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08/10/2026 – 14/10/2026
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Il panorama energetico globale sta attraversando una fase di profonda turbolenza, alimentata da tensioni geopolitiche internazionali che continuano a ripercuotersi sui costi di gas e carburanti. A questo scenario si aggiunge una criticità tutta italiana: l'assenza di una visione strategica nazionale in materia di politica energetica, che lascia il Paese scoperto di fronte alle emergenze e rallenta la transizione ecologica.
Secondo le ultime analisi di mercato riportate da Reuters, le famiglie e le imprese europee dovranno fare i conti con prezzi del gas elevati per almeno un altro anno. Anche nello scenario più favorevole — che ipotizza una risoluzione del conflitto con l'Iran e un inverno mite —, il continente europeo si trova a dover ricostituire riserve di stoccaggio scese a livelli record di scarsità, con prezzi di riferimento già cresciuti di oltre il 150% nel corso dell'anno.
A pesare pesantemente sono state le interruzioni della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che hanno bloccato circa il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Gli analisti prevedono che gli stoccaggi europei raggiungeranno appena il 75-78% entro il 1 novembre (circa 10 punti percentuali sotto la media quinquennale), lasciando intravedere tensioni persistenti anche per l'estate del 2027.
Il caro-carburanti e l'impatto sulle catene logistiche
Parallelamente alla crisi del gas, i mercati globali del diesel registrano forti contrazioni. I dati elaborati da BBC Verify evidenziano come il calo delle esportazioni globali — scese da 6,8 milioni di barili al giorno nel 2025 a 5,8 milioni nel settembre 2026 — sia imputabile principalmente al conflitto nel Golfo e agli attacchi alle infrastrutture in Russia.
Il dimezzamento delle esportazioni di gasolio dal Medio Oriente, causato dal blocco dello Stretto di Hormuz, e la contrazione dei flussi dalla Russia (penalizzati dagli attacchi dei droni e dalle sanzioni) hanno spinto i prezzi al dettaglio su livelli record. Trattandosi del carburante che muove camion, furgoni e navi, l'aumento si sta già ripercuotendo sull'intera spina dorsale delle catene di approvvigionamento globali.
In questo contesto di vulnerabilità internazionale, l'Italia sconta limiti strutturali rilevanti. La politica energetica nazionale continua a muoversi senza una pianificazione coerente a livello europeo e mondiale.
Le principali criticità si riflettono in due ambiti chiave:
Frenata sulle rinnovabili: Nonostante l'urgenza di affrancarsi dalle fonti fossili, l'iter burocratico e amministrativo ostacola e non facilita l'approvazione dei numerosi progetti di energia rinnovabile attualmente in corso.
Mancanza di investimenti nella mobilità sostenibile: Si registra una cronica carenza di investimenti mirati alla riduzione dei consumi attraverso il potenziamento del trasporto pubblico locale e il rilancio del trasporto merci su rotaia, settori che potrebbero alleggerire drasticamente la dipendenza dai derivati del petrolio.
Senza un cambio di rotta deciso che acceleri la transizione verde e snellisca le procedure autorizzative, il sistema Paese rischia di rimanere pericolosamente esposto ai prossimi shock geopolitici ed economici globali.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc

Mentre i bollettini ufficiali tentano di mascherare la fragilità strutturale del Paese celebrando rimbalzi congiunturali o stagioni turistiche record, la realtà produttiva italiana racconta una storia ben diversa. La produzione industriale è in costante affanno e continua a registrare segnali negativi, con una sola grande eccezione a tenere a galla le statistiche: il comparto energetico. Un’eccezione che non è sintomo di vitalità, ma il mero riflesso del costo dell'energia su cui l'Italia non ha nessun controllo e di dinamiche tariffarie che gravano, anziché beneficiare, sul resto della catena del valore.
In questo scenario, l’inflazione torna a mordere, erode il potere d’acquisto delle famiglie e mette sotto pressione i bilanci aziendali. In un sistema sano, il manifatturiero, fonte di stabilità e creazione di valore aggiunto nel lungo periodo cresce in modo marginale.
Per colmare la narrazione del declino, si ricorre spesso al mantra del turismo come “petrolio della nostra economia”. Si tratta di una visione miope e rischiosa per diversi motivi:
Volatilità geopolitica: Il turismo non dipende unicamente dall'attrattività del patrimonio culturale o paesaggistico locale, ma è fortemente condizionato dai contesti internazionali, dai conflitti geoeconomici, dalle crisi sanitarie e dalle politiche dei vettori aerei globali.
Valore aggiunto e occupazione: Pur essendo un settore importante, il turismo offre una qualità dell'occupazione spesso stagionale e con livelli salariali mediamente più bassi rispetto al manifatturiero avanzato.
Impossibilità di sostituzione: Un Paese industriale del G7 non può convertire la propria struttura produttiva nei soli servizi di accoglienza senza impoverire il proprio tessuto tecnologico e di ricerca.
Un'agenda politica di omissioni e occasioni perdute
La crisi della produzione industriale non è una fatalità meteorologica, ma il risultato di decisioni strategiche mai prese o costantemente rinviate. Diversi nodi irrisolti testimoniano la mancanza di una visione industriale organica:
La vertenza ex Ilva: Quella che un tempo era la perla dell'acciaio europeo versa in un limbo infinito tra amministrazioni straordinarie, incertezze ambientali e assenza di una politica siderurgica nazionale. Senza una produzione primaria di acciaio, l'intera filiera meccatronica e manifatturiera italiana perde indipendenza e competitività.
Ipoteca energetica e rinnovabili: Nonostante i proclami sulla transizione ecologica, la burocrazia continua a strozzare l'installazione di impianti a fonti rinnovabili. Le imprese pagano l'energia a prezzi significativamente più alti rispetto ai competitor europei, penalizzando la produzione locale.
Il settore immobiliare e la crisi abitativa: Il mercato immobiliare è stato lasciato a se stesso proprio mentre le grandi città e i distretti produttivi affrontano una drammatica crisi dell'alloggio. L'assenza di piani trasversali per l'abitare sociale (social housing) e la rigenerazione urbana priva l'economia di uno dei suoi storici volani interni e ostacola la mobilità dei lavoratori.
Trasporti e logistica bloccati: I mercati dei trasporti pubblici e della logistica integrata continuano a soffrire di un’impronta statale o para-statale rigida che spesso frena la concorrenza, l'efficienza e l'ingresso di investimenti privati capaci di modernizzare le reti.
Telecomunicazioni e accentramento: Nel settore delle telecomunicazioni e delle infrastrutture digitali assistiamo a un costante ritornello di interventi statali e operazioni di ri-nazionalizzazione o controllo direttivo (come nelle vicende che coinvolgono i grandi player nazionali), invece di favorire un mercato dinamico fondato su investimenti in fibra e reti di nuova generazione.
L'abbandono delle Piccole e Medie Imprese (PMI): Le micro e piccole imprese manifatturiere — da sempre fiore all'occhiello ed elemento distintivo del Made in Italy nel mondo — continuano a essere soffocate da una pressione fiscale sproporzionata e da un labirinto burocratico imponente. Mancano misure strutturali di detassazione del lavoro e sburocratizzazione capaci di premiare l'innovazione e la crescita dimensionale.
Serve un cambio di rotta strutturale
Senza una politica industriale di ampio respiro che rimetta al centro la produzione manifatturiera, la semplificazione burocratica e la competitività energetica, con forti iniezioni di destatalizzazione e liberalizzazione, il rischio è quello di scivolare verso una deindustrializzazione irreversibile. Affidarsi all'illusione che il terziario turistico possa da solo sorreggere l'impalcatura socio-economica di una grande nazione europea significa rassegnarsi a un futuro di maggiore fragilità e dipendenza economica da fatti e situazioni verso i quali possiamo solo essere remissivi.

L'autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari, ESMA (European Securities and Markets Authority), ha individuato il rischio geopolitico come priorità assoluta tra i criteri di vigilanza per i bilanci annuali 2026 delle società quotate. Come riporta Investment Executive, l'autorità ha pubblicato un nuovo documento sulle priorità di enforcement che gli emittenti dovranno seguire nella redazione dei prossimi bilanci.
Secondo ESMA, le tensioni geopolitiche in corso, le politiche commerciali, le sanzioni, i cambiamenti nei flussi commerciali e i conflitti regionali possono avere implicazioni dirette e indirette significative sulle operazioni delle aziende, sulle condizioni di finanziamento, sulle valutazioni degli asset e sulle proiezioni dei flussi di cassa.
Alla luce di questo scenario, l'autorità ha ricordato agli emittenti la necessità di informare gli investitori sugli impatti concreti di eventi come le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, oltre che sulle conseguenze che tali conflitti producono sui prezzi delle materie prime, sulle catene di approvvigionamento e sul commercio globale.
Questi sviluppi, ha spiegato ESMA in una nota sulla rendicontazione societaria, potrebbero avere conseguenze dirette sui bilanci, tra cui possibili svalutazioni e perdite di valore degli asset, cambiamenti nei criteri di riconoscimento dei ricavi e modifiche nella recuperabilità delle attività fiscali differite.
Allo stesso tempo, l'autorità ha sottolineato l'importanza di fornire agli investitori informazioni chiare sul rischio di liquidità, in un contesto di crescenti tensioni sui mercati finanziari globali. Nello specifico, ESMA ha indicato che gli emittenti dovrebbero fornire un'analisi completa e trasparente delle scadenze delle passività finanziarie - comprese le passività da leasing e i debiti commerciali - basata sui flussi di cassa contrattuali non attualizzati, includendo sia il capitale sia i pagamenti di interessi.
Il documento di ESMA si inserisce in un quadro più ampio di priorità per i bilanci 2026, che comprende anche aspetti legati agli accantonamenti per ristrutturazioni e debt restructuring, oltre a indicazioni sulla rendicontazione di sostenibilità e sul formato digitale ESEF per il deposito dei documenti societari.

E’ bene premettere quanto sia principio noto e consolidato che la violazione delle regole di condotta non determina di per sé l’invalidità dell’investimento e il conseguente accoglimento di una domanda restitutoria, potendo dare luogo unicamente al risarcimento del danno patito. Inoltre, lamentare di essere stati indotti dal personale dell’Intermediario a investire in prodotti complessi e rischiosi si risolve in una doglianza attinente alla dinamica dei rapporti tra il cliente e il personale stesso.
