45 tonnellate di cocaina volano negli USA per essere distrutte, ma la violenza resta nel Paese

Un aereo militare statunitense ha portato via dal Costa Rica 45 tonnellate di cocaina sequestrata, destinate alla distruzione in territorio americano. Il motivo non è diplomatico ma economico: il paese centroamericano non dispone dei fondi necessari per smaltire il carico sul proprio suolo.
Come riporta LatinAmerican Post, l'operazione si è svolta martedì all'aeroporto internazionale Juan Santamaría, vicino alla capitale San José, da dove è decollato un C-17 dell'aeronautica militare statunitense carico della droga confiscata nel corso di diverse operazioni condotte negli ultimi mesi. Le autorità hanno presentato l'operazione come una dimostrazione di cooperazione internazionale, ma il dettaglio più significativo non riguarda l'aereo né il suo carico eccezionale, bensì la ragione per cui il trasferimento si è reso necessario.
"A causa di limitazioni di bilancio, non potevamo portare a termine la distruzione" in Costa Rica, ha dichiarato il procuratore generale Carlo Díaz, in dichiarazioni riprese dall'agenzia EFE. Un'ammissione che ha ridimensionato i toni celebrativi dell'annuncio: un paese capace di intercettare quantità enormi di cocaina non dispone delle risorse per completare l'operazione sul proprio territorio.
Questo non rende l'operazione un fallimento: la droga è stata effettivamente sequestrata, e il suo allontanamento per la distruzione rappresenta comunque un risultato concreto. Ma l'episodio mette in luce uno squilibrio strutturale: catturare la droga fa notizia, pagare per smaltirla in sicurezza molto meno, pur essendo entrambi passaggi essenziali del contrasto al narcotraffico. Secondo quanto riferito da fonti locali, il direttore ad interim dell'Organismo di Investigazione Giudiziaria (OIJ) ha dichiarato al Congresso che l'ente dispone di un solo forno capace di incenerire droga, soggetto a frequenti guasti, il che fa accumulare le sostanze nei magazzini.
Le 45 tonnellate trasportate corrispondono a circa il 97% dell'intero totale dei sequestri di cocaina effettuati dal Costa Rica nel 2025, pari a 46,5 tonnellate. Non si tratta quindi di un unico sequestro eclatante, ma di materiale accumulato attraverso molteplici operazioni condotte nei mesi scorsi, non di una fotografia del traffico in un singolo giorno. Il valore stimato del carico supera il miliardo di dollari, anche se questa cifra, non essendo specificato il mercato di riferimento né il metodo di valutazione, non permette di stabilire quanto le organizzazioni criminali abbiano effettivamente perso.
Il dato più rilevante riguarda tuttavia la violenza: nonostante il volume record dei sequestri, gli omicidi in Costa Rica sono scesi solo marginalmente, da 880 nel 2024 a 873 nel 2025, una flessione dello 0,8%. Il tasso resta di 16,8 omicidi ogni 100.000 abitanti, con oltre il 60% dei casi collegati al narcotraffico. Un segnale che il sequestro di grandi quantitativi di droga non si traduce automaticamente in un indebolimento delle organizzazioni criminali né in una riduzione della violenza sul territorio.
L'articolo della testata latinoamericana accosta l'operazione costaricana agli interventi militari statunitensi in Ecuador, dove sono state distrutte otto imbarcazioni sospettate di trasportare droga, con decine di membri degli equipaggi successivamente rilasciati dai giudici per mancanza di prove sufficienti. Un confronto che solleva interrogativi sulla differenza tra le accuse formulate in sede militare e quelle che reggono effettivamente in sede giudiziaria: le azioni militari, per quanto spettacolari, non possono sostituire le prove vagliate in tribunale.
Il trasferimento della cocaina verso gli Stati Uniti è stato comunque sottoposto a supervisione giudiziaria: un giudice costaricano ha accompagnato il carico fino a destinazione per formalizzare la consegna e sorvegliare successivamente la distruzione delle sostanze, prevista in un impianto di Indianapolis. Per il Costa Rica, collocato geograficamente tra le aree di produzione sudamericane e i mercati di consumo nordamericani ed europei, la gestione dei sequestri resta una sfida logistica ed economica che si somma a quella, ben più ardua, di contenere la violenza legata al narcotraffico sul proprio territorio.