Sabato 17 ottobre 2026
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Caffè coltivato in Sicilia: il clima cambia l'agricoltura italiana

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Il cambiamento climatico sta aprendo scenari agricoli fino a pochi anni fa impensabili. A San Lorenzo ai Colli, alle porte di Palermo, una piantagione sperimentale di caffè sta crescendo a ritmi sorprendenti grazie all'aumento delle temperature registrato negli ultimi anni.

 

Il progetto, portato avanti dalla famiglia Morettino insieme all'Università e all'Orto Botanico di Palermo, affonda le radici negli anni Novanta, quando furono messe a dimora circa 60 piante di Coffea arabica, varietà Bourbon e Catuai, nate da semi donati proprio dall'Orto Botanico del capoluogo siciliano. Le piante crescono all'aperto su due ettari di terreno, a circa 350 metri sul livello del mare, in un'area climaticamente molto più a nord rispetto alle zone tropicali dove il caffè viene tradizionalmente coltivato.

 

È però solo negli ultimi anni che l'aumento delle temperature ha dato una spinta decisiva alla produzione: dai 30 chilogrammi di drupe raccolte nel 2021 si è passati a 50 kg nel 2022, 70 kg nel 2023, fino ad arrivare agli attuali circa 100 kg l'anno, come riporta LifeGate. Da questa quantità di drupe si ottengono poco più di 15 kg di caffè tostato: un volume ancora lontano da qualsiasi logica commerciale su larga scala, ma sufficiente a dimostrare che l'adattamento delle colture tropicali al nuovo clima mediterraneo è ormai una realtà concreta.

 

Le drupe vengono raccolte a mano tra giugno e settembre, lavorate, fatte fermentare per 48 ore ed essiccate al sole prima della tostatura; una parte viene invece riseminata per far nascere nuove piante direttamente in Sicilia. Secondo l'azienda, il caffè ottenuto presenta note aromatiche che richiamano il territorio d'origine, come uva zibibbo, carruba, fiori di pomelia bianca e zucchero panela.

 

Non si tratta di un esperimento isolato. In provincia di Ragusa, a Santa Croce Camerina, esiste un'altra piantagione di caffè, la Finca Balestrieri, nata da un'idea dell'agricoltore Giovanni Balistrieri con la consulenza del professionista Adriano Cafiso. In questo caso la coltivazione avviene in serra, a filare, alternata a leguminose e ad altri frutti tropicali come la papaya, oltre a specie autoctone come aranci, gelsi e pistacchi. L'obiettivo, in questo caso, non è soltanto produttivo ma anche agronomico: il sistema punta alla rigenerazione del suolo attraverso la combinazione di più colture.

 

Il fenomeno si inserisce in una trasformazione più ampia dell'agricoltura siciliana, dove accanto al caffè si stanno diffondendo anche mango, avocado e papaya, colture un tempo impensabili a queste latitudini e oggi favorite dagli inverni sempre più miti. Resta però il nodo dei rischi legati a questa transizione: la crescente sofisticazione termica va di pari passo con la siccità e con un fabbisogno idrico crescente, elementi che pongono interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo delle nuove colture tropicali introdotte nell'isola.

 

Un secolo fa un simile tentativo era fallito: già nel 1905 i giardinieri dell'Orto Botanico di Palermo avevano provato a coltivare 25 piante di caffè all'aperto, ma le gelate invernali le avevano distrutte. Quello che allora era un ostacolo insormontabile - le temperature troppo rigide dei mesi invernali tipiche del clima mediterraneo - oggi è progressivamente superato dal riscaldamento globale, in quella che resta comunque una sperimentazione dal forte valore scientifico più che un modello produttivo already maturo.

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