La prova di tali circostanze, come da costante orientamento dell’ACF, si colloca al di fuori dell’applicazione del principio di inversione dell’onere della prova di cui all’art. 23, comma 6, del TUF; pertanto, il relativo onere incombe sul ricorrente, tenuto a fornire idonee evidenze al riguardo per evitare che l’Intermediario si trovi nella posizione di dover dimostrare un fatto negativo.
Con riferimento all’adempimento degli obblighi informativi, occorre verificare se l’Intermediario sia tenuto ad osservare le disposizioni sulla consegna del KID previste dal Regolamento (UE) n. 1286/2014 (Regolamento PRIIPs) e dal Regolamento Delegato (UE) 2017/653 (RTS PRIIPs), oltre al quadro normativo generale dei servizi di investimento e, in particolare, ai principi della disciplina MiFID applicabili all’attività degli intermediari soggetti a tale obbligo.
In sintesi, alla luce di tale normativa, chi eroga consulenza su prodotti PRIIPs deve fornire gratuitamente (e non solo rendere disponibile) il KID; tale consegna deve avvenire prima che il contratto diventi vincolante, anche in presenza di un eventuale diritto di ripensamento. Ciò, peraltro, al fine di garantire che il cliente possa conservare e riprodurre il documento fornitogli anche in un momento successivo.
Tutti questi aspetti devono essere tenuti in debita considerazione dall’interprete del diritto che intenda eccepire le criticità connesse all'opacità informativa sulla disclosure dei costi dell’investimento, trattandosi di valutazioni da effettuare a seguito di uno studio approfondito della potenziale controversia.
La censura principale può invece riguardare la mancata disclosure circa gli ingenti costi di ingresso degli investimenti. A determinate condizioni, è del tutto legittimo che il cliente investitore eccepisca di non essere stato reso edotto in proposito, ovvero di esserne venuto a conoscenza solo diversi giorni dopo la sottoscrizione dei prodotti interessati.
Tale doglianza trova fondamento nel presupposto che l’elevata incidenza dei costi associati ai prodotti contestati fa emergere più che fondati dubbi circa l’effettiva adeguatezza degli stessi. Un’adeguatezza da intendersi qui come coerenza economico-finanziaria dell’investimento complessivamente proposto, ove solo si consideri il divario (gap) tra i rendimenti attesi (quali risultanti anche dai KID) e i costi commissionali, a prescindere dalle specifiche preferenze di rischio-rendimento del cliente.
Ulteriormente, elementi quali la trading history e la profilatura, qualora deponessero a favore di un profilo di investimento prudente, costituirebbero un'ulteriore aggravante. A ciò si aggiunge il potenziale pregiudizio derivante dall'età avanzata dell'investitore, elemento che ne accentua la vulnerabilità e impone all’Intermediario, nella sua qualità di prestatore di servizi, un grado di diligenza valutativa nettamente più elevato.
Anche il fattore temporale gioca un ruolo determinante nella valutazione della disclosure. L’Intermediario rimane infatti onerato di dimostrare le modalità con cui ha fornito il KID, mentre il cliente deve essere posto nella condizione di compiere una scelta effettiva e consapevole, ricevendo la documentazione informativa con tempistiche e modalità idonee a consentirne la lettura in tempo utile prima dell’operazione.
Tali tutele appaiono difficilmente rispettate laddove le operazioni contestate siano state disposte di persona presso la filiale di riferimento, come peraltro dimostrabile dalla documentazione prodotta in atti.
Una corretta perimetrazione delle doglianze, affiancata da una ricostruzione fattuale idonea a supportare il sospetto di una criticità insanabile sulla trasparenza dei costi, avvalora il legittimo dubbio che l’investitore non sia stato messo di fronte a una reale scelta, la quale pare invece essere stata compiuta unilateralmente dall’Intermediario.
Nel complesso, appare dunque ragionevole ricostruire il contesto in cui si sono sviluppati i rapporti: ovvero di persona, presso una filiale dell’Intermediario. Ipotizzando un colloquio diretto tra il cliente e il consulente, difficilmente l’invio tramite posta elettronica o la mera messa a disposizione del KID nell’area riservata avrebbero garantito al cliente la reale possibilità di prenderne visione prima del conferimento degli ordini. Il punto centrale risiede proprio nel fatto che il rapporto si è instaurato di persona, mentre l'invio via e-mail è avvenuto solo per mera compiacenza.
Si noti che questa ricostruzione esula dai noti limiti che impongono di non considerare l’atteggiamento del personale dell’Intermediario: a ben vedere, l’iter logico-argomentativo conduce il giudicante a una conclusione immanente e verosimile, la quale, pur non essendo strettamente necessaria per far sorgere la responsabilità, certifica come le concrete modalità dello svolgimento dei fatti abbiano determinato la criticità insanabile lamentata dal cliente.
In conclusione, un’accurata indagine personalizzata e una selezione strategica dei fatti risultano fondamentali non solo in termini persuasivi, ma soprattutto per conferire credibilità e rigore logico (al di là di aspetti meramente emotivi o empatici) alla censura del comportamento tenuto dall’Intermediario.

Quante volte ancora gli europei accetteranno senza reagire l’arbitrarietà assoluta di Donald Trump? Per quanto ancora lasceranno il presidente americano trattare con il presidente russo e umiliare quello ucraino? I vertici europei si susseguono e si assomigliano. Quello che si apre domani a Bruxelles è dedicato - tra l’altro - alla crisi energetica provocata dalla guerra di Trump contro l’Iran e al sostegno all’Ucraina. I Ventisette oseranno sfidare le sanzioni inflitte da Trump alla Corte penale internazionale? Si opporranno alla sua decisione di sospendere il divieto di acquistare petrolio dalla Russia? Reagiranno alle misure di ritorsione contro il presidente ucraino per il suo rifiuto di cessare i raid sulle raffinerie russe? O chiuderanno ancora una volta gli occhi, si limiteranno a condannare, si lasceranno ingannare dalla “finestra negoziale” aperta da Trump sulla CPI e non attiveranno lo Statuto di blocco creato per proteggere le imprese e i cittadini dell’UE dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane?
Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, gli europei hanno capito che il presidente di un paese amico e alleato poteva trasformarsi in un nemico e che il Congresso americano poteva chiudere gli occhi di fronte alla deriva autocratica e dittatoriale del presidente. In pochi giorni, Donald Trump ha tradito ancora una volta l’Ucraina e scelto di sostenere il presidente Putin.
La sua decisione di sospendere le sanzioni americane sul petrolio russo e di attaccare il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha costernato i suoi alleati europei. Ma le reazioni non sono state all’altezza. Berlino ha preso atto, ma “una tale decisione è fuori discussione per la Germania e per l’Europa”, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz. Le altre capitali hanno condannato e l’Alta rappresentante, Kaja Kallas, ha denunciato il sostegno alla guerra di Putin. Parole, ma nessuna condanna concreta. E nessuno osa citare il nome di Trump.
I retroscena della decisione del presidente americano sono agghiaccianti. Trump ha preteso dai suoi alleati NATO di fare pressione sul presidente ucraino affinché smettesse di bombardare le raffinerie russe, minacciando gli ucraini di interrompere la condivisione di intelligence americana, di tagliare Starlink e di vietare gli acquisti attraverso PURL, il meccanismo creato in seno alla NATO per far finanziare agli europei gli acquisti di armi americane per Kyiv.
La fornitura da parte della Russia di 300.000 tonnellate di diesel al mercato americano e mondiale non avrà alcun impatto sui prezzi alla pompa negli Stati Uniti, ha affermato Anthony Blinken, ex capo della diplomazia di Joe Biden. La revoca delle sanzioni americane darà invece a Putin i mezzi per finanziare la prosecuzione della sua guerra contro l’Ucraina.
«Il deal firmato tra Russia e Stati Uniti sul diesel è una vittoria importante per il Cremlino, perché mostra crudamente ai paesi europei della NATO che Washington privilegerà la sua economia alla sopravvivenza dei suoi alleati in caso di conflitto maggiore», sostiene Etienne Marcuz, collaboratore della Fondation pour la Recherche Stratégique.
«Il Cremlino non è riuscito a prendere Kyiv, allora ha preso Washington». Il commento dell’analista David Colon riassume il sentimento generale. Il Cremlino può anche contare su molti altri sostenitori filorussi in Europa: Alice Weidel, leader dell’AfD in Germania, Marine Le Pen, dirigente del Rassemblement National, Jean-Luc Mélenchon, capo di La France Insoumise, Matteo Salvini, della Lega, vicepresidente del Consiglio nel governo guidato da Giorgia Meloni, e Robert Fico, primo ministro slovacco.
Volodymyr Zelensky sarà ricevuto venerdì a Bruxelles per la seconda giornata del vertice europeo. Trump ha manifestamente dato seguito alle sue minacce. La Russia ha lanciato più di cento missili e droni lunedì sera contro l’Ucraina e «purtroppo, non c’è stato alcun avvertimento da parte dei nostri partner riguardo a questo attacco», ha deplorato martedì il presidente ucraino.
Cosa gli diranno i suoi pari dell’UE? «Ci limiteremo a lamentarci ripetendo che sosteniamo l’Ucraina, o avremo il coraggio di denunciare sulla scena internazionale il presidente americano per quello che è: un criminale bugiardo e corrotto? Paura di perdere il sostegno militare americano in Europa? Chi ci crede ancora? Paura di perdere l’accesso ai vari cloud americani da cui dipendiamo? Esistono alternative europee e alcuni di noi le usano già. Riprendiamoci e svegliamoci», si è indignata l’analista Samantha de Bendern in un messaggio su X.
L’Europa non è disarmata. Si è dotata di uno strumento anti-coercizione nel dicembre 2023, soprannominato il bazooka commerciale. Ha adottato nel 1996 una legge di blocco per proteggere gli operatori economici dell’UE dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane e vietare alle imprese di conformarsi a tali sanzioni sul territorio dell’UE. Sta studiando l’adozione dell’equivalente della “section 301”, il dispositivo di ritorsione unilaterale americano per limitare o escludere dal mercato unico in pochi giorni i beni, i servizi e le tecnologie delle potenze che falsano la concorrenza. Questo arsenale è concepito contro la Cina, ma nulla esclude di utilizzarlo contro gli Stati Uniti. Nulla, eccetto la mancanza di volontà politica. E di fronte a Trump, la volontà politica manca crudelmente agli europei.
