Venerdì 2 ottobre 2026
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CPI, respinta richiesta Duterte su verifica prove digitali

MONDO
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La Cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI) ha depositato il protocollo elettronico aggiornato (E-Court Protocol) relativo al processo contro l'ex presidente filippino Rodrigo Duterte, accusato di crimini contro l'umanità per le uccisioni avvenute durante la sua campagna di "guerra alla droga", prima come sindaco di Davao City e poi come presidente delle Filippine.

Come riporta VeraFiles, il deposito arriva in esecuzione della decisione della Terza Sezione di primo grado (Trial Chamber III) del 28 settembre, con cui i giudici hanno respinto la richiesta della difesa di Duterte di introdurre un campo di "verifica esperta" obbligatoria per tutte le prove provenienti da fonti aperte (open-source) o generate dagli utenti.

 

La difesa, guidata dall'avvocato britannico Peter Haynes, aveva motivato la richiesta con la necessità di garantire l'autenticità del materiale probatorio in un contesto, a loro dire, segnato da un'ampia circolazione di disinformazione online. I legali avevano inoltre lamentato che tra le prove depositate dalla Procura vi fossero, come riportato da Manila Bulletin, numerosi duplicati e documenti di scarsa qualità, con il rischio di "inondare il fascicolo di materiale inaffidabile o irrilevante".

 

I giudici hanno però respinto la richiesta, ritenendo che l'introduzione di un obbligo generalizzato di verifica esperta andasse oltre la semplice aggiunta di un campo metadati e finisse per imporre alla Procura la preparazione di materiale aggiuntivo prima ancora che la difesa potesse analizzare le singole prove e sollevare eventuali contestazioni. Nella decisione, la Camera ha osservato che, vista la mole di prove rese disponibili dall'accusa e l'ampiezza delle categorie di materiale open-source e generato dagli utenti, un simile obbligo rischiava di essere superfluo e di causare un ritardo ingiustificato all'avvio del processo.

 

La Procura, dal canto suo, aveva definito la richiesta della difesa "irragionevole, non necessaria e contraria agli interessi dell'efficienza giudiziaria", sostenendo che la necessità di un report esperto a corredo di una prova open-source debba essere valutata caso per caso da chi la presenta.

 

La Camera ha invece accolto una diversa proposta, avanzata dalla Procura e su cui si erano trovati d'accordo anche la difesa e i rappresentanti legali delle vittime: l'introduzione di un campo metadati dedicato all'indirizzo URL, utile per identificare la fonte online esatta da cui ciascuna prova è stata acquisita al momento della sua raccolta. La richiesta era stata formalmente presentata dalla Procura il 31 agosto, con l'obiettivo di creare questo nuovo campo all'interno del sistema di gestione documentale Nuix Discover.

 

La Cancelleria della CPI, organo che fornisce supporto giudiziario e amministrativo neutrale a tutti gli organi della Corte, aveva ricevuto l'ordine di depositare il protocollo modificato entro il 2 ottobre, a meno di due mesi dall'apertura del processo, fissata per il 30 novembre 2026.

 

La questione della mole di prove resta comunque aperta: la difesa di Duterte ha separatamente chiesto alla Corte di porre un tetto massimo di 10.000 elementi al materiale probatorio della Procura, sottolineando che il fascicolo è cresciuto da un iniziale 5.275 a oltre 62.130 elementi, comprendenti più di 320.000 pagine di documenti e oltre mille materiali audiovisivi. I legali di Duterte hanno definito la situazione un "disastro totale", accusa che la Procura ha respinto come "esagerata". Su questa richiesta di limitazione del fascicolo la Camera non si è ancora pronunciata.

 

Duterte, arrestato dalle autorità filippine nel marzo 2025 e trasferito all'Aia, resta in stato di detenzione presso il centro penitenziario della CPI in attesa del processo per crimini contro l'umanità legati alle uccisioni compiute durante la sua campagna anti-droga.

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