Amazon: multa USA da 2,25 milioni e denuncia in Australia per Prime Video
Amazon si trova a fare i conti con due nuovi procedimenti regolatori su fronti opposti del pianeta. Come riporta Punto Informatico, negli Stati Uniti la Federal Trade Commission (FTC) ha concluso un'indagine con il pagamento di una sanzione da parte dell'azienda, mentre in Australia l'autorità antitrust ha trascinato la divisione locale del colosso di Seattle davanti a un tribunale.
Sul fronte americano, Amazon ha accettato di versare 2,25 milioni di dollari per chiudere le contestazioni della FTC legate alla violazione del Fair Credit Reporting Act. Al centro dell'indagine c'era il comportamento tenuto dall'azienda nei confronti delle vittime di furto d'identità: Amazon non avrebbe fornito, nei tempi previsti dalla legge, i documenti relativi alle transazioni fraudolente compiute a loro nome. La norma in questione obbliga le aziende a consegnare tali informazioni entro 30 giorni dalla richiesta, ma secondo la FTC Amazon ha ignorato quest'obbligo in modo sistematico.
I casi descritti nel provvedimento hanno contorni paradossali: le vittime che si rivolgevano all'assistenza clienti per ottenere i dati sull'account fraudolento venivano spesso respinte, a meno che non fossero in grado di indicare il nome di chi aveva aperto il profilo abusivo — un'informazione che, per definizione, la vittima non può conoscere. In un caso citato dalla FTC, un utente ha tentato di fornire quel nome oltre trenta volte senza esito, e non è riuscito nemmeno a far rimuovere i propri dati di pagamento dall'account del truffatore. La sanzione imposta rappresenta la più alta mai comminata per una violazione della sezione 609(e) della normativa. L'accordo obbliga inoltre Amazon a rispettare d'ora in poi i termini di legge, anche quando a fare richiesta sono le forze dell'ordine che agiscono per conto delle vittime. Un portavoce dell'azienda ha comunicato che la società ha risolto la questione e ha introdotto miglioramenti nelle procedure per i clienti che segnalano furti d'identità.
Sul fronte australiano, l'Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) ha avviato un'azione legale contro la controllata locale di Amazon, accusandola di aver violato la legge a tutela dei consumatori (Australian Consumer Law). Secondo l'ACCC, tra novembre 2023 e agosto 2025 i contratti Prime sottoscritti da oltre un milione di abbonati annuali contenevano cinque clausole ritenute illegali, che avrebbero consentito all'azienda di modificare unilateralmente le condizioni del servizio senza offrire alcuna alternativa o rimborso agli abbonati.
Facendo leva su queste clausole, Amazon ha introdotto la pubblicità su Prime Video a partire dal luglio 2024. Gli utenti australiani che volevano continuare a guardare i contenuti senza interruzioni pubblicitarie — pur avendo già pagato l'abbonamento annuale da 79 dollari — si sono trovati costretti a versare un supplemento mensile di 2,99 dollari australiani. L'ACCC chiede alla Federal Court di dichiarare la natura scorretta delle clausole contestate, di irrogare sanzioni pecuniarie sia alla controllata australiana sia alla capogruppo statunitense Amazon.com Services LLC, e di disporre forme di rimborso per i consumatori coinvolti. Amazon ha dichiarato di stare esaminando nel dettaglio il caso e di aver collaborato con l'ACCC durante la fase istruttoria.