L’Unione preferisce il dialogo al confronto. «Quando incontriamo difficoltà con gli Stati Uniti, le affrontiamo e dialoghiamo: non c’è opzione migliore. In passato, questo dialogo ci ha spesso permesso di stabilizzare la nostra relazione e di ottenere risultati positivi per i nostri interessi», ci ha spiegato un alto funzionario europeo.
Questa posizione esaspera alcuni deputati europei. La socialista francese Chloé Ridel deplora l’ingenuità di chi è pronto a negoziare con l’amministrazione americana la modifica degli statuti della CPI per sottrarla alle sanzioni americane. «I cittadini si aspettano dai loro leader fermezza e forza di fronte all’amministrazione americana, come hanno dimostrato le reazioni entusiastiche al “no” del primo ministro canadese Mark Carney alle minacce di Trump», sostiene Chloé Ridel.
Volodymyr Zelensky dimostra anche lui coraggio politico. Trump gli chiede di smettere di colpire le raffinerie russe. Gli ucraini fanno saltare i centri dati di Yandex dove sono ospitati i bot utilizzati dal Cremlino per la disinformazione e la perturbazione delle elezioni negli Stati Uniti e in Europa.
«È la guerra. Gli ucraini la conducono nel modo giusto». Il commento dell’ex inviato speciale di Trump per l’Ucraina, il generale in pensione Keith Kellogg, è un atto di sfiducia nei confronti del presidente americano, le cui decisioni sono sempre più criticate dai Repubblicani, la sua stessa famiglia politica.
Trump ha annunciato un cessate il fuoco energetico. Mosca lo ha violato brutalmente. «L’Ucraina non merita un cessate il fuoco», ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. «Se la Russia non accetta un cessate il fuoco energetico per l’inverno, risponderemo», ha avvertito il presidente ucraino. «Faremo bruciare tutte le raffinerie russe», ha detto un alto responsabile ucraino citato dal Financial Times.
Eppure gli europei sanno cosa devono fare per forzare la mano a Putin: fornire agli ucraini i missili necessari per proseguire i loro raid mirati in Russia e, come fa la Francia, aiutarli a guidarli.
(Christian Spillmann su Il Mattinale Europeo del 14/10/2026)

Ieri i comitati di redazione di Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore e Stampa hanno messo nero su bianco che «la distinzione tra attività giornalistica, interessi degli inserzionisti e strategie commerciali delle aziende editoriali non può avere deroghe o zone grigie» e occorre «difendere la professionalità, la deontologia e la reputazione delle giornaliste e dei giornalisti».
Il problema è che quelle zone grigie esistono da tempo e nessuno le ha mai davvero chiuse.
Il riferimento è all’inchiesta di Napoli su Multiversity-Pegaso. Secondo gli investigatori, soldi di pubblicità e rapporti commerciali sarebbero serviti a ottenere articoli favorevoli, a smussare notizie scomode o a farle sparire. Nelle carte compaiono quasi tutti i grandi giornali italiani e figure di primo piano: Mario Orfeo per Repubblica, Andrea Malaguti per La Stampa, Claudio Cerasa per il Foglio, Francesco Cancellato per Fanpage, Peter Gomez per il Fatto Quotidiano.
Sono ipotesi tutte da dimostrare, e non tutto ciò che viene descritto è automaticamente un reato.
L'indagine ha avuto comunque una sua utilità perché ha fatto riscoprire improvvisamente il sistema delle garanzie: nessuna intercettazione sul caso Pegaso-stampa è uscita sui giornali, in meticoloso rispetto della legge, come ha notato ieri Claudio Caprara su Substack.
Ma chi pensa che il problema della libertà di stampa si esaurisca nel codice penale si sbaglia di grosso.
La censura più efficace non arriva da fuori. È quella che si fa da soli. Non servono ordini, telefonate o interventi del direttore. Basta sapere che una notizia può far perdere un inserzionista importante o una collaborazione commerciale. A quel punto molti scelgono di non cercarla.
Nella politica queste cose si vedono meglio. Gli orientamenti dei giornali sono noti, le omissioni si confrontano, le deformazioni vengono contestate. In televisione è già più difficile: tempi stretti, talk show partigiani, censurati che non si vedono. Quando però entrano in gioco gli interessi economici dell’editore o dei grandi inserzionisti, diventa quasi impossibile accorgersene. Chi conosce i contratti pubblicitari? Chi sa quanto pesa davvero un cliente sul bilancio di un quotidiano? Chi può scoprire un’inchiesta che non è mai stata commissionata?
La stampa italiana ha una lunga tradizione in questo campo. Il Giorno nasce dall’Eni, La Stampa e poi Repubblica dalla Fiat, Il Messaggero dalla Montedison e oggi da Caltagirone, il Corriere salvato negli anni Ottanta da Fiat, Pirelli, Montedison e Mediobanca. I giornali servivano anche a proteggere gli interessi dei proprietari. Spesso non c’era nemmeno bisogno di intervenire: si sapeva già di cosa conveniva non parlare.
Non è solo storia antica. Nell’aprile 2024, con Repubblica ancora in mano agli Agnelli-Elkann, centomila copie di Affari & Finanza finirono al macero perché contenevano un pezzo di Giovanni Pons che toccava Stellantis. La redazione sfiduciò il direttore con 164 voti a 55. Due anni dopo, a settembre 2026, lo stesso comitato di redazione – con un altro proprietario e un altro direttore – è tornato a protestare per un’intervista non proprio graffiante a John Elkann.
Carlo Calenda ha più volte accusato Repubblica di non aver raccontato con sufficiente indipendenza la crisi di Stellantis e i suoi rapporti con gli aiuti pubblici. Ma gli attacchi della politica ai giornali su questo terreno sono rari, e si capisce perché: chi li muove teme ritorsioni. O peggio, di non essere più trattato affatto, come denunciava instancabilmente Marco Pannella, che peli sulla lingua non ne aveva.
Oggi forse il proprietario non è il problema principale. Secondo l’AGCOM, tra il 2020 e il 2024 i ricavi dalle vendite dei quotidiani sono crollati da 865 a 551 milioni, quelli pubblicitari da 507 a 425. La pubblicità cala meno delle copie e il suo peso sui ricavi complessivi sale dal 33,5 al 37,4 per cento. Un giornale fragile diventa più ricattabile. Non serve comprarlo: basta comprarne la pubblicità. Qui sta il pericolo: non occorre comprare un giornale per influenzarlo, può bastare comprarne la pubblicità. Se è stato sempre vero, oggi è più vero ancora.
Il danno più grave non è la notizia ritoccata o ritardata. È quella che non viene mai cercata. Il giornalista che non propone un tema perché sa già la risposta del direttore, il direttore che anticipa i desideri dell’editore senza bisogno di chiedere. È la censura perfetta: non lascia documenti, non ha responsabili, non produce scandali.
Non si può affidare ai magistrati il compito di garantire l’indipendenza delle redazioni. Sarebbe un paradosso pericoloso.
Servono trasparenza sui rapporti economici rilevanti, separazione reale tra informazione e pubblicità, e autonomia professionale dei giornalisti. Sarebbe utile sapere se l’Ordine e la Federazione nazionale della stampa se ne stanno occupando, oltre ai CDR delle testate coinvolte.
Il principio è semplice: il giornale vende informazione ai cittadini e spazi pubblicitari alle imprese. Sono due attività distinte. Se la distinzione sparisce, non c’è bisogno di abolire la libertà di stampa. Basta svuotarla.
(Marco Taradash su La Linea- Linkiesta del 14/10/2026)

L'Italia fatica su più fronti: energia cara e stallo industriale, carceri sovraffollate che non risolvono nulla, case inaccessibili, prezzi dei carburanti fuori controllo. Mentre le istituzioni tardano a decidere su liberalizzazioni e autonomia energetica, cresce il carico su famiglie e servizi pubblici. Questa settimana torniamo sui nodi strutturali che il paese continua a rimandare, dalle infrastrutture al disagio sociale trattato come reato anziché come problema.
In questo numero
→ Crisi energetica globale e stallo italiano
→ Illusione della crescita e deserto industriale. Italia al bivio: liberalizzazioni o monopoli
→ Zuncheddu risorto dal carcere a vita. Il film
→ Emergenza casa a Firenze. Nessuno ne esce da solo
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 13/10/2026
→ Foglia di coca, l'OMS conferma il divieto: nessuna prova di danni
→ È ora di consentire l'uso di marijuana in carcere
→ Empatia suicida. Saad chiama il progressismo postmoderno con il suo nome
→ Weekend drogato. L’eccellenza dei fatti e dei luoghi
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 6 a 12 Ottobre 2026
→ Estra Energie (maggioranza pubblica): ricavi giù nel 2025 e il nodo clienti. Conti e domande aperte
→ Il petrolio accende la miccia, i debiti sovrani fanno esplodere i conti
→ USA: la guerra ai cartelli della droga copia il modello anti-terrorismo islamico
→ Il carcere non è una cura. Il disagio non è reato
→ Il grado di civiltà di un paese si misura dalle sue carceri
→ Desertificazione commerciale. Occorre qualità e riumanizzare negozi e territori
→ Diesel alle stelle, ma conviene davvero passare a un’auto elettrica?
→ Sam Altman non è Oppenheimer. Dovremmo affidargli il futuro dell’umanità?
→ Carceri, telefonini, droghe e carte di credito. La sudamericanizzazione del sistema?
→ Quando il metano ci dava una mano
→ TSO e diritto di difesa. La Consulta vuole un avvocato accanto a chi è ricoverato con la forza
→ L’Italia dei forti divari. I dati Istat sulle spese familiari non creino illusioni. Siamo incapaci
→ Cosa succede al linguaggio quando le macchine iniziano a rispondere?
→ Vacanze al fresco: il boom del turismo sta mettendo a dura prova le destinazioni più fredde
→ L’intercettazione del cancro: la nuova frontiera per fermare i tumori prima che nascano
→ Investire Informati. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→ Salute. Newsletter settimanale di Aduc. 08/10/2026
→ L’Europa non dipende più dal gas russo, ma l’autonomia energetica è lontana
→ Clima, la scienza non è un’opinione
→ Firenze. La collina spianata per un parcheggio albergo di lusso
→ Rette RSA. Se assistenza e cura non sono separabili paga il SSN
→ Marasma carburanti. Incapacità e mancanza di prospettive. Verso il peggio
→ Quali saranno le conseguenze di El Niño e dei potenziali eventi meteorologici estremi sui viaggi?
