Arera per i vulnerabili (l’ultimo, quello per lo scorso luglio, indicava 60 centesimi al metro cubo).
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