Brasile. La clonazione terapeutica sara' rivoluzionaria
L'11 luglio si e' tenuta a Goiânia la 54ma riunione annuale della Societa' Brasiliana per il Progresso delle Scienze. "La clonazione, fatti e miti" era il titolo dell'intervento che ha raccolto la maggiore attenzione dei partecipanti e dei mezzi di comunicazione. La relatrice era la professoressa dell'Universita' di San Paolo, Lygia da Veiga Pereira (nella foto).
La Pereira si e' schierata a favore della clonazione come tecnica interessante per chi non puo' avere dei figli, e della clonazione come forma di terapia, ovvero creando cellule per riparare il muscolo cardiaco in caso di infarto, o per la restituzione di neuroni in pazienti con malattie neurodegenrative come l'Alzheimer o il Parkinson. E ancora la clonazione terapeutica puo' essere utile per la creazione di un fegato nuovo per chi soffre di epatite, con il vantaggio di non creare problemi di rigetto.
Un chiaro no! e' invece arrivato per la clonazione umana, e per spiegare la sua contrarieta' la professoressa ha ricordato che per ottenere la pecora Dolly e' stato necessario manipolare 277 embrioni, solo 29 sono sopravvissuti e sono stati impiantati, ma solo Dolly e' riuscita a nascere. "Come forma di riproduzione non esiste nessun mercato per questo. Esiste solo un mercato per ciarlatani", ha accusato la Pereira riferendosi esplicitamente al professor Severino Antinori.
Diverse imprese di biotecnologia, fuori dal Brasile, stanno investendo nella ricerca con cellule staminali, ricorda infine la Pereira, che aggiunge "sono assolutamente a favore di questo tipo di ricerche. La clonazione terapeutica ha in se' il potenziale di rivoluzionare la medicina, anche se prima che questo diventi una cosa quotidiana, dovranno passare cinque o dieci anni".
La Pereira si e' schierata a favore della clonazione come tecnica interessante per chi non puo' avere dei figli, e della clonazione come forma di terapia, ovvero creando cellule per riparare il muscolo cardiaco in caso di infarto, o per la restituzione di neuroni in pazienti con malattie neurodegenrative come l'Alzheimer o il Parkinson. E ancora la clonazione terapeutica puo' essere utile per la creazione di un fegato nuovo per chi soffre di epatite, con il vantaggio di non creare problemi di rigetto.
Un chiaro no! e' invece arrivato per la clonazione umana, e per spiegare la sua contrarieta' la professoressa ha ricordato che per ottenere la pecora Dolly e' stato necessario manipolare 277 embrioni, solo 29 sono sopravvissuti e sono stati impiantati, ma solo Dolly e' riuscita a nascere. "Come forma di riproduzione non esiste nessun mercato per questo. Esiste solo un mercato per ciarlatani", ha accusato la Pereira riferendosi esplicitamente al professor Severino Antinori.
Diverse imprese di biotecnologia, fuori dal Brasile, stanno investendo nella ricerca con cellule staminali, ricorda infine la Pereira, che aggiunge "sono assolutamente a favore di questo tipo di ricerche. La clonazione terapeutica ha in se' il potenziale di rivoluzionare la medicina, anche se prima che questo diventi una cosa quotidiana, dovranno passare cinque o dieci anni".
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