→ Polizza assicurativa vita: profili di responsabilità per mancata riattivazione
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 07/10/2026
→ Biciclette nel cortile condominiale quando il parcheggio è consentito
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ITALIA. Scansano (Gr) si mobilita contro la chiusura della Rsa San Giovanni
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ITALIA. Sanità, una famiglia su 5 taglia visite: spesa scende a 113 euro
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ITALIA. Rsa Veneto, 1.250 firme al sindaco di Treviso: «Rette insostenibili»
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ECUADOR. Missione italiana al porto di Guayaquil contro il narcotraffico
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MONDO. Narcos latinoamericani: operano fino a 16 paesi europei, dice il Guardian
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Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 6 a 12 Ottobre 2026
Pubblica Amministrazione 28,30%
Telecomunicazioni 19,60%
Energia 14,20%
Viaggi 9,20%
Salute 8,30%
Banca 6,30%
Prodotti ffnanziari 06,10%
Condominio 03,20%
Acquisti 02,20%
Diritti immigrati 01,40%
Assicurazioni 01,20%

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato mette a nudo la fragilità dei conti pubblici delle maggiori economie. Lo shock energetico è soltanto l’innesco: debito, inflazione e nuove esigenze di investimento restringono i margini dei governi. Per convincere i mercati non bastano gli interventi delle banche centrali: servono programmi politici credibili e scelte di bilancio ormai improrogabili.
La tempesta sui titoli di Stato delle maggiori economie mondiali è iniziata con i costi dell’energia. Vero, ma il barile a cento dollari non è stato che l’innesco di un incendio che si è propagato su un materiale assai più infiammabile: il debito pubblico. Bond Usa a 30 anni che raggiungono il record dal 2002, Giappone ai massimi da tre decenni, Europa in bilico su Francia e Italia con spread di Oat e Btp nuovamente in forte risalita.
Le banche centrali corrono a spegnere l’incendio alzando i tassi, ma il getto dei loro idranti arriva alle scadenze di breve termine del debito, meno di due o tre anni. A convincere gli investitori a finanziare il futuro della spesa pubblica a dieci anni e oltre ci devono pensare i mercati.
Per il momento, la risposta degli investitori è chiara: si chiama term premium ed è il compenso aggiuntivo per finanziare Stati molto indebitati. Per assumersi i molteplici rischi che ci sono nel corso della vita di un bond, dall’inflazione all’instabilità politica, occorre una prospettiva di guadagno molto più alta di quanto sia stata nel recente passato.
Le tensioni prodotte dalla miscela esplosiva di questa delicata fase (shock energetici, inflazione e rialzo dei rendimenti) si scaricano sulle politiche di bilancio e chiamano i governi a scelte difficili. Anzi, improrogabili. Lo dice la presidente del FMI Kristalina Georgieva nelle dichiarazioni preparatorie alla riunione annuale del Fondo che si terrà a Bangkok, in Thailandia, dal 12 al 16 ottobre.
Il debito pubblico globale è destinato a superare presto il 100% del Pil. Il FMI aveva stimato un aumento del Pil mondiale del 3% nel 2026 e del 3,4% nel 2027, abbastanza in linea con le previsioni di aprile, ma sotto la media del 3,5% registrata nel 2024-25.
In questo difficile 2026, “l’economia globale – dice la numero uno del Fondo – è tirata in due direzioni opposte: lo shock negativo dell’offerta di energia e lo shock positivo della domanda, derivante dall’intelligenza artificiale”.
E poi ci sono le guerre, aggiungiamo noi, sulla cui prima linea ci sono le economie avanzate. Tutte indistintamente alle prese con l’inflazione, sul cui rialzo si concentrano tutti i fattori chiave della partita: carburanti, alimentari, spese per il riarmo, tariffe doganali e una domanda ai massimi per l’intelligenza artificiale.
Il FMI fa il suo lavoro e perciò benedice le strette varate da Federal Reserve, Bce e Banca del Giappone. Ma, come dicevamo, gli idranti dei pompieri centrali non arrivano lontano.
I mercati richiedono progetti chiari e sostenibili su tre grandi temi legati agli investimenti del prossimo decennio: aumento del fabbisogno energetico collegato al boom dell’intelligenza artificiale, rafforzamento dei programmi di difesa del continente europeo, modernizzazione delle infrastrutture.
La sfida a cui sono chiamati a rispondere i governi dei paesi indebitati è basata sul calcolo di una frazione economica al cui numeratore si trova la somma degli investimenti e al denominatore il costo di mantenimento degli standard attuali del welfare state.
Ma come ricostruire spazi di manovra fiscale? Come trovare, cioè, un margine entro cui un governo può modificare le tasse o la spesa pubblica senza violare i vincoli di bilancio, per non far esplodere il debito pubblico?
Negli anni precedenti, con i tassi vicini allo zero, i paesi maggiormente indebitati riuscivano a convincere gli investitori che la traiettoria dei conti pubblici era sotto controllo. Lo spazio fiscale veniva quindi aperto con il risultato di rimandare i tagli alla spesa e aumentare in modo incontrollato il debito. Vale per gli Stati Uniti e per i paesi europei non “frugali”, a differenza di quelli “frugali”, come Germania e Paesi Bassi.
Negli ultimi quindici anni, malgrado la generosità dei prestatori in Europa e la fede globale sempiterna nel dollaro in Usa, i deficit e la spesa per interessi sono esplosi.
L’aumento della spesa per interessi, la voce contabile killer dell’avanzo primario (la differenza tra entrate e spese dello Stato prima di pagare gli interessi sul debito), arriva così in un momento di rigidi vincoli di bilancio e priorità di spesa concorrenti.
In questo scenario, una pletora di osservatori economici con le molotov nello zaino invoca la tempesta perfetta ed è pronta a dare l’assalto, online, agli ultimi bastioni del neoliberismo e poi spedire in Siberia il Ceo di BlackRock. I bramini della redistribuzione economica e del ritorno all’aratro attendono fiduciosi l’implosione del capitalismo.
Catastrofisti e buontemponi a parte, la domanda è lecita: quanto può durare la tempesta?
L’unico orizzonte temporale che si intravede è quello elettorale: a brevissimo negli Stati Uniti, seppure in forma parziale di midterm, ma di grande impatto (e contagio) per il resto del mondo; a breve nell’Unione europea, dove si attendono gli esiti di elezioni in 10 paesi membri UE, con Francia e Italia considerate da molti analisti “too big to fail”.
Il che non esclude che le loro sorti siano direttamente collegate all’esistenza dell’Unione europea per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi (27 membri, Maastricht e 3%). Per il debito Usa, invece, c’è anche un aspetto speculativo da parte degli hedge fund, che tanti pensano stiano smontando posizioni e vendendo titoli di Stato.
Resta il punto centrale che emerge dalle analisi del FMI, ovvero che riportare sotto controllo il debito pubblico non è più rinviabile. Il rapporto della Georgieva osserva che, seppure nella tempesta, “i mercati obbligazionari sono ancora ordinati e soprattutto non c’è la mancanza di liquidità del 2008 (credit crunch)”.
Quello che manca, quindi, non sono i soldi, ma programmi politici realistici e perciò credibili per il mercato.
(Valerio Sale su Inoltre del 11/10/2026)

Il numero uno di OpenAI non è né uno studioso né uno scienziato ma un miliardario circondato da schiere di avvocati
(Peggy Noonan - The Wall Street Journal)

L'economia si contrae, il debito pubblico preoccupa le istituzioni, le truffe finanziarie non arrestano la loro proliferazione. Ma le famiglie italiane tornano a fidarsi dei titoli di Stato e cercano consulenti veri piuttosto che algoritmi. Ecco la settimana secondo i numeri, le scelte delle persone e i veri rischi che nessuno dovrebbe ignorare.
U.E.. Le Autorità di Vigilanza finanziaria fissano le priorità 2027Il Comitato Congiunto delle Autorità Europee di Vigilanza (EBA, EIOPA ed ESMA) ha pubblicato il Programma di Lavoro Annuale per il 2027, un documento che definisce le linee guida per affrontare i rischi che attraversano trasversalmente i diversi settori del sistema finanziario europeo e per rafforzare il coordinamento tra le autorità di controllo nell'Unione.
Come riporta ESMA, nel 2027 il Comitato Congiunto concentrerà i propri sforzi sugli ambiti in cui la cooperazione tra le tre autorità risulta essenziale per sostenere la stabilità finanziaria, la tutela dei consumatori e un'attività di vigilanza efficace. Tra le priorità individuate figurano la resilienza operativa digitale, l'innovazione tecnologica, la finanza sostenibile, le cartolarizzazioni e il monitoraggio dei rischi trasversali ai diversi comparti finanziari.
Un capitolo rilevante riguarda il Digital Operational Resilience Act (DORA): le autorità continueranno a vigilare sui fornitori critici di servizi ICT per i paesi terzi e a lavorare per rafforzare la capacità del settore finanziario di resistere alle minacce informatiche. Il Comitato valuterà inoltre le implicazioni dell'evoluzione tecnologica, compreso il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale e di altre innovazioni digitali che stanno trasformando il settore.
La protezione dei consumatori resta un obiettivo centrale del programma. Le tre autorità proseguiranno il lavoro congiunto sulle questioni che riguardano i risparmiatori al dettaglio, con l'obiettivo di aiutarli a prendere decisioni finanziarie informate e di rafforzare la fiducia nei mercati finanziari dell'Unione. Sul fronte della finanza sostenibile, il Comitato Congiunto continuerà a sostenere un'applicazione coerente del quadro normativo europeo in materia di sostenibilità tra i diversi settori.
Il documento, identificato con la sigla JC 2026 21, sottolinea che le attività, i risultati attesi e i meccanismi di coordinamento per il 2027 saranno attuati tenendo conto dell'agenda di semplificazione e riduzione degli oneri normativi, in un contesto descritto come caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezza persistenti. Il programma, si legge ancora, sostiene gli obiettivi della Commissione Europea volti a costruire una Savings and Investment Union efficiente e a portare avanti un'agenda di semplificazione pensata per rendere più efficace la regolamentazione e la vigilanza, riducendo al contempo gli oneri burocratici non necessari.
