Cittadinanza iure sanguinis: la Consulta rinvia il decreto Tajani alla Corte UE
La Corte costituzionale ha deciso di sospendere il proprio giudizio e di rimettere alla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) la questione della compatibilità con il diritto europeo delle nuove norme italiane sulla cittadinanza per discendenza. Come riporta il manifesto, la decisione riguarda il cosiddetto decreto Tajani (decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025), convertito nella legge n. 74 del 2025, con cui il Governo aveva introdotto limitazioni significative alla trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati italiani residenti all'estero.
Con l'ordinanza n. 147, depositata il 23 luglio 2026, la Consulta ha riunito tre giudizi promossi dai Tribunali di Mantova e di Campobasso, relativi all'articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, introdotto proprio dal decreto. La questione pregiudiziale sollevata riguarda la compatibilità di tale norma con gli articoli 9 del Trattato sull'Unione europea (TUE) e 20 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che disciplinano e tutelano lo status di cittadino europeo.
Al centro del contenzioso vi è il meccanismo previsto dal decreto, in base al quale si considera come non mai acquistata la cittadinanza italiana da parte di chi sia nato all'estero — anche prima dell'entrata in vigore della norma — e sia titolare di un'altra cittadinanza, salvo specifiche eccezioni. I giudici rimettenti ritengono che questa disposizione operi retroattivamente su situazioni giuridiche già consolidate, producendo di fatto la perdita dello status di cittadino europeo in modo automatico e senza alcuna valutazione individuale delle conseguenze per gli interessati.
La Corte costituzionale, pur ribadendo la propria posizione già espressa con la sentenza n. 63 del 2026 — con cui aveva respinto le censure di incostituzionalità — ha ritenuto doveroso interpellare Lussemburgo, in ossequio al principio di leale cooperazione e alla competenza esclusiva della CGUE nell'interpretare definitivamente il diritto dell'Unione. Il nodo centrale è stabilire se le nuove restrizioni rispettino il principio di proporzionalità, che secondo la giurisprudenza europea impone un esame caso per caso prima di privare un soggetto dello status civitatis e, di riflesso, della cittadinanza UE.
Il provvedimento era stato presentato dall'Esecutivo come risposta urgente al fenomeno della cosiddetta "industria della cittadinanza", ovvero la proliferazione di pratiche massive di riconoscimento della cittadinanza per discendenza promosse da intermediari commerciali, in particolare verso discendenti lontani residenti in America Latina. La riforma ha però travolto anche situazioni ben diverse, coinvolgendo milioni di persone che avevano avviato la procedura di riconoscimento prima della sua entrata in vigore. Il giudizio della Corte di giustizia UE è ora atteso e potrebbe rimettere in discussione alcuni degli effetti più controversi della legge.