Martedì 6 ottobre 2026
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BIS avverte: debito e digitale accelerano i rischi per Btp e risparmi

MONDO
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La prossima crisi finanziaria potrebbe non somigliare alle precedenti: non necessariamente più grave, ma capace di propagarsi molto più rapidamente, passando in poche ore dai titoli di Stato ai fondi d'investimento e dai social network ai conti correnti. È l'avvertimento lanciato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), l'organismo che promuove la cooperazione tra le banche centrali, come riporta QuiFinanza.

 

Nel suo intervento sul futuro delle crisi finanziarie, il direttore generale della BIS, Pablo Hernández de Cos, ha individuato tre fattori capaci di amplificare il prossimo shock: l'elevato debito pubblico delle economie avanzate, ormai vicino ai massimi dal secondo dopoguerra, il peso crescente della finanza non bancaria e la velocità introdotta dalla digitalizzazione. Non si tratta della previsione di un crollo imminente, ma di una mappa delle fragilità che potrebbero rendere più difficile contenere una nuova fase di instabilità, con ricadute dirette anche sui risparmiatori italiani esposti attraverso Btp, fondi obbligazionari, ETF, azioni bancarie e depositi.

Il primo fattore di rischio riguarda proprio il debito pubblico. Quando emergono dubbi sui conti pubblici di un Paese, i mercati possono reagire con vendite di titoli e un aumento strutturale dei rendimenti; in questi casi un intervento della banca centrale rischia di essere letto come un sostegno diretto al debito, complicando la gestione della crisi. A questo si aggiunge il problema della scarsa liquidità, che può far scendere i prezzi anche in assenza di un reale peggioramento del quadro economico, costringendo le autorità ad agire rapidamente ma solo in modo temporaneo.

 

Il secondo elemento critico è il ruolo crescente della finanza non bancaria: fondi, compagnie assicurative e hedge fund sono diventati i principali detentori di debito sovrano, ma restano esposti a margin call e vendite forzate che possono generare un effetto a catena su obbligazioni e altri asset, estendendo lo shock ben oltre il settore in cui si origina.

 

Il terzo fattore è la velocità della digitalizzazione. Home banking, app di pagamento e decisioni automatizzate hanno reso possibile, come dimostrato dalle crisi bancarie del 2023, che una corsa ai depositi si consumi in poche ore anziché in giorni, mettendo sotto pressione la liquidità degli istituti con una rapidità senza precedenti.

 

Per l'Italia, questi fattori si traducono soprattutto nel rischio di un aumento dello spread tra Btp e Bund tedeschi. L'articolo di QuiFinanza distingue però i diversi livelli di esposizione: chi detiene Btp fino alla scadenza naturale è meno vulnerabile alle oscillazioni di prezzo rispetto a chi investe in fondi obbligazionari o ETF, strumenti il cui valore riflette in tempo reale l'andamento dei mercati. Viene inoltre ricordato che la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi copre solo i depositi bancari fino a 100mila euro per depositante e per banca, e non si estende a Btp, obbligazioni, azioni o quote di fondi comuni.

 

La BIS non invita i risparmiatori a vendere o a ritirare i propri fondi, ma sottolinea la necessità di conoscere con precisione la propria esposizione e di distribuire scadenze e rischi tra diversi strumenti, come forma di prudenza di fronte a un sistema finanziario sempre più veloce e interconnesso.

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