Il Comitato Congiunto è il forum che riunisce l'Autorità Bancaria Europea (EBA), l'Autorità Europea delle Assicurazioni e delle Pensioni Aziendali e Professionali (EIOPA) e l'Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA), con il compito di rafforzare la cooperazione tra i tre organismi, coordinare il lavoro di vigilanza sui rischi trasversali e promuovere prassi di controllo coerenti in tutta l'Unione Europea.
ITALIA. BTP, rendimenti ai massimi dal 2023: l'inflazione erode i guadagniIl Tesoro italiano ha collocato 7 miliardi di euro di BTP con rendimenti ai massimi dal 2023, in una fase in cui la tensione sui tassi di interesse, dopo essere partita dagli Stati Uniti, si è spostata anche sull'Europa. Come riporta Criptovaluta.it, l'asta ha riguardato tre scadenze - a tre, sette e quindici anni - e il Tesoro è riuscito ad assegnare l'intero importo massimo previsto su tutti e tre i titoli.
Il BTP a 3 anni ha reso il 3,69%, con un aumento di 27 punti base rispetto all'asta di settembre: si tratta del livello più alto da novembre 2023. Il titolo a 7 anni è salito al 4,24%, mentre il quindicennale è stato collocato al 4,84%. La domanda ha superato ampiamente l'offerta su tutte e tre le scadenze, con rapporti di copertura (bid-to-cover, il rapporto tra ordini ricevuti e titoli offerti) pari a 1,56 sul triennale, 1,59 sul settennale e 1,60 sul quindicennale.
Dietro ai rendimenti nominali più alti degli ultimi tre anni, però, si nasconde una realtà meno favorevole per i risparmiatori. L'inflazione italiana di settembre, stimata dall'Istat al 4,2% (con i prezzi dell'energia in aumento del 22,3% e l'inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, all'1,7%), erode quasi per intero il guadagno offerto dai titoli di Stato. Il rendimento reale netto del BTP decennale, pari al 4,545% lordo, scende infatti a -0,22% una volta sottratte tasse e inflazione: un valore tornato in territorio negativo dopo quasi tre anni. Il minimo storico di questo indicatore era stato toccato a fine 2022, quando il rendimento reale netto era crollato a -8,5% con l'inflazione all'11,8%.
Sul fronte dei differenziali tra titoli di Stato, lo spread tra BTP e Bund tedesco è salito a 108,6 punti base, con un incremento di 4,3 punti dall'inizio di ottobre. Al contrario, lo spread tra BTP e OAT francese è sceso a -28,8 punti base, un minimo dal 2018: significa che il mercato chiede oggi alla Francia un premio di rischio superiore a quello richiesto all'Italia, un'inversione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile.
Guardando ai mercati monetari, i future sull'Euribor a tre mesi quotano 97,325 per il mese di ottobre, equivalente a un tasso del 2,675%: un livello che sconta ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, oggi fermi al 2,65%, in vista della riunione del consiglio direttivo del 29 ottobre.
Per i risparmiatori che guardano ai titoli di Stato come strumento di investimento, il quadro che emerge da questa tornata di aste è dunque duplice: da un lato cedole nominali più generose, che non si vedevano da tre anni; dall'altro un'inflazione che, se dovesse mantenersi su questi livelli, continuerebbe a comprimere in modo significativo il potere d'acquisto reale di chi sottoscrive questi titoli, al netto della tassazione sulle rendite finanziarie.
ITALIA. Trento, maxi truffa su criptovalute: sequestri per 877mila euroLa Guardia di Finanza di Trento ha smantellato un sistema fraudolento legato al finto mining di criptovalute, battezzato "Hashburst". L'operazione, denominata "Mercurio Mining", ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari personali disposte dal giudice per le indagini preliminari di Trento su richiesta della Procura distrettuale, oltre al sequestro preventivo di oltre 877mila euro nei confronti di due indagati, ritenuti il profitto dell'attività illecita.
Come riporta l'Adige, i finanzieri hanno eseguito numerose perquisizioni e acquisizioni documentali in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, mentre misure cautelari, sequestri e perquisizioni sono stati portati a termine complessivamente nelle province di Cremona, Lecco, Mantova, Milano, Monza Brianza, Pavia, Trento, Treviso e Vicenza, oltre che all'estero, in Belgio. All'operazione hanno collaborato il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico), il Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche e l'organo di cooperazione giudiziaria europeo Eurojust.
L'inchiesta è partita nell'aprile 2024 ed è stata condotta dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo veniva alimentato attraverso convegni organizzati in alberghi trentini, campagne pubblicitarie sui social network e la rete di contatti di un consulente finanziario locale. Gli indagati, alcuni dei quali si presentavano come esperti del settore informatico, proponevano investimenti ingannevoli sfruttando il richiamo tecnologico legato all'interazione tra intelligenza artificiale e valute virtuali.
Nel concreto, ai clienti venivano venduti dispositivi informatici spacciati per potenti strumenti di mining, capaci cioè di "estrarre" criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e Litecoin. I prezzi richiesti andavano dai 4mila ai 30mila euro per apparecchio, a fronte della promessa di rendimenti elevati. In realtà, secondo gli accertamenti della Finanza, si trattava di semplici personal computer assemblati, con una potenza di calcolo del tutto insufficiente a generare i guadagni pubblicizzati.
Il danno quantificato finora, pari a circa 877mila euro, si basa esclusivamente sulle querele già raccolte dagli inquirenti. Gli investigatori ritengono tuttavia che il giro d'affari reale sia molto più ampio: per il solo territorio del Trentino Alto Adige la stima del danno complessivo potrebbe arrivare fino a 5 milioni di euro, con il fenomeno che potrebbe aver coinvolto risparmiatori anche in altre regioni del Nord Italia.
Tra le persone coinvolte nell'inchiesta figura un soggetto lombardo residente in Svizzera, già gravato da precedenti per reati economico-finanziari. L'uomo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era stato destinatario nel giugno 2023 di una misura cautelare personale per presunte frodi e indebita percezione di fondi legati al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'operazione ha coinvolto anche una perquisizione nella provincia di Treviso, dove è stata controllata l'abitazione di un uomo di circa 70 anni che, pur non risultando iscritto nel registro degli indagati, sarebbe stato coinvolto a vario titolo nella vicenda secondo quanto riportato da TrevisoToday.
USA. Dalla Ipo di Spacex, boom da 100 miliardi di investimenti nello spazioL’offerta pubblica iniziale di SpaceX su difesa e infrastrutture spaziali con cui si è aperta l’estate 2026, ha catalizzato gli investimenti nell’economia spaziale che per la prima volta mirano a superare i 100 miliardi di dollari quest’anno. La previsione emerge dal nuovo rapporto di Space Capital, società di investimento nel private capital che sottolinea, inoltre, il rischio di sopravvalutazione delle aziende spaziali fino allo status di unicorno, ovvero una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari. «Pensavamo tutti che il 2021 fosse stato un mercato eccezionalmente caldo» - dichiara Chad Anderson, CEO di Space Capital - «rispetto a quello che sta accadendo oggi, sembra un fenomeno marginale».
MONDO. PIL. Le previsioni del Fondo Mondiale InternazionaleSecondo le nuove previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi), il Pil globale crescerà del 3,1% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. A beneficiare maggiormente dello scenario sono gli esportatori di energia e i Paesi protagonisti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre soffrono le economie dipendenti dalle importazioni energetiche. Gli Stati Uniti cresceranno del 2,3% in entrambi gli anni, sostenuti da consumi, investimenti tecnologici e produttività. Taiwan e Corea del Sud traggono vantaggio dalla domanda di semiconduttori, mentre l’Eurozona avanza più lentamente, dell’1,1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Per l’Italia, l’Fmi alza la stima di crescita allo 0,8% nel 2026, ma prevede un rallentamento allo 0,6% nel 2027. La Germania torna a crescere dell’1,3%, la Spagna del 2,5%, mentre la Cina rallenta e l’India mantiene un’espansione del 7%. Il Fondo avverte però che il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe ridurre la crescita globale di mezzo punto nel 2027. Ancora più significativo il rischio di una bolla dell’intelligenza artificiale, il cui scoppio potrebbe ridurre il Pil mondiale dello 0,6% rispetto allo scenario di base, con ulteriori effetti negativi sui mercati finanziari. L’Fmi richiama infine i governi alla prudenza sui conti pubblici, raccomandando di ridurre il debito e limitare gli aiuti contro il caro energia a interventi temporanei e mirati.
ITALIA. Reati denunciati in calo dell'1,8%. Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino in testaI dati del Viminale sulla criminalità - in anteprima sul Sole 24 Ore - mostrano, dopo quattro anni di crescita, un calo dei reati denunciati (-1,8% su base annua). I reati denunciati in Italia, nel 2025, scendono a 2,36 milioni. Diminuiscono soprattutto le denunce per furto (-62mila in un anno), mentre altri reati continuano a crescere. Tra questi le truffe e frodi informatiche, i danneggiamenti, le percosse e le estorsioni. Il 47,4% degli illeciti si concentra nei territori metropolitani, dove ai residenti si aggiungono pendolari, studenti e turisti: Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino occupano i primi cinque posti della nuova edizione dell’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore che misura le denunce ogni 100mila abitanti.
USA. Oro, afflussi record da 31 miliardi Usd mentre i Treasury salgono: il segnaleUn flusso record di capitali verso l'oro, arrivato proprio mentre il prezzo del metallo crollava e i rendimenti obbligazionari salivano: è l'anomalia segnalata dal World Gold Council e ripresa da 24/7 Wall St., che la interpreta come un possibile avvertimento sullo stato del mercato dei titoli di Stato americani.
Nel terzo trimestre gli investitori hanno riversato 31 miliardi di dollari negli ETF globali sull'oro fisico, un dato record secondo il rapporto mensile del World Gold Council pubblicato mercoledì. La particolarità è che molti di questi investitori hanno continuato a comprare anche mentre il metallo perdeva valore: a settembre il prezzo dell'oro è sceso dell'8,5%, chiudendo il mese intorno a 4.176 dollari l'oncia. Nello stesso mese "disastroso" per le quotazioni, gli investitori hanno comunque aggiunto altri 10 miliardi di dollari ai fondi oro.
