Martedì 28 luglio 2026
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67 imbarcazioni distrutte e 221 morti, ma la cocaina non si ferma

AMERICHE - USA
Notizia ·

Sessantasette imbarcazioni distrutte e almeno 221 persone uccise. Sono i numeri dell'Operazione Southern Spear, la campagna militare statunitense avviata a settembre 2025 con l'obiettivo dichiarato di bloccare il traffico di cocaina nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale. Come riportano CNN e altre fonti specializzate, l'operazione sembra non aver conseguito i risultati sperati sul fronte del narcotraffico.

 

La missione ufficiale dell'operazione è classificata, stando a quanto emerso da un rapporto dell'ispettore generale del Pentagono del 20 maggio 2026. L'ultimo attacco registrato risale al 21 giugno, dopodiché gli attacchi si sono interrotti per ragioni non ancora chiarite — con ogni probabilità, secondo alcuni analisti, in relazione alla risposta del Comando Sud degli Stati Uniti al terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno.

 

Sul fronte dell'efficacia, i dati parlano chiaro. Secondo le statistiche della stessa Dogana e Protezione dei Confini statunitense (CBP), nei dieci mesi successivi all'avvio degli attacchi alle imbarcazioni è stato sequestrato il 2% di cocaina in più rispetto ai dieci mesi precedenti. La DEA ha sequestrato quasi 180.000 libbre di cocaina solo nella prima metà del 2026. I prezzi della cocaina sui mercati al dettaglio sono rimasti stabili, a indicare l'assenza di shock nell'offerta. Le reti di contrabbando si sono dimostrate resilienti e capaci di adattarsi, aprendo nuove rotte.

 

Funzionari delle forze dell'ordine ed esperti interpellati dalla CNN hanno espresso scetticismo sull'efficacia della strategia degli attacchi letali. Nicholas Magliocca, professore di geografia all'Università dell'Alabama che ha studiato le modalità di adattamento dei trafficanti di cocaina in America Centrale alla pressione delle forze dell'ordine, ha sottolineato come rispondere alla forza con la forza nella decennale "guerra alla droga" a guida statunitense abbia finora soltanto aggravato il problema. Lo stesso generale Francis Donovan, comandante del Southern Command dei Marines, aveva riconosciuto i limiti dell'operazione di fronte ai legislatori già nel marzo scorso, dichiarando che gli attacchi alle imbarcazioni non rappresentano la soluzione.

 

Oltre alla questione dell'efficacia, l'operazione è al centro di pesanti critiche sul piano legale e dei diritti umani. Un rapporto pubblicato il 24 luglio dalla WOLA (Washington Office on Latin America) definisce i 221 morti — tutti uccisi senza alcun processo — come "esecuzioni extragiudiziali", sostenendo che le operazioni violino il diritto costituzionale statunitense, la War Powers Resolution e il diritto internazionale dei diritti umani. Secondo il rapporto, 63 video pubblicati sui social media documentano i momenti in cui le piccole imbarcazioni vengono fatte esplodere. Particolarmente controverso è stato il cosiddetto "double tap": un secondo attacco sferrato contro i sopravvissuti aggrappati ai relitti del primo strike.

 

Sul fronte dei costi, secondo l'ispettore generale speciale del Pentagono, tra gennaio e marzo 2026 sono stati stanziati circa 527 milioni di dollari per l'operazione. La Brown University ha stimato che, calcolando dal potenziamento del SOUTHCOM dell'agosto 2025, la cifra complessiva si avvicinerebbe ai 5 miliardi di dollari.

 

Il Comando Sud degli Stati Uniti ha difeso l'operazione affermando che essa consente di "portare la battaglia ai cartelli prima che la loro violenza e il loro veleno raggiungano le nostre coste". Funzionari dell'amministrazione e molti parlamentari repubblicani ne sostengono la legittimità, mentre parlamentari democratici ed esperti legali la definiscono un atto criminale, se non addirittura un crimine di guerra.

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