Cpr, Piantedosi cambia regole: la visita medica non blocca più l'ingresso
Il Viminale ha modificato le regole sulle visite mediche nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), riducendo il peso della valutazione sanitaria sull'ingresso delle persone straniere nelle strutture di detenzione amministrativa. Come riporta Domani, il ministero dell'Interno ha sostituito, il 3 novembre, l'articolo 3 della direttiva firmata nel 2022 dall'allora ministra Luciana Lamorgese.
Fino ad oggi la norma prevedeva che la persona destinata al trattenimento potesse accedere al centro solo dopo una visita medica volta ad accertare l'assenza di patologie incompatibili con la permanenza in una comunità ristretta: malattie infettive, disturbi psichiatrici, patologie acute o croniche gravi. Con la nuova direttiva, la persona continuerà ad essere sottoposta a visita medica, ma l'accertamento non avrà più lo scopo di stabilire se sia o meno idonea a essere reclusa in un Cpr. Il controllo sanitario dovrà invece limitarsi a verificare "eventuali bisogni di assistenza" da garantire attraverso l'ente gestore della struttura o l'azienda sanitaria locale competente.
La modifica arriva dopo l'inchiesta della procura di Ravenna, che ha portato a indagare formalmente almeno nove medici per falso ideologico e, in un caso più grave, per associazione a delinquere. L'indagine, nata dalle certificazioni di non idoneità al trattenimento rilasciate da alcuni sanitari dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, si è poi estesa coinvolgendo oltre venti professionisti colpiti da perquisizioni in nove città diverse. Tre delle dottoresse indagate erano state sospese dalla professione per dieci mesi, ma la Cassazione ha successivamente annullato l'interdizione ritenendola una misura sproporzionata.
La nuova direttiva introduce anche regole procedurali inedite: la visita dovrà svolgersi entro 24 ore dall'ingresso nel centro e la scheda medica dovrà essere consegnata in busta chiusa al medico dell'ente gestore, per poi essere custodita dall'ufficio di polizia del Cpr. La documentazione sanitaria viene così sottratta alla consultazione di terzi, fatta eccezione per l'autorità giudiziaria, l'avvocato dell'interessato, le autorità sanitarie e l'organismo previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Una restrizione che solleva dubbi sui poteri ispettivi di parlamentari e garanti dei diritti dei detenuti, finora abituati a poter verificare le condizioni sanitarie delle persone trattenute.
Secondo quanto dichiarato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, l'obiettivo del provvedimento sarebbe garantire comunque l'assistenza sanitaria ai migranti, evitando però che valutazioni mediche influenzate da pregiudizi ideologici possano ostacolare l'esecuzione dei rimpatri. Le associazioni che da tempo seguono la questione - tra cui Asgi, la Società italiana di medicina delle migrazioni, Mediterranea e Medici senza frontiere - avevano denunciato come in molti casi la visita medica venisse svolta in modo sommario, limitandosi all'esclusione delle sole malattie infettive e trascurando le altre condizioni di vulnerabilità previste dalla direttiva Lamorgese.