Il dato trimestrale di 31 miliardi rappresenta il flusso complessivo registrato dai due principali fondi oro quotati negli Stati Uniti, SPDR Gold Trust (GLD) e iShares Gold Trust (IAU), all'interno di uno spostamento più ampio nella destinazione dei capitali degli investitori. Gli acquisti sono arrivati da più aree geografiche: gli ETF nordamericani sull'oro hanno raccolto da soli 12 miliardi di dollari nel trimestre, con i fondi statunitensi che hanno aggiunto 3,8 miliardi di dollari nel solo mese di settembre. Le riserve auree globali detenute tramite ETF hanno così raggiunto un record di 4.256 tonnellate metriche.
In controtendenza rispetto ai detentori di quote fisiche, i trader a breve termine hanno invece fatto marcia indietro: le posizioni nette lunghe della categoria "managed money" sui futures sull'oro quotati al COMEX sono scese di circa 84 tonnellate metriche durante settembre. In sostanza, chi possiede oro fisico tramite ETF ha continuato ad accumulare, mentre chi opera sui futures ha ridotto l'esposizione.
L'aspetto più insolito riguarda però il mercato obbligazionario. Normalmente l'oro soffre quando salgono sia i rendimenti dei Treasury sia il dollaro, perché tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere un bene che non produce reddito da interessi. A settembre, tuttavia, il rendimento del Treasury decennale è salito di 53 punti base e il dollaro si è rafforzato del 2%: condizioni che avrebbero dovuto scoraggiare gli acquisti di oro, e che invece non hanno fermato gli afflussi record verso gli ETF sul metallo.
L'8 ottobre il rendimento del decennale USA si attestava al 5,22%, dopo aver toccato un picco del 5,31% il 5 ottobre. Secondo il World Gold Council, l'interpretazione più plausibile di questo comportamento anomalo è che gli investitori stiano prezzando rischi legati ai conti pubblici e al debito sovrano, con un'attenzione particolare rivolta all'Europa.
Nel frattempo, i due principali fondi oro quotati hanno mostrato segnali di ripresa nei giorni più recenti: il 9 ottobre SPDR Gold Trust (GLD) è salito dell'1,58% e iShares Gold Trust (IAU) dell'1,56%, pur restando entrambi in territorio negativo sia nell'ultimo mese sia da inizio anno.
Come riporta 24/7 Wall St., la lettura complessiva del fenomeno è che l'oro stia funzionando, almeno per una parte crescente di investitori, come copertura contro l'instabilità del mercato obbligazionario e i timori legati alla sostenibilità del debito pubblico, più che come semplice bene rifugio contro l'inflazione.
ITALIA. Fondo garanzia polizze vita: tutela fino a 100mila euro per gli assicuratiDopo il caso Eurovita, che aveva lasciato per mesi migliaia di clienti con le polizze bloccate, l'Italia si è dotata di uno strumento strutturale di protezione per chi sottoscrive prodotti assicurativi del ramo vita. Si tratta del Fondo di garanzia per le polizze vita, istituito dalla Legge di Bilancio 2024 e pensato per intervenire quando una compagnia assicurativa viene sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, cioè quando non è più in grado di far fronte agli impegni presi con i propri assicurati.
Come riporta La Legge per tutti, il meccanismo garantisce una copertura fino a 100.000 euro per ogni avente diritto: assicurati, beneficiari designati e altri soggetti titolari di diritti sulla polizza. Il limite opera per assicurato e per polizza coperta dal sistema di garanzia, e riguarda i prodotti dei rami vita, incluse le polizze unit-linked e quelle multiramo (Classi I, III, IV e V).
Il tetto di 100.000 euro non è casuale: ricalca quello già previsto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per i conti correnti bancari, offrendo così agli assicurati un livello di protezione paragonabile a quello riservato ai correntisti in caso di crisi di una banca.
L'adesione al Fondo non è facoltativa. Sono obbligate a parteciparvi tutte le compagnie di assicurazione italiane autorizzate a operare nei rami vita, le succursali di imprese extracomunitarie attive in Italia che non possano dimostrare di aderire già a un sistema di garanzia estero equivalente, e gli intermediari iscritti al RUI (Registro Unico degli Intermediari) con premi vita superiori a 50 milioni di euro annui. Per chi non aderisce sono previste sanzioni severe: la revoca dell'autorizzazione per le compagnie o la cancellazione dal registro per gli intermediari.
Il finanziamento del Fondo è interamente a carico del settore, senza alcun contributo pubblico: l'80% delle risorse arriva dalle imprese di assicurazione, il restante 20% dagli intermediari, in base al volume dei prodotti vita intermediati e ai ricavi collegati. L'obiettivo di riserva è fissato allo 0,4% delle riserve tecniche vita, da raggiungere gradualmente entro il 31 dicembre 2035. È importante sottolineare che i contributi versati dalle compagnie e dagli intermediari non sono mai restituibili, trattandosi di un fondo di natura mutualistica costituito a tutela collettiva del sistema.
Sul funzionamento del Fondo vigila l'IVASS, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, che ha il compito di approvare lo statuto dell'ente, controllarne l'operato nel tempo e segnalare tempestivamente eventuali criticità riscontrate nelle compagnie aderenti. Un presidio pensato per intercettare per tempo i segnali di difficoltà e intervenire prima che situazioni come quella di Eurovita possano ripetersi, lasciando i risparmiatori privi di tutela per lunghi periodi.
FRANCIA. Violenze contro i possessori di cryptovaluteLe autorità francesi hanno registrato 77 episodi di violenza contro i possessori di criptovalute dall'inizio del 2026, superando il totale dell'intero anno precedente. I procuratori affermano che le reti criminali organizzate reclutano online giovani complici per commettere rapimenti, estorsioni e irruzioni in abitazione.
MONDO. OpenAI: non tornano 20 miliardiSecondo Reuters, OpenAI ha comunicato agli investitori ricavi annualizzati di settembre vicini a 50 miliardi di dollari, rispetto ai quasi 70 miliardi indicati in precedenza. La discrepanza sarebbe legata soprattutto ai criteri usati nel confronto con Anthropic e al trattamento delle vendite attraverso i partner cloud. Il traguardo dei 70 miliardi dovrebbe però restare previsto per fine anno. Attenzione quindi alla metrica: sono ricavi annualizzati, una proiezione del ritmo delle vendite, non il fatturato già incassato nell’anno. I titoli tech hanno sofferto, per poi riprendersi.
E intanto OpenAI si difende dai tre ricercatori che dicevano di essere stati licenziati per aver sollevato questioni di sicurezza, l’azienda sostiene che gli stessi avessero commesso una “grave violazione della fiducia”. Due versioni contrapposte, con i dettagli della vicenda ancora da chiarire.
In questo contesto del sano gossip da weekend. Non aiuta la notizia che Andrew Garfield, attore e volto del CEO di OpenAI in Artificial film in uscita a dicembre di Luca Guadagnino sui cinque giorni tra il licenziamento di Altman e il suo ritorno alla guida di OpenAI, ha raccontato a Variety di aver smesso di usare ChatGPT. Prepararsi al ruolo lo ha reso più diffidente verso la tecnologia. Prima lo utilizzava come una sorta di Google sofisticato. Insomma, immedesimazione riuscita. Fidelizzazione del cliente, un po’ meno.
(Mariavittoria Zaglio su MF Class Cnbc - AIClub del 09/10/2026)
PORTOGALLO. Banca Centrale, le banche possono pagare di più ai risparmiatoriIl governatore della Banca del Portogallo, Álvaro Santos Pereira, ha dichiarato che gli istituti di credito portoghesi hanno margine per remunerare meglio i risparmiatori, dal momento che i tassi sui depositi restano tra i più bassi dell'Eurozona nonostante la solidità finanziaria del settore bancario nazionale. Come riporta Portugal Resident, il numero uno della banca centrale ha parlato nel corso della Money Conference organizzata dal quotidiano Diário de Notícias.
I nuovi depositi a termine per i privati a luglio rendevano in media l'1,59%, un valore nettamente inferiore alla media dell'Eurozona, ferma al 2,14%. Il confronto con altri paesi europei è impietoso per i risparmiatori portoghesi: in Finlandia il rendimento medio si attestava al 2,58%, nei Paesi Bassi al 2,55% e in Italia al 2,47%.
Pereira ha sottolineato che i tassi di interesse offerti ai depositanti restano significativamente più bassi rispetto ad altri paesi europei, precisando che il divario riguarda anche i conti correnti. Per questo ha affermato che c'è margine per alzare i tassi sui depositi e per migliorare gli incentivi al risparmio. Il suo intervento ha messo in evidenza il contrasto tra i profitti solidi del settore bancario e i rendimenti modesti riconosciuti ai clienti che affidano alle banche i propri risparmi, pur senza costituire un annuncio di un rialzo imminente dei tassi.
Il governatore ha inoltre avvertito che negli ultimi anni l'inflazione ha costantemente superato i tassi di interesse sui depositi, un fenomeno che si traduce in una perdita di potere d'acquisto per chi utilizza questo tipo di strumenti finanziari. Pereira ha aggiunto che, se si vuole che le imprese investano di più e le famiglie risparmino di più, è fondamentale migliorare le condizioni di risparmio del paese.
Durante la conferenza sono stati presentati anche i dati sulla solidità del settore bancario portoghese: un ritorno sul capitale proprio (ROE) del 13,5% registrato a giugno, un tasso di crediti deteriorati contenuto al 2,1% e un rapporto di capitale di maggiore qualità (CET1) in crescita, segno di riserve patrimoniali più solide e di una redditività sostenuta, accompagnata da un numero inferiore di prestiti in sofferenza.
Il governatore ha infine indicato che le autorità di vigilanza finanziaria stanno lavorando sul tema della remunerazione dei depositi, lasciando intendere che novità sulla questione potrebbero arrivare a breve.
ITALIA. Mutui vicini al 4%, credito al consumo alle stelle: conti correnti allo 0,20%Il credito bancario in Italia continua ad aumentare, ma a farne le spese sono soprattutto famiglie e consumatori, costretti a pagare tassi sempre più salati su mutui e finanziamenti, mentre chi tiene i risparmi in banca vede rendimenti praticamente fermi al palo. È quanto emerge dal rapporto "Banche e moneta: serie nazionali", diffuso il 9 ottobre 2026 dalla Banca d'Italia, come riporta Affaritaliani.
Ad agosto i prestiti al settore privato sono cresciuti del 3,7% su base annua, in accelerazione rispetto al 3,5% di luglio. L'aumento riguarda sia le famiglie sia le imprese: i prestiti alle famiglie salgono del 2,9% (dal 2,6% di luglio), quelli alle società non finanziarie del 4,2% (dal 4,1% precedente).
