Venerdì 9 ottobre 2026
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Affitti brevi, la Consulta boccia la legge dell'Emilia-Romagna

U.E. - ITALIA
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La Corte costituzionale ha dichiarato illegittime due norme chiave della legge con cui l'Emilia-Romagna, alla fine del 2025, aveva provato a mettere un freno agli affitti brevi turistici. Come riporta Il Sole 24 ORE, la Consulta ha accolto il ricorso presentato da Palazzo Chigi contro gli articoli 4 e 5 della legge regionale numero 10 del 2025, che disciplinava gli immobili destinati a locazione breve sul territorio dell'Emilia-Romagna.

 

Secondo i giudici, il problema non riguarda la competenza della Regione a intervenire sulla materia, ma le modalità con cui ha scelto di farlo. La prima disposizione contestata, l'articolo 4, inseriva le locazioni brevi in una specifica categoria urbanistica turistico-ricettiva, imponendo ai proprietari un titolo edilizio per trasformare un'unità abitativa residenziale in alloggio destinato a questo tipo di affitti. L'articolo 5, di conseguenza, regolava l'insediamento di questa nuova destinazione d'uso, consentendo anche ai Comuni di individuare, nei propri strumenti di pianificazione, aree del territorio in cui tale destinazione poteva essere sottoposta a condizioni specifiche.

 

La Corte ha sottoposto le norme a un test di proporzionalità, riconoscendo che lo scopo perseguito dalla Regione - limitare l'overtourism - sia meritevole di tutela. Tuttavia ha ritenuto le misure adottate sproporzionate rispetto a quell'obiettivo, perché applicate indistintamente su tutto il territorio regionale e perché creavano una disparità di trattamento ingiustificata tra i gestori di locazioni brevi e quelli di altre strutture ricettive extra-alberghiere, che restavano invece esclusi dall'obbligo. Una differenza giudicata irragionevole anche considerando che un appartamento può essere destinato a uso turistico solo occasionalmente. Per questo motivo i giudici hanno rilevato un contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza e di libertà di iniziativa economica, sanciti rispettivamente dagli articoli 3 e 41 della Costituzione.

 

La sentenza, la numero 164 del 2026, non mette comunque in discussione il potere di Regioni e Comuni di regolamentare gli effetti urbanistici e turistici degli affitti brevi: la Corte chiarisce che eventuali restrizioni, autorizzazioni e condizioni devono però essere coerenti con la competenza esercitata, motivate da esigenze concrete e calibrate sul risultato che si intende raggiungere. Una decisione diversa, ricordano alcune cronache, era stata invece presa sulla legge della Toscana in materia, che aveva superato il vaglio della Consulta.

 

La pronuncia arriva in un momento in cui il tema degli affitti brevi resta al centro del dibattito sulla pressione abitativa nelle città turistiche italiane, con i Comuni sempre più impegnati nella ricerca di un equilibrio tra attività turistica, diritti dei proprietari e disponibilità di abitazioni per residenti e lavoratori.

 

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