Lunedì 17 agosto 2026
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Droga nel carcere di Prato. Tre arresti e agente indagato per tentato omicidio

U.E. - ITALIA
Notizia ·

E' indagato per l'ipotesi di reato di tentato omicidio l'agente della polizia penitenziaria che nel pomeriggio di domenica 16 agosto ha esploso tre colpi di pistola all'interno del pronto soccorso dell'ospedale Santo Stefano di Prato, ferendo a una gamba un 22enne di nazionalità marocchina che stava tentando di fuggire. L'episodio è avvenuto poco dopo le 16.30, nella zona del pronto soccorso compresa tra la cosiddetta ''camera calda'', lo spazio coperto destinato all'arrivo delle ambulanze, e la sala di decontaminazione, in prossimità del triage.

 

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, quello dell'ennesimo episodio legato alla sicurezza dentro e intorno al carcere della Dogaia. A poche ore dai fatti, il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha diffuso una ricostruzione che aggiunge elementi importanti rispetto alle prime informazioni circolate nella giornata di domenica e fotografa una situazione che la Procura considera ormai strutturalmente critica.

Secondo quanto riferito dal procuratore, all'esterno del carcere non vi era una sola persona impegnata nel lancio dei plichi, ma tre soggetti: due accompagnatori e il lanciatore, poi rimasto ferito e trasportato all'ospedale Santo Stefano.

Il giovane avrebbe effettuato complessivamente cinque lanci: tre plichi sono riusciti a raggiungere i passeggi della Media Sicurezza, mentre altri due sono finiti all'interno del muro di cinta. Il contenuto dei plichi conferma la natura dell'operazione: complessivamente sono stati introdotti 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari.

I tre soggetti presenti all'esterno del penitenziario sono stati arrestati.

Successivamente è stato arrestato anche un detenuto che, dall'interno dei passeggi, avrebbe provveduto a recuperare i tre plichi effettivamente atterrati nell'area detentiva. Un episodio che, nelle parole della Procura, assume dunque una dimensione più ampia rispetto al singolo tentativo di introdurre droga e telefoni nel carcere.

La ricostruzione degli investigatori descrive infatti un meccanismo organizzato tra l'esterno e l'interno della struttura, con persone incaricate del lancio e un detenuto pronto a recuperare il materiale una volta superato il muro di cinta. E' proprio nel corso della fuga successiva all'operazione che il 22enne era caduto, riportando conseguenze che avevano reso necessario il trasporto in ospedale.

Ed è al Santo Stefano che si è verificato il secondo episodio, quello che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati dell'agente della polizia penitenziaria.

 

La prima ricostruzione aveva riferito di un giovane ammanettato e sottoposto alla vigilanza degli agenti, che avrebbe dato in escandescenza all'interno del pronto soccorso, arrivando a impossessarsi di un estintore e tentando poi di allontanarsi. Gli accertamenti della Procura hanno però consentito di acquisire i filmati delle telecamere, che ora rappresentano uno degli elementi centrali per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Nel comunicato diffuso dal procuratore Tescaroli viene precisato che due agenti di polizia penitenziaria, mentre il ragazzo cercava di scappare ammanettato all'interno di un ambiente chiuso dal quale non avrebbe potuto uscire, hanno cercato di raggiungerlo. A quel punto, uno dei due agenti ha esploso tre colpi di pistola contro il giovane. Uno dei proiettili lo ha raggiunto a una gamba.

E' un elemento rilevante rispetto alla ricostruzione iniziale, che parlava di un primo sparo in aria come colpo di avvertimento e dei successivi colpi indirizzati verso gli arti inferiori. La Procura, sulla base dei filmati acquisiti, ha ora reso noto che i tre colpi sono stati esplosi dall'agente contro il ragazzo, mentre quest'ultimo tentava di allontanarsi all'interno di un ambiente chiuso.

 

Sarà l'inchiesta a stabilire perché l'agente abbia deciso di utilizzare l'arma da fuoco, quale fosse la distanza tra il poliziotto e il giovane, la successione esatta dei tre spari e se, in quelle circostanze, ricorressero i presupposti per l'uso dell'arma. L'iscrizione per tentato omicidio rappresenta, naturalmente, un atto d'indagine e non equivale a un'affermazione di responsabilità. Il 22enne è stato ferito a una gamba.

Nessun'altra persona, tra pazienti, accompagnatori e personale sanitario, è rimasta colpita dai proiettili. Gli spari hanno tuttavia provocato momenti di forte allarme all'interno del pronto soccorso.

 

Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e personale della vigilanza privata. Gli specialisti hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire la posizione delle persone coinvolte e la dinamica della sparatoria. È intervenuto anche il magistrato di turno. Per consentire la messa in sicurezza degli ambienti e lo svolgimento degli accertamenti, il pronto soccorso è stato temporaneamente chiuso. I pazienti già presenti sono stati assistiti e messi in sicurezza, mentre le ambulanze dirette al Santo Stefano sono state deviate verso altre strutture, in particolare nell'area di Pistoia e Firenze.

La direzione aziendale dell'Asl Toscana Centro ha espresso vicinanza al personale medico e sanitario e rammarico per i disagi provocati agli utenti, ringraziando gli operatori per la professionalità e la tempestività dimostrate nella gestione di una situazione definita di particolare complessità ed eccezionalità.

E' però soprattutto il quadro complessivo delineato da Tescaroli a riportare l'attenzione sulla situazione della Dogaia. «La situazione di illegalità attorno al carcere si perpetua», ha sottolineato il procuratore, collegando implicitamente quanto avvenuto domenica a un problema che la Procura denuncia da tempo. Non si tratta, infatti, del primo episodio che riguarda l'introduzione di droga e telefoni all'interno della casa circondariale pratese. Già nel 2025 un'inchiesta della Procura aveva portato alla luce diverse modalità utilizzate per far arrivare stupefacenti all'interno della struttura, con sequestri di hashish e cocaina e telefoni cellulari introdotti attraverso sistemi differenti. Anche nei mesi più recenti il tema della sicurezza alla Dogaia è rimasto al centro dell'attività investigativa.

A luglio Tescaroli aveva nuovamente evidenziato la situazione di difficoltà del carcere e, più in generale, aveva denunciato la crescita degli impegni investigativi a fronte di organici insufficienti. Il nuovo episodio arriva dunque in un contesto già segnato da tensioni, introduzione di sostanze stupefacenti e telefoni e difficoltà nel controllo di una struttura penitenziaria sulla quale la Procura ha più volte richiamato l'attenzione delle istituzioni.


La denuncia di Tescaroli non riguarda soltanto ciò che accade dentro le mura della Dogaia. Il procuratore ha più volte descritto una situazione criminale complessa nel territorio pratese, segnalando anche la necessità di un rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine e della polizia giudiziaria.

Ancora a luglio, in una lettera al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, Tescaroli aveva sostenuto che la Procura fosse costretta a selezionare gli obiettivi investigativi a causa della carenza di personale. La richiesta riguardava un rafforzamento degli organici di polizia, carabinieri e Guardia di finanza, oltre a strumenti di controllo del territorio. Il Comune di Prato si era schierato al fianco del procuratore, definendo grave e cronica la carenza di personale e sottolineando come la Procura fosse costretta a scegliere quali indagini privilegiare.

 

(AdnKronos)

 

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