Sul fronte della raccolta il quadro è diverso: i depositi del settore privato rallentano all'1,8% (dal 2,4% di luglio), mentre le obbligazioni emesse dalle banche crescono del 5,9% (dal 5,6%).
A pesare di più sulle tasche delle famiglie è però il costo dei mutui per la casa. Il TAEG medio sui nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni sale al 3,99%, dal 3,81% del mese precedente, avvicinandosi ai massimi toccati nell'agosto 2024, quando il tasso aveva superato quota 4,09%. Scende invece la quota di mutui a tasso variabile o con tasso fissato per non più di un anno, che si ferma al 23,9% contro il 29% di luglio.
Ancora più marcato il rincaro del credito al consumo, il cui TAEG passa dal 10,38% al 10,78%. Per le imprese, invece, i tassi scendono leggermente al 3,71%, ma con un forte divario a seconda dell'importo richiesto: i prestiti fino a un milione di euro costano in media il 4,40%, quelli di importo superiore solo il 3,30%.
Chi ha messo da parte dei risparmi, invece, non vede alcun miglioramento. Il tasso medio sui depositi in essere resta fermo allo 0,69%, e i conti correnti delle famiglie rendono appena lo 0,20%, una cifra quasi simbolica rispetto ai tassi applicati su mutui e prestiti.
Questi dati arrivano in un momento in cui i tassi ufficiali della Banca Centrale Europea sono tornati a salire: dopo il rialzo deciso il 10 settembre 2026, il tasso sui depositi presso la BCE è ora al 2,50%.
ITALIA. Consob oscura 4 siti di finanza abusiva: il totale sale a 1.838La Consob ha disposto l'oscuramento di quattro nuovi siti web attraverso i quali venivano offerti, senza alcuna autorizzazione, servizi e attività di investimento in strumenti finanziari. Si tratta di "Goldgcapital" (goldgcapital.net), "Tradoxium" (tradoxiumpro.com), "FXPepper" (fxpepper.eu) e "Money-Mentor.io" (money-mentor.io), insieme a tutte le pagine ad essi collegate utilizzate per operare sul web.
Con questo nuovo provvedimento, il numero complessivo dei siti oscurati dall'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari dal luglio 2019 ad oggi sale a 1.838. Di questi, 235 sono legati a fenomeni di cripto-attività non autorizzate. Il luglio 2019 rappresenta la data spartiacque da cui la Consob è stata dotata del potere di ordinare direttamente l'oscuramento dei siti riconducibili a intermediari finanziari abusivi.
I provvedimenti adottati sono consultabili sul sito istituzionale dell'Autorità. Le operazioni tecniche di oscuramento sono già in corso da parte dei fornitori di connettività internet attivi sul territorio italiano: per motivi tecnici, tuttavia, il blocco effettivo dei siti potrà richiedere ancora alcuni giorni prima di essere pienamente operativo.
Nel comunicato, la Consob richiama l'attenzione dei risparmiatori sull'evoluzione delle tecniche fraudolente che sfruttano la rete per sottrarre denaro e dati personali. L'Autorità segnala in particolare un ricorso crescente a strumenti sempre più sofisticati: messaggi email ingannevoli, siti web "clonati" che imitano piattaforme autorizzate, profili contraffatti che si spacciano per figure politiche o personaggi famosi, e contenuti realizzati con l'intelligenza artificiale generativa, come immagini, voci e video sintetici, utilizzati per indurre le vittime a effettuare investimenti dannosi.
Per contrastare questo tipo di inganni, la Consob invita costantemente i risparmiatori a verificare sempre, prima di affidare i propri risparmi a un operatore, che questo sia effettivamente autorizzato a operare in Italia e che pubblichi un prospetto informativo o un white paper conforme alla normativa vigente. A questo scopo l'Autorità ha pubblicato una scheda informativa dedicata ai rischi delle frodi finanziarie nell'era dell'intelligenza artificiale, consultabile sul proprio sito nella sezione "Occhio alle truffe!".
MONDO. Le turbolenze nei mercati dei titoli di Stato dei Paesi ricchi. The EconomistQualche anno fa arrivai in Zimbabwe e trovai il mio hotel pieno di banchieri che imprecavano a gran voce. Il presidente, Emmerson Mnangagwa, aveva appena vietato i prestiti bancari. Le sue motivazioni erano un po' difficili da comprendere, dato che la sua competenza consisteva più nel rompere teste che nell'analizzare gli spread, ma in sostanza diceva questo: sosteneva che la valuta locale fosse debole, non perché il suo governo spendaccione ne stampasse troppa, ma perché gli speculatori si indebitavano per scommettere al ribasso. Quindi aveva bloccato il credito a tutto il paese. Per fortuna, questa folle politica durò poco più di una settimana. Ma fu un monito su quanti danni possano causare i politici quando non capiscono come funziona il credito.
Il che mi porta all'articolo di copertina di questa settimana, che analizza le turbolenze nei mercati dei titoli di Stato dei paesi ricchi. Va da sé che i paesi ricchi non sono come lo Zimbabwe. Ma alcune delle affermazioni fatte di recente dai politici dei paesi ricchi sono, per così dire, in linea con le posizioni di Mnangagwa. Jean-Luc Mélenchon, il candidato presidenziale populista di sinistra francese, afferma che il suo paese dovrebbe "dare fuoco" a una grossa fetta del suo debito. Donald Trump, quando non è impegnato a intimidire i governatori della Federal Reserve, ha ipotizzato che l'inflazione potrebbe ridurre il debito americano "molto rapidamente". Un parlamentare britannico ha recentemente dichiarato che se i mercati obbligazionari non gradiscono i piani di spesa del governo laburista, dovranno semplicemente "adeguarsi".
Niente di tutto ciò rassicura gli investitori . Il debito pubblico delle grandi economie avanzate è praticamente raddoppiato, in rapporto al PIL, dall'inizio del secolo. Anche prima dell'ultima ondata di vendite obbligazionarie, si prevedeva che i governi di questi paesi avrebbero speso l'8% delle entrate fiscali per gli interessi netti sul debito quest'anno. Eppure molti governi si rifiutano di stringere la cinghia. Prima o poi, gli acquirenti di obbligazioni si ribelleranno.
È in Europa che il pericolo è maggiore . I suoi governi devono competere per i capitali mobili con le avide aziende di intelligenza artificiale, mentre la minaccia russa li spinge a spendere di più per la difesa e le loro economie, dipendenti dall'importazione di energia, sono messe a dura prova dal costo elevato del carburante . Il rischio è ancora più alto in Francia, dove le proteste sono in piena espansione, i parlamentari faticano a trovare un accordo anche su tagli minimi al bilancio e Marine Le Pen promette che l'età pensionabile potrà essere abbassata grazie all'allungamento dell'aspettativa di vita. Per scongiurare una crisi, l'Europa ha bisogno di leader che trattino gli elettori come adulti e che si impegnino a tenere sotto controllo il debito pubblico.
(Robert Guest, vicedirettore di The Economist)
GRECIA. Una tassa del 10% sui profitti delle criptovalute con una piccola esenzioneLa Grecia vuole tassare i profitti derivanti dai trasferimenti di criptovalute con un'aliquota fissa del 10%.
I guadagni netti inferiori a 500 euro all'anno sono esenti. Se non si riesce a dimostrare il prezzo di acquisto, il governo lo considera pari a zero.
Il progetto di legge potrebbe diventare un modello per altri paesi dell'UE che stanno elaborando i propri quadri normativi in materia di tassazione delle criptovalute.
U.E.. L'ESMA intima alle società di criptovalute di rimuovere dalle proprie quotazioni le stablecoin non conformiIl principale organismo di regolamentazione dei titoli europeo ha appena ordinato alle società in possesso di licenza MiCA di interrompere l'offerta di stablecoin non conformi alle normative UE.
Le linee guida dell'ESMA prendono di mira token come USDT di Tether, che non dispongono delle riserve e della struttura di licenze richieste da MiCA.
Se gli exchange si adegueranno, miliardi di dollari di volume di scambi potrebbero spostarsi verso alternative conformi, ridisegnando la mappa globale delle stablecoin.
MONDO. Truffe con l'AI: 4 segnali d'allarme per non farsi ingannareLa vecchia truffa del finto premio da ritirare, con i suoi errori grammaticali e il tono palesemente artefatto, aveva almeno il pregio di essere riconoscibile. Bastava una lettura superficiale per capire che qualcosa non tornava. Quell’epoca è finita.
Le truffe basate sull’intelligenza artificiale sono un salto di categoria. Le email sono scritte in un italiano impeccabile, personalizzate con dettagli che sembrano impossibili da conoscere per un estraneo. Le voci al telefono imitano quelle dei familiari con una precisione che fa venire i brividi…
Il problema non è più riconoscere la truffa dall’aspetto, ma dal meccanismo. Ecco i quattro segnali d’allarme che funzionano anche quando l’apparenza è perfetta.
Il truffatore ha bisogno di una cosa sola: che la vittima agisca prima di pensare. Per questo il meccanismo preferito è l’urgenza la telefonata che annuncia un mandato di cattura se non si forniscono i dati immediatamente, il messaggio che avverte del blocco imminente di un conto, la voce di un familiare in difficoltà che ha bisogno di soldi adesso.
L’urgenza funziona perché attiva la parte del cervello che gestisce le emergenze e disattiva quella che ragiona. È progettata per impedire il pensiero critico, e più la situazione sembra grave, più efficace è il meccanismo.
La difesa è una sola: fermarsi. Non importa quanto la situazione sembri urgente. Se qualcuno chiama dicendo di essere del tribunale e minaccia un mandato se non si fornisce il codice fiscale, meglio riattaccare e chiamare direttamente il tribunale. Se un familiare chiama chiedendo soldi con voce disperata, idem, è preferibile chiudere e richiamare su un canale che si utilizza abitualmente.
Tra le truffe più diffuse ci sono le email che riguardano gli account, bancari, di posta, di servizi online. Quello che le rende pericolose nel 2026 è che sembrano autentiche. Il logo è quello giusto, il linguaggio è professionale, il formato è identico alle comunicazioni reali. A volte contengono persino dettagli personali corretti, come il nome, l’ultima cifra della carta, un riferimento a un acquisto recente.
