Martedì 29 settembre 2026
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Rohingya, nono anniversario del genocidio: il mondo continua a ignorarli

ASIA - BANGLADESH
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Decine di migliaia di rifugiati Rohingya, fuggiti dal Myanmar e ospitati in decine di campi nel distretto di Cox's Bazar, in Bangladesh, hanno manifestato per chiedere un ritorno sicuro nel loro Stato d'origine, nove anni dopo essere scappati a seguito della repressione governativa del 2017. Come riporta Il Faro sul Mondo, i manifestanti hanno chiesto alla comunità internazionale di garantire la sicurezza nello Stato di Rakhine, in quella che definiscono la ricorrenza del "Nono anniversario del genocidio dei Rohingya".

 

Oltre un milione di persone appartenenti alla minoranza etnica e religiosa Rohingya vive oggi nei vasti campi profughi che circondano il distretto di Cox's Bazar, nel sud-est del Bangladesh. La maggior parte di loro ha attraversato il confine in un esodo di massa nel 2017, dopo che il Myanmar, a maggioranza buddista, aveva lanciato un'operazione militare nello Stato di Rakhine. Più di 700mila persone sono fuggite in quell'anno, mentre altre 300mila risiedevano già da decenni sul territorio bengalese.

 

 

Il governo del Bangladesh ha tentato almeno due volte di avviare il rimpatrio, senza però riuscirvi: nessuno dei rifugiati si è mostrato disposto a tornare, adducendo timori concreti per la propria sicurezza. Dhaka ha comunque assicurato che non forzerà nessuno al ritorno.

A gennaio la Corte Internazionale di Giustizia ha tenuto tre settimane di udienze relative al caso che accusa il Myanmar di genocidio contro i Rohingya nello Stato di Rakhine nel 2017. Durante le udienze la Corte ha esaminato prove documentali, testimonianze di esperti e dichiarazioni di testimoni privati riguardanti uccisioni di massa, violenze sessuali sistematiche e distruzione di interi villaggi. La portata, l'organizzazione e la ferocia dell'operazione militare avevano già spinto la comunità internazionale, incluse le Nazioni Unite, ad accusare il Myanmar di pulizia etnica e genocidio. Il governo birmano, dal suo canto, ha sostenuto davanti alla Corte che la campagna militare contro i Rohingya fosse una legittima operazione antiterrorismo e non configurasse alcun genocidio.

 

Dopo la repressione del 2017, centinaia di migliaia di musulmani Rohingya hanno attraversato il confine per raggiungere il Bangladesh, dando origine a quello che oggi è considerato il più grande insediamento di rifugiati al mondo.

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