Possono annunciare il blocco dell’account per attività sospetta, la necessità di reimpostare la password a causa di una violazione dei dati, un pagamento non autorizzato da verificare. Il meccanismo è sempre lo stesso: creare una preoccupazione e offrire un collegamento per “risolvere” il problema.
Quel collegamento è la trappola. Porta a una pagina che replica perfettamente quella del servizio reale e che cattura le credenziali nel momento in cui le si inserisce.
La regola: non cliccare mai su nessun collegamento in un’email non richiesta. Non scaricare allegati. Se il messaggio riguarda un problema con un account, aprire il sito del servizio digitandone l’indirizzo direttamente nel browser, mai dal collegamento nell’email, e verificare da lì. Se il problema esiste davvero, sarà visibile nell’account. Se non c’è traccia di nulla, l’email era la truffa.
Cambiare la password per precauzione non fa mai male, a patto di farlo dal sito ufficiale, non dal collegamento nell’email sospetta.
Anche se il proprio migliore amico chiedesse dei soldi, la prima reazione dovrebbe essere chiedergli perché. Lo stesso vale per qualsiasi richiesta ricevuta per posta, per email o per telefono.
Le email e le voci generate dall’AI sono incredibilmente convincenti, e la paura di conseguenze, un pagamento mancato, un debito accumulato, una penale in arrivo, può spingere a reagire prima di ragionare. Soprattutto se si è persone scrupolose con le proprie finanze. l’idea di aver dimenticato un pagamento è talmente fastidiosa da rendere plausibile qualsiasi richiesta.
La difesa è la stessa di sempre: non cliccare su nessun collegamento e non fornire informazioni finanziarie. Se si è davvero mancato un pagamento, andare direttamente alla fonte, il sito della banca, il portale del servizio, l’ufficio competente, e verificare da lì. Gestire sempre i propri soldi nei canali che si usano abitualmente, mai attraverso qualcuno che vi contatta senza preavviso.
Un dettaglio che i truffatori sfruttano: le aziende vendono i dati degli utenti e subiscono violazioni informatiche con regolarità. Il fatto che un’email contenga informazioni personali corrette non significa che sia legittima, significa solo che quei dati sono finiti nelle mani sbagliate. Un’email con il proprio nome, il proprio indirizzo e il riferimento a un servizio che si usa davvero può essere tanto una comunicazione autentica quanto una truffa costruita con dati rubati.
Verificare le informazioni è la difesa fondamentale contro qualsiasi truffa. Ma c’è un segnale ancora più rivelatore: cosa succede quando si prova a verificare. I truffatori, umani o automatizzati, reagiscono male alle domande. Diventano evasivi, cambiano argomento, mettono pressione, si irritano, insistono che non c’è tempo per controlli.
Una persona o un’organizzazione legittima non ha nessun problema se si chiede di verificare. Un operatore bancario vero non si offende se si dice richiamo io il numero ufficiale. Un tribunale vero non minaccia conseguenze se si chiede un documento scritto. Un familiare vero non rifiuta di farsi richiamare.
Se la persona o il sistema con cui si sta parlando non collabora quando si fanno domande, se mette pressione, se diventa insistente, se cerca di impedire di verificare, è il segnale più forte che qualcosa non va. Non servono competenze tecniche per riconoscerlo, ma solo la volontà di fare una domanda in più e vedere come reagisce l’interlocutore.
I quattro segnali sono diversi ma la difesa è sempre la stessa: verificare alla fonte, senza fretta, attraverso canali che si controllano. Non importa quanto l’email sia convincente, quanto la voce sia familiare, quanto la situazione sembri urgente. La truffa ha bisogno che si agisca prima di pensare. Il semplice atto di fermarsi, chiudere il messaggio, riattaccare il telefono e verificare l’informazione indipendentemente è sufficiente a neutralizzare la stragrande maggioranza dei tentativi, anche quelli costruiti con l’intelligenza artificiale più sofisticata.
(Tiziana Foglio su PuntoInformatico.it del 08/10/2026)
ITALIA. Giornata del credito, Bankitalia: energia, la competitività passa anche dalla finanzaIl direttore generale della Banca d’Italia Paolo Angelini, alla 58ª Giornata del Credito, indica nella transizione energetica una leva decisiva per ridurre i costi, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e sostenere la competitività italiana. Centrale il ruolo di banche e mercati nel finanziare gli investimenti.
Il costo e la disponibilità dell’energia sono diventati fattori sempre più determinanti per la competitività delle economie. Gli shock degli ultimi anni hanno mostrato la vulnerabilità dei sistemi produttivi alle tensioni geopolitiche e alle oscillazioni dei prezzi. Per l’Italia e l’Europa, secondo Paolo Angelini, Direttore generale della Banca d’Italia, la risposta non può limitarsi a interventi emergenziali: serve una strategia strutturale capace di aumentare l’offerta di elettricità a costi sostenibili e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
La crescita delle fonti rinnovabili rappresenta una componente essenziale di questa strategia. Nel 2025 le rinnovabili hanno coperto circa il 41% del consumo elettrico italiano, una quota ancora inferiore alla media europea del 49%. L’espansione di fotovoltaico ed eolico, accompagnata dal potenziamento delle reti, degli accumuli e delle interconnessioni, può contribuire a ridurre il numero di ore in cui il prezzo dell’elettricità è determinato dalle tecnologie più costose, in particolare dal gas. Restano però ostacoli da superare: autorizzazioni e connessioni troppo lente e, in alcuni territori, la resistenza delle comunità locali.
Per Angelini, la transizione energetica non è soltanto una questione ambientale, ma anche economica e di sicurezza nazionale. Gli investimenti necessari hanno un orizzonte pluridecennale e richiedono quindi un quadro normativo stabile e prevedibile. Le politiche pubbliche dovrebbero evitare di sostituirsi al mercato nella scelta delle tecnologie e concentrarsi sulla creazione delle condizioni che rendano gli investimenti più rapidi e convenienti. Anche gli eventuali sostegni pubblici, osserva Angelini, dovrebbero essere assegnati attraverso procedure competitive, evitando sussidi generalizzati e permanenti.
La finanza non può decidere la direzione della transizione, ma può accompagnarla selezionando i progetti più solidi, valutandone correttamente i rischi e mettendo a disposizione le risorse necessarie. In questo quadro acquistano importanza i prestiti e i mutui “verdi”, che secondo le evidenze disponibili presentano una rischiosità relativamente contenuta. In Italia la quota dei mutui verdi sulle nuove erogazioni è raddoppiata tra il 2022 e il 2024, arrivando al 12%. Banca d’Italia propone inoltre una definizione più semplice e uniforme di prestito verde, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo del mercato.
Particolare attenzione va riservata alle piccole e medie imprese, che mostrano una crescente propensione a investire nell’efficienza energetica ma incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al credito rispetto alle grandi aziende. Un’opportunità significativa riguarda i tetti dei capannoni industriali: secondo stime Cerved, il loro pieno utilizzo per il fotovoltaico potrebbe raddoppiare la capacità installata attuale, con investimenti stimati tra 30 e 36 miliardi di euro. Strumenti come i contratti di prestazione energetica e i power purchase agreement possono inoltre ridurre il peso dell’investimento iniziale e offrire maggiore stabilità ai costi dell’energia.
La conclusione di Angelini è netta: non esistono scorciatoie per ridurre strutturalmente il costo dell’energia. In caso di shock eccezionali possono essere utili misure temporanee e mirate a sostegno delle famiglie più vulnerabili e delle imprese maggiormente esposte, ma interventi generalizzati e prolungati rischierebbero di gravare sui conti pubblici senza ridurre la dipendenza dall’estero. La risposta passa invece dall’aumento dell’offerta elettrica a basse emissioni, dagli investimenti in reti e accumuli, dall’efficienza energetica e da un sistema finanziario capace di sostenere gli investimenti.
(Elena Leoparco su Help Consumatori)
USA. T-Bond: titoli a 10 anni venduti in asta al 5,3%Il Tesoro statunitense ha venduto all'asta titoli decennali per un valore di 39 miliardi di dollari. Secondo Bmo, l'asta e' stata "solida", con offerte superiori alla media da parte di investitori non intermediari. Gli offerenti indiretti, tra cui le Banche centrali di tutto il mondo, si sono aggiudicati l'80,3% dei titoli, una percentuale superiore alla media del 72,4% registrata nelle ultime 10 aste. Gli offerenti diretti hanno acquistato il 17,1%, poco al di sotto della media del 18,3%. Gli intermediari, invece, hanno acquistato solo il 2,5% dei titoli offerti, ben al di sotto della media del 9,4%. Ciononostante, il rendimento dell'asta e' stato il piu' alto dal novembre 2000, attestandosi al 5,3%, un dato comunque inferiore alle aspettative degli operatori prima dell'asta. I rendimenti stanno scendendo dai massimi di seduta. I rendimenti, che aumentano quando i prezzi delle obbligazioni scendono, erano saliti bruscamente durante la notte, all'inizio della sessione di negoziazione statunitense, ma avevano gia' ritracciato gran parte dei guadagni a causa del calo dei prezzi del petrolio.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)
U.E.. Borsa. Boom dei margini di ShellSettore oil in luce con il boom dei margini di Shell e il rialzo del greggio
Seduta di acquisti per i titoli oil a Milano e in Europa, spinti dal rialzo del prezzo del petrolio e dalle prospettive del colosso anglo-olandese del settore Shell, che stima margini di raffinazione record per il terzo trimestre. In una seduta di vendite generalizzate, il settore è sostenuto anche dai rincari del petrolio con il Brent di nuovo sopra quota 101 dollari (101,5 dollari, in rialzo dell'1%), mentre i nuovi attacchi iraniani alle navi nel Golfo Persico e quelli degli Houthi alle infrastrutture in Arabia Saudita alimentano la tensione.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)
ITALIA. La tempesta dei bond sui mercatiA fronte di una risalita del petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile e al timore per il nodo energetico, per l’allarme debito lanciato dall’Fmi e per i futuri rialzi dei tassi delle banche centrali, si registra infatti la caduta delle Borse e dei titoli di Stato. Piazza Affari ha perso il 2,5% ed è tornata sotto i 50mila punti per la prima volta da inizio giugno, mentre lo spread si è infiammato fino a 120 punti per poi chiudere a 116 con un rendimento del decennale al 4,63 per cento. Sulle dinamiche dei bond pesano anche le mosse degli hedge fund.
(IlSole24Ore)
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